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Cividale, una banca che è un obbrobrio

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È di una bruttura mozzafiato. Pare il cubo di Rubik deformato: è la nuova sede della Banca popolare di Cividale. E l’hanno costruita all’entrata del centro storico, vicino a palazzi, monumenti, e case medievali, dove, fra stretti vicoli e piazze, incontri capolavori artistici e architettonici come il Tempietto Longobardo, piazza Paolo Diacono o il Ponte del Diavolo, da dove dall’alto ammiri le insenature del Natisone e il lento fluire delle sue acque. E’ inevitabile sostare davanti al Duomo con all’interno la Pala d’argento di Pellegrino II o accedere al battistero di Callisto e all’ara Rachis, veri capolavori longobardi.

Cividale del Friuli, fondata da Giulio Cesare, la cui statua è proprio al centro della città, ha infatti un passato come antica capitale longobarda e lo si respira passeggiando in quelle viuzze acciottolate o percorrendo la lunga via che attraversa antico abitato. Per molto tempo Cividale fu il maggiore centro politico e commerciale del Friuli e disputò con Udine una lunga contesa per primeggiare.

Attorno alla città il declinare di boschi, viti e prati, ma con quell’obbrobrio hanno voluto sfigurare sia la città sia l’ambiente attorno. Accanto alla banca dovrebbe sorgere un centro commerciale e direzionale: un’operazione da 72 mila quadrati e 80 milioni di euro. Per ora c’è solo quel mostro della banca, che pare un carcere con quelle travi di cemento messe di traverso alle vetrate.

Appare ancora più assurda questa operazione immobiliare, poiché la banca aveva già una sede in un edificio accanto al Duomo. Al comando della banca c’è da 42 anni Lorenzo Pelizzo, finito sotto indagine dalla Procura di Udine per alcuni finanziamenti.

Davanti al cubo sbilenco di Rubik si erge su pilastri d’acciaio una specie di navicella spaziale, atterrata per sbaglio sulla terra. Un altro dito nell’occhio delle migliaia di visitatori che ogni anno s’affollano per la città in occasione del Mittelfest.

Oscenità come questo ce ne sono migliaia in Italia ed è ora e tempo di fermare lo scempio e tutelare le bellezze italiane. 

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