“Le inchieste dimostrano che la corruzione ha raggiunto dimensioni intollerabili anche per il frequente suo intreccio con le organizzazione di tipo mafioso. Questo ha effetti devastanti sul piano economico e per i cittadini”. Il Guardasigilli Andrea Orlando rivendica l’azione del governo nella relazione annuale alla Camera sull’amministrazione sull’amministrazione della giustizia – poi passata con 222 voti a favore e 89 contrari, respinte tutte le risoluzioni presentate dall’opposizione – e rilancia l’allarme sulle tangenti, oggetto di interventi in ordine sparso da parte dell’esecutivo Renzi, molti dei quali ancora in fase di discussione in Parlamento. Ma nel contempo difende la scelta del governo sul reato di falso in bilancio, spesso funzionale al pagamento di tangenti, che ripropone alla lettera le soglie di non punibilità introdotte dalla celebre legge ad personam berlusconiana del 2003. Soglie che erano scomparse nel disegno di legge anticorruzione firmato in origine da Piero Grasso (anche lui del Pd) attualmente in avvio di discussione in Commissione al Senato (oggi il termine ultimo per le richieste di modifica), ma che il governo ha chiesto di reintrodurre con un emendamento depositato l’8 gennaio.
FALSO IN BILANCIO, IL SILENZIO SULLE SOGLIE DELLA DISCORDIA. Il falso in bilancio, ha detto il ministro alla Camera, è “un tema cruciale nel contrasto delle più gravi forme di criminalità economica”, e per questo gli emendamenti usciti da via Arenula chiedono un inasprimento delle pene, oltre a una classificazione che passi da reato di danno al più grave reato di pericolo. Orlando non ha fatto però alcun accenno diretto alla diatriba sulle soglie, sollevata in Senato dal Movimento 5 Stelle. Con l’attuale legge di berlusconiana memoria (l’articolo 2621 del codice civile) non è punibile penalmente il falso che non superi il 5% dell’utile di esercizio o l’1% del patrimonio netto. Un limite che Orlando ha giustificato nei giorni scorsi con l’esigenza di non ingolfare ulteriormente i tribunali e, soprattutto di tutelare “le piccole imprese che possono anche non essere supportate da figure tecniche adeguate”. Calcolatrice alla mano, però, queste stesse soglie permettono ai grandi gruppi evasioni da centinaia di milioni di euro – e la creazione di fondi neri che tipicamente servono anche a pagare le tangenti su grandi opere e commesse – senzia un rischio penale. Nel pomeriggio il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, intervenuto a un convegno a Napoli, si è pronunciato in favore della riformulazione del falso in bilancio, “che sia utile e che non punisca comportamenti di scarso significato”, come aveva anticipato qualche giorno fa a ilfattoquotidiano.it. Il problema, ha spiegato Cantone, è appunto come stabilire la soglia di non punibilità e di “individuare una sanzione penale adeguata quando la soglia viene superata”. Il commissario anticorruzione, nominato proprio dal governo Renzi, non si è sbilanciato nel merito. Resta quindi da vedere se i falsi in bilancio da centinaia di milioni di euro che l’attuale legge di fatto consente ai giganti dell’economia rientrino, agli occhi di Cantone, nei “comportamenti di scarso significato”.
Lo stesso problema che si era posto le scorse settimane con l’intervento sulle frodi fiscali, di cui poi il premier Matteo Renzi si è assunto la piena responsabilità. Così come Orlando rivendica uno dei pochi provvedimenti sulla criminalità economica diventati legge dello Stato, l’autoriclaggio. Anche in questo caso, però, l’introduzione del nuovo reato è stata accompagnata da polemiche sulle “maglie larghe” della normativa, in particolare sull’esclusione della punibilità in caso di beni acquistati sì con denaro sporco, ma per “godimento personale”.
