Un’associazione islamica accusata di estremismo potrebbe costruire la moschea a Milano. Si chiama Millî Görüş, “Punto di vista nazionale” in turco. Fa parte del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano Monza Brianza (Caim). “Sono accuse false, siamo in Italia dal 1987”, replicano a ilfattoquotidiano.it gli interessati. Dopo la strage di Parigi, la questione moschea è sempre più scottante, tra accuse più o meno documentate e lo storico problema mai risolto delle associazioni islamiche nel mondo: la trasparenza dei conti. I candidati più credibili sono tre: Caim, Casa della cultura islamica di via Padova e Comunità religiosa islamica italiana (Coreis italiana). Una di queste, probabilmente, si aggiudicherà lo spazio per costruire la moschea di Milano.
Millî Görüş, fondata in Turchia dal primo premier islamista del Paese. Dambruoso: “Parli il ministro dell’Interno”
Tre quelli messi a disposizione dal Comune di Milano con un bando datato 30 dicembre 2014, di cui uno almeno per i 100mila fedeli che abitano nel capoluogo lombardo. A giugno, Palazzo Marino aveva cercato di trovare una proposta unitaria per la realizzazione di una moschea in tempo per Expo. Operazione fallita: la comunità musulmana s’è spaccata. Da una parte sta la Coreis, comunità soprattutto composta da italiani che ha dalla fine degli anni Novanta una piccola sala di preghiera in via Meda a Milano. Sono in maggioranza italiani convertiti, vicini alla dottrina sufi, una visione dell’Islam “spirituale”, staccata dalla politica. In mezzo, la Casa della cultura islamica, il cui presidente è l’architetto giordano Asfa Mahmoud, insignito del premio per il valore civico Ambrogino d’oro nel 2009. Quando a marzo 2014 il Comune aveva ipotizzato un finanziamento della Giordania per realizzare la moschea, sarebbe stato proprio Mahmoud il tramite. Dall’altra parte sta il Caim, un network che tiene insieme 25 associazioni tra Milano e Monza. “Un gruppo dall’ideologia problematica”, sostiene l’esperto in terrorismo islamico dell’Ispi Lorenzo Vidino, che in un’intervista a ilfattoquotidiano.it aveva segnalato il rischio che la futura moschea di Milano possa essere affidata a organizzazioni radicali. Dopo i fatti di Parigi, l’ex magistrato Stefano Dambruoso, oggi deputato di Scelta civica, ha ricordato che due associazioni che ne fanno parte, la turca Millî Görüş e Alleanza islamica d’Italia, sono state inserite in due “black list” in Germania ed Emirati arabi uniti. Il motivo? “Chiedo che sia il nostro ministero dell’Interno a spiegarlo”, dice ora Dambruoso.
MILLI GORUS E LE ACCUSE IN GERMANIA. Millî Görüş, in turco “Punto di vista nazionale”, farà parte della società di scopo con cui il Caim si presenta al bando per la moschea di Milano, insieme ad altre associazioni. L’organizzazione turca è in Italia dal 1987. Ha sedi sparse in tutto il mondo (soprattutto in Germania) e conta 127mila iscritti. Nel 2004 il Ministero dell’Interno tedesco, principale fonte dell’allarme di Stefano Dambruoso, li etichetta come “estremisti”, anche se nell’ultimo rapporto di fine anno del ministero non ci sono accenni su indagini nei loro confronti. Sei dirigenti dell’organizzazione tedesca, che conta da sola 60mila iscritti, nel 2010 sono stati accusati e poi prosciolti per frode, riciclaggio e supporto di associazioni terroristiche. In 19 mesi l’inchiesta tedesca non ha prodotto alcun risultato. Il professore di Islamistica dell’università Cattolica di Milano Paolo Branca li definisce “ipernazionalisti”. Il loro fondatore Necmettin Erbakan era un leader politico e spirituale, ostile all’occidentalizzazione della Turchia. Fu il primo premier islamista in Turchia (’96-’97) e sotto di lui crebbe l’influenza politica dell’attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan. “Non c’entra niente la politica con noi. Siamo un’associazione che lavora per il bene di tutti, non solo nostro”, replica Ozman Duran, presidente di Millî Görüş Italia. Dal marzo 2013 hanno in costruzione una sala di preghiera in via Maderna, ferma perché mancano i permessi per trasformare l’area in un luogo di culto. “Esistiamo dal 1969, perché ci accusano proprio adesso di essere estremisti?”, si domanda il referente di Milano, Derviş Bozyel, gestore di un negozio di kebab del capoluogo lombardo.
