Esattamente un mese fa, il 22 giugno, nasceva ilfattoquotidiano.it. E, come ricorderete, la partenza fu in salita. Server che cadevano, il sito che girava lentissimo, problemi su problemi. Trenta giorni dopo, alcuni di quei guai (ma non tutti) li abbiamo risolti.
Certo, la strada da fare è ancora lunga, ma già oggi abbiamo qualche motivo per essere fiduciosi. In quattro settimane, se si guarda alle versioni web dei quotidiani cartacei, siamo diventati il quinto sito italiano di news. E mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine.
I numeri, insomma, ci confortano. Ma sappiamo che possiamo – e che dobbiamo – fare di più. Dobbiamo avere più storie, più filmati, più inchieste, più opinioni. Perché ilfattoquotidiano.it nasce per dimostrare che pure nel nostro Paese c’è spazio per un tipo d’informazione diversa. Un’informazione che guardi solo alle notizie e non ai padrini-padroni politici o economici. Un’informazione che cerchi non solo di raccontare che cosa accade, ma anche di spiegare perché le cose accadono.
Inoltre il nostro sito è stato ideato per essere una piazza: un luogo dove persone con idee e storie diverse possono parlare tra loro e confrontarsi. Persone di cui non sempre condividiamo il pensiero, ma di cui rispettiamo i punti di vista. E di cui, soprattutto, difenderemo sempre il diritto a potersi esprimere.
Oggi tra i nostri blog ospitiamo anche un post – speriamo il primo di una lunga serie – dell’ex vice-presidente Usa, Al Gore. E in futuro – ci stiamo già muovendo – contiamo di avere molti altri blogger stranieri che possano contribuire a farci vedere la realtà da altre (e spesso meno provinciali) prospettive.
Una cosa però, anzi molte cose, ancora mancano. Non siamo riusciti ad aprire il sito alla Rete quanto avremmo voluto. Tutti i nostri articoli, è vero, sono commentati. Ma la piattaforma blog de ilfattoquotidiano.it da cui sceglieremo i post più interessanti da pubblicare nelle nostre pagine non esiste ancora. E andiamo anche molto a rilento nell’esame delle segnalazioni delle notizie, dei filmati, dei blog e delle opinioni che arrivano dal web.
Rispetto alla mole del lavoro che ci attende ogni giorno siamo ancora sotto-dimensionati. I ragazzi della redazione (la mezza sporca dozzina) sono pochi. Stanno ai computer anche 12 ore al giorno, ma ovviamente cominciano a essere un po’ stanchi.
Poi ci sono i molti problemi tecnici, tipici di una versione Beta. Il nostro sistema editoriale non ci consente di essere veloci quanto vorremmo e, spesso, sulle notizie arriviamo in ritardo. Tutto questo ha delle conseguenze importanti: per esempio, le video inchieste che abbiamo fin qui prodotto sono buone. Però non bastano. Ce ne vogliono di più. Ma noi non abbiamo tempo a sufficienza per prepararle.
Come risolvere tutto questo? La strada è obbligata. Servono soldi per pagare altri collaboratori, per assumere eventualmente altri giornalisti, per mettere in rete nuovi video virali.
In queste ore stiamo chiudendo il contratto con la nostra nuova concessionaria di pubblicità. Nelle prossime settimane anzi troverete in homepage un bottone per acquistare spazi nel nostro sito: se potete e volete, usatelo.
Ci chiediamo poi, ma su questo attendiamo il parere dei navigatori, se chi ci legge è disposto, di tanto in tanto, a finanziarci su base volontaria. Basterebbe poco. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani.
Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi. Io, a titolo di cronaca, dico solo che all’estero c’è chi lo fa.
Ma visto che il nostro unico padrone è il lettore, penso che a questa domanda solo il lettore possa rispondere.
Comunque, di una cosa potete stare certi: poveri o ricchi, noi d’ora in poi saremo sempre qui.
