I miliziani dello Stato islamico sono alle porte della Turchia e per questo il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ritiene “necessario” un intervento di terra in Siria e Iraq per sconfiggere gli uomini del califfato. Così, il paese della mezzaluna diventa il primo della coalizione occidentale a sostenere la necessità di inviare truppe nei territori occupati dall’Isis. Una decisione che, in qualche modo, rappresenta il secondo step di un cambio di atteggiamento del paese nei confronti dei jihadisti, dopo la liberazione dei 49 ostaggi turchi e il via libera del Parlamento alla mozione che stabiliva la possibilità di inviare soldati nei territori sotto il controllo dell’autoproclamato califfo, Abu bakr al-Baghdadi.
I report di giornalisti e organizzazioni umanitarie presenti al confine tra Siria e Turchia parlavano, già nella mattinata di martedì, di uno Stato Islamico che continua a guadagnare terreno a Kobane. I jihadisti hanno conquistato altri tre quartieri nella zona orientale, quella da cui i miliziani sono riusciti a penetrare, della città a maggioranza curda. Le milizie del Kurdistan sono assediate dai membri del movimento terroristico e non riescono a frenare la marcia degli uomini in nero che, ieri, hanno issato la bandiera nera, simbolo del gruppo, su una collina che sovrasta la città. In un villaggio a nord del paese, al confine turco, sono stati rapiti un parroco e 20 cristiani, ma non è ancora chiaro chi abbia compiuto il gesto. Continuano anche i tentativi di affiliazione nell’Isis da parte di cittadini stranieri: la polizia giapponese ha fermato e interrogato uno studente che, credono le forze dell’ordine, voleva unirsi allo Stato islamico.
Erdoğan: “Interveniamo con truppe di terra”. La soluzione migliore, per il neoeletto presidente turco, è quella di impiegare militari sul campo per fronteggiare e sconfiggere le milizie del califfato. Dopo che lunedì il portavoce dei curdi a Kobane, Idris Nassan, ha dichiarato che “i raid aerei da soli non sono davvero abbastanza per sconfiggere l’Isis”, anche Sefqan Ciya, portavoce delle forze curde dello Ypg, spinge per un maggiore impegno dei paesi occidentali, magari con interventi di terra: “I Raid in Siria sono stati finora inefficaci perché gli Usa non stanno conducendo uno sforzo congiunto con le forze di opposizione sul campo”. I miliziani curdi delle Unità per la protezione del popolo (Ypg), stanno continuando a indietreggiare di fronte alla forza militare dei soldati del califfo. Ieri i jihadisti hanno preso il controllo di una collina strategica, su cui ora sventola il vessillo dell’Isis, che permette loro di controllare una vasta area della città con l’artiglieria. Le famiglie di Kobane hanno abbandonato il centro città e stanno fuggendo verso il confine con la Turchia, dove stanno ripiegando anche diversi miliziani in ritirata: “Stanno combattendo dentro la città – racconta il direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti umani, Rami Abdurrahman – Centinaia di civili sono scappati”. L’ufficio d’informazione riferisce che le guardie di frontiera turche hanno attaccato alcuni giovani profughi arrivati da Kobane (circa 700 nella sola notte tra lunedì e martedì, ndr), accusandoli di appartenere al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), gruppo armato curdo attivo in Turchia. Il centro città, sostiene il direttore, è ancora in mano ai combattenti curdi, ma ogni giorno l’Isis conquista terreno. Nella notte sono arrivate notizie di nuovi attacchi accompagnati da spari e colpi di mortaio, dopo la caduta dei quartieri di Kani Arban, New Maqtalah e la zona industriale di Kobane, da parte dei miliziani dello stato Islamico nelle zone occidentali e meridionali della città.
Isis alle porte, scontri di piazza in Turchia: “18 morti”
La polizia turca è intervenuta con cannoni ad acqua e lacrimogeni per disperdere diverse manifestazioni indette dal partito curdo (Hdp) in solidarietà con Kobane sotto assedio. Lo riferiscono i media arabi. A Kadikoy, distretto di Istanbul, si sono registrati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Manifestazioni si sono registrate anche ad Ankara, Antakya, Antalya e in altre città minori. Un dimostrante è rimasto ucciso e un altro ferito da colpi di arma da fuoco nella provincia orientale turca di Mus Varto. Lo riferiscono i media arabi citando Hurriyet. La vittima, un giovane di 25 anni, sarebbe stato ucciso da un proiettile sparato dalla polizia. In seguito agli scontri, le autorità turche hanno imposto il coprifuoco in sei distretti di Mardin, la regione sudorientale della Turchia, non lontano dal confine con la Siria. Si registrano vittime anche negli scontri scoppiati a Diyarbakir, la città a maggioranza curda più grande del Paese. Secondo i media turchi ammonterebbe a 18 il totale delle vittime.