Il Caim ha aderito al bando del Comune per la moschea. Ne fa parte l’Alleanza islamica, finita in black list negli Emirati arabi. Perché? “Chiedetelo a loro”
ALLEANZA ISLAMICA, NELLA LISTA NERA DEGLI EMIRATI. L’Alleanza islamica d’Italia ha sede in viale Monza 50, come il Caim. È un’associazione culturale, non ha mai avuto luoghi di preghiera. A novembre è stata inserita dagli Emirati arabi uniti in una lista nera di associazioni bandite. Insieme a Isis, Al Qaeda, Ansar al-Sharia per la Libia, Ansar per il Libano e Boko Haram per la Nigeria. “Non abbiamo la minima idea del motivo per il quale gli Emirati Arabi Uniti ci hanno inserito nella lista di associazioni terroristiche. Chiedetelo a loro”, dice il presidente Mohamed Ibrahin.
CAIM, UCOII E LA FRATELLANZA. Ibrahim è anche tesoriere dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia. Presidente dell’associazione è Izzedin Elzir, imam di Firenze, e membro del direttivo Roberto Hamza Piccardo, padre del coordinatore del Caim Davide. Fondato nel 1990 ad Ancona, l’Ucoii ha avuto come presidente Mohamed Nour Dachan, oggetto di più interrogazioni parlamentari a firma dell’allora onorevole di centrodestra Souad Sbai per la sua supposta vicinanza alla Fratellanza musulmana. Sempre negata dal Nour Dachan, che ha querelato giornalisti e parlamentari che gliela hanno attribuita. La vicinanza ideologica ai Fratelli musulmani è il motivo per cui Vidino reputa che “non sia una situazione ideale” per il Comune di Milano “dare un pulpito ad un’associazione che ha questo track record”, questo passato. Alla moschea di Cascina Gobba, altro centro del Caim, è intervenuto in un discorso intitolato “Qual è il vero successo?” il 5 agosto 2012 Musa Cerantonio, all’epoca un perfetto sconosciuto, poi diventato un reclutatore di jihadisti in rete. “Non aveva ancora espresso posizioni estremiste, non potevamo prevederlo”, replica Davide Piccardo, coordinatore del Caim. Al di là dell’essere un punto di riferimento per la preghiera, il Caim è stato protagonista di molto altro in questi anni. L’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, formata tutta da volontari, ha aiutato il Comune di Milano nell’accoglienza dei profughi siriani arrivata alla stazione Centrale, ha donato tramite l’ong Islamic relief 10 mila euro ai terremotati dell’Emilia, è stato tra gli organizzatori della manifestazione contro islamofobia e terrorismo a Milano di sabato 10 gennaio, dopo la strage di Charlie Hebdo. Ma ai detrattori non questo non basta.
Il legale esperto di mondo arabo: “I finanziamenti di queste organizzazioni non sono tracciabili”
I FINANZIAMENTI: UN BUCO NERO. “Non c’è nessuna possibilità di tracciare i finanziamenti: le associazioni islamiche possono ricevere donazioni da chiunque”, avverte però Paolo Greco, avvocato della P&A Legal, studio specializzato nei rapporti tra aziende italiane e mondo arabo. Greco sottolinea che la poca trasparenza (nessuno pubblica i bilanci) sia da sempre un problema di tutti, ma che l’universo dell’Ucoii “è sempre stato il più chiacchierato” nell’Islam italiano. Le associazioni islamiche di solito sono sostenute dalla zaqat, che è la tassa versata dai membri della comunità una volta l’anno, e dalle wafq, il corrispettivo delle nostre fondazioni. Le più grandi sono sponsorizzate dai Paesi del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait. “Queste sono le vie ufficiali. Il rischio è che poi ci siano altre strade che portano anche ad organizzazioni criminali e terroristiche, ma questo nessuno può dirlo, sono solo sospetti”. Secondo Greco, lo scontro per aggiudicarsi la moschea a Milano, ” è un conflitto interno, tra visioni diverse dell’Islam”. Un tassello di una guerra molto più grande.
Cronaca
“Moschea di Milano in mano agli estremisti”. La replica: “Accuse false”
Dopo la strage a Charlie Hebdo si riaccende lo scontro sul progetto. Gli allarmi lanciati da Vidino e Dambruoso: al bando del Comune hanno aderito organizzazioni in black list, come Millî Görüş e l'Alleanza islamica in Italia, entrambe associate al Caim. L'organizzazione turca: "La politica non c'entra, facciamo il bene di tutti"
Un’associazione islamica accusata di estremismo potrebbe costruire la moschea a Milano. Si chiama Millî Görüş, “Punto di vista nazionale” in turco. Fa parte del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano Monza Brianza (Caim). “Sono accuse false, siamo in Italia dal 1987”, replicano a ilfattoquotidiano.it gli interessati. Dopo la strage di Parigi, la questione moschea è sempre più scottante, tra accuse più o meno documentate e lo storico problema mai risolto delle associazioni islamiche nel mondo: la trasparenza dei conti. I candidati più credibili sono tre: Caim, Casa della cultura islamica di via Padova e Comunità religiosa islamica italiana (Coreis italiana). Una di queste, probabilmente, si aggiudicherà lo spazio per costruire la moschea di Milano.
