La malattia di Publitalia è giunta a uno stadio tale da non poter attendere le elezioni. E così la concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset nei giorni scorsi ha rotto gli indugi e ha licenziato in tronco circa 35 dirigenti, tra i quali un paio di vicedirettori generali. Non a tutti, però, è stato lo stesso trattamento se, come risulta da quanto trapelato dai corridoi di Cologno Monzese, l’arrivo delle lettere di licenziamento per molti, nonostante le voci ricorrenti, è arrivato talmente inatteso da provocare perfino degli svenimenti tra i destinatari. Mentre tra i livelli più alti, che se n’è andato lo ha fatto dopo aver concluso una proficua trattativa sulla buonuscita.
Il piano tagli della concessionaria, però, non si conclude qui. Anzi, siamo solo agli inizi, dato che fonti del settore parlano di un’altra tornata di licenziamenti nel primo trimestre del 2013, quando un aggiornamento dei dati di bilancio dovrebbe consentire anche il taglio di personale non dirigente per motivi economici. Complessivamente le stime che stanno circolando indicano una forbice tra 70 e 150 persone, su un totale dipendenti che a fine 2011 era di 676 unità. Tanto più che entro fine anno Publitalia completerà la chiusura delle sedi di Brescia e Padova, che nel 2013 saranno seguite da una scelta tra Parma e Bologna.
Il tutto per far quadrare i conti che non tornano più. I primi 9 mesi del 2012 hanno visto la raccolta pubblicitaria del gruppo calare del 14,9%, dove però settembre si era chiuso con un crollo del 23%, un andamento che, secondo le dichiarazioni degli stessi manager di Publitalia, si è replicato anche a ottobre. A novembre, poi, un ulteriore peggioramento che secondo stime ufficiose di mercato si aggira intorno a un -25/27 per cento. E Natale non sta affatto brillando, tanto che le attese per fine anno sono peggiori del peggio che è già stato visto dal settore in questi anni di crisi.
Non vanno meglio le cose in Mediaset che proprio oggi ha visto i dipendenti romani del gruppo televisivo della famiglia Berlusconi protestare per trasferimento forzato a Milano, pena il licenziamento, al grido di “Silvio vai in politica per salvare l’Italia, noi a casa per salvare te” alternato a un “mamme lavoratrici a casa, mignotte a palazzo”, come recitano striscioni e cartelli esposti. Con l’inizio del 2013 Mediaset si accinge a trasferire a Milano decine di dipendenti delle sedi di Roma senza alcun progetto editoriale e senza essere riuscita a motivare le “comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive” richieste dal Contratto Nazionale di Lavoro, recita un comunicato sindacale.
“Di fatto l’azienda, senza essere ufficialmente in stato di crisi, sta cercando di sfoltire il personale imponendo un “prendere o lasciare” sulla base di incentivi economici. Poiché il rifiuto al trasferimento è “un giustificato motivo soggettivo di risoluzione del rapporto”, ovvero un licenziamento, questa scelta stravolgerà la vita delle famiglie dei dipendenti che saranno costretti a scegliere tra un rimborso economico, che consentirebbe solo di tirare avanti per qualche anno, o un trasferimento che, con le spese necessarie al sostentamento a Milano, rappresenterebbe di fatto una decurtazione dello stipendio necessario al sostegno della famiglia”, continua la nota.
“In un periodo che richiederebbe una politica di risparmi e di contenimento dei costi aziendali Mediaset si prepara a sborsare centinaia di migliaia di euro per liquidare quei lavoratori, soprattutto madri di famiglia, che saranno costretti a trattare la risoluzione del rapporto di lavoro, lavoratori che per anni hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’azienda”, lamenta infine il sindacato che si dice mortificato da queste “ciniche scelte dei vertici aziendali che, disinteressandosi del futuro dei dipendenti, con cieca brutalità danneggiano le stesse risorse produttive dell’azienda”.
Elezioni 2013
Publitalia non può attendere le elezioni e licenzia in tronco 35 dirigenti
Per il 2013 in programma nuovi tagli, mentre a Roma i dipendenti Mediaset protestano per i trasferimenti forzati pena la perdita del posto. Stigmatizzate le "ciniche scelte dei vertici aziendali" al grido di "Silvio vai in politica per salvare l'Italia, noi a casa per salvare te" alternato a un "mamme lavoratrici a casa, mignotte a palazzo"
La malattia di Publitalia è giunta a uno stadio tale da non poter attendere le elezioni. E così la concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset nei giorni scorsi ha rotto gli indugi e ha licenziato in tronco circa 35 dirigenti, tra i quali un paio di vicedirettori generali. Non a tutti, però, è stato lo stesso trattamento se, come risulta da quanto trapelato dai corridoi di Cologno Monzese, l’arrivo delle lettere di licenziamento per molti, nonostante le voci ricorrenti, è arrivato talmente inatteso da provocare perfino degli svenimenti tra i destinatari. Mentre tra i livelli più alti, che se n’è andato lo ha fatto dopo aver concluso una proficua trattativa sulla buonuscita.