“FASCICOLI PENDENTI SOTTO PER LA PRIMA VOLTA SOTTO I 5 MILIONI”. E mentre i fantasmi berlusconiani continuano ad aleggiare sul “cambio di verso” promesso da Renzi, è lo stesso Orlando a rilevare: “La giustizia è stata terreno di aspro scontro politico che per 20 anni ha impedito che fossero attuate le riforme”. E “il mal funzionamento della giustizia è uno dei più grandi macigni sulla strada della crescita. Il mio auspicio – dice il ministro – è che questa stagione possa dirsi chiusa”. I numeri, ha affermato il ministro, mostrano una prima inversione di tendenza: “L’analisi dei fascicoli pendenti al a giugno 2014 indica una cifra di 4milioni 898 mila, con un calo del 6,7%: per la prima volta dal 2009 si scende sotto 5 milioni”. Orlando ha riferito le cifre sulla pendenze della giustizia civile, che segnano una diminuzione, anche se il calo “costante dell’arretrato dal 2009 ad oggi, mostrano che rimane comunque elevato il livello del carico di lavoro dei Tribunali; circostanza, questa, che si traduce, inevitabilmente, in un allontanamento nel tempo della risposta di giustizia ai cittadini e alle imprese”. Il Guardasigilli annuncia anche “una assoluta novità” ovvero “la gestione dei fondi europei. Per la prima volta il ministero della Giustizia sarà il centro coordinamento fondi strutturali”. Il ministro ha fatto anche il punto sulla riduzione degli uffici giudiziari in base alla riforma avviata sotto il governo Monti, da cui si evince che la scura ha colpito in larghissima misura i giudici di pace: “Dei complessivi 1.398 uffici di primo grado esistenti prima della riforma 946 sono stati soppressi: 30 tribunali, 30 procure, 220 sezioni distaccate e 666 uffici del giudice di pace, corrispondenti al 68% del totale”.
SVUOTACARCERI, 10MILA DETENUTI IN MENO IN UN ANNO. Un capitolo corposo dell’intervento è stato dedicato alle carceri. Anche qui i numeri sono in calo, dopo i provvedimenti “svuota carceri” approvati su impulso del presidente Napolitano e in seguito alle sentenze europee contro l’Italia: “Al 31 dicembre 2014 i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 53.623, dato oramai stabilizzato da qualche mese. A dicembre del 2013 erano 62.536, mentre al momento della condanna da parte della Corte europea erano oltre 66.000 e nel corso del 2010 si erano registrate quasi 70.000 presenze. Contemporaneamente sono aumentate le misure alternative alla detenzione sino ad arrivare al 31 dicembre 2014 a 31.962″. Il ministro ha sottolineato il calo dei detenuti in custodia cautelare, passati “dai 24.409 di dicembre 2013 ai 18.475 del 31 dicembre 2014; soltanto nel 2010 i detenuti in attesa di giudizio di primo grado erano 30.184”.
RESPONSABILITA’ CIVILE GIUDICI: “SOLO 4 CONDANNE, LEGGE VA CAMBIATA”. Altro nodo delicato, anche all’interno della maggioranza, la responsabilità civile dei giudici. Orlando ha ribadito, in sostanza, che la legge va cambiata perché finora ha prodotto pochi risarcimenti ai cittadini che si reputano vittime di malagiustizia: “Dai dati dell’Avvocatura dello Stato raccolti dalla prima applicazione della legge, sino alla fine del 2010 risultava che sulle 400 cause proposte solo 34 avevano superato il vaglio di ammissibilità e di quest’ultime 34, ne erano state decise 18, tra cui solo in 4 casi vi era stata condanna dello Stato”, ha spiegato il ministro della Giustizia. “Sono numeri che parlano chiaro e che rivelano un obiettivo deficit di effettività nella tutela dei cittadini lesi dall’esercizio dell’attività giudiziaria”.
TERRORISMO: “MISURE CONTRO GLI STRANIERI COMBATTENTI”. Sul tema del terrorismo Orlando non può che concordare con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “La crescente minaccia del terrorismo pone obbligo di un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione” ed è “ineludibile introdurre nuove misure per rendere selettivi e stringenti i controlli sui materiali che potrebbero essere usati per attentati e sulle misure contro gli stranieri combattenti. Allo stesso modo – ha aggiunto Orlando – sul piano della efficacia degli strumenti di repressione, appare ormai condivisa e matura l’idea di introdurre strumenti centralizzati di coordinamento delle investigazioni in materia di terrorismo. “Una scelta di questo tipo appare anche funzionale all’individuazione di un interlocutore unitario e adeguatamente informato sul fronte della cooperazione giudiziaria internazionale, nel quadro di un organico sviluppo di una sempre più sentita esigenza di politiche europee di contrasto al terrorismo internazionale. Credo”, ha concluso, “che sempre in quest’ottica vadano sfruttate al massimo le potenzialità che offre il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nello specifico l’articolo 86, che prevede la possibilità dell’istituzione della procura europea“.
