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Vitalizi regionali, ex consiglieri scrivono a Napolitano: ‘Non tagliare diritti acquisiti’

La conferenza nazionale dei presidenti ha deciso di alzare a 65 anni l'età di accesso all'assegno. E parte la rivolta dei 3.200 "ex", pronti a portare la questione fino alla Corte costituzionale
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In quattro Regioni arriva una stretta sui vitalizi. E i 3.200 ex consiglieri, colpiti nel portafoglio, annunciano a stretto giro una valanga di ricorsi. Informandone con una lettera anche il Quirinale. Il nuovo capitolo dell’autodifesa della “casta”, raccontato da Il Messaggero, nasce dalla sforbiciata decisa il 10 ottobre dalla conferenza nazionale dei presidenti dei consigli regionali. Che hanno deciso l’innalzamento da 50 a 65 anni (o 60 ma con una forte penalità) dell’età necessaria per avere accesso all’assegno di fine mandato e una mini-tassa di alcune centinaia di euro, tipo contributo di solidarietà, su quelli già erogati. Il tutto per mettere un freno ad uscite ormai esorbitanti: in Lazio, la regione del caso Fiorito, la spesa era arrivata a 20 milioni di euro. In pratica un terzo del costo complessivo del consiglio. E più di quanto pagato ai consiglieri in carica.

Di qui la stretta, che il Lazio stesso, la Lombardia, il Molise e il Trentino hanno già tradotto in legge, mentre Campania, Piemonte e Toscana si stanno muovendo per arrivarci in tempi brevi. Nel caso della Regione guidata da Nicola Zingaretti all’aumento dei requisiti si aggiunge anche un taglio fino al 40% per chi percepisce anche vitalizi da parlamentare italiano o europeo.

Ma gli ex consiglieri, appunto, non ci stanno. E la loro associazione si è mossa scrivendo a Giorgio Napolitano e minacciando di portare la questione fino alla Corte costituzionale per veder riconosciuto l’intoccabile “diritto acquisito“.

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