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Iran: Reyhaneh, un’inaccettabile violenza

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L’imperatore Federico II aveva prodotto una legge infame, la defensa, grazie alla quale uno stupratore sorpreso in flagrante poteva farla franca gridando: “Viva l’imperator, grazie a deo!” e lasciando cadere sul corpo della sua vittima la somma di duemila Augustari. Con questo gesto lo stupratore si salvava la vita e rimaneva felice e impunito. In questo modo, il fare violenza a una donna diventava semplicemente un passatempo che i ricchi possessores potevano concedersi in ogni momento.

Otto secoli dopo gli uomini sono riusciti ancora una volta a diventare più barbari dei barbari, condannando a morte una donna che non aveva voluto cedere al suo stupratore e che, dimostrando un coraggio straordinario, si era difesa. All’istante la comunità internazionale si è messa in moto, invocando la grazia per Reyhaneh Jabbari, ma il governo iraniano ha preferito uccidere questa ragazza di soli ventisei anni, mettendo bene in chiaro che tentare di stuprare una donna è accettabile e permesso, mentre reagire con decisione contro questo sopruso affermando i propri diritti è il vero delitto da punire con la morte.

Fo-Reyhaneh
Dario Fo, ‘Ritratto di Reyhaneh Jabbari’ (opera eseguita su tavola, dipinta a tempera, 60 x 44 cm)

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