Da “eia-eia-eia-alalà” a “eia-eia-eia… annamo a magnà”, il passo è breve. Ma prima di mangiarsi Roma, la politica, il Comune, le municipalizzate tutte, gli appalti e le forniture, finanche quelle per gli odiati centri di accoglienza di “negri” e “zingari”, i fascio mafiosi pensavano alla panza. Ristoranti, wine bar, club, la mazzetta saltella sulle bollicine di un prosecco. Non c’è ancora una guida Michelin di “Mafia Capitale” per i locali frequentati dai Carminati boys, né una guida poliglotta vi
accompagnerà per le strade del terrore, quelle dove si “corca” di botte chi non rispetta i tempi dei cravattari o dove si toglie dalla faccia della terra un “infame”. E allora iniziamolo noi il tour del male. Da dove? Da via Veneto.
Café de Paris, porte sbarrate, fioriere piene di cicche, foto della dolce vita sbiadite. Qui una volta stazionavano i paparazzi alla ricerca di uno scatto, poi arrivò la ‘ndrangheta, quella degli Alvaro di Sinopoli e comprò tutto. Dopo il sequestro il Café venne affidato a una società, le cose non andarono bene e fu il fallimento. Ma Gianni Alemanno, l’ex sindaco nero oggi accusato di associazione mafiosa, nel 2008 fa in tempo a festeggiare i fratelli Lampada di Milano. Tartine e champagne nel tempio della dolce vita, con Gianni, allora ministro dell’Agricoltura, che omaggia “i noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Con lui Franco Morelli, un amico consigliere regionale in Calabria. Anche allora Gianni non sapeva e neppure immaginava, sta di fatto che quattro anni dopo quel festino, Giulio Lampada finì in galera per associazione mafiosa, trascinando nel fango anche l’amico Morelli, condannato a 4 anni e costretto a lasciare ogni ambizione politica.
I Nar e le nomine “Dar Bruttone”
Dalla via che ha affascinato Fellini a Piazza Tuscolo, luogo da sempre col cuore nero. Qui, nel 1947, fu fondata la prima sezione del Msi, oggi è il regno di Domenico e Luca Gramazio. Padre e figlio. Ex senatore il primo, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, il secondo. A pochi passi c’è il ristorante “Dar Bruttone”. Se magna. E tra una amatriciana, un rosso della casa e una “romanella” finale, si piazzano amici. È qui che il 23 luglio 2013, i Gramazio padre e figlio incontrano l’ex Nar Massimo Carminati, il re di Roma, il big boss di “Mafia Capitale”, grazie al lavoro fatto da Fabrizio Testa, fedelissimo di Gianni Alemanno. È qui che si decide la nomina di Giovanni Quarzo a capo della Commissione trasparenza del Comune di Roma. Un organismo che controlla appalti e bandi di gara. “Mo’ te sto a guardà sta cosa per la commissione trasparenza”, dice Carminati a Luca Gramazio. Il gruppo è solido, i vecchi camerati non mollano, anche se sono un po’ preoccupati per una strana rapina avvenuta nei locali della ex sezione nera. Carminati ne è certo: hanno messo delle microspie. E allora consiglia: “Fateglie fa ‘na bonifica, guardate dentro tutte le placche, fate smontare le plastiche”.
“Me li sto a comprà tutti”. Chi se ne frega se al Campidoglio le cose sono cambiate, se adesso c’è un sindaco che si chiama Ignazio Marino e il centrosinistra è maggioranza. Lui, Salvatore Buzzi, un passato da ex detenuto e un presente da potente lobbista delle coop sociali, ha le idee chiarissime e il portafogli a disposizione. E allora può brindare al ristorante “Rinaldo all’Acquedotto” sull’Appia. Mille e passa coperti, terrazze mozzafiato, una “grapperia” per i buongustai. Buzzi ha rapporti con tutti, con il capo della segreteria di Marino, Mattia Stella, e con Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina. “Me li sto a comprà tutti, semo diventati grossi”.
