Sì dell’Aula della Camera al disegno di legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il testo, passato a Montecitorio con 288 voti a favore, 115 contrari e 7 astenuti, va al Senato. A favore hanno votato tra gli altri Pd, Pdl e Scelta Civica, ma anche – dall’opposizione – la Lega Nord. I no sono arrivati per la maggior parte da Movimento Cinque Stelle (che ha anche platealmente protestato durante il dibattito in aula) e Sinistra Ecologia e Libertà. Dopo la votazione i deputati del M5S hanno rivolto un applauso polemico ai colleghi degli altri gruppi parlamentari. Il deputato Giuseppe D’Ambrosio ha nuovamente preso in mano la maschera (da Jolly Joker) che aveva agitato al termine della propria dichiarazione di voto, ma non la ha indossata: il vicepresidente Roberto Giachetti (Pd) lo ha redarguito. Tra le novità introdotte in questo passaggio parlamentare la possibilità per i soggetti politici di ricevere donazioni con gli sms e l’introduzione del tetto per donazioni di privati a 300mila euro, punto di mediazione che mette fine allo scontro interno alla maggioranza (in particolare tra Pd e Pdl). Sale anche la soglia delle detrazioni.
Il disegno di legge del governo mira a spostare dallo Stato ai privati il finanziamento dei partiti: principalmente con il sistema del due per mille e con la regolamentazione delle donazioni. Al Senato l’esecutivo spinge per una corsia preferenziale che porti a una rapida approvazione. Altrimenti se il Parlamento non sarà in grado di riformare il sistema dei soldi ai partiti entro l’autunno il presidente del Consiglio Enrico Letta ha già minacciato di “risolvere” il problema con un decreto legge.
Ancora una volta al centro delle proteste dei Cinque Stelle c’è quella che viene indicata come una carenza di trasparenza richiesta dalla nuova legge. Il disegno di legge del governo infatti continua a non contenere sanzioni per le irregolarità dei bilanci, spiega il gruppo M5S alla Camera: “Trasparenza e sanzioni per irregolarità? Toh, dimenticate. Non presentano il bilancio? Succede nulla. Niente verbali e relazioni? Nulla. Dove vanno a finire i nostri soldi ai partiti? Ancora e sempre nel misterioso buco nero”.
M5S: “La legge consegna politica a lobby e criminalità”
Per i Cinque Stelle la legge “è una presa in giro sfacciata e colossale. Passata sulla stampa di propaganda del governo come ‘Abolizione del finanziamento pubblico’, significa invece ‘Continuerete a pagare, come prima e persino più di prima’. Cosa ancora più grave, consegna ufficialmente la politica nelle mani dei grandi potentati economici, delle lobby e persino delle associazioni criminali che sono sempre alla ricerca di nuovi e più redditizi canali di riciclaggio del denaro sporco”. Il M5S denuncia una serie di storture contenute nel testo. “Ci sono partiti che possono iscriversi nell’apposito registro e accedere al finanziamento. E altri che non possono (indovinate chi? Per fortuna, dei soldi ce ne infischiamo)”, scrivono. “A pagare continua a essere lo Stato. Per l’anno in corso e prossimi tre anni (nel 2014, 91 milioni di euro; 54 milioni e 600mila per il 2015; 45 milioni e mezzo per il 2016 e per il 2017 circa 36 milioni 400 mila. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini così si fa stecca para pé tutti”.
“I cittadini possono devolvere il 2 per mille dell’Irpef ai partiti. Anche in questo caso pagano tutti, perché le minori entrate nelle casse dello Stato devono essere coperte da quelli che non ‘donano’ con le solite tasse”, prosegue il M5S, che nota tra l’altro come i partiti potranno “donare quanto vogliono ad altri partiti, così le coalizioni diventano patti d’acciaio firmati sugli assegni”. E “i benefici si allargano alla platea di partiti che si riferiscono a un gruppo parlamentare già costituito: così, chi fonda un partito oggi a elezioni avvenute (avete qualche idea? noi sì) o partitucoli di voltagabbana avranno comunque garantiti i vostri quattrini”. Infine, “chi effettua donazioni ai partiti può beneficiare di sgravi fino al 52 per cento. E chi copre queste minori entrate per le casse dello Stato? Cominciate a tirar fuori i portafogli…”.
