Dopo l’Expo, il Mose. Le grandi opere vengono sommerse dalle tangenti, riemerge un passato che invano il vento di Matteo Renzi ha cercato di lasciare solo ai ricordi, quelli brutti. E invece ora il presidente del Consiglio è costretto di nuovo a commentare “un’amarezza enorme”, una “ferita”. Al netto della presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione, attacca, “un politico indagato per corruzione fosse per me lo indagherai per alto tradimento. Il problema della corruzione non sono le regole che non ci sono ma quelle che non si rispettano”. Il presidente del Consiglio auspica che i processi vadano veloci e si arrivi a sentenza il prima possibile. Ma non nasconde il problema. Gli chiedono un commento sulla politica “lambita” dall’inchiesta. “Altro che lambita” risponde lui. “Smettiamo di dire che ci sono i ladri perché non ci sono le regole: la gente che ruba va mandata a casa – aggiunge – Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri”. Dall’altra parte c’è Forza Italia che, attraverso il Mattinale attraverso Renato Brunetta, invece si dice “vicina” a Galan (l’ex ministro e presidente del Veneto accusato di aver preso milioni di euro in tangenti) e parla di “spifferi delle Procure”, quando invece gli arresti di Venezia sono scattati per un’ordinanza del tribunale di circa 800 pagine.
Nel frattempo mercoledì 11 giugno si inizierà a discutere l’autorizzazione a procedere per l’arresto di Galan, mentre dalla Procura di Venezia arriva la conferma che anche l’ex ministro dei Trasporti Altero Matteoli che, secondo le ipotesi dell’accusa, sarebbe entrato nel “gioco” delle dazioni di denaro. Infine, mentre la prefettura di Venezia ha sospeso dalla carica il sindaco arrestato, Giorgio Orsoni, l’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso (Forza Italia), dal carcere, ha rassegnato le “irrevocabili dimissioni”.
Lotti (Pd): “Orsoni? Non è un iscritto al Pd”
Ma in precedenza era intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, uno dei principali collaboratori del presidente del Consiglio: “Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni – sostiene Lotti, tra l’altro coordinatore della segreteria democratica – contrariamente a quello che ho letto stamani non è iscritto al Pd. Non ha tessera. E’ un sindaco indipendente e il Pd, che lo sostiene in consiglio comunale a Venezia, non significa che rubi”. Insomma per Lotti “l’accostamento tra Pd in consiglio comunale e un capo d’accusa personale lo trovo alquanto forzato. Questo non significa scaricare nessuno, ma è giusto precisare la verità dei fatti. Le responsabilità sono individuali, non hanno un colore di partito, e i ladri devono andare in galera”. Lotti tuttavia pare dimenticare che oltre a Orsoni tra i 35 arrestati dalla Procura di Venezia c’è anche Giampietro Marchese, ex vicepresidente in consiglio regionale che avrebbe incassato per 8 anni (fino al 2013) circa mezzo milione di euro: soldi ricevuti una volta al ristorante, altre volte direttamente in Regione.
Il Mattinale di Forza Italia: “Spifferi delle Procure”
Forza Italia invece imbraccia il garantismo. “Certamente la strana vicenda che sta emergendo intorno al Mose ha dei contorni poco nitidi – scrive il Mattinale, il foglio redatto alla Camera da Renato Brunetta – e le persone coinvolte a vario titolo dovranno in qualche modo chiarire la loro posizione e i loro presunti comportamenti. Detto questo, la posizione di Forza Italia è quella di sempre. Da noi non troverete mai verbali rubati e condanne a priori o a prescindere. Non troverete riportati e trascritti gli spifferi usciti dalle varie Procure o le intercettazioni di questo o quel personaggio chiave”. “Da noi regna il garantismo, prima di tutto – continua il foglio azzurro – Per il rispetto dei coinvolti, ma anche per rispetto dei cittadini e delle istituzioni che non meritano la spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie e le gogne mediatiche preventive. E il nostro è un garantismo, come abbiamo dimostrato a testa alta in diverse e numerose occasioni, a trecentosessanta gradi: con gli amici, e ancor di più con i non amici. La politica non può ripartire dall’azione della magistratura. Non può essere succhia ruote dei protagonismi dei pm di turno”. Quindi di chi è la responsabilità degli scandali? “La rigidità, che non deve certo giustificare eventuali comportamenti illeciti, non ha certo aiutato lo sviluppo di questo grande progetto del Mose – spiegano i forzisti – E poi le regole: troppo complesse, troppo restrittive, troppo confuse. Bandi e appalti poco trasparenti hanno fatto il resto. Urge mettere mano ad un sistema che, in ogni parte d’Italia, porta lungaggini, ritardi, aumenti dei costi e malaffare, ancora non appurato con certezza nella vicenda in questione. Per il resto, il gruppo parlamentare della Camera esprime solidarietà e vicinanza a Galan per le gravi accuse a lui rivolte, siamo certi che saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono imputati”.