Rapiti un parroco e 20 cristiani
Secondo l’agenzia Fides, che cita il Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, Georges Abou Khazen, un parroco e 20 cristiani sono stati rapiti nel villaggio di Knayeh, al confine con la Turchia. “Purtroppo devo confermare la notizia del rapimento di padre Hanna Jallouf, che è stato sequestrato insieme a una ventina di persone”, ha dichiarato il vescovo ai giornalisti. Il sequestro sarebbe avvenuto nella notte tra domenica e lunedì ma ancora non c’è stata alcuna rivendicazione. “Non sappiamo – continua Abou Khazen – se siano stati gruppi di jihadisti o altri. Non riusciamo a contattare nessuno, e non siamo stati contattati da nessuno. Sappiamo soltanto che anche ieri il convento è stato saccheggiato, e altre persone del villaggio si sono nascoste. Tra i rapiti ci sono giovani, sia ragazzi che ragazze”. I frati minori della Custodia di Terra Santa, ricorda l’agenzia, sono presenti nella valle dell’Oronte da oltre 125 anni. Il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, Parla di Knayeh come di un villaggio oggetto di contesa tra “varie organizzazioni, da quelle criminali ai gruppi armati”. Il villaggio è passato di recente sotto il controllo dei ribelli siriani del Fronte al-Nusra, legati ad Al Qaeda, che l’hanno riconquistato dopo che lo Stato islamico se ne era impossessato.
Suora italiana scampa a rapimento
È scampata al rapimento suor Patrizia Guarino, 80enne suora italiana originaria della provincia di Avellino, missionaria in Siria. La donna è ospite di una famiglia a Knayeh, rassicura suor Maria Josè della Casa generalizia di Roma delle suore francescane del Cuore Immacolato di Maria che ha contattato telefonicamente Guarino. La religiosa, secondo la fonte, è scampata al rapimento che avrebbe invece coinvolto il francescano Hanna Jallouf e una ventina di fedeli, tutti di nazionalità siriana, presi in ostaggio dai ribelli nel villaggio nel Nord della Siria, al confine con la Turchia. Dalla Casa di Roma, suor Maria Josè ha riferito di aver contattato telefonicamente la religiosa, ricevendone notizie rassicuranti. Suor Patrizia da decenni è impegnata in attività missionarie che l’hanno portata in Terra Santa, Egitto, Libano e, da alcuni anni, in Siria dove presta servizio come infermiera presso il villaggio di Knayeh.
Giappone, fermato uno studente musulmano
La polizia giapponese ha fermato e interrogato uno studente nipponico di fede musulmana sospettato di voler aderire al fronte jihadista. Il 26enne frequenta l’Università di Hokkaido e, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, citate dall’agenzia Kyodo, era pronto a partire per la Siria. Il portavoce del governo, Yoshihide Suga, ha assicurato che Tokyo “agirà in modo proattivo per l’adozione di misure utili a prevenire il terrorismo”. La comunità musulmana in Giappone è estremamente piccola e lontana da posizioni radicali e questo fa pensare che, se ne venisse verificata la veridicità, quello del giovane studente universitario potrebbe trattarsi di un semplice caso isolato.
Nuovi raid al confine con la Turchia
Continuano, intanto, i bombardamenti contro i miliziani dello Stato Islamico. Aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno colpito questa mattina posizioni dei jihadisti dell’Isis nel sud-ovest della città siriana. Dall’inizio dell’offensiva occidentale, sono 80 i raid condotti in Siria e oltre 250 in Iraq, ma il califfato non ha perso molto terreno rispetto a quello che aveva conquistato prima della discesa in campo della coalizione, continuando ad avanzare, invece, su diversi fronti.
Inviati di Obama attesi in Turchia
L’ex generale John Allen, inviato speciale del presidente Obama, e il sottosegretario Brett McGurk, discuteranno della strategia della Coalizione contro l’Isis con i responsabili turchi il 9 e 10 ottobre in Turchia. Lo scrivono i media arabi. Allen, che ha già visitato l’Iraq, dovrebbe fare tappa anche in Giordania e in Egitto, secondo quanto annunciato dal dipartimento di Stato Usa.