Salgono le detrazioni per chi dona soldi ai partiti
Chi donerà soldi ai partiti godrà di detrazioni al 37% tra i 30 euro e i 20mila euro, al 26% tra i 20mila e i 70mila euro. E’ l’accordo nella maggioranza. Viene abbassata la percentuale sulle cifre più basse (era il 52%) e innalzata la soglia massima delle detrazioni. Il testo del governo prevedeva che per le erogazioni liberali dei privati ai partiti ci fosse una detrazione sull’imposta lorda del 52% per importi compresi tra 50 e 5mila euro anni, del 26% tra i 5.001 e i 20mila euro annui.
Dopo una lunga discussione nella maggioranza e, riferiscono, qualche tensione, è stato invece oggi dato il via libera a un emendamento che rivede percentuali e soglie. La nuova formulazione dell’articolo 9 della legge prevede un primo scaglione di detrazioni del 37% tra i 30 euro e i 20mila euro: scende così la percentuale (che era al 52%) per le donazioni di valore più basso, ma sale per le erogazioni tra i 5 mila e i 20 mila euro (passa dal 26% al 37%). Ma viene anche introdotto un secondo scaglione di detrazioni del 26% per le donazioni tra i 20mila e i 70mila euro (in mattinata era emersa un’intesa sulla soglia massima a 50 mila euro, che è stata dunque ancora innalzata).
Meno soldi per chi non promuove quote rosa
I partiti che non promuovono le quote rosa nelle loro liste saranno penalizzati nei contributi: lo prevedono emendamenti del Pd e di Sel approvati dalla Camera con la sola astensione di M5S e Fratelli d’Italia. In particolare, se uno dei due sessi avrà meno del 40% dei candidati, le risorse destinate al partito verranno decurtate dello 0.50% per ogni punto percentuale in meno. Il contributo verrà decurtato di un ventesimo ai partiti che non destinino almeno il 10% di quanto spetta loro per iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica.
Salgono detrazioni per iscrizioni a scuole politica
Aumentano le detrazioni per l’iscrizione a scuole o corsi di formazione politica. Nel testo del governo era prevista la detraibilità del 52% per somme fino a 500 euro l’anno. La modifica innalza sia la percentuale che la soglia: è detraibile il 75% delle spese per la formazione politica, fino a un massimo di 750 euro l’anno.
Più fondi per la cassaintegrazione dei dipendenti dei partiti
Più fondi per la cassa integrazione dei dipendenti dei partiti politici per il 2015 e 2016. Ai 15 milioni già previsti per il 2014, l’emendamento della commissione approvato dall’Assemblea di Montecitorio ne aggiunge 8,5 per il 2015 e 11,25 per il 2016.
Politica
Finanziamento ai partiti, sì della Camera. M5S: “E’ una legge truffa”
Il disegno di legge del governo passa al Senato. Raggiunto l'accordo sul tetto delle donazioni a 300mila euro. Sale la soglia delle detrazioni, mentre è stata introdotta la possibilità per le forze politiche di ricevere soldi tramite sms. Votano no Sel e Cinque Stelle: "Consegnano la politica a lobby e criminalità"
Sì dell’Aula della Camera al disegno di legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Il testo, passato a Montecitorio con 288 voti a favore, 115 contrari e 7 astenuti, va al Senato. A favore hanno votato tra gli altri Pd, Pdl e Scelta Civica, ma anche – dall’opposizione – la Lega Nord. I no sono arrivati per la maggior parte da Movimento Cinque Stelle (che ha anche platealmente protestato durante il dibattito in aula) e Sinistra Ecologia e Libertà. Dopo la votazione i deputati del M5S hanno rivolto un applauso polemico ai colleghi degli altri gruppi parlamentari. Il deputato Giuseppe D’Ambrosio ha nuovamente preso in mano la maschera (da Jolly Joker) che aveva agitato al termine della propria dichiarazione di voto, ma non la ha indossata: il vicepresidente Roberto Giachetti (Pd) lo ha redarguito. Tra le novità introdotte in questo passaggio parlamentare la possibilità per i soggetti politici di ricevere donazioni con gli sms e l’introduzione del tetto per donazioni di privati a 300mila euro, punto di mediazione che mette fine allo scontro interno alla maggioranza (in particolare tra Pd e Pdl). Sale anche la soglia delle detrazioni.