Indagato anche Matteoli: “Per lavori collaterali al Mose”
Intanto però nell’inchiesta sugli appalti del Mose è coinvolto anche l’ex ministro dell’ambiente e poi ai trasporti Altero Matteoli, oggi senatore di Forza Italia e presidente della commissione Lavori pubblici. Matteoli, secondo quanto spiega l’Ansa, sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito dall’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. Il coinvolgimento di Matteoli non riguarda però le opere del Mose ma altri interventi di carattere ambientale eseguiti sempre dal Consorzio. Matteoli, anche nei giorni scorsi, quando erano emersi i primi aspetti della vicenda che lo riguarda, ha sempre smentito un suo coinvolgimento nella vicenda.
Mercoledì via all’iter per l’ok all’arresto di Galan
E’ prevista invece per mercoledì la seduta della Giunta delle Autorizzazioni della Camera nella quale si inizierà a discutere della richiesta di autorizzazione alla custodia cautelare nei confronti del deputato di Forza Italia e presidente della commissione Cultura Giancarlo Galan. All’ordine del giorno l’esposizione del relatore del caso Mariano Rabino, deputato di Scelta civica. “Passerò il week end a studiare le 738 pagine del provvedimento del giudice delle indagini preliminari – spiega all’Adnkronos – sempre che nel frattempo non arrivino altre carte o altre richieste. La volontà mia e dei miei colleghi è di procedere con il massimo rigore, verificando se sarà necessario richiedere altra documentazione e naturalmente dando la possibilità a Galan di essere ascoltato, senza alcun intento dilatorio, per concludere entro i trenta giorni previsti, quindi entro il 4 luglio, l’esame del caso”. “Ricordo -conclude Rabino- che ovviamente il nostro compito è valutare soltanto se di fronte alla richiesta di un provvedimento così eccezionale come la custodia cautelare, c’è da parte della magistratura un intento persecutorio”.
Il ministero: “Due diligence sui lavori del Mose”
Poi ci sono i lavori ancora in corso. Oggi è stato sentito in commissione Ambiente il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro che, rispondendo a un’interrogazione del M5s, ha confermato la linea del ministero già espressa in precedenza dal viceministro Riccardo Nencini. “Subito – ha affermato . deve partire un’azione di controllo straordinaria; una due diligence per verificare la coerenza sul Mose tra le spese e gli interventi”. “Il sistema Mose sarà ultimato nel 2016 – ha aggiunto Del Basso De Caro – Fermare l’opera provocherebbe un danno gravissimo e certo con effetti economici di elevata entità”. Il sistema Mose – osserva il sottosegretario – ”di rilevante impatto tecnologico ed economico, è da sempre considerata un’opera strategica nazionale: non solo una grande opera ma anche fondamentale a livello territoriale con forti valenze ambientali”. “Ad oggi – rileva il sottosegretario – l’avanzamento dei lavori è all’85%” e sono al lavoro circa “4mila persone”. Il costo totale dell’opera è di “4.866 milioni di euro, il valore di oltre 5.000 milioni di euro”. Del Basso ricorda anche con la ‘curà di tagli di “Bondi furono tolti circa 600 milioni” provocando “uno slittamento di un anno dei lavori”; mentre nell’ultima Legge di Stabilità sono stati inclusi circa ”400 milioni per il 2014-2017”.
Cantone: “E’ peggio di Expo, cambiare la legge sugli appalti”
“Un sistema inquietante, più grave di Expo” lo definisce Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Per Cantone, intervistato da Radio 1, “è innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato” ma cambiare le regole non basta, occorre “discontinuità politica e culturale”. E il messaggio nei corridoi della politica resta quello dell’imbarazzo, tra destra e sinistra coinvolte che cercano di smarcarsi e ribadire la discontinuità su un sistema che “appartiene al passato”. “Sono intristito, ma non stupito”, dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Duro attacco dal blog di Beppe Grillo dove è stata pubblicata la lista degli arresti in casa Pd: “Noi vinciamo poi”, si legge, “ma arrestano voi”.
“C’è un problema sulla legge per gli appalti, non è adeguata e va cambiata”. Con queste parole Raffaele Cantone, presidente dell’autorità Anticorruzione, interviene nell’ambito dell’inchiesta sul Mose con un intervista su La Repubblica. “Opere fatte con deroghe finiscono quasi sempre con fatti di corruzione – osserva – C’è una legge inadeguata a gestire le grandi opere. C’è troppo formalismo per le piccole amministrazioni e un difetto per le grandi. Bisogna migliorare le qualità ispettive, ampliare il potere sanzionatorio e consentire all’Anac di essere più efficiente nei controlli che fa”, aggiunge Cantone, nominato da Matteo Renzi come commissario anti-corruzione per Expo. Cantone sottolinea che la legge Severino sull’anticorruzione: “Prevede il patto di integrità, una clausola nei contratti che consente la revoca se si verifica un fatto di corruzione. È uno strumento utilissimo che già esiste e che mi auguro venga applicato”. E sempre sulla Severino dice: “Merita un tagliando, ci sono cose da cambiare, soprattutto sui poteri dell’Anac e sulla prevenzione”. Alla domanda se abbia chiesto al presidente del Consiglio di dare all’Anac il potere di revocare appalti corrotti risponde così: “Non ne ho parlato con Renzi, ma sicuramente è uno dei temi da affrontare. Quando dimostri che un appalto è oggetto di attività corruttiva è moralmente paradossale che il soggetto che lo ha conseguito continui a lavorare”.