Peter Gomez
Direttore de ilfattoquotidiano.it e scrittore
Media & Regime - 22 Luglio 2010
ilfattoquotidiano.it un mese dopo
Esattamente un mese fa, il 22 giugno, nasceva ilfattoquotidiano.it. E, come ricorderete, la partenza fu in salita. Server che cadevano, il sito che girava lentissimo, problemi su problemi. Trenta giorni dopo, alcuni di quei guai (ma non tutti) li abbiamo risolti.
Certo, la strada da fare è ancora lunga, ma già oggi abbiamo qualche motivo per essere fiduciosi. In quattro settimane, se si guarda alle versioni web dei quotidiani cartacei, siamo diventati il quinto sito italiano di news. E mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine.
I numeri, insomma, ci confortano. Ma sappiamo che possiamo – e che dobbiamo – fare di più. Dobbiamo avere più storie, più filmati, più inchieste, più opinioni. Perché ilfattoquotidiano.it nasce per dimostrare che pure nel nostro Paese c’è spazio per un tipo d’informazione diversa. Un’informazione che guardi solo alle notizie e non ai padrini-padroni politici o economici. Un’informazione che cerchi non solo di raccontare che cosa accade, ma anche di spiegare perché le cose accadono.
Inoltre il nostro sito è stato ideato per essere una piazza: un luogo dove persone con idee e storie diverse possono parlare tra loro e confrontarsi. Persone di cui non sempre condividiamo il pensiero, ma di cui rispettiamo i punti di vista. E di cui, soprattutto, difenderemo sempre il diritto a potersi esprimere.
Oggi tra i nostri blog ospitiamo anche un post – speriamo il primo di una lunga serie – dell’ex vice-presidente Usa, Al Gore. E in futuro – ci stiamo già muovendo – contiamo di avere molti altri blogger stranieri che possano contribuire a farci vedere la realtà da altre (e spesso meno provinciali) prospettive.
Una cosa però, anzi molte cose, ancora mancano. Non siamo riusciti ad aprire il sito alla Rete quanto avremmo voluto. Tutti i nostri articoli, è vero, sono commentati. Ma la piattaforma blog de ilfattoquotidiano.it da cui sceglieremo i post più interessanti da pubblicare nelle nostre pagine non esiste ancora. E andiamo anche molto a rilento nell’esame delle segnalazioni delle notizie, dei filmati, dei blog e delle opinioni che arrivano dal web.
Rispetto alla mole del lavoro che ci attende ogni giorno siamo ancora sotto-dimensionati. I ragazzi della redazione (la mezza sporca dozzina) sono pochi. Stanno ai computer anche 12 ore al giorno, ma ovviamente cominciano a essere un po’ stanchi.
Poi ci sono i molti problemi tecnici, tipici di una versione Beta. Il nostro sistema editoriale non ci consente di essere veloci quanto vorremmo e, spesso, sulle notizie arriviamo in ritardo. Tutto questo ha delle conseguenze importanti: per esempio, le video inchieste che abbiamo fin qui prodotto sono buone. Però non bastano. Ce ne vogliono di più. Ma noi non abbiamo tempo a sufficienza per prepararle.
Come risolvere tutto questo? La strada è obbligata. Servono soldi per pagare altri collaboratori, per assumere eventualmente altri giornalisti, per mettere in rete nuovi video virali.
In queste ore stiamo chiudendo il contratto con la nostra nuova concessionaria di pubblicità. Nelle prossime settimane anzi troverete in homepage un bottone per acquistare spazi nel nostro sito: se potete e volete, usatelo.
Ci chiediamo poi, ma su questo attendiamo il parere dei navigatori, se chi ci legge è disposto, di tanto in tanto, a finanziarci su base volontaria. Basterebbe poco. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani.
Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi. Io, a titolo di cronaca, dico solo che all’estero c’è chi lo fa.