Tre quelli messi a disposizione dal Comune di Milano con un bando datato 30 dicembre 2014, di cui uno almeno per i 100mila fedeli che abitano nel capoluogo lombardo. A giugno, Palazzo Marino aveva cercato di trovare una proposta unitaria per la realizzazione di una moschea in tempo per Expo. Operazione fallita: la comunità musulmana s’è spaccata. Da una parte sta la Coreis, comunità soprattutto composta da italiani che ha dalla fine degli anni Novanta una piccola sala di preghiera in via Meda a Milano. Sono in maggioranza italiani convertiti, vicini alla dottrina sufi, una visione dell’Islam “spirituale”, staccata dalla politica. In mezzo, la Casa della cultura islamica, il cui presidente è l’architetto giordano Asfa Mahmoud, insignito del premio per il valore civico Ambrogino d’oro nel 2009. Quando a marzo 2014 il Comune aveva ipotizzato un finanziamento della Giordania per realizzare la moschea, sarebbe stato proprio Mahmoud il tramite. Dall’altra parte sta il Caim, un network che tiene insieme 25 associazioni tra Milano e Monza. “Un gruppo dall’ideologia problematica”, sostiene l’esperto in terrorismo islamico dell’Ispi Lorenzo Vidino, che in un’intervista a ilfattoquotidiano.it aveva segnalato il rischio che la futura moschea di Milano possa essere affidata a organizzazioni radicali. Dopo i fatti di Parigi, l’ex magistrato Stefano Dambruoso, oggi deputato di Scelta civica, ha ricordato che due associazioni che ne fanno parte, la turca Millî Görüş e Alleanza islamica d’Italia, sono state inserite in due “black list” in Germania ed Emirati arabi uniti. Il motivo? “Chiedo che sia il nostro ministero dell’Interno a spiegarlo”, dice ora Dambruoso.
MILLI GORUS E LE ACCUSE IN GERMANIA. Millî Görüş, in turco “Punto di vista nazionale”, farà parte della società di scopo con cui il Caim si presenta al bando per la moschea di Milano, insieme ad altre associazioni. L’organizzazione turca è in Italia dal 1987. Ha sedi sparse in tutto il mondo (soprattutto in Germania) e conta 127mila iscritti. Nel 2004 il Ministero dell’Interno tedesco, principale fonte dell’allarme di Stefano Dambruoso, li etichetta come “estremisti”, anche se nell’ultimo rapporto di fine anno del ministero non ci sono accenni su indagini nei loro confronti. Sei dirigenti dell’organizzazione tedesca, che conta da sola 60mila iscritti, nel 2010 sono stati accusati e poi prosciolti per frode, riciclaggio e supporto di associazioni terroristiche. In 19 mesi l’inchiesta tedesca non ha prodotto alcun risultato. Il professore di Islamistica dell’università Cattolica di Milano Paolo Branca li definisce “ipernazionalisti”. Il loro fondatore Necmettin Erbakan era un leader politico e spirituale, ostile all’occidentalizzazione della Turchia. Fu il primo premier islamista in Turchia (’96-’97) e sotto di lui crebbe l’influenza politica dell’attuale presidente Recep Tayyip Erdoğan. “Non c’entra niente la politica con noi. Siamo un’associazione che lavora per il bene di tutti, non solo nostro”, replica Ozman Duran, presidente di Millî Görüş Italia. Dal marzo 2013 hanno in costruzione una sala di preghiera in via Maderna, ferma perché mancano i permessi per trasformare l’area in un luogo di culto. “Esistiamo dal 1969, perché ci accusano proprio adesso di essere estremisti?”, si domanda il referente di Milano, Derviş Bozyel, gestore di un negozio di kebab del capoluogo lombardo.