Beppe Grillo: “Noi vinciamo poi, intanto arrestano voi”
Noi vinciamo poi, intanto #arrestanovoi”. Così Beppe Grillo sul suo blog, che poi cita “arrestato sindaco Pd di Modugno per concussione, arrestato sindaco Pd di Melito Porto Salvo per associazione mafiosa, arrestato sindaco appoggiato dal Pd di Valmadrera per associazione mafiosa, arrestato sindaco Pd di Pioltello per tangenti, arrestato sindaco Pd di Carlatino per concussione, Primo Greganti del Pd arrestato per lo scandalo Expo, Francantonio Genovese deputato Pd arrestato per associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa, arrestato sindaco Pd di Venezia per le tangenti Mose, continua…”. Grillo lancia poi il “nuovo hashtag di tendenza #arrestanovoi“.
Il ministro Orlando: “Sono intristito, non stupito: senza concorrenza c’è opacità”
“Sono intristito ma non stupito” dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando che a Venezia ha partecipato all’assemblea di Confcommercio. Uno stupore, spiega, riferito non ovviamente “ai singoli provvedimenti della magistratura e agli arresti, ma ad una situazione di mancanza di concorrenza che determina opacità”. Alla domanda se l’Italia ce la può fare , Orlando risponde che “riusciamo a farcela se traiamo delle lezioni: basta con le procedure eccezionali, basta con i percorsi emergenziali. Dove non c’è concorrenza e mercato è più facile che si creino opacità”. Per Orlando “abbiamo le leggi, facciamole funzionare”.
Vietti (Csm): “Rivedere sistema deroghe. Cantone? Non so che poteri ha”
Sulla questione interviene anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti: “Abbiamo ampliato troppo le deroghe, ma queste scorciatoie hanno aperto le porte alla corruzione: occorre rinunciare e rivedere il sistema delle deroghe negli appalti per le grandi opere e rendere più semplice e meno farraginosa la normativa ordinaria”. Per quanto, inoltre, riguarda il ddl anticorruzione, Vietti ritiene che “serva un completamento della normativa Severino che funziona sulla prevenzione ma ha qualche lacuna sulle sanzioni. Mi auguro si faccia presto”. “Non so quali siano i poteri attribuiti a Cantone – conclude il vicepresidente del Csm – per il momento non sono attribuibili a dei testi normativi”.
Giachetti (Pd): “Sbagliato chiedere le dimissioni di Zaia”
Il Partito democratico cerca di reggere il colpo dopo gli arresti. Tante le condanne, ma non sono mancate le difese dei colleghi. Il primo cittadino di Torino Piero Fassino: “Giorgio Orsoni persona onesta”, ha detto in riferimento al sindaco Pd arrestato per finanziamento illecito. Mentre i consiglieri democratici del Veneto hanno chiesto le dimissioni del presidente Zaia. Una presa di posizione criticata dal deputato Roberto Giachetti: “Non mi è piaciuto per niente”, ha detto ad Agorà, “che alcuni esponenti del Partito democratico abbiano chiesto le dimissioni di Zaia. Noi dobbiamo portare avanti la lotta tra la gente perbene e i disonesti, e non si capisce per quale motivo bisogna chiedere le dimissioni di un presidente che non risulta minimamente indagato, solo per polemica politica: politicamente è una cosa sbagliata. Questo è un sistema, non solo dei partiti visto che coinvolge anche ex magistrati di Corte dei conti o ufficiali di Guardia di Finanza, che getta discredito e distrugge il lavoro di migliaia di amministratori che a loro rischio e pericolo si occupano di provvedimenti a sostegno della gente e delle famiglie”. “Le grandi opere che si fanno devono essere utili – ha concluso Giachetti – ma non è vero che in Italia sempre e comunque accadono episodi di corruzione: io nel Giubileo del 2000, da capo di gabinetto del sindaco di Roma, ho firmato decine e decine di delibere anche per quantità ingenti di soldi e a Natale non ho ricevo neanche un panettone
Politica
Mose, Renzi: “Politici? E’ alto tradimento”. Il Mattinale di Brunetta: “Vicini a Galan”
Il presidente del Consiglio: "Ogni volta che escono vicende come queste è una ferita, ma il problema non sono le regole, ma i ladri". Il sottosegretario e coordinatore della segreteria Lotti: "Il sindaco di Venezia non è iscritto al partito". Cantone: "E' più grave di Expo". Grillo: "Noi #vinciamopoi, ma #arrestanovoi". Indagato anche Matteoli, mercoledì via all'iter alla Camera per l'ok all'arresto dell'ex presidente del Veneto
Dopo l’Expo, il Mose. Le grandi opere vengono sommerse dalle tangenti, riemerge un passato che invano il vento di Matteo Renzi ha cercato di lasciare solo ai ricordi, quelli brutti. E invece ora il presidente del Consiglio è costretto di nuovo a commentare “un’amarezza enorme”, una “ferita”. Al netto della presunzione di innocenza garantita dalla Costituzione, attacca, “un politico indagato per corruzione fosse per me lo indagherai per alto tradimento. Il problema della corruzione non sono le regole che non ci sono ma quelle che non si rispettano”. Il presidente del Consiglio auspica che i processi vadano veloci e si arrivi a sentenza il prima possibile. Ma non nasconde il problema. Gli chiedono un commento sulla politica “lambita” dall’inchiesta. “Altro che lambita” risponde lui. “Smettiamo di dire che ci sono i ladri perché non ci sono le regole: la gente che ruba va mandata a casa – aggiunge – Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri”. Dall’altra parte c’è Forza Italia che, attraverso il Mattinale attraverso Renato Brunetta, invece si dice “vicina” a Galan (l’ex ministro e presidente del Veneto accusato di aver preso milioni di euro in tangenti) e parla di “spifferi delle Procure”, quando invece gli arresti di Venezia sono scattati per un’ordinanza del tribunale di circa 800 pagine.
