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Petrolio in mare, emergenza ambientale in Sicilia

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Gela, raffineria Eni, 4 giugno 2013. Una chiazza di petrolio ricopre il canale di Sicilia e le spiagge in cerca di turisti. Da uno scambiatore, appena messo in manutenzione, è fuoriuscito del greggio. Gela è la città natale del governatore Rosario Crocetta che ha convocato l’Eni per chiedere – non è la prima volta – più controlli nel rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Ma che cosa succede quando del petrolio viene sversato in mare? I danni possono essere classificati in tre tipi, intrecciati fra loro: A) all’ecosistema B) alla fauna C) all’economia locale.

  1. Il petrolio in mare forma una pellicola superficiale che galleggia perché più leggera dell’acqua. Dopo l’evaporazione dei composti volatili tossici, ha inizio l’azione di biodegradazione dei microorganismi marini. I danni tossici naturalmente dipendono da molti fattori tra cui la quantità e le caratteristiche del petrolio stesso. ll petrolio, inoltre, impedisce ai raggi solari di raggiungere il fitoplancton il quale non può svolgere la fotosintesi clorofilliana. Si blocca cosi anche la catena alimentare. Se il greggio tocca la costa può uccidere i microrganismi presenti sulla roccia o sulle spiagge.

  1. Gli uccelli marini sono le vittime più conosciute e più fotografate negli sversamenti da petrolio. Esternamente il petrolio distrugge barbe e barbule delle penne. Il piumaggio perde le sue proprietà idrorepellenti e non isola più termicamente l’animale. Non è il caso della Sicilia in questa stagione, certo, tuttavia gli uccelli provando a ripulirsi col becco ingeriscono il catrame, che compromette gli organi interni causando alterazioni della riproduzione, immunotossicità, cancro e alterazioni ormonali. I gabbiani inoltre perdono la capacità di volare, di procacciarsi il cibo, dunque, e muoiono di stenti. Non bisogna dimenticare inoltre che il petrolio in mare occlude le branchie dei pesci che muoiono soffocati.

  1. Chi volete che vada in una spiaggia contaminata dal greggio? La paura blocca i turisti e li fa emigrare altrove. Il petrolio isola. Con danni economici incalcolabili. A Gela, inoltre, c’è il più grande lago costiero siciliano; la Riserva Naturale “Biviere” è affidata alla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) che protegge le 205 specie di uccelli (di passo, nidificanti e svernanti) finora censiti. Sono migliaia i turisti che ogni anno vanno a visitare questa oasi di frontiera fra due due continenti.

     

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