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‘Sole a catinelle’, ecco perché non andrò a vedere il film di Checco Zalone

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Sole a catinelle? No, grazie. Una premessa è però d’obbligo: Checco Zalone è simpatico e gli auguro ogni bene. Ma il solo pensiero che il suo film sia la pellicola italiana più vista nella storia recente del cinema fa tristezza. Non è che le due opere che lo precedono in questa classifica, Avatar e Titanic entrambi di James Cameron, migliorino l’umore ma questo successo ci dimostra l’Italia com’è e come non dovrebbe essere.

Non si tratta del presunto declino morale del paese come alcuni critici-catoni continuano a ripetere, ma della certezza che gli italiani sono allo stremo e – dopo aver digerito per anni cinepanettoni – hanno ancora bisogno di stordirsi con una serie di sketch e barzellette. 

Vero è che la comicità made in Puglia del comico, che per anni ha calcato il palcoscenico di Zelig, sta portando una boccata d’ossigeno alla crisi delle sale, ma è anche vero che i produttori, proprio per questo, cercano di andare sul sicuro e non finanziano e non aiutano a crescere i talenti italiani che pur meriterebbero una platea. E anche i buoni film italiani che riescono ad arrivarci in sala vengono espulsi in pochi giorni perché c’è da far spazio ad altro. Senza contare la chiusura ormai diventata epidemica delle sale d’essai.

Non c’è bisogno di ricordare quale patrimonio l’Italia abbia donato al cinema mondiale: da Rossellini a Leone, da Monicelli ad Antonioni, da De Sica a Fellini. Ed è gioco facile guardando al presente fare i nomi di registi come Paolo Sorrentino e Matteo Garrone o di attori come Toni Servillo. Quindi i miei 8 euro andranno a un altro film italiano probabilmente a “L’ultima ruota del carro” di Giovanni Veronesi con Elio Germano, unico attore negli ultimi anni ad aver ricevuto un premio a Cannes. 

La pellicola a firma Nunziante-Zalone ci restituisce un’Italia com’è e non come dovrebbe essere. Mi fa pensare a un ipermercato in cui la maggioranza compra solo i prodotti in offerta, low-cost perché costa meno, perché si fa meno fatica. Il film sarà anche lo specchio fedele dell’Italia contemporanea, ma guardarla anche al cinema di farebbe morir dal piangere. E per favore nessuno tiri in ballo Totò o Alberto Sordi. L’intelligente Zalone ha già rispedito queste sciocchezze al mittente. 

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