Il disegno di legge del governo mira a spostare dallo Stato ai privati il finanziamento dei partiti: principalmente con il sistema del due per mille e con la regolamentazione delle donazioni. Al Senato l’esecutivo spinge per una corsia preferenziale che porti a una rapida approvazione. Altrimenti se il Parlamento non sarà in grado di riformare il sistema dei soldi ai partiti entro l’autunno il presidente del Consiglio Enrico Letta ha già minacciato di “risolvere” il problema con un decreto legge.
Ancora una volta al centro delle proteste dei Cinque Stelle c’è quella che viene indicata come una carenza di trasparenza richiesta dalla nuova legge. Il disegno di legge del governo infatti continua a non contenere sanzioni per le irregolarità dei bilanci, spiega il gruppo M5S alla Camera: “Trasparenza e sanzioni per irregolarità? Toh, dimenticate. Non presentano il bilancio? Succede nulla. Niente verbali e relazioni? Nulla. Dove vanno a finire i nostri soldi ai partiti? Ancora e sempre nel misterioso buco nero”.
M5S: “La legge consegna politica a lobby e criminalità”
Per i Cinque Stelle la legge “è una presa in giro sfacciata e colossale. Passata sulla stampa di propaganda del governo come ‘Abolizione del finanziamento pubblico’, significa invece ‘Continuerete a pagare, come prima e persino più di prima’. Cosa ancora più grave, consegna ufficialmente la politica nelle mani dei grandi potentati economici, delle lobby e persino delle associazioni criminali che sono sempre alla ricerca di nuovi e più redditizi canali di riciclaggio del denaro sporco”. Il M5S denuncia una serie di storture contenute nel testo. “Ci sono partiti che possono iscriversi nell’apposito registro e accedere al finanziamento. E altri che non possono (indovinate chi? Per fortuna, dei soldi ce ne infischiamo)”, scrivono. “A pagare continua a essere lo Stato. Per l’anno in corso e prossimi tre anni (nel 2014, 91 milioni di euro; 54 milioni e 600mila per il 2015; 45 milioni e mezzo per il 2016 e per il 2017 circa 36 milioni 400 mila. A queste somme si aggiungono le donazioni dei cittadini così si fa stecca para pé tutti”.
“I cittadini possono devolvere il 2 per mille dell’Irpef ai partiti. Anche in questo caso pagano tutti, perché le minori entrate nelle casse dello Stato devono essere coperte da quelli che non ‘donano’ con le solite tasse”, prosegue il M5S, che nota tra l’altro come i partiti potranno “donare quanto vogliono ad altri partiti, così le coalizioni diventano patti d’acciaio firmati sugli assegni”. E “i benefici si allargano alla platea di partiti che si riferiscono a un gruppo parlamentare già costituito: così, chi fonda un partito oggi a elezioni avvenute (avete qualche idea? noi sì) o partitucoli di voltagabbana avranno comunque garantiti i vostri quattrini”. Infine, “chi effettua donazioni ai partiti può beneficiare di sgravi fino al 52 per cento. E chi copre queste minori entrate per le casse dello Stato? Cominciate a tirar fuori i portafogli…”.
Salgono le detrazioni per chi dona soldi ai partiti
Chi donerà soldi ai partiti godrà di detrazioni al 37% tra i 30 euro e i 20mila euro, al 26% tra i 20mila e i 70mila euro. E’ l’accordo nella maggioranza. Viene abbassata la percentuale sulle cifre più basse (era il 52%) e innalzata la soglia massima delle detrazioni. Il testo del governo prevedeva che per le erogazioni liberali dei privati ai partiti ci fosse una detrazione sull’imposta lorda del 52% per importi compresi tra 50 e 5mila euro anni, del 26% tra i 5.001 e i 20mila euro annui.