Il piano tagli della concessionaria, però, non si conclude qui. Anzi, siamo solo agli inizi, dato che fonti del settore parlano di un’altra tornata di licenziamenti nel primo trimestre del 2013, quando un aggiornamento dei dati di bilancio dovrebbe consentire anche il taglio di personale non dirigente per motivi economici. Complessivamente le stime che stanno circolando indicano una forbice tra 70 e 150 persone, su un totale dipendenti che a fine 2011 era di 676 unità. Tanto più che entro fine anno Publitalia completerà la chiusura delle sedi di Brescia e Padova, che nel 2013 saranno seguite da una scelta tra Parma e Bologna.
Il tutto per far quadrare i conti che non tornano più. I primi 9 mesi del 2012 hanno visto la raccolta pubblicitaria del gruppo calare del 14,9%, dove però settembre si era chiuso con un crollo del 23%, un andamento che, secondo le dichiarazioni degli stessi manager di Publitalia, si è replicato anche a ottobre. A novembre, poi, un ulteriore peggioramento che secondo stime ufficiose di mercato si aggira intorno a un -25/27 per cento. E Natale non sta affatto brillando, tanto che le attese per fine anno sono peggiori del peggio che è già stato visto dal settore in questi anni di crisi.
Non vanno meglio le cose in Mediaset che proprio oggi ha visto i dipendenti romani del gruppo televisivo della famiglia Berlusconi protestare per trasferimento forzato a Milano, pena il licenziamento, al grido di “Silvio vai in politica per salvare l’Italia, noi a casa per salvare te” alternato a un “mamme lavoratrici a casa, mignotte a palazzo”, come recitano striscioni e cartelli esposti. Con l’inizio del 2013 Mediaset si accinge a trasferire a Milano decine di dipendenti delle sedi di Roma senza alcun progetto editoriale e senza essere riuscita a motivare le “comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive” richieste dal Contratto Nazionale di Lavoro, recita un comunicato sindacale.
“Di fatto l’azienda, senza essere ufficialmente in stato di crisi, sta cercando di sfoltire il personale imponendo un “prendere o lasciare” sulla base di incentivi economici. Poiché il rifiuto al trasferimento è “un giustificato motivo soggettivo di risoluzione del rapporto”, ovvero un licenziamento, questa scelta stravolgerà la vita delle famiglie dei dipendenti che saranno costretti a scegliere tra un rimborso economico, che consentirebbe solo di tirare avanti per qualche anno, o un trasferimento che, con le spese necessarie al sostentamento a Milano, rappresenterebbe di fatto una decurtazione dello stipendio necessario al sostegno della famiglia”, continua la nota.
“In un periodo che richiederebbe una politica di risparmi e di contenimento dei costi aziendali Mediaset si prepara a sborsare centinaia di migliaia di euro per liquidare quei lavoratori, soprattutto madri di famiglia, che saranno costretti a trattare la risoluzione del rapporto di lavoro, lavoratori che per anni hanno contribuito alla crescita e allo sviluppo dell’azienda”, lamenta infine il sindacato che si dice mortificato da queste “ciniche scelte dei vertici aziendali che, disinteressandosi del futuro dei dipendenti, con cieca brutalità danneggiano le stesse risorse produttive dell’azienda”.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "I continui rinvii del governo Meloni sembravano indirizzati a portare a compimento qualcosa di più della semplice propaganda, ma invece si va verso il nulla. Tre miliardi rispetto alla marea di aumenti sulle bollette sono davvero poca cosa, quasi una presa in giro. Milioni di cittadini stanno subendo rincari di quasi il 40%, migliaia di aziende rischiano la chiusura e altrettanti lavoratori il proprio posto. Ma d'altronde sbagliamo noi a stupirci. Per il governo Meloni il modello d'imprenditoria è quello della ministra Santanchè. Sbaglia chi si spacca la schiena come i cittadini che cercano di far quadrare i conti a fine mese o le imprese che fanno di tutto per stare sul mercato. Per Giorgia Meloni la cosa migliore è cercare qualche santo in paradiso o, meglio ancora, qualche amicizia che conti". Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Ci sono modalità diverse con le quali ci si rapporta a Trump. Credo che la presidente Meloni senta la responsabilità di essere un ponte fra l'Europa e l'America dati i suoi buoni rapporti con Trump". Lo ha detto l'eurodeputata di Fi, Letizia Moratti, a Otto e mezzo su La7.
