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“Strasburgo e Repubblica, due stipendi per Maltese”. Lui: “Non ho doppio incarico”

L'editorialista del quotidiano, eletto in Europa con la Lista Tsipras, commenta così le indiscrezioni pubblicate su Dagospia: "Dopo 35 anni non smetto di fare il mio mestiere. Avrò un contratto di collaborazione e non scriverò di politica. Quindi nessun conflitto di interesse"
Curzio Maltese
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Curzio Maltese e il doppio stipendio giornalista/politico. Che tristezza”. “Ultima beffa a sinistra” e “doppio stipendio in lista Tsipras“. Alcuni utenti su Twitter commentano così la notizia pubblicata da Dagospia e ripresa da Libero e Il Giornale: l’editorialista di Repubblica, europarlamentare eletto a maggio tra le file della Lista Tsipras continuerà a fare il lavoro che ha sempre svolto prima dell’arrivo a Strasburgo. E, di conseguenza, aggiunge lo stipendio nuovo a quello “vecchio” ed esclude l’ipotesi di aspettativa non retribuita. Maltese, è vero? “Sono le solite cazzate di Dagospia“. Cioè? “Faccio il giornalista, anche con un certo esito, da 35 anni – spiega l’eurodeputato a ilfattoquotidiano.it – e, come è noto, lavoro a Repubblica. In campagna elettorale ho sempre detto che avrei continuato a fare il mio lavoro. Quando tornerò dalle ferie firmerò un contratto di collaborazione che, comunque, è una mia offerta”. Data di inizio? “Tra poco. Io ho dato disponibilità all’azienda, poi deciderà il direttore”.

Nel corso della sua carriera professionale Maltese ha spesso puntato il dito contro sprechi e paradossi della politica, senza dimenticare di denunciare gli eletti che si tenevano il doppio o triplo incarico. Accusa adesso rivolta e lui e prontamente respinta. Perché, dice, “non ho un doppio incarico pubblico. Quindi non c’è nessun doppio incarico“. Però c’è il rischio di un conflitto di interesse. “Ma no, su cosa? Non scriverò di politica, ma di cultura o di altro”. Sì, ma quando leggeremo un pezzo col suo nome a firmarlo sarà Maltese l’eurodeputato o Maltese il giornalista? “Quando faccio il politico non faccio il giornalista e viceversa. Il conflitto di interesse, nella mia posizione, c’è nel momento in cui non scrivi di una cosa perché riguarda un tuo amico”. Però ci sono state anche critiche da parte degli elettori. “Non so. Sembra che quelli di destra possano rubare e che quelli di sinistra non possano essere pagati per il loro lavoro. Del resto – continua – della lista Tsipras si parla del culo della Bacchiddu o di Barbara assenteista (Spinelli, che ha accettato l’incarico a Strasburgo nonostante le promesse di dimissioni una volta eletta, ndr) mentre l’Europa cade a pezzi”.

Per concludere, secondo quanto pubblicato dal sito di D’Agostino il direttore Ezio Mauro avrebbe preferito che l’editorialista optasse per l’aspettativa e che adesso stia pensando di inviarlo all’estero “magari in Iraq o in Siria“. Una cronaca dei fatti che per il diretto interessato non corrisponde al vero. “Ma ti pare che Mauro mi mandi dove dicono loro? Capisco che a Dagospia e a Belpietro dia fastidio che in Italia esistano ancora giornalisti. Secondo te dopo anni di carriera dovrei smettere di fare il mio mestiere perché me lo dicono Libero, D’Agostino o Il Fatto Quotidiano? Dai, con tutti i problemi che abbiamo stiamo qui a perdere tempo tempo”. 

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