Bradley è inglese, ha 20 anni e gioca a rugby. Gira un video che condivide su Facebook in cui fa fuori, una dopo l’altra, come fossero semplici shot, un paio di bottiglie di gin. Dopo la prima bottiglia si sente male, ma va avanti – è questa la sfida. Fa passare qualche istante e ingurgita anche la seconda bottiglia. Pollici in alto, ce l’ha fatta: “Così si beve” esulta nel video. Passano solo pochi giorni e Bradley non c’è più: è morto. Bradley Eames sembra essere la quinta vittima della ‘neknomination’, l’ultima stupida trovata che corre sui social media. Nata in Australia pochi mesi fa, divenuta popolarissima tra gli studenti in Gran Bretagna e Irlanda e forse già in viaggio verso gli Usa, la neknomination (il cui nome fa evidente riferimento al collo della bottiglia di birra o superalcolici) vorrebbe essere solo un gioco di bevute su internet, ma è diventato qualcos’altro.
Funziona così: in un video che viene condiviso su Facebook o YouTube, qualcuno beve una spropositata quantità di alcol e poi nomina tre amici, che devono ripetere l’impresa entro 24 ore, pena essere presi in giro se non lo fanno. Divenuta virale grazie ai social media, la neknomination è deteriorata in una serie di varianti che hanno sempre più a che fare con bravate assurde o disgustose, come nel caso di un ragazzo che si fa riprendere mentre mette nel frullatore un topo morto che aggiungerà alla sua dose di alcolici, o un altro che, appeso a testa in giù per le gambe sostenuto da due compagni, versa nel water una birra e la beve. Più è al limite, più la sfida sfonda sul web.
Quel che è più grave è che il gioco ha ucciso già dei ragazzi, tutti sotto i 30 anni. Prima di Bradley era toccato a un altro ventenne inglese, Isaac Richardson, morto per un micidiale cocktail di vino, whiskey, vodka e birra assunto nell’ostello dove lavorava, a Woolwich, a sud est di Londra. A Cardiff un’altra vittima, il 29 enne Stephen Brook che aveva trangugiato una bottiglia di Vodka in meno di un minuto. All’inizio di febbraio gli irlandesi Jonny Byrne e Ross Cummins, rispettivamente di 19 e 22 anni, erano morti in luoghi diversi ma entrambi improvvisamente poche ore dopo la bevuta filmata e condivisa su Facebook.
Nonostante gli appelli dei genitori delle vittime a fermare questa follia, Facebook si rifiuta di prendere provvedimenti. Il fenomeno, fanno sapere i dirigenti del social network fondato da Mark Zuckerberg, non viola nessuna regola. Può darsi, ma certo ha un effetto dirompente sul comportamento dei ragazzi. Tra l’altro la neknomination è l’ultima pericolosa tendenza amplificata da internet, ma non certo la prima. Tre anni fa sul web spopolava il ‘planking’, in cui le persone si sdraiano a pancia in giù in luoghi inusuali pericolosi (ponti, precipizi, rotaie di treni ecc) per poi postare foto su Facebook. Due ragazzi australiani 20enni morirono nel 2011, l’uno precipitando dalla ringhiera del balcone di casa, l’altro cadendo da una macchina in movimento. Ma anche nei casi in cui, per fortuna, non ci sono vittime, i social network sembrano rappresentare una cassa di risonanza per chi le sue bravate non può fare a meno di condividerle.
Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2014
Andrea Valdambrini
Giornalista
Media & Regime - 18 Febbraio 2014
Social network e bravate: si scrive ‘neknomination’. Si legge già cinque morti
Bradley è inglese, ha 20 anni e gioca a rugby. Gira un video che condivide su Facebook in cui fa fuori, una dopo l’altra, come fossero semplici shot, un paio di bottiglie di gin. Dopo la prima bottiglia si sente male, ma va avanti – è questa la sfida. Fa passare qualche istante e ingurgita anche la seconda bottiglia. Pollici in alto, ce l’ha fatta: “Così si beve” esulta nel video. Passano solo pochi giorni e Bradley non c’è più: è morto. Bradley Eames sembra essere la quinta vittima della ‘neknomination’, l’ultima stupida trovata che corre sui social media. Nata in Australia pochi mesi fa, divenuta popolarissima tra gli studenti in Gran Bretagna e Irlanda e forse già in viaggio verso gli Usa, la neknomination (il cui nome fa evidente riferimento al collo della bottiglia di birra o superalcolici) vorrebbe essere solo un gioco di bevute su internet, ma è diventato qualcos’altro.