Nel frattempo mercoledì 11 giugno si inizierà a discutere l’autorizzazione a procedere per l’arresto di Galan, mentre dalla Procura di Venezia arriva la conferma che anche l’ex ministro dei Trasporti Altero Matteoli che, secondo le ipotesi dell’accusa, sarebbe entrato nel “gioco” delle dazioni di denaro. Infine, mentre la prefettura di Venezia ha sospeso dalla carica il sindaco arrestato, Giorgio Orsoni, l’assessore alle Infrastrutture Renato Chisso (Forza Italia), dal carcere, ha rassegnato le “irrevocabili dimissioni”.
Lotti (Pd): “Orsoni? Non è un iscritto al Pd”
Ma in precedenza era intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, uno dei principali collaboratori del presidente del Consiglio: “Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni – sostiene Lotti, tra l’altro coordinatore della segreteria democratica – contrariamente a quello che ho letto stamani non è iscritto al Pd. Non ha tessera. E’ un sindaco indipendente e il Pd, che lo sostiene in consiglio comunale a Venezia, non significa che rubi”. Insomma per Lotti “l’accostamento tra Pd in consiglio comunale e un capo d’accusa personale lo trovo alquanto forzato. Questo non significa scaricare nessuno, ma è giusto precisare la verità dei fatti. Le responsabilità sono individuali, non hanno un colore di partito, e i ladri devono andare in galera”. Lotti tuttavia pare dimenticare che oltre a Orsoni tra i 35 arrestati dalla Procura di Venezia c’è anche Giampietro Marchese, ex vicepresidente in consiglio regionale che avrebbe incassato per 8 anni (fino al 2013) circa mezzo milione di euro: soldi ricevuti una volta al ristorante, altre volte direttamente in Regione.
Il Mattinale di Forza Italia: “Spifferi delle Procure”
Forza Italia invece imbraccia il garantismo. “Certamente la strana vicenda che sta emergendo intorno al Mose ha dei contorni poco nitidi – scrive il Mattinale, il foglio redatto alla Camera da Renato Brunetta – e le persone coinvolte a vario titolo dovranno in qualche modo chiarire la loro posizione e i loro presunti comportamenti. Detto questo, la posizione di Forza Italia è quella di sempre. Da noi non troverete mai verbali rubati e condanne a priori o a prescindere. Non troverete riportati e trascritti gli spifferi usciti dalle varie Procure o le intercettazioni di questo o quel personaggio chiave”. “Da noi regna il garantismo, prima di tutto – continua il foglio azzurro – Per il rispetto dei coinvolti, ma anche per rispetto dei cittadini e delle istituzioni che non meritano la spettacolarizzazione delle vicende giudiziarie e le gogne mediatiche preventive. E il nostro è un garantismo, come abbiamo dimostrato a testa alta in diverse e numerose occasioni, a trecentosessanta gradi: con gli amici, e ancor di più con i non amici. La politica non può ripartire dall’azione della magistratura. Non può essere succhia ruote dei protagonismi dei pm di turno”. Quindi di chi è la responsabilità degli scandali? “La rigidità, che non deve certo giustificare eventuali comportamenti illeciti, non ha certo aiutato lo sviluppo di questo grande progetto del Mose – spiegano i forzisti – E poi le regole: troppo complesse, troppo restrittive, troppo confuse. Bandi e appalti poco trasparenti hanno fatto il resto. Urge mettere mano ad un sistema che, in ogni parte d’Italia, porta lungaggini, ritardi, aumenti dei costi e malaffare, ancora non appurato con certezza nella vicenda in questione. Per il resto, il gruppo parlamentare della Camera esprime solidarietà e vicinanza a Galan per le gravi accuse a lui rivolte, siamo certi che saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono imputati”.
Indagato anche Matteoli: “Per lavori collaterali al Mose”
Intanto però nell’inchiesta sugli appalti del Mose è coinvolto anche l’ex ministro dell’ambiente e poi ai trasporti Altero Matteoli, oggi senatore di Forza Italia e presidente della commissione Lavori pubblici. Matteoli, secondo quanto spiega l’Ansa, sarebbe entrato nel gioco di dazioni di denaro, in cambio di favori, costruito dall’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. Il coinvolgimento di Matteoli non riguarda però le opere del Mose ma altri interventi di carattere ambientale eseguiti sempre dal Consorzio. Matteoli, anche nei giorni scorsi, quando erano emersi i primi aspetti della vicenda che lo riguarda, ha sempre smentito un suo coinvolgimento nella vicenda.