Ma visto che il nostro unico padrone è il lettore, penso che a questa domanda solo il lettore possa rispondere.
Comunque, di una cosa potete stare certi: poveri o ricchi, noi d’ora in poi saremo sempre qui.
MANI PULITE 25 ANNI DOPO
di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ AcquistaArticolo Precedente
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Santoro in onda, il Cda Rai approva i palinsesti
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Roma, 28 feb. (Adnkronos) - La proposta è stata lanciata da Michele Serra su Repubblica. "Una piazza per l'Europa". Senza bandiere di partito, solo il "blu monocromo della piazza europeista". Per la libertà e l'unità dell'Ue, sotto attacco come mai prima d'ora. "Qualcosa che dica, con la sintesi a volte implacabile degli slogan: 'qui o si fa l’Europa o si muore'", scrive Serra. La possibile data e il luogo li ha suggeriti Ivan Scalfarotto di Iv, il primo tra i politici stamattina ad aderire: "Facciamola a Milano, presto, il 15 marzo. Tutti in piazza per l’Europa". Da lì in poi le adesioni "al sassolino lanciato nello stagno", come lo ha definito Serra, si sono moltiplicate.
A partire da Italia Viva e poi Azione e Più Europa. Mezzo Pd ha mandato via social dichiarazioni a sostegno dell'iniziativa e domani ne parlerà Elly Schlein su Repubblica. Anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni accolgono l'appello per la piazza. Ci tengono però, in un momento in cui si parla di riarmo europeo, a rimarcare la posizione: no a spendere in armi, sì alla spesa sociale. Chi resta defilato per ora è Giuseppe Conte oggi impegnato nel lancio della manifestazione M5S del 5 aprile. "Non ci confondiamo con le piazze, io ho parlato della nostra", ha risposto il leader pentastellato interpellato dai cronisti.
"Noi ci siamo: gli Stati Uniti d’Europa sono un sogno, ma l’Europa unita e forte è una necessità", twitta di buon mattino Matteo Renzi. Poi Carlo Calenda: "Aderiamo con convinzione all'appello lanciato da Michele Serra per una piazza che celebri il significato profondo dell'essere europei. Ci saremo. Oggi più che mai. Senza simboli di partito ma uniti, insieme, per ribadire e difendere i nostri valori". Riccardo Magi di Più Europa aderisce e lancia una possibile data alternativa: "Una grande piazza che potrebbe essere organizzata il 25 di marzo, giorno in cui si celebra la firma del Trattato di Roma".
Nel Pd le adesioni arrivano man mano allo spicciolata. Molte dall'area riformista dem con Piero De Luca, Simona Malpezzi, Piero Fassino, Lia Quartapelle, tra gli altri. Quindi Stefano Bonaccini: "Con tutto quello che sta accadendo nel mondo, in Occidente in particolare: se non ora, quando?". Aderiscono anche Matteo Ricci, Sandra Zampa, Gianni Cuperlo che scrive: "Caro Michele, fissa giorno, ora, piazza e città. Io, come tante e tanti, ci sarò". Poi arriva anche il post del capodelegazione del Pd in Europa, Nicola Zingaretti: "Ottima idea una piazza per rilanciare un’Europa più forte e unita. Incontrarsi sotto tante bandiere europee per costruire il futuro. Noi ci siamo".
Ne parla anche l'ex-commissario Ue, Paolo Gentiloni, intervenendo alla scuole di politiche per amministratori di Dario Nardella: "Ho visto l’appello di Michele Serra a fare una manifestazione tutti insieme, senza bandiere, ecco penso che anche questo è un regalo del nuovo presidente degli Stati Uniti".