Quanto alla traduzione da idea ad azione dei provvedimenti proposti dal governo Renzi, nella discussione in aula Orlando ha voluto precisare che “i disegni di legge usciti dal Cdm del 29 agosto sono – ad eccezione della delega sul civile – tutti incardinati nei due rami del Parlamento, pur essendoci un problema di overbooking”.
Giustizia & Impunità
Corruzione, Orlando: “Intollerabile”. Ma difende il falso in bilancio berlusconiano
Il bilancio del Guardasigilli alla Camera: le mazzette hanno "effetti devastanti". Nessun arretramento, però, sulle soglie di punibilità del reato che spesso serve a creare i fondi neri per pagare tangenti. Cantone: "Il problema è come stabilirle". I numeri del ministro: "In un anno detenuti scesi da 62mila a 53mila, fascicoli pendenti per la prima volta sotto i 5 milioni". I provvedimenti del governo: "Tutti in Parlamento, ma c'è overbooking"
“Le inchieste dimostrano che la corruzione ha raggiunto dimensioni intollerabili anche per il frequente suo intreccio con le organizzazione di tipo mafioso. Questo ha effetti devastanti sul piano economico e per i cittadini”. Il Guardasigilli Andrea Orlando rivendica l’azione del governo nella relazione annuale alla Camera sull’amministrazione sull’amministrazione della giustizia – poi passata con 222 voti a favore e 89 contrari, respinte tutte le risoluzioni presentate dall’opposizione – e rilancia l’allarme sulle tangenti, oggetto di interventi in ordine sparso da parte dell’esecutivo Renzi, molti dei quali ancora in fase di discussione in Parlamento. Ma nel contempo difende la scelta del governo sul reato di falso in bilancio, spesso funzionale al pagamento di tangenti, che ripropone alla lettera le soglie di non punibilità introdotte dalla celebre legge ad personam berlusconiana del 2003. Soglie che erano scomparse nel disegno di legge anticorruzione firmato in origine da Piero Grasso (anche lui del Pd) attualmente in avvio di discussione in Commissione al Senato (oggi il termine ultimo per le richieste di modifica), ma che il governo ha chiesto di reintrodurre con un emendamento depositato l’8 gennaio.
FALSO IN BILANCIO, IL SILENZIO SULLE SOGLIE DELLA DISCORDIA. Il falso in bilancio, ha detto il ministro alla Camera, è “un tema cruciale nel contrasto delle più gravi forme di criminalità economica”, e per questo gli emendamenti usciti da via Arenula chiedono un inasprimento delle pene, oltre a una classificazione che passi da reato di danno al più grave reato di pericolo. Orlando non ha fatto però alcun accenno diretto alla diatriba sulle soglie, sollevata in Senato dal Movimento 5 Stelle. Con l’attuale legge di berlusconiana memoria (l’articolo 2621 del codice civile) non è punibile penalmente il falso che non superi il 5% dell’utile di esercizio o l’1% del patrimonio netto. Un limite che Orlando ha giustificato nei giorni scorsi con l’esigenza di non ingolfare ulteriormente i tribunali e, soprattutto di tutelare “le piccole imprese che possono anche non essere supportate da figure tecniche adeguate”. Calcolatrice alla mano, però, queste stesse soglie permettono ai grandi gruppi evasioni da centinaia di milioni di euro – e la creazione di fondi neri che tipicamente servono anche a pagare le tangenti su grandi opere e commesse – senzia un rischio penale. Nel pomeriggio il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, intervenuto a un convegno a Napoli, si è pronunciato in favore della riformulazione del falso in bilancio, “che sia utile e che non punisca comportamenti di scarso significato”, come aveva anticipato qualche giorno fa a ilfattoquotidiano.it. Il problema, ha spiegato Cantone, è appunto come stabilire la soglia di non punibilità e di “individuare una sanzione penale adeguata quando la soglia viene superata”. Il commissario anticorruzione, nominato proprio dal governo Renzi, non si è sbilanciato nel merito. Resta quindi da vedere se i falsi in bilancio da centinaia di milioni di euro che l’attuale legge di fatto consente ai giganti dell’economia rientrino, agli occhi di Cantone, nei “comportamenti di scarso significato”.