“Se vincono bene, se perdono…”
Dalle rovine dell’Appia alla sguaiata modernità di Ostia. Cambiano i commensali e pure il ristorante, questa volta è “il Pescatore”. Siamo nel maggio 2013 in piena campagna elettorale. Franco Panzironi, potente capo dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti urbani, ha organizzato una cena per Alemanno. C’è una gara in ballo e imprenditori voraci in attesa di vincerla. Buzzi è invitato. “Ce vado – dice a un imprenditore del settore – mi porto pure mia moglie e suggelliamo, poi se vincono bene, se perdono sa semo presi…”. L’imprenditore completa il pensiero: “…sa semo presi ‘ander…” e quello che segue.
“Abbiamo fatto dieci processi assieme”
È a mare che i vecchi camerati degli anni di piombo hanno trovato il loro buen retiro. Sono quelli che da ragazzini si ritrovavano all’Eur, nei pressi del ristorante panoramico “Il Fungo”, un luogo che suscita qualche nostalgia nell’ex terrorista nero Carminati: “Tutti amici da una vita… eh… non ho capito… poi… uno ha preso la sua strada… loro lo possono di’… sono amico di Mancini, ma con Mancini abbiamo fatto dieci processi quando eravamo ragazzini… stavamo al Fungo insieme… cioè… ma.. con tante altre persone… che magari hanno fatto carriera… che in questo momento magari non sono indagate… non hanno problemi che… per cui ho fatto cioè… ci sta che ne so… Fabio Panetta è il vice di Draghi alla Bce è amico mio… eravamo amici da quando eravamo ragazzini… cioè che vuol di’… ma poi lui… ognuno fa la vita sua… ognuno fa la sua strada”.
Ed è sulla spiaggia di Castelfusano che Lorenzo Alibrandi ha messo su un chiosco e uno stabilimento balneare. Lui è il fratello di Alessandro, un “camerata” dei Nar che negli anni Ottanta venne ucciso in uno scontro con la polizia. C’è uno di San Giovanni, un certo Danilo, che va in spiaggia e fa il prepotente. Interviene Carminati. Poche parole: “Lo sapevi che il fratello di quello era un compagno mio che è morto… cane, pezzo di merda”.
Quelli di Mafia Capitale hanno una loro diplomazia della paura. E a Roma si spara. Quartiere Camilluccia, afosa giornata di luglio. Silvio Fanella è nel suo appartamento di via Gandolfi. Il commando che ammazzerà l’ex cassiere del gruppo di Gennaro Mokbel, è venuto da Milano. Tra di loro un ex dei Nar, la stessa sigla dell’eversione nera di Masssimo Carminati. Dalla Roma bene alla periferia. Anagnina, Tuscolana, il regno dei Casamonica. Droga, estorsioni e usura. Un controllo del territorio ferreo. Regole rigide e botte da orbi per chi non rispetta i tempi dei pagamenti imposti dai cravattari.
da il Fatto Quotidiano del 4 dicembre 2014
Mafie
Mafia Capitale, i locali dei boss: quando le nomine si facevano “Dar Bruttone”
Da piazza Tuscolo all'Appia, da Ostia all'Eur, i boss della mafia romana si ritrovavano per piazzare personaggi chiave, consegnare mazzette e pilotare gli appalti e i bandi di gara di Roma
Da “eia-eia-eia-alalà” a “eia-eia-eia… annamo a magnà”, il passo è breve. Ma prima di mangiarsi Roma, la politica, il Comune, le municipalizzate tutte, gli appalti e le forniture, finanche quelle per gli odiati centri di accoglienza di “negri” e “zingari”, i fascio mafiosi pensavano alla panza. Ristoranti, wine bar, club, la mazzetta saltella sulle bollicine di un prosecco. Non c’è ancora una guida Michelin di “Mafia Capitale” per i locali frequentati dai Carminati boys, né una guida poliglotta vi
accompagnerà per le strade del terrore, quelle dove si “corca” di botte chi non rispetta i tempi dei cravattari o dove si toglie dalla faccia della terra un “infame”. E allora iniziamolo noi il tour del male. Da dove? Da via Veneto.
