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Moncler crolla in Borsa. Pesa il timore di boicottaggio dopo l’inchiesta di Report

Le azioni della società dei piumini hanno chiuso la seduta in calo del 4,88% dopo che sul web si è diffusa una campagna di protesta contro lo spiumaggio violento delle oche denunciato dal programma di Rai3. La replica: "I nostri fornitori garantiscono il rispetto degli animali"
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Moncler crolla in Borsa, travolta dal rischio di una campagna di boicottaggio seguita all’inchiesta di Report andata in onda domenica 2 novembre. Quella, firmata da Sabrina Giannini, sullo spiumaggio delle oche e sui maltrattamenti che questi animali subiscono durante il processo per la creazione dei piumini. Una trafila violenta, quella mostrata dal programma di Milena Gabanelli che ha puntato il dito anche contro Moncler che non dà lavoro in Italia, non usa prodotti di qualità e vende piumini che valgono un decimo di quello che costano. Unanime il verdetto del web: lunedì è nato sui social network l’hashtag #boicottaMoncler.

Ed è stato proprio il sentore di un possibile boicottaggio del brand italiano a mettere in difficoltà il titolo in Borsa, dove il marchio di lusso ha chiuso la seduta in flessione del 4,88 per cento. Secondo gli analisti di Intermonte “il marchio Moncler è stato più volte citato nel corso del programma”, circostanza che può aver fatto una “pubblicità negativa al brand sulla clientela italiana” e tra gli animalisti.

Un potenziale effetto chiaramente percepito anche dall’azienda di Remo Ruffini che ha dato mandato ai suoi legali “per tutelarsi in tutte le sedi”. E ha diffuso una nota in cui garantisce che “tutte le piume utilizzate in azienda provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’ente europeo Edfa (European Down and Feather Association) e che sono obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali“. 

Moncler, Ruffini a Renzi: "L'Italia impari da noi a creare valore"
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Lontani i tempi – dicembre 2013 – in cui il marchio debuttava in Borsa con il botto, chiudendo in rialzo del 46 per cento. Dopo aver incassato perfino la benedizione del neosegretario del Pd, Matteo Renzi. L’attuale premier infatti, pochi giorni prima dello sbarco del titolo a Piazza Affaru, aveva citato il caso Moncler nel suo discorso all’assemblea nazionale del partito come esempio di marchio straniero rilevato da un imprenditore italiano, l’attuale presidente e direttore creativo Ruffini. “Moncler era un’azienda di Grenoble, poi un imprenditore italiano l’ha recuperata e l’ha portata nel made in Italy”, aveva detto Renzi nel giorno del suo battesimo davanti al popolo del Pd. “Oggi ha performance straordinarie. Ma nessuno ne parla”.

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