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Arabia Saudita, il regno della caccia alle streghe

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A un certo punto, sua figlia “ha cominciato improvvisamente a comportarsi in modo anomalo”. La ragazza si era recata in un centro commerciale di Gedda insieme alla collaboratrice domestica, una migrante dello Sri Lanka. Il padre ha chiamato la polizia, che ha arrestato la donna. Accusa: maleficio. Condanna: decapitazione

La scorsa settimana, mentre il presidente degli Usa Barack Obama conversava amabilmente con le autorità dell’Arabia Saudita, una quarantina di persone (quasi tutte di nazionalità straniera, molte di esse donne) attendevano in carcere di conoscere il loro destino al termine del processo nel quale erano imputate di stregoneria o di arti magiche.

Anche se in Arabia Saudita non esiste un codice penale scritto, la loro sentenza – quella sì – è scritta: pena di morte.

Per molte donne migranti, per lo più asiatiche, impiegate come collaboratrici domestiche in Arabia Saudita, l’accusa di aver fatto un sortilegio alla famiglia del datore di lavoro è molto più frequente di quanto si possa immaginare. 

Bastano uno sguardo di sfida, un copricapo o un abbigliamento considerato stravagante o la coincidenza temporale tra l’assunzione in servizio di una collaboratrice domestica e qualche sventura privata, per far scattare la denuncia. In altri casi, si tratta di una ritorsione: se la collaboratrice domestica minaccia il datore di lavoro per non averla pagata o per averla violentata, quest’ultimo l’accusa di essere una strega.

Quella che è stata definita “l’isteria medievale” in corso in Arabia Saudita è iniziata cinque anni fa, con la costituzione di unità speciali anti-stregoneria all’interno della polizia religiosa, ufficialmente chiamata Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio. Sono stati istituiti un numero verde e un sito, che hanno prodotto nel giro di due anni circa 600 denunce. Nel 2012, le autorità hanno comunicato che erano state arrestate 215 presunte streghe. L’anno scorso, hanno iniziato a sorvegliare Twitter per scoprire cinguettii sospetti.

L’ultima esecuzione risale al giugno 2012, ma cinque “streghe” hanno esaurito gli appelli e rischiano la decapitazione da un giorno all’altro.

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