Lo stesso problema che si era posto le scorse settimane con l’intervento sulle frodi fiscali, di cui poi il premier Matteo Renzi si è assunto la piena responsabilità. Così come Orlando rivendica uno dei pochi provvedimenti sulla criminalità economica diventati legge dello Stato, l’autoriclaggio. Anche in questo caso, però, l’introduzione del nuovo reato è stata accompagnata da polemiche sulle “maglie larghe” della normativa, in particolare sull’esclusione della punibilità in caso di beni acquistati sì con denaro sporco, ma per “godimento personale”.
“FASCICOLI PENDENTI SOTTO PER LA PRIMA VOLTA SOTTO I 5 MILIONI”. E mentre i fantasmi berlusconiani continuano ad aleggiare sul “cambio di verso” promesso da Renzi, è lo stesso Orlando a rilevare: “La giustizia è stata terreno di aspro scontro politico che per 20 anni ha impedito che fossero attuate le riforme”. E “il mal funzionamento della giustizia è uno dei più grandi macigni sulla strada della crescita. Il mio auspicio – dice il ministro – è che questa stagione possa dirsi chiusa”. I numeri, ha affermato il ministro, mostrano una prima inversione di tendenza: “L’analisi dei fascicoli pendenti al a giugno 2014 indica una cifra di 4milioni 898 mila, con un calo del 6,7%: per la prima volta dal 2009 si scende sotto 5 milioni”. Orlando ha riferito le cifre sulla pendenze della giustizia civile, che segnano una diminuzione, anche se il calo “costante dell’arretrato dal 2009 ad oggi, mostrano che rimane comunque elevato il livello del carico di lavoro dei Tribunali; circostanza, questa, che si traduce, inevitabilmente, in un allontanamento nel tempo della risposta di giustizia ai cittadini e alle imprese”. Il Guardasigilli annuncia anche “una assoluta novità” ovvero “la gestione dei fondi europei. Per la prima volta il ministero della Giustizia sarà il centro coordinamento fondi strutturali”. Il ministro ha fatto anche il punto sulla riduzione degli uffici giudiziari in base alla riforma avviata sotto il governo Monti, da cui si evince che la scura ha colpito in larghissima misura i giudici di pace: “Dei complessivi 1.398 uffici di primo grado esistenti prima della riforma 946 sono stati soppressi: 30 tribunali, 30 procure, 220 sezioni distaccate e 666 uffici del giudice di pace, corrispondenti al 68% del totale”.
SVUOTACARCERI, 10MILA DETENUTI IN MENO IN UN ANNO. Un capitolo corposo dell’intervento è stato dedicato alle carceri. Anche qui i numeri sono in calo, dopo i provvedimenti “svuota carceri” approvati su impulso del presidente Napolitano e in seguito alle sentenze europee contro l’Italia: “Al 31 dicembre 2014 i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 53.623, dato oramai stabilizzato da qualche mese. A dicembre del 2013 erano 62.536, mentre al momento della condanna da parte della Corte europea erano oltre 66.000 e nel corso del 2010 si erano registrate quasi 70.000 presenze. Contemporaneamente sono aumentate le misure alternative alla detenzione sino ad arrivare al 31 dicembre 2014 a 31.962″. Il ministro ha sottolineato il calo dei detenuti in custodia cautelare, passati “dai 24.409 di dicembre 2013 ai 18.475 del 31 dicembre 2014; soltanto nel 2010 i detenuti in attesa di giudizio di primo grado erano 30.184”.