Café de Paris, porte sbarrate, fioriere piene di cicche, foto della dolce vita sbiadite. Qui una volta stazionavano i paparazzi alla ricerca di uno scatto, poi arrivò la ‘ndrangheta, quella degli Alvaro di Sinopoli e comprò tutto. Dopo il sequestro il Café venne affidato a una società, le cose non andarono bene e fu il fallimento. Ma Gianni Alemanno, l’ex sindaco nero oggi accusato di associazione mafiosa, nel 2008 fa in tempo a festeggiare i fratelli Lampada di Milano. Tartine e champagne nel tempio della dolce vita, con Gianni, allora ministro dell’Agricoltura, che omaggia “i noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Con lui Franco Morelli, un amico consigliere regionale in Calabria. Anche allora Gianni non sapeva e neppure immaginava, sta di fatto che quattro anni dopo quel festino, Giulio Lampada finì in galera per associazione mafiosa, trascinando nel fango anche l’amico Morelli, condannato a 4 anni e costretto a lasciare ogni ambizione politica.
I Nar e le nomine “Dar Bruttone”
Dalla via che ha affascinato Fellini a Piazza Tuscolo, luogo da sempre col cuore nero. Qui, nel 1947, fu fondata la prima sezione del Msi, oggi è il regno di Domenico e Luca Gramazio. Padre e figlio. Ex senatore il primo, capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, il secondo. A pochi passi c’è il ristorante “Dar Bruttone”. Se magna. E tra una amatriciana, un rosso della casa e una “romanella” finale, si piazzano amici. È qui che il 23 luglio 2013, i Gramazio padre e figlio incontrano l’ex Nar Massimo Carminati, il re di Roma, il big boss di “Mafia Capitale”, grazie al lavoro fatto da Fabrizio Testa, fedelissimo di Gianni Alemanno. È qui che si decide la nomina di Giovanni Quarzo a capo della Commissione trasparenza del Comune di Roma. Un organismo che controlla appalti e bandi di gara. “Mo’ te sto a guardà sta cosa per la commissione trasparenza”, dice Carminati a Luca Gramazio. Il gruppo è solido, i vecchi camerati non mollano, anche se sono un po’ preoccupati per una strana rapina avvenuta nei locali della ex sezione nera. Carminati ne è certo: hanno messo delle microspie. E allora consiglia: “Fateglie fa ‘na bonifica, guardate dentro tutte le placche, fate smontare le plastiche”.
“Me li sto a comprà tutti”. Chi se ne frega se al Campidoglio le cose sono cambiate, se adesso c’è un sindaco che si chiama Ignazio Marino e il centrosinistra è maggioranza. Lui, Salvatore Buzzi, un passato da ex detenuto e un presente da potente lobbista delle coop sociali, ha le idee chiarissime e il portafogli a disposizione. E allora può brindare al ristorante “Rinaldo all’Acquedotto” sull’Appia. Mille e passa coperti, terrazze mozzafiato, una “grapperia” per i buongustai. Buzzi ha rapporti con tutti, con il capo della segreteria di Marino, Mattia Stella, e con Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina. “Me li sto a comprà tutti, semo diventati grossi”.
“Se vincono bene, se perdono…”
Dalle rovine dell’Appia alla sguaiata modernità di Ostia. Cambiano i commensali e pure il ristorante, questa volta è “il Pescatore”. Siamo nel maggio 2013 in piena campagna elettorale. Franco Panzironi, potente capo dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti urbani, ha organizzato una cena per Alemanno. C’è una gara in ballo e imprenditori voraci in attesa di vincerla. Buzzi è invitato. “Ce vado – dice a un imprenditore del settore – mi porto pure mia moglie e suggelliamo, poi se vincono bene, se perdono sa semo presi…”. L’imprenditore completa il pensiero: “…sa semo presi ‘ander…” e quello che segue.
“Abbiamo fatto dieci processi assieme”
È a mare che i vecchi camerati degli anni di piombo hanno trovato il loro buen retiro. Sono quelli che da ragazzini si ritrovavano all’Eur, nei pressi del ristorante panoramico “Il Fungo”, un luogo che suscita qualche nostalgia nell’ex terrorista nero Carminati: “Tutti amici da una vita… eh… non ho capito… poi… uno ha preso la sua strada… loro lo possono di’… sono amico di Mancini, ma con Mancini abbiamo fatto dieci processi quando eravamo ragazzini… stavamo al Fungo insieme… cioè… ma.. con tante altre persone… che magari hanno fatto carriera… che in questo momento magari non sono indagate… non hanno problemi che… per cui ho fatto cioè… ci sta che ne so… Fabio Panetta è il vice di Draghi alla Bce è amico mio… eravamo amici da quando eravamo ragazzini… cioè che vuol di’… ma poi lui… ognuno fa la vita sua… ognuno fa la sua strada”.