Funziona così: in un video che viene condiviso su Facebook o YouTube, qualcuno beve una spropositata quantità di alcol e poi nomina tre amici, che devono ripetere l’impresa entro 24 ore, pena essere presi in giro se non lo fanno. Divenuta virale grazie ai social media, la neknomination è deteriorata in una serie di varianti che hanno sempre più a che fare con bravate assurde o disgustose, come nel caso di un ragazzo che si fa riprendere mentre mette nel frullatore un topo morto che aggiungerà alla sua dose di alcolici, o un altro che, appeso a testa in giù per le gambe sostenuto da due compagni, versa nel water una birra e la beve. Più è al limite, più la sfida sfonda sul web.
Quel che è più grave è che il gioco ha ucciso già dei ragazzi, tutti sotto i 30 anni. Prima di Bradley era toccato a un altro ventenne inglese, Isaac Richardson, morto per un micidiale cocktail di vino, whiskey, vodka e birra assunto nell’ostello dove lavorava, a Woolwich, a sud est di Londra. A Cardiff un’altra vittima, il 29 enne Stephen Brook che aveva trangugiato una bottiglia di Vodka in meno di un minuto. All’inizio di febbraio gli irlandesi Jonny Byrne e Ross Cummins, rispettivamente di 19 e 22 anni, erano morti in luoghi diversi ma entrambi improvvisamente poche ore dopo la bevuta filmata e condivisa su Facebook.
Nonostante gli appelli dei genitori delle vittime a fermare questa follia, Facebook si rifiuta di prendere provvedimenti. Il fenomeno, fanno sapere i dirigenti del social network fondato da Mark Zuckerberg, non viola nessuna regola. Può darsi, ma certo ha un effetto dirompente sul comportamento dei ragazzi. Tra l’altro la neknomination è l’ultima pericolosa tendenza amplificata da internet, ma non certo la prima. Tre anni fa sul web spopolava il ‘planking’, in cui le persone si sdraiano a pancia in giù in luoghi inusuali pericolosi (ponti, precipizi, rotaie di treni ecc) per poi postare foto su Facebook. Due ragazzi australiani 20enni morirono nel 2011, l’uno precipitando dalla ringhiera del balcone di casa, l’altro cadendo da una macchina in movimento. Ma anche nei casi in cui, per fortuna, non ci sono vittime, i social network sembrano rappresentare una cassa di risonanza per chi le sue bravate non può fare a meno di condividerle.
Il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2014
RIVOLUZIONE YOUTUBER
di Andrea Amato e Matteo Maffucci 14€ AcquistaArticolo Precedente
Sesso in tv, ‘Le iene’ si triplica e su Italia 1 arriva l’esperimento poco audace ‘X Love’
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Sanremo 2014, dati Auditel prima serata: 45,93% di share, in calo rispetto al 2013
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "I continui rinvii del governo Meloni sembravano indirizzati a portare a compimento qualcosa di più della semplice propaganda, ma invece si va verso il nulla. Tre miliardi rispetto alla marea di aumenti sulle bollette sono davvero poca cosa, quasi una presa in giro. Milioni di cittadini stanno subendo rincari di quasi il 40%, migliaia di aziende rischiano la chiusura e altrettanti lavoratori il proprio posto. Ma d'altronde sbagliamo noi a stupirci. Per il governo Meloni il modello d'imprenditoria è quello della ministra Santanchè. Sbaglia chi si spacca la schiena come i cittadini che cercano di far quadrare i conti a fine mese o le imprese che fanno di tutto per stare sul mercato. Per Giorgia Meloni la cosa migliore è cercare qualche santo in paradiso o, meglio ancora, qualche amicizia che conti". Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Ci sono modalità diverse con le quali ci si rapporta a Trump. Credo che la presidente Meloni senta la responsabilità di essere un ponte fra l'Europa e l'America dati i suoi buoni rapporti con Trump". Lo ha detto l'eurodeputata di Fi, Letizia Moratti, a Otto e mezzo su La7.
"Sul tema dei dazi, credo che Trump sia uno shock per l'Europa, uno stimolo positivo perché l'Ue può mettere in atto le riforme richieste nel rapporto Draghi e Letta che chiedono un'Europa più competitiva, più favorevole agli investimenti, con una transizione energetica sostenibile e quindi in grado di sostenere il welfare."