Dopo una lunga discussione nella maggioranza e, riferiscono, qualche tensione, è stato invece oggi dato il via libera a un emendamento che rivede percentuali e soglie. La nuova formulazione dell’articolo 9 della legge prevede un primo scaglione di detrazioni del 37% tra i 30 euro e i 20mila euro: scende così la percentuale (che era al 52%) per le donazioni di valore più basso, ma sale per le erogazioni tra i 5 mila e i 20 mila euro (passa dal 26% al 37%). Ma viene anche introdotto un secondo scaglione di detrazioni del 26% per le donazioni tra i 20mila e i 70mila euro (in mattinata era emersa un’intesa sulla soglia massima a 50 mila euro, che è stata dunque ancora innalzata).
Meno soldi per chi non promuove quote rosa
I partiti che non promuovono le quote rosa nelle loro liste saranno penalizzati nei contributi: lo prevedono emendamenti del Pd e di Sel approvati dalla Camera con la sola astensione di M5S e Fratelli d’Italia. In particolare, se uno dei due sessi avrà meno del 40% dei candidati, le risorse destinate al partito verranno decurtate dello 0.50% per ogni punto percentuale in meno. Il contributo verrà decurtato di un ventesimo ai partiti che non destinino almeno il 10% di quanto spetta loro per iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica.
Salgono detrazioni per iscrizioni a scuole politica
Aumentano le detrazioni per l’iscrizione a scuole o corsi di formazione politica. Nel testo del governo era prevista la detraibilità del 52% per somme fino a 500 euro l’anno. La modifica innalza sia la percentuale che la soglia: è detraibile il 75% delle spese per la formazione politica, fino a un massimo di 750 euro l’anno.
Più fondi per la cassaintegrazione dei dipendenti dei partiti
Più fondi per la cassa integrazione dei dipendenti dei partiti politici per il 2015 e 2016. Ai 15 milioni già previsti per il 2014, l’emendamento della commissione approvato dall’Assemblea di Montecitorio ne aggiunge 8,5 per il 2015 e 11,25 per il 2016.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) - Un nuovo modello di sviluppo di terapia genica per il trattamento delle malattie rare si fa strada in Italia. Entro fine anno a Modena nell’Ospedale Universitario sarà operativo il primo Clinical trial center (Ctc) italiano di fase 1 con un laboratorio Glp (Good Laboratory Practice) integrato, grazie al supporto del Centro nazionale di ricerca 'Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna' finanziato dal programma NextGeneration Eu (Pnrr Missione 4, Istruzione e Ricerca). La struttura faciliterà il passaggio dagli studi preclinici agli studi sull’uomo e convaliderà la sicurezza e la fattibilità delle terapie per malattie genetiche rare di pelle, sangue, occhi, malattie da accumulo, renali, neuromuscolari e neurometaboliche. L’unicità nel panorama italiano del Ctc - si legge in una nota - è l’avere al proprio interno un laboratorio Glp, essenziale per raccogliere dati di farmacocinetica e biomarcatori per lo sviluppo delle fasi successive dei trial clinici ed il miglioramento delle strategie terapeutiche. Inoltre, l’essere attiguo al laboratorio di riferimento dello Spoke 1 (Spoke 1 Flag-ship), che ospita una piattaforma avanzata di sequenziamento del Dna di ultima generazione, risulta indispensabile per le analisi molecolari e genomiche del Ctc.
Capofila del progetto è lo Spoke 1 del Centro nazionale di terapia genica e farmaci Rna guidato dall'Università di Modena e Reggio Emilia insieme all’Istituto Telethon di genetica e medicina, all’università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’università di Bologna, di Cagliari, degli Studi di Milano, degli Studi di Napoli Federico II, di Padova, degli Studi di Siena, ed al Gruppo Chiesi Farmaceutici, che si sta occupando di sviluppare terapie geniche e terapie a base di Rna all'avanguardia per alcune malattie genetiche paradigmatiche, oggi non curabili.
A coordinare lo Spoke 1 sarà Antonello Pietrangelo, professore ordinario di Medicina interna, direttore del dipartimento di Medicina interna e del ‘Centro di Medicina Genomica e malattie rare’ dell’Azienda ospedaliero-universitaria policlinico di Modena. "I gruppi di studio impegnati nella ricerca - spiega Pietrangelo - stanno conducendo le proprie sperimentazioni attraverso l’utilizzo di una nuova generazione di vettori virali per trasportare geni correttivi nelle cellule, insieme a terapie basate su cellule staminali per rigenerare tessuti danneggiati e di Rna terapeutico ed editing genetico, per correggere mutazioni direttamente nel Dna. Tutto attraverso anche l’utilizzo di ‘nanomedicine’, essenziali per raggiungere con precisione i target terapeutici, di organoidi e modelli tridimensionali di tessuti umani per testare queste terapie innovative senza l’uso di animali".
