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No al bavaglio, anche ungherese

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L’amico Victor e l’amico Silvio si sono conosciuti, stimati, forse anche amati, in senso politico ovviamente, perché i due amano, come Putin, esibirsi in manifestazioni di patetico “gallismo”. Ci riferiamo, naturalmente, al leader ungherese Orban che sta cercando di far approvare in via definitiva una sorta di “Costituzione bavaglio” che rompe ogni legame con la tradizione liberale della divisione dei poteri e della autonomia della giustizia, della informazione, della Banca centrale.

La nuova carta, contro la quale stanno protestando da giorni migliaia e migliaia di cittadini ungheresi, prevede, infatti, il controllo integrale dei media, la creazione di una autorità di controllo, la introduzione di norme che penalizzino il diritto di cronaca, la fine della autonomia per la banca centrale, il sostanziale controllo della magistratura. Alcune di queste norme, quelle sui media in particolare, sono state tratte di peso dalla legge bavaglio berlusconiana, anzi nelle premesse proprio questo è il testo di riferimento adottato dalla destra ungherese. Alla faccia di quelli che accusavano Berlusconi di non promuovere il “Made in Italy”.

In quel paese, e prima in Italia, si stanno facendo le prove generali per la  costruzione di una democrazia senza democrazia, fondata sul dominio degli esecutivi e sulla mortificazione dei controlli e del principio di uguaglianza. Per ora, per l’ennesima volta, l’Unione Europea sta a guardare, non prende posizione, forse è troppo preoccupata di chiedere la “flessibilità” del lavoro,  per poter pretendere la “inflessibilità” sui valori essenziali.

Eppure quello che accade ci riguarda perché l’Italia è tra le nazioni più esposte a questo tipo di infezioni ed anche perché i bavagli vanno contrastati ovunque, sempre e comunque. Per questo ci sembra giusto partecipare al sit in contro la “Costituzione bavaglio” indetto dalla Fnsi per mercoledì a Roma, dalle ore 17, sotto la sede della ambasciata ungherese, in via dei Villini.

Vi aspettiamo.

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