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Rottama il barone, mandalo in pensione

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Le retromarcia del governo sulla rottamazione dei professori universitari è un piccolo ma simpatico esempio del Renzi-style e del suo riformismo preterintenzionale. Come al solito, si è cominciato con gli annunci, ma Lui le chiama linee-guida, che non devono per forza avere un senso, basta che lancino messaggi, producendo reazioni interiettive del tipo “Toh”, “Ma va’?”, “Però!”. Nel caso, il messaggio era: ma mandiamoli tutti a casa, questi baroni ultrasessantacinquenni, tutti rincoglioniti dal primo all’ultimo, che insegnano fino a settant’anni e aprono bocca solo per criticare. Mandiamoli via così, a prescindere, tanto per far vedere quanto siamo gggiovani, con tre g. Non per sostituirli con dei veri giovani, figuriamoci: costerebbe troppo, e poi è così smart che cerchino lavoro all’estero…

L’unico problema, come sempre, è che persino le riforme renziane devono avere uno straccio di copertura finanziaria: e questa proprio non l’aveva. Appena i tecnici hanno alzato il soppracciglio, però, li si è trattatti da gufi pure loro: ma intanto si è alzata provvisoriamente l’età del pensionamento a sessantotto anni, non si sa mai. Fra parentesi, è così che si fanno anche le riforme della Costituzione e della legge elettorale: si buttano lì delle proposte e poi le si cambia in corso d’opera, tanto chi legge i giornali del giorno prima? Infine, si è scoperto che pagare i professori per non lavorare costa più che pagarli per lavorare sino a settant’anni: ma pensa te. Così, si è spedito in Parlamento a confessare che non se ne faceva niente l’ennesima signorina-parafulmine, la vezzosa ministra Madia, protetta solo dalla sua autorità di mancata nuora del Presidente della Repubblica.

Ora, qualcuno sicuramente controbatterà che, per età e physique du rôle, il sottoscritto è poco meno barone e rincoglionito dei rottamandi: sicché, prima che lo faccia un altro, me lo controbatto da me. Poi, se vuole, controbatterà lui, e avanti così, controbattendocelo. O grullo, mi verrebbe da toscaneggiare, ma se dicessi le stesse cose e facessi il ciabattino, faccio per dire, che cosa mai potresti controbatterermi? Ma bando alle controbattute. Da decenni l’università italiana è squassata dalle smanie riformatrici degli apprendisti stregoni di turno: sicché, solo a sentire la parola riforma, la nostra mano corre spontaneamente alla Smith & Wesson. Ma posso fare una proposta anch’io? Sostituiteci con i ragazzi che oggi devono andare all’estero – uno per ogni pensionato, non uno ogni cinque, come ora – e all’estero ci andiamo noi, di corsa e senza salutare. 

 

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