(Il mea culpa di un padre nell’era di B.)

Mio figlio oggi è sulle barricate. Protesta per strada come io (figlio del ’68) non ho avuto mai il coraggio di fare. Lo guardo per la prima volta con occhi nuovi e mi rendo conto che mettendolo al mondo gli ho promesso una vita che non potevo mantenere a queste condizioni, gli ho venduto una illusione, mentre azzannavo gli ultimi scampoli di “polpa”.

L’ho accontentato e non educato alla vita, non l’ho spinto a inseguire i sogni, a battersi o morire per un ideale, neppure a farsi un’opinione che non fosse quella massificata (lasciandolo troppo spesso di fronte alla Tv), né l’ho abituato a leggere i giornali con senso critico, a scendere a fondo e cercare l’essenza delle cose. Ritenevo bastasse comprargli ciò che credeva di desiderare.

Volevo fargli credere che questa vita fosse facile, in modo che non si accorgesse del mondo reale, di istituzioni (di cui io faccio parte) sgonfie, di una chiesa non più punto di riferimento per molti, di sindacati che non rappresentano più nulla tranne che se stessi, di una politica monca parodia del potere e di questa società che ho contribuito a creare.

Credevo che dimostrargli il mio amore fosse offrirgli “tutto e subito”, che muovendo qualche pedina avrei potuto semplificargli il cammino (senza lasciargli la gioia di fare le sue conquiste), volevo fargli credere, come ho creduto io, nel grande sogno italiano, nei milioni di posti di lavoro, ho lasciato che svendesse i suoi sentimenti più intimi in Tv, barattandoli con un attimo di notorietà. Così, ora lo confesso,  l’ho venduto, lasciandolo cadere in un baratro vuoto senza che se ne potesse rendere conto.

Io volevo solo non farlo “sbagliare” (così mi giustificavo) volevo piegasse la testa così come ho fatto io per un briciolo di effimera sicurezza, e non mi rendevo conto di non lasciargli alcuna scelta.

Ma adesso mio figlio è sulle barricate. Nonostante ciò che gli ho fatto ha acquisito consapevolezza. Ed è vivo. E io mi sento vivo con lui, forse per la prima volta. Come se si fosse svegliato da un brutto sogno ha cambiato la scala delle priorità e dei valori e insegue le cose vere, non può sbagliare perché sono tutte quelle che non si possono comprare né barattare e che si possiedono solo nel momento in cui si donano.

Vivi e lotta figliolo mio! Conquistati il posto che meriti in questo mondo, strappalo ai vecchi che se lo tengono stretto con i denti. E anche se sei stanco, e forse, con gli occhi gonfi per i lacrimogeni rileggi le parole che ti dedico, le parole che Kipling dedicò a suo figlio cento anni fa e troverai nuova forza. Questa può essere la mia unica tardiva eredità.

N.B. Dedicato a tutti coloro che stanno protestando pacificamente

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