Una volta che il Clinical trial center "sarà operativo - precisa il professore - potremo monitorare la sicurezza di queste terapie e garantire la conformità agli standard normativi, fondamentali per i primi studi sull'uomo, e raccogliere dati farmacocinetici, farmacodinamici e biomarcatori vitali per informare le fasi successive della sperimentazione e migliorare così le strategie terapeutiche".
Aggiunge Rosario Rizzuto, presidente del Centro nazionale di ricerca 'Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia Rna', professore ordinario di Patologia generale, direttore del dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova: "Questo nuovo modello di sviluppo di terapia genica che integra gli studi preclinici di fase 1 con quelli di efficacia e di tossicologia in un'unica struttura, apre a nuove prospettive di cura più accessibili e più veloci, per le malattie rare e altre patologie. Il Clinical trial center di Modena - continua Rizzuto - incarna a pieno gli obiettivi e le sfide del Centro nazionale di terapia genica e farmaci Rna. Una grande rete pubblico-privata che mette a sistema tutte le competenze accademiche, tecnologiche e regolatorie per facilitare lo sviluppo della terapia e dei farmaci dall'inizio alla fine. Un sistema virtuoso che aiuta a ridurre i costi di sviluppo e produzione di un farmaco, condividere e non disperdere i dati già raccolti, e detenerne il know-how", conclude.
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Le malattie rare sono una priorità di sanità pubblica in tutta Europa e l’Italia si è dotata di un solido impianto normativo mediante l’istituzione della Rete Nazionale per le Malattie Rare e l’introduzione del Piano Nazionale per la tutela delle persone affette. Le norme vanno tuttavia attuate e tradotte in interventi concreti che garantiscano equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale". Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della giornata mondiale delle malattie rare.
"Negli ultimi anni sono stati raggiunti risultati straordinari grazie all’interazione tra genetica avanzata e intelligenza artificiale, rivoluzionando il modo con cui le patologie rare vengono diagnosticate, comprese e trattate. I progressi in questo campo sono il frutto di un incessante impegno collettivo in cui il coraggio dei pazienti e delle loro famiglie si intreccia con la determinazione della comunità medico–scientifica", prosegue il capo dello Stato.
"Purtroppo per molte malattie rare il percorso diagnostico è ancora lungo. Per questo motivo è fondamentale continuare a investire nella ricerca, nella formazione dei medici e nell’accesso a test genetici avanzati. La ricerca è speranza per il futuro di milioni di persone", conclude Mattarella.
Tutti in piazza per
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Le nostre istituzioni, a partire dal Quirinale, vengono attaccate da hacker ogni giorno, da quando la portavoce del Cremlino ha alzato il tiro contro il Presidente. E questo avviene da giorni. Nel totale silenzio della politica, tutta. Non basta la solidarietà, serve la denuncia". Lo scrive sui social il senatore del Pd Filippo Sensi.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Proseguono gli attacchi hacker Ddos del gruppo 'NoName057' rivolta a obiettivi, ad esempio, nei settori della pubblica amministrazione locale, della magistratura e delle poste. Tra i target del gruppo attivista russofono, a quanto si apprende, i siti del Quirinale, del Csm e il portale romano del partito Fratelli d'Italia.
I siti sono tutti fruibili e al momento risultano non raggiungibili soltanto il sito del Csm e quelli di alcuni comuni. Come sempre l'Agenzia per la cybersicurezza è entrata in azione per allertare i target e fornire supporto.