Mercoledì via all’iter per l’ok all’arresto di Galan
E’ prevista invece per mercoledì la seduta della Giunta delle Autorizzazioni della Camera nella quale si inizierà a discutere della richiesta di autorizzazione alla custodia cautelare nei confronti del deputato di Forza Italia e presidente della commissione Cultura Giancarlo Galan. All’ordine del giorno l’esposizione del relatore del caso Mariano Rabino, deputato di Scelta civica. “Passerò il week end a studiare le 738 pagine del provvedimento del giudice delle indagini preliminari – spiega all’Adnkronos – sempre che nel frattempo non arrivino altre carte o altre richieste. La volontà mia e dei miei colleghi è di procedere con il massimo rigore, verificando se sarà necessario richiedere altra documentazione e naturalmente dando la possibilità a Galan di essere ascoltato, senza alcun intento dilatorio, per concludere entro i trenta giorni previsti, quindi entro il 4 luglio, l’esame del caso”. “Ricordo -conclude Rabino- che ovviamente il nostro compito è valutare soltanto se di fronte alla richiesta di un provvedimento così eccezionale come la custodia cautelare, c’è da parte della magistratura un intento persecutorio”.
Il ministero: “Due diligence sui lavori del Mose”
Poi ci sono i lavori ancora in corso. Oggi è stato sentito in commissione Ambiente il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro che, rispondendo a un’interrogazione del M5s, ha confermato la linea del ministero già espressa in precedenza dal viceministro Riccardo Nencini. “Subito – ha affermato . deve partire un’azione di controllo straordinaria; una due diligence per verificare la coerenza sul Mose tra le spese e gli interventi”. “Il sistema Mose sarà ultimato nel 2016 – ha aggiunto Del Basso De Caro – Fermare l’opera provocherebbe un danno gravissimo e certo con effetti economici di elevata entità”. Il sistema Mose – osserva il sottosegretario – ”di rilevante impatto tecnologico ed economico, è da sempre considerata un’opera strategica nazionale: non solo una grande opera ma anche fondamentale a livello territoriale con forti valenze ambientali”. “Ad oggi – rileva il sottosegretario – l’avanzamento dei lavori è all’85%” e sono al lavoro circa “4mila persone”. Il costo totale dell’opera è di “4.866 milioni di euro, il valore di oltre 5.000 milioni di euro”. Del Basso ricorda anche con la ‘curà di tagli di “Bondi furono tolti circa 600 milioni” provocando “uno slittamento di un anno dei lavori”; mentre nell’ultima Legge di Stabilità sono stati inclusi circa ”400 milioni per il 2014-2017”.
Cantone: “E’ peggio di Expo, cambiare la legge sugli appalti”
“Un sistema inquietante, più grave di Expo” lo definisce Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Per Cantone, intervistato da Radio 1, “è innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato” ma cambiare le regole non basta, occorre “discontinuità politica e culturale”. E il messaggio nei corridoi della politica resta quello dell’imbarazzo, tra destra e sinistra coinvolte che cercano di smarcarsi e ribadire la discontinuità su un sistema che “appartiene al passato”. “Sono intristito, ma non stupito”, dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Duro attacco dal blog di Beppe Grillo dove è stata pubblicata la lista degli arresti in casa Pd: “Noi vinciamo poi”, si legge, “ma arrestano voi”.
“C’è un problema sulla legge per gli appalti, non è adeguata e va cambiata”. Con queste parole Raffaele Cantone, presidente dell’autorità Anticorruzione, interviene nell’ambito dell’inchiesta sul Mose con un intervista su La Repubblica. “Opere fatte con deroghe finiscono quasi sempre con fatti di corruzione – osserva – C’è una legge inadeguata a gestire le grandi opere. C’è troppo formalismo per le piccole amministrazioni e un difetto per le grandi. Bisogna migliorare le qualità ispettive, ampliare il potere sanzionatorio e consentire all’Anac di essere più efficiente nei controlli che fa”, aggiunge Cantone, nominato da Matteo Renzi come commissario anti-corruzione per Expo. Cantone sottolinea che la legge Severino sull’anticorruzione: “Prevede il patto di integrità, una clausola nei contratti che consente la revoca se si verifica un fatto di corruzione. È uno strumento utilissimo che già esiste e che mi auguro venga applicato”. E sempre sulla Severino dice: “Merita un tagliando, ci sono cose da cambiare, soprattutto sui poteri dell’Anac e sulla prevenzione”. Alla domanda se abbia chiesto al presidente del Consiglio di dare all’Anac il potere di revocare appalti corrotti risponde così: “Non ne ho parlato con Renzi, ma sicuramente è uno dei temi da affrontare. Quando dimostri che un appalto è oggetto di attività corruttiva è moralmente paradossale che il soggetto che lo ha conseguito continui a lavorare”.
Beppe Grillo: “Noi vinciamo poi, intanto arrestano voi”
Noi vinciamo poi, intanto #arrestanovoi”. Così Beppe Grillo sul suo blog, che poi cita “arrestato sindaco Pd di Modugno per concussione, arrestato sindaco Pd di Melito Porto Salvo per associazione mafiosa, arrestato sindaco appoggiato dal Pd di Valmadrera per associazione mafiosa, arrestato sindaco Pd di Pioltello per tangenti, arrestato sindaco Pd di Carlatino per concussione, Primo Greganti del Pd arrestato per lo scandalo Expo, Francantonio Genovese deputato Pd arrestato per associazione per delinquere, riciclaggio, peculato e truffa, arrestato sindaco Pd di Venezia per le tangenti Mose, continua…”. Grillo lancia poi il “nuovo hashtag di tendenza #arrestanovoi“.