Mondo
Isis, Erdogan: “Caduta Kobane, serve intervento di terra”. Scontri in Turchia, 18 morti
Il presidente turco chiede l'intervento dei militari sul campo, mentre i miliziani dello Stato islamico continuano l'avanzata verso il confine. Curdi in piazza e scontri in tutto il Paese. Rapiti 20 cristiani e un prete nel nord della Siria, ma nessuno rivendica la cattura. Suora italiana scampa a rapimento. Fermato in Giappone uno studente musulmano di 26 anni che voleva unirsi alla lotta degli uomini del califfato
I miliziani dello Stato islamico sono alle porte della Turchia e per questo il presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ritiene “necessario” un intervento di terra in Siria e Iraq per sconfiggere gli uomini del califfato. Così, il paese della mezzaluna diventa il primo della coalizione occidentale a sostenere la necessità di inviare truppe nei territori occupati dall’Isis. Una decisione che, in qualche modo, rappresenta il secondo step di un cambio di atteggiamento del paese nei confronti dei jihadisti, dopo la liberazione dei 49 ostaggi turchi e il via libera del Parlamento alla mozione che stabiliva la possibilità di inviare soldati nei territori sotto il controllo dell’autoproclamato califfo, Abu bakr al-Baghdadi.
I report di giornalisti e organizzazioni umanitarie presenti al confine tra Siria e Turchia parlavano, già nella mattinata di martedì, di uno Stato Islamico che continua a guadagnare terreno a Kobane. I jihadisti hanno conquistato altri tre quartieri nella zona orientale, quella da cui i miliziani sono riusciti a penetrare, della città a maggioranza curda. Le milizie del Kurdistan sono assediate dai membri del movimento terroristico e non riescono a frenare la marcia degli uomini in nero che, ieri, hanno issato la bandiera nera, simbolo del gruppo, su una collina che sovrasta la città. In un villaggio a nord del paese, al confine turco, sono stati rapiti un parroco e 20 cristiani, ma non è ancora chiaro chi abbia compiuto il gesto. Continuano anche i tentativi di affiliazione nell’Isis da parte di cittadini stranieri: la polizia giapponese ha fermato e interrogato uno studente che, credono le forze dell’ordine, voleva unirsi allo Stato islamico.
Erdoğan: “Interveniamo con truppe di terra”. La soluzione migliore, per il neoeletto presidente turco, è quella di impiegare militari sul campo per fronteggiare e sconfiggere le milizie del califfato. Dopo che lunedì il portavoce dei curdi a Kobane, Idris Nassan, ha dichiarato che “i raid aerei da soli non sono davvero abbastanza per sconfiggere l’Isis”, anche Sefqan Ciya, portavoce delle forze curde dello Ypg, spinge per un maggiore impegno dei paesi occidentali, magari con interventi di terra: “I Raid in Siria sono stati finora inefficaci perché gli Usa non stanno conducendo uno sforzo congiunto con le forze di opposizione sul campo”. I miliziani curdi delle Unità per la protezione del popolo (Ypg), stanno continuando a indietreggiare di fronte alla forza militare dei soldati del califfo. Ieri i jihadisti hanno preso il controllo di una collina strategica, su cui ora sventola il vessillo dell’Isis, che permette loro di controllare una vasta area della città con l’artiglieria. Le famiglie di Kobane hanno abbandonato il centro città e stanno fuggendo verso il confine con la Turchia, dove stanno ripiegando anche diversi miliziani in ritirata: “Stanno combattendo dentro la città – racconta il direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti umani, Rami Abdurrahman – Centinaia di civili sono scappati”. L’ufficio d’informazione riferisce che le guardie di frontiera turche hanno attaccato alcuni giovani profughi arrivati da Kobane (circa 700 nella sola notte tra lunedì e martedì, ndr), accusandoli di appartenere al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), gruppo armato curdo attivo in Turchia. Il centro città, sostiene il direttore, è ancora in mano ai combattenti curdi, ma ogni giorno l’Isis conquista terreno. Nella notte sono arrivate notizie di nuovi attacchi accompagnati da spari e colpi di mortaio, dopo la caduta dei quartieri di Kani Arban, New Maqtalah e la zona industriale di Kobane, da parte dei miliziani dello stato Islamico nelle zone occidentali e meridionali della città.