Beirut, 28 feb. (Adnkronos) - Le Idf hanno reso noto di aver ucciso Mohammed Mahdi Ali Shahin, un agente di Hezbollah coinvolto nel traffico di armi al confine tra Siria e Libano e nella distribuzione di armi alle unità di Hezbollah. L'attacco con drone israeliano è stato effettuato nell'area di Hermel, in Libano, fa sapere l'esercito israeliano, secondo cui l'uomo ha agito "per istituire nuovamente Hezbollah" e quindi "ha palesemente violato l'accordo tra Israele e Libano, rappresentando una minaccia per lo Stato di Israele".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Oggi siamo a Roma perché la comunità portuale ha fortemente voluto dimostrare come il porto di Venezia sia un porto centrale per l'economia e per la portualità italiana. In particolare, oggi raccontiamo i progetti che ora sono sull'agenda di governo a Roma, sia per quanto riguarda il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica sia per quanto riguarda il ministero delle Infrastrutture”. Con queste dichiarazioni, Fulvio Lino Di Blasio, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale Porti di Venezia e Chioggia, è intervenuto in occasione dell’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato da L’Adsp veneta e la Venezia Port Community, il cui obiettivo è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte, essendo la portualità una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia.
“In particolare, come commissario di governo alle crociere sto mandando al ministero dell'Ambiente, per avviare, poi, l'analisi della Commissione Via-Vas, quattro progetti: due riguardano l'accessibilità nautica. Il porto di Venezia è all'interno della laguna e la navigazione è garantita attraverso canali che devono essere mantenuti e messi in sicurezza. Il primo canale è Malamocco-Marghera, che collega il mare aperto al porto di Marghera. Il secondo canale è il Vittorio Emanuele, che collega la parte di Marghera alla Stazione Marittima e che abiliterebbe il ritorno delle navi da crociera piccole e di lusso alla stazione marittima, fortemente inibita dopo l'agosto del 2021 al passaggio delle navi da crociera sopra le 25mila tonnellate - spiega Di Blasio, che continua illustrando il terzo progetto - Una nuova isola per il contenimento dei sedimenti, perché l'attività di dragaggio che effettuiamo all'interno del sistema portuale è fondamentale non solo per la città, ma anche per il porto, perché tutti i rii urbani devono essere dragati e i sedimenti poi allocati in base alla loro tipologia. Si tratta, quindi, di una nuova isola di sedimenti con una capacità di oltre 6 milioni di metri cubi”.
Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale Porti di Venezia e Chioggia prosegue, poi, spiegando il quarto ed ultimo progetto: “La nuova stazione marittima, per quanto riguarda le crociere, sita a Marghera - sottolinea - Sono quattro progetti commissariali che stiamo inviando al ministero dell'Ambiente affinché possa partire la valutazione di impatto ambientale nazionale”.
“La scelta di fare la valutazione d'impatto ambientale nazionale è del commissario - conclude - Abbiamo scelto, con la grande consapevolezza di trovarci in un ambiente naturale molto delicato, la via della collaborazione con il ministero all'Ambiente. Inoltre, oggi presentiamo anche lo stato dell’arte di un altro progetto, di cui sono ulteriormente commissario straordinario, Montesyndial, una piattaforma intermodale che rappresenta un unicum nell'arco italiano del Nord est: 1600 metri di banchina e 90 ettari per una piattaforma di contenitori logistica e intermodale, cioè con il collegamento ferroviario. Abbiamo bandito i cantieri aperti per 190 milioni, con conclusione a giugno 2026, e ci servono altre risorse. La comunità portuale, pertanto, racconta come un porto vivo, su cui abbiamo crescenti richieste di insediamento da parte di operatori anche internazionali, abbia bisogno di queste risorse”.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Penso che il momento sia importante e critico, visti gli scenari internazionali. Le infrastrutture dei porti sono importantissime per la competitività delle aziende e dei territori stessi”. Così Leopoldo Destro, delegato per le tematiche di Trasporto, Logistica, Industria del turismo e Cultura di Confindustria, in occasione dell’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato dall’Autorità di Sistema portuale (Adsp) veneta e la Venezia Port Community a Roma. Essendo la portualità una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia, l’obiettivo primario dell’incontro è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte.
“Venezia è inserita in due dei nove corridoi Ten-T a livello europeo e ha quindi una centralità importante, strategica sia per le merci in entrata sia per le merci in uscita, con inoltre un retroporto senz'altro importante, collegato anche alla rete ferroviaria. Un aspetto, quest’ultimo, che vogliamo sottolineare - conclude Destro - perché l’intermodalità deve diventare sempre più importante. Importante anche il tema dei passeggeri e quindi del turismo, perché il porto Venezia ha valenza strategica anche per la parte turistica”.