Il ministro Orlando: “Sono intristito, non stupito: senza concorrenza c’è opacità”
“Sono intristito ma non stupito” dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando che a Venezia ha partecipato all’assemblea di Confcommercio. Uno stupore, spiega, riferito non ovviamente “ai singoli provvedimenti della magistratura e agli arresti, ma ad una situazione di mancanza di concorrenza che determina opacità”. Alla domanda se l’Italia ce la può fare , Orlando risponde che “riusciamo a farcela se traiamo delle lezioni: basta con le procedure eccezionali, basta con i percorsi emergenziali. Dove non c’è concorrenza e mercato è più facile che si creino opacità”. Per Orlando “abbiamo le leggi, facciamole funzionare”.
Vietti (Csm): “Rivedere sistema deroghe. Cantone? Non so che poteri ha”
Sulla questione interviene anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti: “Abbiamo ampliato troppo le deroghe, ma queste scorciatoie hanno aperto le porte alla corruzione: occorre rinunciare e rivedere il sistema delle deroghe negli appalti per le grandi opere e rendere più semplice e meno farraginosa la normativa ordinaria”. Per quanto, inoltre, riguarda il ddl anticorruzione, Vietti ritiene che “serva un completamento della normativa Severino che funziona sulla prevenzione ma ha qualche lacuna sulle sanzioni. Mi auguro si faccia presto”. “Non so quali siano i poteri attribuiti a Cantone – conclude il vicepresidente del Csm – per il momento non sono attribuibili a dei testi normativi”.
Giachetti (Pd): “Sbagliato chiedere le dimissioni di Zaia”
Il Partito democratico cerca di reggere il colpo dopo gli arresti. Tante le condanne, ma non sono mancate le difese dei colleghi. Il primo cittadino di Torino Piero Fassino: “Giorgio Orsoni persona onesta”, ha detto in riferimento al sindaco Pd arrestato per finanziamento illecito. Mentre i consiglieri democratici del Veneto hanno chiesto le dimissioni del presidente Zaia. Una presa di posizione criticata dal deputato Roberto Giachetti: “Non mi è piaciuto per niente”, ha detto ad Agorà, “che alcuni esponenti del Partito democratico abbiano chiesto le dimissioni di Zaia. Noi dobbiamo portare avanti la lotta tra la gente perbene e i disonesti, e non si capisce per quale motivo bisogna chiedere le dimissioni di un presidente che non risulta minimamente indagato, solo per polemica politica: politicamente è una cosa sbagliata. Questo è un sistema, non solo dei partiti visto che coinvolge anche ex magistrati di Corte dei conti o ufficiali di Guardia di Finanza, che getta discredito e distrugge il lavoro di migliaia di amministratori che a loro rischio e pericolo si occupano di provvedimenti a sostegno della gente e delle famiglie”. “Le grandi opere che si fanno devono essere utili – ha concluso Giachetti – ma non è vero che in Italia sempre e comunque accadono episodi di corruzione: io nel Giubileo del 2000, da capo di gabinetto del sindaco di Roma, ho firmato decine e decine di delibere anche per quantità ingenti di soldi e a Natale non ho ricevo neanche un panettone
Lady Etruria
di Davide Vecchi 11.4€ Acquista su AmazonArticolo Precedente
Grillo chiede incontro ai Verdi. La risposta: ‘Chiarisca se accordo M5S-Ukip è concluso’
Articolo Successivo
M5S, vertice a Milano. Grillo e Casaleggio: “Errori comunicazione. Ora toni moderati”
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Economia & Lobby
Dazi Usa, l’Ue vuole “reagire duramente”. Dalla rappresaglia fino all’esclusione di aziende americane: Bruxelles ha gli strumenti, non l’unità per adottarli
Da Il Fatto Quotidiano in Edicola
“Traffici sospetti sul Covid”: archiviato grazie alla riforma di Nordio che ha riscritto il reato
Da Il Fatto Quotidiano in Edicola
“Fecero richieste pure sul presidente Mattarella”: scoperti altri tre spioni in Banca Intesa
Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) - Un nuovo modello di sviluppo di terapia genica per il trattamento delle malattie rare si fa strada in Italia. Entro fine anno a Modena nell’Ospedale Universitario sarà operativo il primo Clinical trial center (Ctc) italiano di fase 1 con un laboratorio Glp (Good Laboratory Practice) integrato, grazie al supporto del Centro nazionale di ricerca 'Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna' finanziato dal programma NextGeneration Eu (Pnrr Missione 4, Istruzione e Ricerca). La struttura faciliterà il passaggio dagli studi preclinici agli studi sull’uomo e convaliderà la sicurezza e la fattibilità delle terapie per malattie genetiche rare di pelle, sangue, occhi, malattie da accumulo, renali, neuromuscolari e neurometaboliche. L’unicità nel panorama italiano del Ctc - si legge in una nota - è l’avere al proprio interno un laboratorio Glp, essenziale per raccogliere dati di farmacocinetica e biomarcatori per lo sviluppo delle fasi successive dei trial clinici ed il miglioramento delle strategie terapeutiche. Inoltre, l’essere attiguo al laboratorio di riferimento dello Spoke 1 (Spoke 1 Flag-ship), che ospita una piattaforma avanzata di sequenziamento del Dna di ultima generazione, risulta indispensabile per le analisi molecolari e genomiche del Ctc.