Isis alle porte, scontri di piazza in Turchia: “18 morti”
La polizia turca è intervenuta con cannoni ad acqua e lacrimogeni per disperdere diverse manifestazioni indette dal partito curdo (Hdp) in solidarietà con Kobane sotto assedio. Lo riferiscono i media arabi. A Kadikoy, distretto di Istanbul, si sono registrati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine. Manifestazioni si sono registrate anche ad Ankara, Antakya, Antalya e in altre città minori. Un dimostrante è rimasto ucciso e un altro ferito da colpi di arma da fuoco nella provincia orientale turca di Mus Varto. Lo riferiscono i media arabi citando Hurriyet. La vittima, un giovane di 25 anni, sarebbe stato ucciso da un proiettile sparato dalla polizia. In seguito agli scontri, le autorità turche hanno imposto il coprifuoco in sei distretti di Mardin, la regione sudorientale della Turchia, non lontano dal confine con la Siria. Si registrano vittime anche negli scontri scoppiati a Diyarbakir, la città a maggioranza curda più grande del Paese. Secondo i media turchi ammonterebbe a 18 il totale delle vittime.
Rapiti un parroco e 20 cristiani
Secondo l’agenzia Fides, che cita il Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino, Georges Abou Khazen, un parroco e 20 cristiani sono stati rapiti nel villaggio di Knayeh, al confine con la Turchia. “Purtroppo devo confermare la notizia del rapimento di padre Hanna Jallouf, che è stato sequestrato insieme a una ventina di persone”, ha dichiarato il vescovo ai giornalisti. Il sequestro sarebbe avvenuto nella notte tra domenica e lunedì ma ancora non c’è stata alcuna rivendicazione. “Non sappiamo – continua Abou Khazen – se siano stati gruppi di jihadisti o altri. Non riusciamo a contattare nessuno, e non siamo stati contattati da nessuno. Sappiamo soltanto che anche ieri il convento è stato saccheggiato, e altre persone del villaggio si sono nascoste. Tra i rapiti ci sono giovani, sia ragazzi che ragazze”. I frati minori della Custodia di Terra Santa, ricorda l’agenzia, sono presenti nella valle dell’Oronte da oltre 125 anni. Il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, Parla di Knayeh come di un villaggio oggetto di contesa tra “varie organizzazioni, da quelle criminali ai gruppi armati”. Il villaggio è passato di recente sotto il controllo dei ribelli siriani del Fronte al-Nusra, legati ad Al Qaeda, che l’hanno riconquistato dopo che lo Stato islamico se ne era impossessato.
Suora italiana scampa a rapimento
È scampata al rapimento suor Patrizia Guarino, 80enne suora italiana originaria della provincia di Avellino, missionaria in Siria. La donna è ospite di una famiglia a Knayeh, rassicura suor Maria Josè della Casa generalizia di Roma delle suore francescane del Cuore Immacolato di Maria che ha contattato telefonicamente Guarino. La religiosa, secondo la fonte, è scampata al rapimento che avrebbe invece coinvolto il francescano Hanna Jallouf e una ventina di fedeli, tutti di nazionalità siriana, presi in ostaggio dai ribelli nel villaggio nel Nord della Siria, al confine con la Turchia. Dalla Casa di Roma, suor Maria Josè ha riferito di aver contattato telefonicamente la religiosa, ricevendone notizie rassicuranti. Suor Patrizia da decenni è impegnata in attività missionarie che l’hanno portata in Terra Santa, Egitto, Libano e, da alcuni anni, in Siria dove presta servizio come infermiera presso il villaggio di Knayeh.
Giappone, fermato uno studente musulmano
La polizia giapponese ha fermato e interrogato uno studente nipponico di fede musulmana sospettato di voler aderire al fronte jihadista. Il 26enne frequenta l’Università di Hokkaido e, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, citate dall’agenzia Kyodo, era pronto a partire per la Siria. Il portavoce del governo, Yoshihide Suga, ha assicurato che Tokyo “agirà in modo proattivo per l’adozione di misure utili a prevenire il terrorismo”. La comunità musulmana in Giappone è estremamente piccola e lontana da posizioni radicali e questo fa pensare che, se ne venisse verificata la veridicità, quello del giovane studente universitario potrebbe trattarsi di un semplice caso isolato.
Nuovi raid al confine con la Turchia
Continuano, intanto, i bombardamenti contro i miliziani dello Stato Islamico. Aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno colpito questa mattina posizioni dei jihadisti dell’Isis nel sud-ovest della città siriana. Dall’inizio dell’offensiva occidentale, sono 80 i raid condotti in Siria e oltre 250 in Iraq, ma il califfato non ha perso molto terreno rispetto a quello che aveva conquistato prima della discesa in campo della coalizione, continuando ad avanzare, invece, su diversi fronti.