Accolgono l'appello anche Bonelli e Fratoianni puntualizzando la loro posizione sull'Ue. Scrive Bonelli: "Certamente con alcuni avremo visioni diverse su quale Europa vogliamo, ma la nostra è un’Europa che costruisce la pace, non lavora per il riarmo e sceglie la via del dialogo e della diplomazia e si batte per politiche che contrastino la crisi climatica". Considerazioni simili a quelle di Fratoianni: "Giustissimo dire 'o si fa l'Europa o si muore'. Ma perchè l'Europa si faccia, e si salvi, ha bisogno di capire quale è la sua prospettiva che per noi non può che essere quella di un'Europa di pace e non quella di scorporare dal patto di stabilità le spese per il riarmo, ma che lo si faccia semmai per la spesa sociale. Se dovesse continuare a ripetere gli errori che oggi la rendono così fragile, l'Europa non solo non si farà, ma rischia di non farcela".
Roma, 28 feb. (Adnkronos/Labitalia) - Nelle scorse settimane si è tenuto il secondo Congresso confederale di Cne e Federimprese Europa alla presenza di Enti, istituzioni e organizzazioni sindacali facenti parte del circuito confederale e non. Il presidente nazionale, Mary Modaffari, confermata alla guida della Confederazione, ha esposto le linee guida programmatiche confederative delle due realtà che in poco tempo hanno raccolto una consenso importante nel mondo sindacale datoriale.
"L’attuale fase storica è segnata dallo sviluppo di tecnologie incredibilmente innovative, che mutano le modalità produttive. Altresì l’apertura dei mercati e l’ascesa di importanti realtà economiche extra-occidentali stanno spostando il baricentro del mondo. Pure in Occidente assistiamo alla crisi delle logiche istituzionali che hanno caratterizzato la scena pubblica dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La Cne imprese si inserisce entro questo quadro, dato che, da realtà giovane e innovativa quale siamo, ci candidiamo a interpretare con decisione le forze produttive del Paese, che intendiamo difendere e far crescere. Vogliamo condividere i nostri progetti con tutte le istituzioni pubbliche e private, con le altre realtà associative degli imprenditori e dei lavoratori, con il mondo dell’informazione e della cultura. Tutto ciò per costruire un’Italia più libera e forte, meglio in grado di rispondere alle sfide del presente", ha detto nel suo discorso di apertura congressuale la presidente Modaffari.
"Vogliamo individuare, con l’aiuto di tutti, soluzioni condivise che sappiano affrontare i problemi strutturali. Le nostre imprese sono tra le migliori al mondo e i nostri lavoratori non hanno eguali. Le une e gli altri, però, potranno esprimersi al meglio se la politica farà la sua parte: ciò che raramente è avvenuto in passato. Abbiamo allora il compito di costruire, insieme, un quadro di stabilità che sia capace di favorire progetti e investimenti di lungo periodo. Noi siamo un’associazione di associazioni e di Federazioni: siamo una Confederazione e questo è uno dei nostri punti di forza in quanto ogni realtà associata nel contesto confederale porta le proprie esperienze in diversi settori integrandosi le une sulle altre. Un sistema nuovo di associazionismo che vede un solo corpo con tanti parti imprenditoriali. Il nostro obiettivo è contribuire al rinnovamento della società italiana e cercheremo di farlo dialogando con le altre realtà associative e con il governo", ha concluso.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Non levatemi i miei sogni", cantava Vincenzo Capua nel brano autobiografico 'Faccio il cantautore' che dava il titolo al suo album uscito l'anno scorso. E adesso quella stessa passione lo porterà sabato 8 marzo sul palco della finale del San Marino Song Contest, il concorso che incoronerà l'artista che rappresenterà la Repubblica del Titano all'Eurovision Song Contest. Capua, entrato tra i 20 finalisti, presenta al concorso di San Marino il brano inedito 'Sei sempre tu'. Una scelta coraggiosa, visto che il concorso permette di presentare anche brani già pubblicati, purché usciti non prima di settembre 2024. "Certo, ci sono brani già noti, quello di Gabry Ponte poi è già un tormentone. E questo probabilmente è un bene per lui perché è già nelle orecchie e nel cuore del pubblico e della giuria. Però è previsto dal regolamento che si possano portare anche brani già editi, quindi è stata una mia precisa scelta presentarmi con un inedito. Ho voluto lavorare a questo pezzo come fosse per Sanremo. Mi piace che questa canzone venga scoperta per l'occasione: sarà più complicato ma anche più emozionante", dice Capua, classe 1989, in un'intervista all'Adnkronos.