RESPONSABILITA’ CIVILE GIUDICI: “SOLO 4 CONDANNE, LEGGE VA CAMBIATA”. Altro nodo delicato, anche all’interno della maggioranza, la responsabilità civile dei giudici. Orlando ha ribadito, in sostanza, che la legge va cambiata perché finora ha prodotto pochi risarcimenti ai cittadini che si reputano vittime di malagiustizia: “Dai dati dell’Avvocatura dello Stato raccolti dalla prima applicazione della legge, sino alla fine del 2010 risultava che sulle 400 cause proposte solo 34 avevano superato il vaglio di ammissibilità e di quest’ultime 34, ne erano state decise 18, tra cui solo in 4 casi vi era stata condanna dello Stato”, ha spiegato il ministro della Giustizia. “Sono numeri che parlano chiaro e che rivelano un obiettivo deficit di effettività nella tutela dei cittadini lesi dall’esercizio dell’attività giudiziaria”.
TERRORISMO: “MISURE CONTRO GLI STRANIERI COMBATTENTI”. Sul tema del terrorismo Orlando non può che concordare con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “La crescente minaccia del terrorismo pone obbligo di un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione” ed è “ineludibile introdurre nuove misure per rendere selettivi e stringenti i controlli sui materiali che potrebbero essere usati per attentati e sulle misure contro gli stranieri combattenti. Allo stesso modo – ha aggiunto Orlando – sul piano della efficacia degli strumenti di repressione, appare ormai condivisa e matura l’idea di introdurre strumenti centralizzati di coordinamento delle investigazioni in materia di terrorismo. “Una scelta di questo tipo appare anche funzionale all’individuazione di un interlocutore unitario e adeguatamente informato sul fronte della cooperazione giudiziaria internazionale, nel quadro di un organico sviluppo di una sempre più sentita esigenza di politiche europee di contrasto al terrorismo internazionale. Credo”, ha concluso, “che sempre in quest’ottica vadano sfruttate al massimo le potenzialità che offre il trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nello specifico l’articolo 86, che prevede la possibilità dell’istituzione della procura europea“.
Quanto alla traduzione da idea ad azione dei provvedimenti proposti dal governo Renzi, nella discussione in aula Orlando ha voluto precisare che “i disegni di legge usciti dal Cdm del 29 agosto sono – ad eccezione della delega sul civile – tutti incardinati nei due rami del Parlamento, pur essendoci un problema di overbooking”.
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Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il dialogo tra due presidenti davvero straordinari è promettente. È importante che nulla ostacoli l'attuazione della loro volontà politica". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa Dmitri Peskov in un'intervista alla televisione, parlando della fermezza degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e sulle dichiarazioni ostili di Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti di polizia municipale.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Decine di migliaia di persone si sono radunate per partecipare ai funerali di Hassan Nasrallah, in uno stadio alla periferia di Beirut. Molte le bandiere di Hezbollah e i ritratti del leader assassinato che ha guidato il movimento libanese, sostenuto dall'Iran, per oltre tre decenni. Uomini, donne e bambini provenienti dal Libano e da altri luoghi hanno camminato a piedi nel freddo pungente per raggiungere il luogo della cerimonia, ritardata per motivi di sicurezza dopo la morte di Nasrallah avvenuta in un massiccio attacco israeliano al bastione di Hezbollah a Beirut sud a settembre.
Mentre la folla si radunava, i media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in alcune zone del Libano meridionale, tra cui una località a circa 20 chilometri dal confine. L'esercito israeliano ha affermato di aver colpito nel Libano meridionale "diversi lanciarazzi che rappresentavano una minaccia imminente per i civili israeliani". Ritratti giganti di Nasrallah e di Hashem Safieddine (il successore designato di Nasrallah, ucciso in un altro attacco aereo israeliano prima che potesse assumere l'incarico) sono stati affissi sui muri e sui ponti nella parte sud di Beirut. Uno è stata appeso anche sopra un palco eretto sul campo del gremito Camille Chamoun Sports City Stadium, alla periferia della capitale, dove si svolgeranno i funerali dei due leader.
Lo stadio ha una capienza di circa 50mila persone, ma gli organizzatori di Hezbollah hanno installato decine di migliaia di posti a sedere extra sul campo e all'esterno, dove i partecipanti potranno seguire la cerimonia su uno schermo gigante. Hezbollah ha invitato alla cerimonia alti funzionari libanesi, alla presenza del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Quest'ultimo, in un discorso da Beirut, ha descritto i leader assassinati come "due eroi della resistenza" e ha giurato che "il cammino della resistenza continuerà".