Inviati di Obama attesi in Turchia
L’ex generale John Allen, inviato speciale del presidente Obama, e il sottosegretario Brett McGurk, discuteranno della strategia della Coalizione contro l’Isis con i responsabili turchi il 9 e 10 ottobre in Turchia. Lo scrivono i media arabi. Allen, che ha già visitato l’Iraq, dovrebbe fare tappa anche in Giordania e in Egitto, secondo quanto annunciato dal dipartimento di Stato Usa.
Articolo Precedente
Isis, bandiere jihadiste issate su Kobane. Il Califfato a un passo dalla Turchia
Articolo Successivo
Ebola, a Madrid altri tre casi sospetti. Infermieri: “Non siamo stati preparati”
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Cronaca
Il Papa in prognosi riservata: “Condizioni critiche”. Fedeli in ansia, la Casa Bianca: “Preghiamo per lui”. Dimissioni? Aveva detto: “È un ministero ad vitam“
Da Il Fatto Quotidiano in Edicola
Fdi e la svolta Usa sull’Ucraina. Il delegato alla convention repubblicana: “Zelensky ostacolo alla pace, ora che c’è Trump basta armi”
Mondo
“AfD? Non è cambiata la Germania, è deragliato il dibattito”. Parla il fondatore della ong Sos Humanity
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - La Russia ha lanciato 267 droni contro l’Ucraina nella notte tra sabato e domenica, “un record” dall’invasione russa del 24 febbraio 2022, ha dichiarato l’aeronautica ucraina, alla vigilia del terzo anniversario dell’attacco russo su larga scala. "Sono stati avvistati nel cielo ucraino 267 droni nemici, il record per un singolo attacco" dall'inizio dell'invasione, ha scritto su Facebook il portavoce dell'aeronautica ucraina Yuri Ignat, secondo cui 138 sono stati intercettati dalla difesa aerea e altri 119 sono stati "persi" senza causare danni.
In un comunicato separato pubblicato su Telegram, l'esercito ha riferito che diverse regioni, tra cui Kiev, sono state "colpite", senza fornire ulteriori dettagli. Un attacco missilistico russo ha ucciso un uomo e ne ha feriti cinque a Kryvyi Rig, città natale del presidente ucraino Volodynyr Zelensky nell'Ucraina centrale, hanno reso noto le autorità regionali.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - I media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in Libano, a circa 10 chilometri dal confine meridionale, mentre i fedeli si riunivano a Beirut per il grande funerale del leader di Hezbollah assassinato, Hassan Nasrallah. "Aerei nemici hanno lanciato due raid contro la zona tra Qleileh e Sammaaiyah, nel distretto di Tiro", ha affermato l'agenzia di stampa nazionale ufficiale.
Tel Aviv, 23 feb. (Adnkronos) - Le Idf confermano di aver effettuato attacchi aerei nel Libano meridionale. Uno degli obiettivi era un sito militare di Hezbollah contenente lanciarazzi e altre armi, dove l'esercito afferma di aver individuato attività da parte del gruppo terroristico.
Secondo l'esercito, l'attività di Hezbollah nel sito costituisce una "violazione degli accordi tra Israele e Libano". Inoltre, le Idf affermano di aver colpito diversi altri lanciarazzi di Hezbollah nel Libano meridionale, "che rappresentavano una minaccia per i civili israeliani".
Berlino, 23 feb. (Adnkronos) - Urne aperte in tutte la Germania per le politiche. Quasi 60 milioni di persone voteranno oggi fino alle 18 per scegliere un governo che dovrà fare i conti con il crollo dell'alleanza transatlantica sotto Donald Trump e con le nuove minacce alla sicurezza europea, proprio mentre il modello economico del Paese sta entrando in crisi. Secondo gli ultimi sondaggi, sarà il capo dell'opposizione conservatrice (Cdu/Csu) Friedrich Merz il nuovo cancelliere: dovrebbe vincere con il 29,5% di voti favorevoli. "Le grandi aspettative rispecchiano le grandi sfide che dovrà affrontare fin dal primo giorno del suo probabile mandato di cancelliere", ha affermato il settimanale tedesco Der Spiegel. "Una Russia aggressiva, un'America ostile e un'Europa che si sta allontanando: Merz potrebbe essere messo alla prova più duramente di qualsiasi cancelliere della repubblica del dopoguerra".