Il brano che l'artista romano, noto anche come conduttore radiofonico e per le sue partecipazioni a Castrocaro, all'Edicola Fiore e a 'L'anno che verrà', presenterà sul palco del Teatro Nuovo di Dogana "è una canzone che ho scritto recentemente ed è molto autobiografica - spiega Capua - un brano che parla di amore e di forza interiore, della lotta costante che ognuno affronta con i propri demoni interiori e che in qualche modo si vince quando si ha accanto una persona che ti ama, ti supporta e a volte ti sopporta". 'Sei sempre tu', che uscirà solo il giorno prima della finale, il 7 marzo, è prodotto dall'etichetta della Nazionale italiana cantanti ("voglio ringraziare la Nazionale di cui faccio parte perché ha prodotto già il mio album e continua a produrre le mie canzoni", dice) ed è dedicato idealmente alla compagna dell'artista: "Alla mia compagna Claudia - spiega - con cui convivo da tanti anni. Lei è la mia musa ispiratrice. Abbiamo una bellissima famiglia allargata composta anche dai nostri figli, avuti da precedenti relazioni. Mia figlia Giorgia, già molto appassionata di musica, e Gaia e Diego". Per Capua, 'Sei sempre tu' è "il primo singolo del nuovo album che spero di far uscire entro la fine di quest'anno", sottolinea. Mentre si dice contento di ritrovare a San Marino anche Pierdavide Carone (in gara con il brano 'Mi vuoi sposare?', ndr.) con il quale ha duettato in 'Ci credi ancora', uno dei brani dell'album 'Faccio il cantautore' uscito l'anno scorso.
Un album la cui title-track era dedicata proprio alla vita non sempre facile di chi vuol fare il cantautore: "Ho voluto scrivere quella canzone proprio per chi come me deve scontrarsi ogni giorno con gli alti e bassi di questo mestiere, che spesso non viene riconosciuto perché appunto è considerato poco sicuro e instabile, rispetto al mito del posto fisso che Checco Zalone ha raccontato tanto bene. Ma forse qualcosa sta cambiando se anche a Sanremo c'è stato un grande ritorno di cantautori, che hanno ottenuto risultati importanti. Questa edizione è stata un po' la rivincita dei cantautori", rimarca.
Quanto ai pronostici su San Marino, il commento di Capua è all'insegna del fair play: "Ci sono tanti artisti importanti che hanno molte più possibilità di me di vincere. Per me la vittoria è essere lì in finale a presentare la mia musica. Poi può succedere di tutto. Ma quello che voglio è dare il massimo e fare bene la mia performance", conclude. (di Antonella Nesi)
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Penso che dire oggi 'o si fa l'Europa o si muore', sia assolutamente giusto e condivisibile. Lo diciamo da tempo. E a maggior ragione oggi di fronte all'aggressione di Trump e delle destre nazionaliste sostenute da autocrati come Putin e lo stesso presidente Usa". Nicola Fratoianni risponde così interpellato dall'Adnkronos sulla proposta di una piazza per l'Europa lanciata da Michele Serra su Repubblica.
"Ma perchè l'Europa si faccia, e si salvi, ha bisogno di capire quale è la sua prospettiva che per noi non può che essere quella di un'Europa di pace e non quella di scorporare dal patto di stabilità, le spese per il riarmo, ma che lo faccia semmai per la spesa sociale, per politiche industriali che vadano verso la transizione verde".