Ed è sulla spiaggia di Castelfusano che Lorenzo Alibrandi ha messo su un chiosco e uno stabilimento balneare. Lui è il fratello di Alessandro, un “camerata” dei Nar che negli anni Ottanta venne ucciso in uno scontro con la polizia. C’è uno di San Giovanni, un certo Danilo, che va in spiaggia e fa il prepotente. Interviene Carminati. Poche parole: “Lo sapevi che il fratello di quello era un compagno mio che è morto… cane, pezzo di merda”.
Quelli di Mafia Capitale hanno una loro diplomazia della paura. E a Roma si spara. Quartiere Camilluccia, afosa giornata di luglio. Silvio Fanella è nel suo appartamento di via Gandolfi. Il commando che ammazzerà l’ex cassiere del gruppo di Gennaro Mokbel, è venuto da Milano. Tra di loro un ex dei Nar, la stessa sigla dell’eversione nera di Masssimo Carminati. Dalla Roma bene alla periferia. Anagnina, Tuscolana, il regno dei Casamonica. Droga, estorsioni e usura. Un controllo del territorio ferreo. Regole rigide e botte da orbi per chi non rispetta i tempi dei pagamenti imposti dai cravattari.
da il Fatto Quotidiano del 4 dicembre 2014
Articolo Precedente
Reggio Calabria, ex assessore Plutino condannato a 12 anni per ‘ndrangheta
Articolo Successivo
Neomelodico Alessio, un pentito: ‘Utilizzato per mandare messaggi a boss’
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Politica
Pagelle sanità, Fontana senza freni contro il ministero: “Sono puttanate, inaccettabili”. La replica stizzita: “Linguaggio inopportuno”
Giustizia & Impunità
Sciopero magistrati, l’adesione all’80%. “Lo facciamo per i cittadini”. Milano, il giudice Roia: “Paura quando si vogliono sentenze in nome di aspettative politiche”
Mondo
Turchia, Abdullah Öcalan annuncia lo scioglimento del Pkk: ‘È arrivato il momento di abbandonare le armi’
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Approvata all'unanimità la relazione della segretaria del Pd, Elly Schlein, in Direzione.
Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) - Piccole ombre o filamenti che sembrano fluttuare nel campo visivo, specie quando si guardano sfondi luminosi o chiari, come un cielo azzurro o un foglio bianco. Si presentano così le miodesopsie, un disturbo visivo molto comune e fastidioso a cui è dedicato 'Mosche volanti e problemi alla retina: cosa c'è da sapere'. Si tratta del primo episodio del vodcast ‘Guardiamoci negli occhi’, una serie dell’Oculista Italiano realizzata da Adnkronos - pubblicato oggi e disponibile nella sezione podcast di Adnkronos.com e su l’oculistaitaliano.it - che approfondisce in modo semplice, autorevole e diretto, le principali problematiche della vista e suggerisce accorgimenti che possono aiutare a mantenere gli occhi in buona salute, grazie al contributo di esperti, medici oculisti, ricercatori e professionisti del settore farmaceutico.
Insieme a Vittorio Picardo, specialista in oftalmologia e a Carmelo Chines, direttore della testata L’Oculista Italiano, presenti in studio, sono intervenuti Scipione Rossi, professore e responsabile dell'Unità operativa di Oculistica dell'ospedale San Carlo di Nancy, Roma e Tommaso Candian, specialista dell’Unità operativa complessa di Oculistica dell'Ospedale S. Antonio di Padova.
