Il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi per frode fiscale al processo Mediaset, è stato assolto dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Era accusato di aver violato il dovere del riserbo per un’intervista concessa prima del deposito delle motivazioni della sentenza. Gli addebiti nei sui confronti sono stati esclusi.

A far finire Esposito davanti al ‘tribunale delle toghe’ erano state le dichiarazioni rilasciate al Mattino di Napoli, a pochi giorni dalla condanna a 4 anni inflitta al Cavaliere, arrivata il primo agosto 2013. Un’intervista che scatenò la bufera contro il giudice anche per il titolo: “Berlusconi condannato perchè sapeva, non perchè non poteva non sapere”. Esposito accusò subito il giornale – contro il quale ha intentato una causa civile – di aver manipolato le sue parole.

Una tesi ribadita durante il processo disciplinare (e la cui fondatezza è stata riconosciuta dalla stessa Procura generale della Cassazione) spiegando di non aver “mai parlato degli esiti del processo Mediaset“, ma che al testo venne aggiunta una domanda su quel procedimento che in realtà non gli era mai stata formulata.

Per capire la decisione di oggi della sezione disciplinare del Csm – che è impugnabile davanti alle Sezioni unite civili della Cassazione ed è stata presa dopo oltre tre ore di camera di consiglio – bisognerà attendere il deposito delle motivazioni. Nella sua lunga autodifesa (che ha occupato anche una parte dell’udienza di oggi) Esposito ha ricostruito il clima di quei giorni e ha spiegato che, se parlò effettivamente con il giornalista delle ragioni per cui il processo sul leader di Forza Italia era stato assegnato alla sezione feriale della Cassazione e fissato per il 30 luglio, fu perchè ritenne suo “dovere ristabilire la verità“, dopo aver subito “il più infame linciaggio mediatico della storia”, con l’accusa esplicita di “aver emesso un provvedimento anomalo con lo scopo di colpire Berlusconi”. Il giudice ha inoltre negato di aver sollecitato l’intervista: “Non avevo alcun motivo di farmi pubblicità attraverso un giornale a bassa tiratura, quando il mio nome era apparso su tutti i giornali italiani e stranieri e io avevo rifiutato di dare un’intervista alla Cnn”.

Il rappresentante della procura generale della Cassazione, Ignazio Juan Patrone, che aveva chiesto per Esposito la sanzione della censura, aveva invece sostenuto che il magistrato era comunque venuto meno al dovere del riserbo, “sollecitando lui stesso la pubblicità di notizie sulla propria attività e sul processo appena trattato” e non ancora concluso, visto che non erano state depositate le motivazioni. Il comportamento di Esposito, aveva sostenuto nella sua requisitoria, è stato “gravemente scorretto” nei confronti dei colleghi del collegio, anche perchè aver scelto un “canale personale privilegiato” per le sue esternazioni, “senza informare nessuno“. “Nessuno nega che c’erano stati titoli odiosi su alcuni giornali ed erano state fatte considerazioni sgradevoli su Esposito”, aveva ammesso Patrone, ma la strada non può essere in questi casi quella dell’autodifesa. Esposito si sarebbe dovuto comportare come hanno fatto “decine di magistrati che, oggetto di accuse gravi, hanno affidato la loro tutela alle sedi deputate, il Csm e l’Associazione nazionale magistrati”.

L’assoluzione di Esposito viene commentata così dal deputato di Forza Italia Luca d’Alessandro, segretario della commissione Giustizia alla Camera: “L’ennesimo atto politico di un organo che si sente ormai quasi la terza carica dello Stato”.

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