Capofila del progetto è lo Spoke 1 del Centro nazionale di terapia genica e farmaci Rna guidato dall'Università di Modena e Reggio Emilia insieme all’Istituto Telethon di genetica e medicina, all’università degli Studi di Bari Aldo Moro, l’università di Bologna, di Cagliari, degli Studi di Milano, degli Studi di Napoli Federico II, di Padova, degli Studi di Siena, ed al Gruppo Chiesi Farmaceutici, che si sta occupando di sviluppare terapie geniche e terapie a base di Rna all'avanguardia per alcune malattie genetiche paradigmatiche, oggi non curabili.
A coordinare lo Spoke 1 sarà Antonello Pietrangelo, professore ordinario di Medicina interna, direttore del dipartimento di Medicina interna e del ‘Centro di Medicina Genomica e malattie rare’ dell’Azienda ospedaliero-universitaria policlinico di Modena. "I gruppi di studio impegnati nella ricerca - spiega Pietrangelo - stanno conducendo le proprie sperimentazioni attraverso l’utilizzo di una nuova generazione di vettori virali per trasportare geni correttivi nelle cellule, insieme a terapie basate su cellule staminali per rigenerare tessuti danneggiati e di Rna terapeutico ed editing genetico, per correggere mutazioni direttamente nel Dna. Tutto attraverso anche l’utilizzo di ‘nanomedicine’, essenziali per raggiungere con precisione i target terapeutici, di organoidi e modelli tridimensionali di tessuti umani per testare queste terapie innovative senza l’uso di animali".
Una volta che il Clinical trial center "sarà operativo - precisa il professore - potremo monitorare la sicurezza di queste terapie e garantire la conformità agli standard normativi, fondamentali per i primi studi sull'uomo, e raccogliere dati farmacocinetici, farmacodinamici e biomarcatori vitali per informare le fasi successive della sperimentazione e migliorare così le strategie terapeutiche".
Aggiunge Rosario Rizzuto, presidente del Centro nazionale di ricerca 'Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia Rna', professore ordinario di Patologia generale, direttore del dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Padova: "Questo nuovo modello di sviluppo di terapia genica che integra gli studi preclinici di fase 1 con quelli di efficacia e di tossicologia in un'unica struttura, apre a nuove prospettive di cura più accessibili e più veloci, per le malattie rare e altre patologie. Il Clinical trial center di Modena - continua Rizzuto - incarna a pieno gli obiettivi e le sfide del Centro nazionale di terapia genica e farmaci Rna. Una grande rete pubblico-privata che mette a sistema tutte le competenze accademiche, tecnologiche e regolatorie per facilitare lo sviluppo della terapia e dei farmaci dall'inizio alla fine. Un sistema virtuoso che aiuta a ridurre i costi di sviluppo e produzione di un farmaco, condividere e non disperdere i dati già raccolti, e detenerne il know-how", conclude.
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Le malattie rare sono una priorità di sanità pubblica in tutta Europa e l’Italia si è dotata di un solido impianto normativo mediante l’istituzione della Rete Nazionale per le Malattie Rare e l’introduzione del Piano Nazionale per la tutela delle persone affette. Le norme vanno tuttavia attuate e tradotte in interventi concreti che garantiscano equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale". Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della giornata mondiale delle malattie rare.
"Negli ultimi anni sono stati raggiunti risultati straordinari grazie all’interazione tra genetica avanzata e intelligenza artificiale, rivoluzionando il modo con cui le patologie rare vengono diagnosticate, comprese e trattate. I progressi in questo campo sono il frutto di un incessante impegno collettivo in cui il coraggio dei pazienti e delle loro famiglie si intreccia con la determinazione della comunità medico–scientifica", prosegue il capo dello Stato.
"Purtroppo per molte malattie rare il percorso diagnostico è ancora lungo. Per questo motivo è fondamentale continuare a investire nella ricerca, nella formazione dei medici e nell’accesso a test genetici avanzati. La ricerca è speranza per il futuro di milioni di persone", conclude Mattarella.
Tutti in piazza per
Roma, 28 feb (Adnkronos) - "Le nostre istituzioni, a partire dal Quirinale, vengono attaccate da hacker ogni giorno, da quando la portavoce del Cremlino ha alzato il tiro contro il Presidente. E questo avviene da giorni. Nel totale silenzio della politica, tutta. Non basta la solidarietà, serve la denuncia". Lo scrive sui social il senatore del Pd Filippo Sensi.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Proseguono gli attacchi hacker Ddos del gruppo 'NoName057' rivolta a obiettivi, ad esempio, nei settori della pubblica amministrazione locale, della magistratura e delle poste. Tra i target del gruppo attivista russofono, a quanto si apprende, i siti del Quirinale, del Csm e il portale romano del partito Fratelli d'Italia.
