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Charlie Hebdo, imam Perugia: “Chi fa vignette è libero. L’Isis? Stato del diavolo”

Abdel Qader condanna l'attentato al giornale satirico ma invita a non "collegare l’atto terroristico di qualche musulmano con il profeta". E aggiunge: "Se vedessi simpatizzanti integralisti li denuncerei io per primo"
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Le vignette di Charlie Hebdo o quelle anti-musulmani, in generale, “non intaccano la grandezza dell’Islam“. Chi offende, però, dovrebbe “chiedere scusa almeno, perché anche se c’è libertà di parola, non andrebbe buttata benzina sul fuoco”. L’imam di Perugia Abdel Qader commenta le vignette satiriche del periodico francese che mercoledì 7 gennaio ha subito un attentato nel quale sono morte 12 persone. “Quelli che fanno le vignette – dice ancora Qader – sono liberi e a me non fa nessun effetto, però loro dovrebbero studiare l’Islam e non dovrebbero collegare l’atto terroristico di qualche musulmano con il profeta. Non devono generalizzare, perché se c’è un mafioso italiano non possiamo parlare di tutta l’Italia mafiosa. Perché noi siamo una comunità pacifica che cerca di vivere e lavorare integrati. Dobbiamo lavorare per accrescere la cultura del rispetto reciproco e del lavoro”.

Secondo Qader, l’attentato terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo è un “gesto vile, che condanniamo con tutti i mezzi e le parole possibili: quello che hanno commesso l’atto terroristico non rappresenta altro se non loro stessi, non hanno niente a che fare con i musulmani. Loro non rappresentano l’Islam, né l’insegnamento del Corano, né quello del profeta Mohamed’’. Quello che è accaduto a Parigi rientra fra gli “atti terroristici” che “danneggiano in primis noi. Ci soffriamo molto – ha puntualizzato – perché è un atto contro di noi, contro la democrazia, contro ogni tipo di convivenza pacifica, ci mette in stato di ansia psicologica”. Quindi, ha detto, “noi condanniamo quanto accaduto”.

Quanto ad eventuali pericoli di radicalismo islamico a Perugia o in Umbria, all’imam non risulta “che ci siano né simpatizzanti di qualunque forma di estremismo né persone andate o tornati da paesi quali l’Iraq o la Siria, perché altrimenti li denuncerei io per primo, se dovessi osservare qualcosa del genere”. In merito all’Isis, infine, aggiunge: “Lo ha già condannato tutta la nostra comunità, a livello europeo, nessuno accetta questo Stato, anche noi protestiamo perché non devono essere nominati come lo stato Islamico, perché sono lo stato del diavolo”.

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