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#ufficioincasa, un modo diverso per dire disoccupato?

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Che sorpresa scoprire tra i trendtweet l’ufficio in casa. Il titolo del post l’ho ripreso da uno dei tanti tweet. Tre parole, una costruzione complessa e che coinvolge sempre più italiani di ogni ordine e grado, di ogni età, di ogni estrazione sociale. Lo dico raccontando il punto di vista dei Wwworkers, ovvero quello dei lavoratori della rete, tutti con l’#ufficioincasa. Certo, dietro quelle tre parole oggi si legge anche tanta sofferenza: la crisi morde e quindi la casa – per chi ce l’ha – diventa l’unico approdo possibile. Però non è sempre così. C’è anche chi ha scelto in modo consapevole di fare questo passo così importante.

Torniamo all’hashtag: l’idea della conversazione l’ha scatenata @panzallaria. E ha avuto un forte seguito. In poche ore sono usciti tanti tweet sul lavoro in casa, ma anche sulle piccole manie e sulle frustrazioni, con le storie di chi non ha affatto scelto di lavorare in casa e ci si trova perché disoccupato.

I tweet che stanno rimbalzando in rete in queste ore sono tantissimi, tutti differenti e con un punto in comune: l’ufficio in casa. E le opinioni sono diversissime. Ve ne riporto qualcuno:#ufficioincasa non vuole dire x forza essere precari ma avere fatto precisa scelta di vita a chilometri zero. 12/14 ore di lavoro al giorno meglio farle in un posto comodo. Se sei una quasi mamma o una neo mamma l’#ufficioincasa è una salvezza”.

In realtà in questi due anni dalla nascita del movimento dei wwworkers ho incontrato centinaia di persone, dal giovane smanettone che decide di lasciare il posto fisso e di provare a lavorare in rete al manager quarantenne messo alla porta per una ristrutturazione aziendale. Una delle storie che mi è rimasta impressa è quella di Silvia Bertolucci: insieme alla sua famiglia ha aperto un negozio online dove commercializza cuscini in pula di farro, vendendo prodotti biologici e intercettando una numerosissima community di appassionati compratori. Prima Silvia e la sua famiglia giravano per i mercati. Poi hanno deciso di parcheggiare il furgoncino e di accendere il computer. La storia di Silvia e della sua famiglia è una bella storia di chi oggi ha un #ufficioincasa.

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