"Sul tema dei dazi, credo che Trump sia uno shock per l'Europa, uno stimolo positivo perché l'Ue può mettere in atto le riforme richieste nel rapporto Draghi e Letta che chiedono un'Europa più competitiva, più favorevole agli investimenti, con una transizione energetica sostenibile e quindi in grado di sostenere il welfare."
"Siamo alleati storici degli Usa - continua Moratti - e in questo momento dobbiamo avere la consapevolezza di dover comunque avere a che fare con un presidente eletto ed anche amato dai cittadini americani. L'Europa non può permettersi di non avere un dialogo con Trump. Sono moderata e liberale e il suo stile non mi appartiene ma nell'ambito del mio ruolo di parlamentare europea credo sia dovere rispondergli con fermezza e immediatezza ma cercando sempre il dialogo che porta vantaggi reciproci, come ha detto oggi la presidente Metsola."
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Nel momento in cui Donald Trump "fa saltare l'ordine internazionale basato sul multilateralismo" e "mette a rischio l'unità europea", è importante non far mancare "il nostro sostegno all'Ucraina" parallelamente ai negoziati che "non potranno coinvolgere Europa e Ucraina". Così Alessandro Alfieri, coordinatore di Energia Popolare, alla Direzione del Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Il giorno in cui Eni annuncia un utile di 14,3 miliardi di euro, la maggioranza presenta un decreto truffa che non affronta la vera questione di come ridurre il peso delle bollette. Il Governo Meloni per aiutare veramente le famiglie italiane avrebbe dovuto tassare gli extraprofitti, rivedere la decisione di trasferire 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, e puntare sulle rinnovabili invece che sul gas". Così Angelo Bonelli, Co-Portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
"La realtà dei fatti resta una sola: il governo di Giorgia Meloni ha favorito i grandi colossi energetici, che hanno accumulato extraprofitti per oltre 60 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno visto raddoppiare le bollette e molte sono costrette a non riscaldarsi per paura di non poterle pagare".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Benissimo il governo sulle bollette: previsti tre miliardi che andranno a sostegno di imprese e almeno 8 milioni di famiglie. Dalle parole ai fatti”. Così Armando Siri, Consigliere per le politiche economiche del Vicepremier Matteo Salvini e coordinatore dipartimenti Lega.
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Alcune veloci considerazioni a partire dalle cose che credo vadano meglio precisate. La prima: non siamo stati e non siamo di fronte a postura bellicista dell’Europa. Non è mai stata l’Ue a voler fare o a voler continuare la guerra e non è nemmeno vero che la mancanza di iniziative di pace siano dipese da una mancanza di volontà politica della ue. È stato Putin a rifiutare sempre ogni dialogo, quel dialogo che oggi riconosce a Trump perché lo legittima come suo alleato", Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.
"Occorre spingere con forza per un’autonomia strategica e politica dell’Europa, iniziando subito il percorso di cooperazione sulla difesa perché non saranno le buone intenzioni a rendere forte l’Unione Europea ma la capacità di imporsi e esercitare deterrenza, non escludendo nessuna opzione che sarà necessario adottare e che sarà stabilita in quadro di solidarietà europea".
"Per noi, democratici e europei, è il tempo di decidere - aggiunge Picierno- se essere solo un pezzetto di un Risiko in cui altri tirano i dadi o se essere un continente libero e forte. E va chiarito tanto ai nemici della democrazia quanto ai nostri alleati, senza perdere altro tempo e senza cincischiare noi: l’unica lotta che definisce il nostro tempo e il campo della politica, oggi, è quella dell’europeismo e in difesa delle democrazie liberali e delle libertà dei popoli".
"Siamo noi tutti in questo campo? Pensiamo ad un'alternativa alla destra che parta da questo campo? A me onestamente non è ancora chiaro. Sarei felice di essere smentita, ovviamente. Ma servono parole chiare che vanno pronunciate senza più giocare a nascondino. Crediamo tutti in un’Europa competitiva, con attori strategici del mercato più grandi e forti, un’Europa pronta ad affrontare le crisi internazionali sul piano politico e militare? Perchè questa è l’Europa che serve al mondo e agli europei. Non domani, oggi".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Giorgia Meloni, "nell’incontro di Parigi c’era in ritardo e di malavoglia. Intanto partecipa con trasporto e passione agli incontri della destra mondiale che considera l’Europa un incidente della storia. A Kyiv alle celebrazioni per il terzo anno della resistenza, non c’era proprio. A dir il vero ero sola proprio come italiana, ma con tanti colleghi progressisti e socialisti, c’era il mondo libero, i leader e parlamentari progressisti consapevoli della sfida che abbiamo di fronte e che il tempo di agire è ora". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.