"Se dovesse continuare a ripetere gli errori che oggi la rendono così fragile, l'Europa non solo non si farà, ma rischia di non farcela. Occorre avere chiara questa prospettiva. Detto questo bene l'appello di Michele Serra ma non basta evocazioni, servono scelte politiche".
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Soltanto unita l'Europa può fare da contraltare a Trump, e tra l'altro può farlo anche chiedendo il rispetto dei diritti e dell'ambiente, cose che per Trump sono inconcepibili: ecco perché prova a dividerci e a sgretolare l'Ue. Giorgia Meloni però accorre alla sua corte e fa finta che l'Europa non esista. Così fa soltanto il gioco di Trump e ci porta a sbattere. Perchè con la politica del doppio binario, ossia agire in parte come Europa e in parte Stato per Stato, il presidente Usa riuscirà a metterci l'uno contro l'altro". Così l'europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi a Tagadà su La7.
"Per quanto riguarda il prezzo dell'energia - ha poi aggiunto Scuderi - la verità è che da parte del governo italiano non c'è la minima visione strategica, Meloni pensa solo a mettere toppe. Intanto però gli extraprofitti delle grandi compagnie energetiche continuano a non essere toccati. Noi Verdi invece pensiamo che la strada, come in Spagna, sia quella di sviluppare le rinnovabili, velocemente e insieme alle comunità locali, con progetti come le comunità energetiche, che sono territoriali e partecipati", ha concluso.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Invece di lavorare, il nostro vicepremier si balocca - dal ministero? - a solidarizzare con i putinisti di Europa. L'imbarazzo che deve provare Meloni. Se questo è un governo. I passeggeri dei treni che non arrivano mai, ringraziano". Lo scrive sui social Filippo Sensi del Pd.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Per l’International Women’s Month, la campagna di Hard Rock Cafe che celebra l’8 marzo nei cafe di tutto il mondo Hard Rock Cafe International e la superstar internazionale e attivista umanitaria Shakira annunciano una partnership della durata di un anno che ha l’obiettivo di promuovere l’empowerment femminile attraverso il potere unificante della musica. Hard Rock e Shakira hanno ideato insieme un menù in edizione limitata con i piatti preferiti dalla popstar disponibile per tutto il mese di marzo anche in Italia nei cafe di Firenze, Roma e Venezia, il cocktail, 'Hips Don’t Lie', per esempio, e una collezione di capi di abbigliamento Fearless ispirata all’artista colombiana, acquistabile nei rock shop dei tre cafe italiani. Inoltre, nel mese di marzo tutti i cafe del mondo ospiteranno oltre mille performance al femminile, compresi gli Hard Rock di Firenze, Roma e Venezia che proporranno un calendario di musica live con artiste e band emergenti locali.
"Sono entusiasta di collaborare con Hard Rock, un’organizzazione con una storia incredibile di sostegno alle donne attraverso la forza della musica, per dare potere alle mie sorelle in occasione della Giornata Internazionale della Donna e non solo - dichiara Shakira - Insieme possiamo usare le nostre voci per abbattere le barriere e rendere il mondo uno spazio più inclusivo dove ogni donna si senta sicura nel poter essere sé stessa". A supporto della causa Hard Rock Cafe raccoglierà, inoltre, fondi attraverso la sua fondazione benefica, Hard Rock Heals Foundation, per tutto il mese della campagna.
"Dai concerti al party di lancio del suo album Las Mujeres Ya No Lloran, fino all’adesione al nostro programma di fidelizzazione Unity by Hard Rock, i valori comuni di Hard Rock e Shakira nell’onorare le donne attraverso la musica ci hanno uniti nel corso della sua carriera pionieristica - spiega Elena Alvarez, senior vice president of Marketing and Brand Partnerships di Seminole Gaming e Hard Rock International - Quest’anno, invitiamo le donne a far sentire la propria voce, a condividere le loro storie e a sostenersi a vicenda".
