Hugo Chávez è tornato a casa. E a casa ha ritrovato tutto quello che era giusto trovasse: il suo popolo in adorante attesa, il balcone – il suo balcone di Palazzo Miraflores, o, per l’appunto, el balcón del pueblo – dal quale al suo popolo ha potuto parlare. E, soprattutto, ha ritrovato la voce (la sua, quella di sempre, carica, per chi l’ama, di messianico vigore) con la quale, dal suo balcone, al suo popolo ha potuto di nuovo rivolgersi en cadena nacional. Vale a dire: attraverso tutte le reti televisive e radiofoniche, volenti o nolenti obbligate, senza limiti di tempo e di spazio, a trasmettere i discorsi del grande leader.

Tutto questo ha ritrovato Hugo Chávez Frías, comandante-presidente del Venezuela bolivariano. Questo e, tra gli innumerevoli messaggi di solidarietà, anche una lettera molto particolare, firmata da un uomo del quale l’erede autentico del Libertador, non solo ha sempre parlato con ammirazione, ma che ha spesso citato come portatore di grandi verità politiche. Quell’uomo è Noam Chomsky, linguista di fama internazionale, padre della filosofia analitica, professore emerito del Massachusetts Institute of Technology e, quel che più conta, implacabile critico del potere in generale e, più in particolare, di quella specifica forma di potere che va sotto il nome di egemonia americana. Quello stesso Chomsky, uno dei cui libri – Hegemony or Survival – Chávez non esitò, come qualcuno forse ricorda, a spettacolarmente promuovere, nel settembre del 2006, durante uno dei suoi discorsi di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

In quella lettera Chomsky chiede a Chávez, oggi impegnato a combattere il cancro, di restituire la libertà a un’altra persona malata di cancro. Ovvero: al giudice María Lourdes Afiuni, arrestata il 10 dicembre del 2009, e protagonista d’un caso che chiunque voglia almeno cominciare a capire che cosa in effetti sia quella strana bestia politica che va sotto il nome di chavismo dovrebbe studiare a fondo. Come d’uso in questi casi, Noam Chomsky – da sempre molto riluttante nelle sue critiche ai critici degli Usa, anche quando si tratta dei peggiori tiranni – chiede molto rispettosamente la liberazione della Afiuni nel nome della misericordia. Ma molto più corretto sarebbe stato farlo nel nome della giustizia e dell’umana decenza. Entrambe da Chávez senza misericordia calpestate in quella che, da qualunque lato la si voglia rimirare, non può che essere definita un’infamia.

Di che cosa è accusata Maria Lourdes Afiuni? E perché è finita in carcere? Risposta: Maria Lourdes Afiuni è finita in carcere per diretto ordine di Chávez (un ordine – “esigo che venga condannata a 30 anni di carcere!” – trasmesso, per l’appunto, en cadena nacional) per avere scarcerato l’imprenditore Eligio Cedeño, chavista caduto in disgrazia perché accusato di corruzione o, molto più probabilmente, accusato di corruzione perché caduto in disgrazia. Cedeño era, a sua volta, una cause célèbre, visto che – contro le leggi dello Stato e contro le indicazioni del Consiglio per i diritti umani dell’Onu che del caso s’era occupato  – si trovava in carcere da quasi tre anni, senza processo, e sulla base di indizi che molto generoso sarebbe definire labili.

Maria Lourdes Afiuni, applicando la legge, concedette a Cedeño la libertà provvisoria alla quale aveva, per legge, diritto. Cedeño immediatamente ne approfittò per scappare all’estero, sottraendosi a quella che lui – molti pensano giustamente – considerava una vendetta politica di Chávez. E Chávez, per vendetta, ordinò dal piccolo schermo di mettere in carcere al suo posto la Afiuni. Cosa che altri giudici fecero senza esitazioni, regalando al gran capo anche quel sovrappiù di sadica rivalsa che quest’ultimo reclamava. Non i famosi “trent’anni di condanna”, ovviamente, visto che per questo sarebbe stato necessario un processo per il quale non esisteva alcuna base legale, ma una prigione preventiva consumata, prima in celle comuni, esposta agli assalti e alle umiliazioni di detenute che la stessa Afiuni aveva condannato per reati comuni, e poi in una cella d’isolamento di tre metri per due. Ed è stato qui che Maria Lourdes ha scoperto d’avere un cancro all’utero.

Questa è la storia. E questo è il tema della lettera di Noam Chomsky. Fino a ieri – fino a prima che anche lui diventasse un malato di cancro – Chávez aveva risposto picche a ogni richiesta di scarcerazione. E lo aveva fatto con la somma ipocrisia che solo i dittatori (fatti e finiti, o aspiranti tali) possono permettersi. Ovvero: sostenendo che ogni decisione in merito dipendeva, non da lui, ma dal quel sistema giudiziario la cui indipendenza lui stesso aveva provveduto a distruggere.

Ripeterà lo stesso ritornello, Hugo Chávez Frías, anche di fronte all’amico Noam? Stiamo a vedere…

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