I siti sono tutti fruibili e al momento risultano non raggiungibili soltanto il sito del Csm e quelli di alcuni comuni. Come sempre l'Agenzia per la cybersicurezza è entrata in azione per allertare i target e fornire supporto.
Beirut, 28 feb. (Adnkronos) - Le Idf hanno reso noto di aver ucciso Mohammed Mahdi Ali Shahin, un agente di Hezbollah coinvolto nel traffico di armi al confine tra Siria e Libano e nella distribuzione di armi alle unità di Hezbollah. L'attacco con drone israeliano è stato effettuato nell'area di Hermel, in Libano, fa sapere l'esercito israeliano, secondo cui l'uomo ha agito "per istituire nuovamente Hezbollah" e quindi "ha palesemente violato l'accordo tra Israele e Libano, rappresentando una minaccia per lo Stato di Israele".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Oggi siamo a Roma perché la comunità portuale ha fortemente voluto dimostrare come il porto di Venezia sia un porto centrale per l'economia e per la portualità italiana. In particolare, oggi raccontiamo i progetti che ora sono sull'agenda di governo a Roma, sia per quanto riguarda il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica sia per quanto riguarda il ministero delle Infrastrutture”. Con queste dichiarazioni, Fulvio Lino Di Blasio, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale Porti di Venezia e Chioggia, è intervenuto in occasione dell’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato da L’Adsp veneta e la Venezia Port Community, il cui obiettivo è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte, essendo la portualità una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia.
“In particolare, come commissario di governo alle crociere sto mandando al ministero dell'Ambiente, per avviare, poi, l'analisi della Commissione Via-Vas, quattro progetti: due riguardano l'accessibilità nautica. Il porto di Venezia è all'interno della laguna e la navigazione è garantita attraverso canali che devono essere mantenuti e messi in sicurezza. Il primo canale è Malamocco-Marghera, che collega il mare aperto al porto di Marghera. Il secondo canale è il Vittorio Emanuele, che collega la parte di Marghera alla Stazione Marittima e che abiliterebbe il ritorno delle navi da crociera piccole e di lusso alla stazione marittima, fortemente inibita dopo l'agosto del 2021 al passaggio delle navi da crociera sopra le 25mila tonnellate - spiega Di Blasio, che continua illustrando il terzo progetto - Una nuova isola per il contenimento dei sedimenti, perché l'attività di dragaggio che effettuiamo all'interno del sistema portuale è fondamentale non solo per la città, ma anche per il porto, perché tutti i rii urbani devono essere dragati e i sedimenti poi allocati in base alla loro tipologia. Si tratta, quindi, di una nuova isola di sedimenti con una capacità di oltre 6 milioni di metri cubi”.
Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale Porti di Venezia e Chioggia prosegue, poi, spiegando il quarto ed ultimo progetto: “La nuova stazione marittima, per quanto riguarda le crociere, sita a Marghera - sottolinea - Sono quattro progetti commissariali che stiamo inviando al ministero dell'Ambiente affinché possa partire la valutazione di impatto ambientale nazionale”.
“La scelta di fare la valutazione d'impatto ambientale nazionale è del commissario - conclude - Abbiamo scelto, con la grande consapevolezza di trovarci in un ambiente naturale molto delicato, la via della collaborazione con il ministero all'Ambiente. Inoltre, oggi presentiamo anche lo stato dell’arte di un altro progetto, di cui sono ulteriormente commissario straordinario, Montesyndial, una piattaforma intermodale che rappresenta un unicum nell'arco italiano del Nord est: 1600 metri di banchina e 90 ettari per una piattaforma di contenitori logistica e intermodale, cioè con il collegamento ferroviario. Abbiamo bandito i cantieri aperti per 190 milioni, con conclusione a giugno 2026, e ci servono altre risorse. La comunità portuale, pertanto, racconta come un porto vivo, su cui abbiamo crescenti richieste di insediamento da parte di operatori anche internazionali, abbia bisogno di queste risorse”.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Penso che il momento sia importante e critico, visti gli scenari internazionali. Le infrastrutture dei porti sono importantissime per la competitività delle aziende e dei territori stessi”. Così Leopoldo Destro, delegato per le tematiche di Trasporto, Logistica, Industria del turismo e Cultura di Confindustria, in occasione dell’evento ‘Sblocchiamo il futuro’ organizzato dall’Autorità di Sistema portuale (Adsp) veneta e la Venezia Port Community a Roma. Essendo la portualità una grande risorsa per il Veneto, per il Nord Est e per l’Italia, l’obiettivo primario dell’incontro è stato approfondire e condividere i progetti e gli investimenti che mirano a rafforzare le prospettive di sviluppo sostenibile per gli scali lagunari, ragionando anche sulle modalità più efficaci, sostenibili e tempestive per superare gli ostacoli all’orizzonte.
“Venezia è inserita in due dei nove corridoi Ten-T a livello europeo e ha quindi una centralità importante, strategica sia per le merci in entrata sia per le merci in uscita, con inoltre un retroporto senz'altro importante, collegato anche alla rete ferroviaria. Un aspetto, quest’ultimo, che vogliamo sottolineare - conclude Destro - perché l’intermodalità deve diventare sempre più importante. Importante anche il tema dei passeggeri e quindi del turismo, perché il porto Venezia ha valenza strategica anche per la parte turistica”.