Il menù in edizione limitata ideato da Hard Rock in collaborazione con Shakira prevede il cocktail fruttato 'Hips Don’t Lie' a base di tequila silver con liquore ai fiori di sambuco, fragole e cetrioli, una 'Chicken Fattoush Salad', insalata mista con verdure fattoush e petto di pollo grigliato, crostini di pane e una miscela unica di 'dressing Caesar' e vinaigrette al vino rosso, che rende omaggio alle origini libanesi di Shakira accanto all'Hamburguesa Colombiana, uno smash burger con formaggio americano, lattuga tritata, pomodoro, legendary sauce e patatine kettle-cooked e per chiudere in dolcezza il 'Dulce De Leche Hot Fudge Brownie', un ricco brownie al cioccolato guarnito con salsa di caramello.
Per la serata dell’8 marzo, poi, Hard Rock Cafe Firenze propone una cena con il menù speciale di Shakira e l’accompagnamento musicale degli 80Voglia cover band degli anni ’80, nata nel 2005 con le voci di Ilaria Pacini e di Roberto Rospigliosi, alle tastiere Christian Fanti, al basso Luca Ferreri, alla chitarra Francesco Ciampalini e alla batteria Nicola Immer. Nella serata del 14 marzo l’accompagnamento musicale sarà invece a cura dei Gaga Tribute Ball un tributo ai più grandi successi di Lady Gaga, con la voce di Francesca Di Cresce, similissima nelle sembianze e nell’aspetto vocale alla cantautrice statunitense.
L’ Hard Rock Cafe di Roma propone per la serata dell’8 marzo la performance live di 'Women in Rock Band - Voci di donna', un viaggio tra le voci femminili più iconiche della musica, dalle leggende degli anni '60 ad oggi. Il 13 marzo DJ Val Stefani porta il suo sound disco, soulful e house in un set imperdibile, dopo cinque anni di esperienza nei migliori locali di Roma. DJ Ale Cross & Crica il 20 marzo propongono un mix esplosivo di Rap, Trap, R’n’b e Soul per far scatenare il pubblico, mentre il 27 marzo la DJ romana Masha porta un set dinamico di disco, house e funk, con la sua vibrante energia.
L’Hard Rock Cafe di Venezia apre il mese dedicato alla donna il 13 marzo con Dani de Zan che con la sua chitarra ripercorre la meravigliosa musica folk, soul country e blues americana degli anni '60 e '70. Il 20 marzo Giulia Tonini, cantante e chitarrista riarrangia in chiave acustica i più grandi successi pop internazionali dagli anni '80 ad oggi. Il 27 marzo, invece, gli Stillwater duo composto da Teti Cortese (voce) e Leonardo Bosello (chitarra), propongono un repertorio dalle molteplici sfumature, composto da cover e inediti, dalle tinte Soul, Blues, Rock & Pop.
La t-shirt ufficiale, la felpa e la pin per il Mese Internazionale della Donna di Hard Rock sono disponibili per l'acquisto nei Rock Shop di Firenze, Roma e Venezia e online su shop.hardrock.com. Una parte del ricavato delle iniziative proposte da Hard Rock insieme a Shakira verrà donato alla Pies Descalzos Foundation, l'organizzazione no-profit di Shakira che supporta l'educazione e lo sviluppo sociale delle ragazze nelle comunità più vulnerabili della Colombia. Inoltre, la Hard Rock Heals Foundation è orgogliosa di donare 250mila dollari alla Pies Descalzos Foundation, oltre ai contributi dei clienti a questo programma.
"Siamo grati a Hard Rock per la sua generosa donazione, che sosterrà la nostra missione di garantire l'accesso all'educazione per le giovani ragazze della Colombia, offrendo loro un futuro più luminoso", dichiara Patricia Sierra, direttore esecutivo della Pies Descalzos Foundation.