Spesso innocue, le miodesopsie - questo il termine tecnico del sintomo - possono essere il segnale di patologie più gravi della retina. All’origine delle mosche volanti “può esserci l’invecchiamento dell’umor vitreo, o corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che si trova tra il cristallino e la retina - spiega Picardo - ma anche la miopia o alcuni traumi oculari, come la classica pallonata. Nella maggior parte dei casi tali condizioni non sono preoccupanti, ma non vanno mai sottovalutate perché il vitreo può anche sporcarsi a causa di un problema retinico, come la maculopatia, come la maculopatia diabetica. "Il diabete danneggia i piccoli vasi sanguigni della retina, che diventano come rubinetti che perdono - chiarisce Rossi - Questo porta a emorragie o accumulo di liquidi negli strati retinici, con conseguenze potenzialmente gravi sulla vista. Le terapie moderne prevedono iniezioni intravitreali, che aiutano a riassorbire questi liquidi, migliorando la visione e controllare l’evoluzione della malattia". Oltre a monitorare i sintomi, Chines consiglia alcune buone abitudini per la salute degli occhi: "Una dieta ricca di antiossidanti, come i flavonoidi del mirtillo, può aiutare a stabilizzare il vitreo - ricorda - È importante anche una buona idratazione e l’uso di occhiali da sole con filtri adeguati, per proteggere gli occhi dalla luce intensa". (VIDEO)
Se le mosche volanti compaiono improvvisamente o si associano a lampi luminosi, definiti fosfeni, diventa più urgente rivolgersi all’oculista perché "possono essere il segnale di un campanello d'allarme della retina che inizia a strapparsi - avverte Picardo - Se la retina si strappa dal vitreo, può anche staccarsi e il distacco di retina è una condizione che purtroppo trasferisce il paziente da un ambulatorio oculistico, a una sala operatoria". A tale proposito Candian evidenzia che, "quando il distacco è in fase iniziale, il laser può essere risolutivo. Nei casi più avanzati, invece, si ricorre alla chirurgia mini-invasiva, con strumenti di precisione, come microsonde, che permettono di riattaccare la retina in modo efficace e con un recupero sempre più rapido".
È sicuramente importante la prevenzione e il riconoscimento tempestivo dei sintomi, ma è "fondamentale la relazione che c'è tra un paziente il proprio oculista - conclude Chines - imparare un dialogo diverso con l’oculista, prendere coscienza della situazione e ascoltare i suoi consigli". Maggiori dettagli consigli e approfondimenti su 'Mosche volanti e problemi alla retina: cosa c'è da sapere', il primo episodio del vodcast di 'Guardiamoci negli occhi', online sulla sezione podcast di Adnkronos.com, sul canale YouTube di adnkronos.com e su l’ oculistaitaliano.it.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Serve un salto quantico" in Europa e "spero domenica a Londra vadano anche per fare questo" e per farlo "serve un vero protagonismo delle istituzioni europee e non di singoli Paesi". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "No alle caricature che ci fanno da fuori. Non siamo per il finto pacifismo di Trump perché dentro la pace di Trump c'è l'idea della resa, dei ricatti e degli interessi economici. E non siamo con l'Europa per continuare la guerra che è quello di cui ci accusa Salvini e anche qualche nostro alleato... Noi pensiamo che siamo chiamati a fare di più su una posizione chiara per un'Europa unita di pace". Così Elly Schlein nella replica alla Direzione Pd.
Milano, 27 feb. (Adnkronos) - "Chiedo ai fautori della separazione delle carriere che criticano questa giornata di astensione dicendo che vogliamo difendere poteri e privilegi: guardate che la riforma attribuirà una rilevanza esterna, con conseguenti poteri e privilegi, a questa nuova casta di pm superpoliziotti che non dovrà rispondere a nessuno: né all'esecutivo, né ad un organo unitario rappresentativo dell'intera magistratura". E' uno dei passaggi dell'intervento di Luca Villa, procuratore capo presso il Tribunale per i minorenni di Milano, nel giorno dello sciopero dei magistrati contro le riforme costituzionali in tema di giustizia.
"Avremo pm che si valuteranno e giudicheranno tra di loro senza quei rompiscatole e semina-dubbi dei giudici e senza nemmeno quel giudice interno che ti dice che prima ancora che pubblico ministero sei un magistrato ed il fine ultimo del tuo agire non è ottenere la condanna ma contribuire con gli altri soggetti processuali a distinguere il vero, dal verosimile e dal falso. E inoltre: come ve lo spiegate che proprio nelle Procure si sta registrando una adesione così massiccia allo sciopero? Si é mai visto in Italia qualche funzionario pubblico che dice 'non voglio più potere, né maggiori privilegi'?" aggiunge.
