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Peugeot Citroen, 21 milioni di buonuscita per ad. Che rinuncia dopo le polemiche

Da top manager insensibile alle difficoltà dei dipendenti di un gruppo in crisi a uomo d’affari coraggioso capace di rinunciare al proprio guadagno per il bene dell’azienda. E’ la parabola vissuta in un solo giorno da Philippe Varin. Hollande: "E' stata una decisione saggia"
Philippe Varin
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Da top manager insensibile alle difficoltà dei dipendenti di un gruppo in crisi a uomo d’affari coraggioso capace di rinunciare al proprio guadagno per il bene dell’azienda. E’ la parabola vissuta in un solo giorno dall’amministratore delegato di Psa Peugeot Citroen, Philippe Varin, investito da una violenta polemica sulla maxi buonuscita che il suo contratto con il gruppo gli avrebbe garantito.

Il caso è scoppiato in mattinata, quando i sindacalisti della Cgt hanno annunciato scandalizzati: Psa pagherà a Varin 21 milioni di euro di bonus di fine carriera, nonostante tutti i suoi guai finanziari e il piano di tagli da 125 milioni appena annunciato. “Siamo disgustati”, commentavano, accusando l’azienda di tirare la cinghia solo a danno dei dipendenti.

La reazione del mondo politico è stata immediata: numerosi deputati e senatori di maggioranza e opposizione sono insorti contro la maxi buonuscita, definendola “eccessiva”, “scandalosa”, “indecente”, un “esempio deplorevole in una fase in cui si chiede ai lavoratori di fare tanti sforzi”. Anche dal governo si sono alzate voci fortemente critiche: il ministro dell’Economia, Pierre Moscovici, ha chiesto “chiarimenti” alla casa automobilistica su una cifra ritenuta “inappropriata”, mentre il ministro del Riassetto produttivo Arnaud Montebourg ha parlato di gesto “inammissibile” per un’azienda “che è in difficoltà, chiede gravi sforzi ai suoi dipendenti e gode di una garanzia pubblica per la sua Banca”.

Psa Peugeot Citroen, dal canto suo, ha tentato di difendersi con una nota diffusa nel primo pomeriggio, spiegando che quella che sarà garantita a Varin non è una buonuscita, ma una “pensione integrativa” frutto di un piano di contributi aziendale, “non specifico” per il suo ruolo, e che il pagamento sarà dilazionato su un periodo di 25 anni. Parole che non sono però bastate a placare il polverone, e le pressanti richieste da parte del mondo politico di un passo indietro in nome del rispetto per gli operai.

In serata, la svolta a sorpresa: Varin in persona ha annunciato, in un comunicato dai toni solenni, che rinuncerà al controverso bonus, “tenuto conto della polemica che questa notizia ha suscitato” e “dell’immenso rispetto che ho per i collaboratori del gruppo”. La notizia è stata immediatamente applaudita dal Medef, la Confindustria transalpina, che per bocca del presidente Pierre Gattaz ha reso omaggio “al senso di responsabilità e alla decisione coraggiosa” del manager, definendola “una dimostrazione dell’efficacia dell’autoregolamentazione” in materia di retribuzioni nel codice di governance introdotto lo scorso anno. Apprezzamenti sono giunti anche dal presidente Francois Hollande, che da Madrid ha commentato: “E’ stata una decisione saggia”.

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