"Siamo alleati storici degli Usa - continua Moratti - e in questo momento dobbiamo avere la consapevolezza di dover comunque avere a che fare con un presidente eletto ed anche amato dai cittadini americani. L'Europa non può permettersi di non avere un dialogo con Trump. Sono moderata e liberale e il suo stile non mi appartiene ma nell'ambito del mio ruolo di parlamentare europea credo sia dovere rispondergli con fermezza e immediatezza ma cercando sempre il dialogo che porta vantaggi reciproci, come ha detto oggi la presidente Metsola."
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Nel momento in cui Donald Trump "fa saltare l'ordine internazionale basato sul multilateralismo" e "mette a rischio l'unità europea", è importante non far mancare "il nostro sostegno all'Ucraina" parallelamente ai negoziati che "non potranno coinvolgere Europa e Ucraina". Così Alessandro Alfieri, coordinatore di Energia Popolare, alla Direzione del Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Il giorno in cui Eni annuncia un utile di 14,3 miliardi di euro, la maggioranza presenta un decreto truffa che non affronta la vera questione di come ridurre il peso delle bollette. Il Governo Meloni per aiutare veramente le famiglie italiane avrebbe dovuto tassare gli extraprofitti, rivedere la decisione di trasferire 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, e puntare sulle rinnovabili invece che sul gas". Così Angelo Bonelli, Co-Portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
"La realtà dei fatti resta una sola: il governo di Giorgia Meloni ha favorito i grandi colossi energetici, che hanno accumulato extraprofitti per oltre 60 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno visto raddoppiare le bollette e molte sono costrette a non riscaldarsi per paura di non poterle pagare".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Benissimo il governo sulle bollette: previsti tre miliardi che andranno a sostegno di imprese e almeno 8 milioni di famiglie. Dalle parole ai fatti”. Così Armando Siri, Consigliere per le politiche economiche del Vicepremier Matteo Salvini e coordinatore dipartimenti Lega.
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Alcune veloci considerazioni a partire dalle cose che credo vadano meglio precisate. La prima: non siamo stati e non siamo di fronte a postura bellicista dell’Europa. Non è mai stata l’Ue a voler fare o a voler continuare la guerra e non è nemmeno vero che la mancanza di iniziative di pace siano dipese da una mancanza di volontà politica della ue. È stato Putin a rifiutare sempre ogni dialogo, quel dialogo che oggi riconosce a Trump perché lo legittima come suo alleato", Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.
"Occorre spingere con forza per un’autonomia strategica e politica dell’Europa, iniziando subito il percorso di cooperazione sulla difesa perché non saranno le buone intenzioni a rendere forte l’Unione Europea ma la capacità di imporsi e esercitare deterrenza, non escludendo nessuna opzione che sarà necessario adottare e che sarà stabilita in quadro di solidarietà europea".
"Per noi, democratici e europei, è il tempo di decidere - aggiunge Picierno- se essere solo un pezzetto di un Risiko in cui altri tirano i dadi o se essere un continente libero e forte. E va chiarito tanto ai nemici della democrazia quanto ai nostri alleati, senza perdere altro tempo e senza cincischiare noi: l’unica lotta che definisce il nostro tempo e il campo della politica, oggi, è quella dell’europeismo e in difesa delle democrazie liberali e delle libertà dei popoli".
"Siamo noi tutti in questo campo? Pensiamo ad un'alternativa alla destra che parta da questo campo? A me onestamente non è ancora chiaro. Sarei felice di essere smentita, ovviamente. Ma servono parole chiare che vanno pronunciate senza più giocare a nascondino. Crediamo tutti in un’Europa competitiva, con attori strategici del mercato più grandi e forti, un’Europa pronta ad affrontare le crisi internazionali sul piano politico e militare? Perchè questa è l’Europa che serve al mondo e agli europei. Non domani, oggi".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Giorgia Meloni, "nell’incontro di Parigi c’era in ritardo e di malavoglia. Intanto partecipa con trasporto e passione agli incontri della destra mondiale che considera l’Europa un incidente della storia. A Kyiv alle celebrazioni per il terzo anno della resistenza, non c’era proprio. A dir il vero ero sola proprio come italiana, ma con tanti colleghi progressisti e socialisti, c’era il mondo libero, i leader e parlamentari progressisti consapevoli della sfida che abbiamo di fronte e che il tempo di agire è ora". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.