"Non so come andrà a finire, lascio ad altri le elevate citazioni di Calamandrei e dei tanti nostri padri nobili, ma se andrà in porto la riforma riservo ai fautori della separazione delle carriere, che credono ancora all’importanza dei valori democratici sottesi alla nostra Costituzione, il più modesto Nanni Moretti nel 'Sol dell’avvenire': 'Un giorno vi sveglierete e piangerete, rendendovi conto di ciò che avete combinato'" conclude Villa che nella sua carriera - più che trentennale - ha svolto entrambi i ruoli di giudice e pubblico ministero.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Dobbiamo riconoscere gli errori fatti dall’Europa in questi ultimi anni. Era ed è sacrosanto sostenere l’Ucraina. Ma è sempre mancato un pezzo: quello dell’iniziativa di Pace. Nel nostro vuoto europeo oggi arriva il cinismo di Trump che ci spiazza tutti. Ma quel vuoto lo abbiamo lasciato noi. Abbiamo lasciato la parola Pace alla destra americana. Incredibile. Doveva essere l’Europa a promuovere una grande iniziativa di Pace. Osservo con amarezza che la commissaria Kallas ancora ad inizio 2025 ha parlato di 'vincere la guerra'. È una posizione che considero fuori dal mondo". Lo ha dichiarato Roberto Speranza intervenendo alla direzione nazionale Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "La vittoria di Trump segna fortissimo un confine. Quello tra la forza e la ragione. Tra un esasperato egoismo e il rispetto dell’altro, tra una libertà consapevole e una libertà anarchica dovuta alla potenza materiale, economica e guerresca. Il suo video su Gaza gronda del sangue che sarebbe necessario per farne una realtà. Questo confine va protetto con un cambiamento profondo dell’Europa, che dovrebbe tornare a fare il proprio mestiere". Così Goffredo Bettini all'iniziativa 'Dialogo tra socialismo e cristianesimo: una via autentica' in corso a Roma.
"L’Europa in questi anni si è appiattita su un atlantismo di pura obbedienza. Ha perso la sua autonomia, il suo profilo culturale, il senso della sua missione nel mondo. La sua radice del Dopoguerra, socialista e cristiana. Invece di essere ponte tra diverse civiltà e raccordo tra diverse nazioni, ha rilanciato sempre l’iniziativa degli Stati Uniti d'America, aggiungendo qualcosa in più. Anche l’Italia. Tradendo, così, la sua tradizionale politica di dialogo nel mondo e nel Mediterraneo. Da Andreotti fino a Craxi".
"Avendo perso sé stessa, avendo creduto solo nel suo alleato, oggi l’Europa si trova silente e balbettante. Certo: si doveva aiutare l'Ucraina con le armi, ma bisognava invocare comunque la pace e la trattativa. Invece si è invocata solo la guerra, accompagnata da un linguaggio esasperato per sostenerla e per illudersi di vincerla. La guerra non è mai neutra. Anche chi la pratica con buone ragioni lascia materiali tossici, difficili poi da smaltire. La guerra impone che il tuo avversario sia descritto sempre come un pazzo, o un mostro, il peggio dell’umano. Nella guerra non si comprendono mai le ragioni storiche che hanno mosso popoli e nazioni ad ingaggiarla".
"Ecco dove è mancata l’Europa. Ed oggi -continua Bettini- si trova trascinata dai suoi stessi errori ad invocare ancora la guerra, quando si può aprire uno spiraglio di pace; invece di domandare unità: quale pace? Una pace che renda conto del sacrificio umano e materiale del popolo ucraino e del fatto che lo stesso Zelensky è stato spinto dall’Occidente. Una parte del quale, la più potente, nel suo stile mercantile, gli chiede ora un risarcimento economico delle spese sostenute".
"Una pace doppiamente imperiale. Di Trump e Putin, nel disprezzo del Vecchio Continente. Si tratta finalmente di liberare il nostro sguardo europeo da ulteriori condizionamenti. Di realizzare una difesa comune, per un ruolo di deterrenza, di equilibrio, di pace in un mondo sconvolto. Di rispondere a Trump, aprendosi all’India, alla Cina, alle sponde africane. Smontando finalmente l’idiozia di un Occidente unito, libero e democratico contro il resto del mondo autocratico".
"Ci sono tanti Occidenti. Anche l’Occidente è macchiato di sangue e di barbarie. Nell’Occidente è nato il pensiero che ha voluto la Shoah, che noi aborriamo. E nel resto del mondo non ci sono solo sgozzatori fanatici, ma tante e diverse civiltà che intendono affacciarsi nell’arena mondiale".