Merz ha recentemente ammesso che l'effettivo abbandono da parte di Trump delle promesse di difesa europee e l'aggressivo sostegno del suo vicepresidente JD Vance all'estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) annunciavano "cambiamenti tettonici nei centri di potere politico ed economico del mondo". La Germania, ha detto, non ne sarebbe uscita indenne. L'indebolimento della Nato da parte di Trump e il tradimento dell'Ucraina sono "un pugno straziante allo stomaco", ha affermato Ursula Münch, direttrice del think tank dell'Accademia per l'educazione politica in Baviera, in particolare per l'Unione cristiano-democratica (Cdu) di Merz, che ha "solidarietà e amicizia con gli Stati Uniti nel profondo del suo Dna". "La sfida più grande per la Germania sarà quella di mettere insieme una dimostrazione di forza unita da parte dell'Ue e del Regno Unito".
Secondo i sondaggi, i socialdemocratici del cancellieri Olaf Scholz, si attestano al 15% dei consensi, 10 puntiin meno delle preferenze ricevute 4 anni fa, mentre l'Afd si attesta al 21%, oltre il doppio (era al 10,3%) rispetto al 2021.
Londra, 23 feb. (Adnkronos) - Il ministro degli Esteri britannico David Lammy ha dichiarato che domani annuncerà un nuovo importante pacchetto di sanzioni contro la Russia. Lo riporta ITV News. "Domani ho intenzione di annunciare il più grande pacchetto di sanzioni contro la Russia dall'inizio del conflitto, per indebolire la sua macchina militare e ridurre le entrate con cui si sta accendendo il fuoco della distruzione in Ucraina", ha affermato il ministro, aggiungendo che Londra "lavorerà con i partner americani ed europei per raggiungere una pace giusta e sostenibile", riconoscendo chiaramente l'Ucraina dev'essere coinvolta".
E' "un momento critico nella storia dell'Ucraina, della Gran Bretagna e dell'intera Europa" - ha detto ancora - Il sostegno all'Ucraina dovrebbe essere "raddoppiato" e si dovrebbe ricercare "la pace attraverso la forza". "Sul campo di battaglia, Londra resta impegnata a fornire un supporto militare di 3 miliardi di sterline all'anno per mettere l'Ucraina nella migliore posizione possibile e siamo pronti a contribuire con truppe britanniche alle forze di mantenimento della pace, se necessario".
(Adnkronos) - “La notte è trascorsa tranquilla, il Papa ha riposato”. Lo fa sapere oggi 23 febbraio il Vaticano aggiornando sulle condizioni di Papa Francesco ricoverato al Gemelli da venerdì della scorsa settimana.
Ieri sera l’ultimo bollettino diramato dalla Santa Sede sulle condizioni di salute di Bergoglio avevano restituito una situazione in aggravamento con una serie di criticità che i bollettini precedenti non avevano mai evidenziato. Nel dettaglio ieri il bollettino ha riferito che le “condizioni del Santo Padre continuano ad essere critiche, pertanto, come spiegato" dall’équipe medica che lo ha in cura, “il Papa non è fuori pericolo”.
Ieri mattina, si spiegava, “Papa Francesco ha presentato una crisi respiratoriaasmatiforme di entità prolungata nel tempo, che ha richiesto anche l'applicazione di ossigeno ad alti flussi. Gli esami del sangue odierni hanno inoltre evidenziato una piastrinopenia, associata ad un'anemia, che ha richiesto la somministrazione di emotrasfusioni. Il Santo Padre continua ad essere vigile e ha trascorso la giornata in poltrona anche se più sofferente rispetto a ieri. Al momento la prognosi è riservata”. Per Francesco è scattata una maratona di preghiere nelle chiese di tutto il mondo.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos) - La Russia ha lanciato un attacco missilistico sulla città di Kryvy Rih, nell'oblast' di Dnipropetrovsk, nella tarda serata di ieri, uccidendo una persona e ferendone altre cinque. Lo ha riferito Oleksandr Vilkul, capo dell'amministrazione militare della città dove è nato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tra i feriti ricoverati in ospedale, una donna sarebbe in condizioni critiche.
L'attacco ha inflitto gravi danni alle infrastrutture civili della città, ha detto Vilkul. Dodici edifici residenziali, una struttura infrastrutturale, una casa di riposo e una chiesa hanno subito danni. L'attacco ha inoltre colpito edifici sociali e industriali, una stazione di servizio e numerosi veicoli.