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Le liberalizzazioni che servono a poco

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I ministri Paolo Romani e Roberto Calderoli con Silvio BerlusconiChi l’avrebbe mai detto: la crescita zero dell’Italia è colpa della lobby delle estetiste, della corporazione dei facchini, dell’oligopolio della produzione di margarina e grassi idrogenati e perfino, ebbene sì, del caos normativo sui premi assegnati dai quiz televisivi. Dopo settimane di riflessione, infatti, il ministro dello Sviluppo Paolo Romani e quello della Semplificazione normativa Roberto Calderoli hanno partorito una bozza dell’attesissimo decreto sviluppo, che il Fatto Quotidiano ha potuto consultare.

Alla voce “liberalizzazione di alcune attività professionali”, Romani sceglie con cura i suoi bersagli: le imprese di facchinaggio, che potranno operare con meno requisiti di quelli richiesti oggi, il commercio all’ingrosso con deposito e produzione di margarina e grassi idrogenati, dove ci sarà meno burocrazia, poi al comma 4 si annuncia l’imprescindibile “soppressione del ruolo degli stimatori e pesatori pubblici”. Al posto delle autorizzazioni richieste oggi, per alcune professioni basterà la cosiddetta “Segnalazione certificata di inizio attività”, la Scia, cosa che dovrebbe stimolare l’apertura di nuove imprese. I settori beneficiati da questo alleggerimento burocratico (e colpiti, forse, da una maggiore concorrenza) non sono scontati. Ecco l’elenco: impianto di un nuovo molino, raccomandazione di navi, acconciatore ed estetista, autotrasporto di cose per conto di terzi (questo è serio e delicato, visti i rapporti sempre tesi con le lobby del trasporto), imprese di autoriparazione per l’esecuzione delle revisioni, ampliamento di un magazzino generale.

Si può discutere se i rigassificatori siano volani per lo sviluppo, di certo sono sgraditi dai territori che li devono ospitare. Quindi la bozza del decreto prevede di sedurre i riottosi con una riduzione del 15 per cento del prezzo del metano per le auto nella zona del rigassificatore.
Visto che anche Calderoli ha dato il suo contributo alle 42 pagine della bozza, la seconda metà ha titolo “misure di semplificazione”. La prima è soprattutto di trasparenza: sui siti web della pubblica amministrazione deve essere reperibile anche la normativa già pubblicata in gazzetta ufficiale, a differenza di oggi. C’è qualche formalità in meno per gli albergatori e poi il documento si chiude con un lungo articolo su “semplificazione della disciplina dei concorsi e manifestazioni a premio”, dove la novità principale è la possibilità di partecipare e vincere anche per chi vuol giocare dall’estero. E questo forse aiuterà davvero, visto che è noto che in tempo di crisi si gioca di più.

É solo la prima stesura, chissà che forma avrà il decreto nella sua veste definitiva. Assai probabile che almeno qualcosa in comune con questo documento ce l’abbia: sarà a costo zero, Giulio Tremonti non sgancia un euro. E senza soldi (e senza liberalizzazioni vere) di sviluppo se ne vedrà poco.

Il Fatto Quotidiano, 19 ottobre 2011

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