ALLEANZA ISLAMICA, NELLA LISTA NERA DEGLI EMIRATI. L’Alleanza islamica d’Italia ha sede in viale Monza 50, come il Caim. È un’associazione culturale, non ha mai avuto luoghi di preghiera. A novembre è stata inserita dagli Emirati arabi uniti in una lista nera di associazioni bandite. Insieme a Isis, Al Qaeda, Ansar al-Sharia per la Libia, Ansar per il Libano e Boko Haram per la Nigeria. “Non abbiamo la minima idea del motivo per il quale gli Emirati Arabi Uniti ci hanno inserito nella lista di associazioni terroristiche. Chiedetelo a loro”, dice il presidente Mohamed Ibrahin.
CAIM, UCOII E LA FRATELLANZA. Ibrahim è anche tesoriere dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia. Presidente dell’associazione è Izzedin Elzir, imam di Firenze, e membro del direttivo Roberto Hamza Piccardo, padre del coordinatore del Caim Davide. Fondato nel 1990 ad Ancona, l’Ucoii ha avuto come presidente Mohamed Nour Dachan, oggetto di più interrogazioni parlamentari a firma dell’allora onorevole di centrodestra Souad Sbai per la sua supposta vicinanza alla Fratellanza musulmana. Sempre negata dal Nour Dachan, che ha querelato giornalisti e parlamentari che gliela hanno attribuita. La vicinanza ideologica ai Fratelli musulmani è il motivo per cui Vidino reputa che “non sia una situazione ideale” per il Comune di Milano “dare un pulpito ad un’associazione che ha questo track record”, questo passato. Alla moschea di Cascina Gobba, altro centro del Caim, è intervenuto in un discorso intitolato “Qual è il vero successo?” il 5 agosto 2012 Musa Cerantonio, all’epoca un perfetto sconosciuto, poi diventato un reclutatore di jihadisti in rete. “Non aveva ancora espresso posizioni estremiste, non potevamo prevederlo”, replica Davide Piccardo, coordinatore del Caim. Al di là dell’essere un punto di riferimento per la preghiera, il Caim è stato protagonista di molto altro in questi anni. L’associazione dei Giovani Musulmani d’Italia, formata tutta da volontari, ha aiutato il Comune di Milano nell’accoglienza dei profughi siriani arrivata alla stazione Centrale, ha donato tramite l’ong Islamic relief 10 mila euro ai terremotati dell’Emilia, è stato tra gli organizzatori della manifestazione contro islamofobia e terrorismo a Milano di sabato 10 gennaio, dopo la strage di Charlie Hebdo. Ma ai detrattori non questo non basta.
I FINANZIAMENTI: UN BUCO NERO. “Non c’è nessuna possibilità di tracciare i finanziamenti: le associazioni islamiche possono ricevere donazioni da chiunque”, avverte però Paolo Greco, avvocato della P&A Legal, studio specializzato nei rapporti tra aziende italiane e mondo arabo. Greco sottolinea che la poca trasparenza (nessuno pubblica i bilanci) sia da sempre un problema di tutti, ma che l’universo dell’Ucoii “è sempre stato il più chiacchierato” nell’Islam italiano. Le associazioni islamiche di solito sono sostenute dalla zaqat, che è la tassa versata dai membri della comunità una volta l’anno, e dalle wafq, il corrispettivo delle nostre fondazioni. Le più grandi sono sponsorizzate dai Paesi del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait. “Queste sono le vie ufficiali. Il rischio è che poi ci siano altre strade che portano anche ad organizzazioni criminali e terroristiche, ma questo nessuno può dirlo, sono solo sospetti”. Secondo Greco, lo scontro per aggiudicarsi la moschea a Milano, ” è un conflitto interno, tra visioni diverse dell’Islam”. Un tassello di una guerra molto più grande.
MANI PULITE 25 ANNI DOPO
di Gianni Barbacetto ,Marco Travaglio ,Peter Gomez 12€ AcquistaArticolo Precedente
Cei, Bagnasco: “Libri sul gender a scuola sono colonizzazione ideologica”
Articolo Successivo
Stipendi sindaci e consiglieri in Sicilia, Crocetta dice no ai tagli dell’assessore
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Cronaca
Francesco si aggrava: “Ossigeno anche stamattina”. L’Italia in preghiera: Rosario di Zuppi, messa a Roma. L’omelia ai diaconi: “L’odio porta il mondo in guerra”
Salute
Cosa sono la piastrinopenia e il rischio sepsi: la guida per leggere il bollettino medico del Papa
Mondo
Medio Oriente, la diretta – Raid israeliani in Libano e tank in Cisgiordania. Hamas: “Con rinvio rilascio detenuti tregua a rischio”
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il Cremlino giudica "del tutto comprensibile" la reazione ostile del presidente americano Donald Trump nei confronti del suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, descritto mercoledì scorso come un "dittatore".
"Zelensky fa affermazioni errate sui capi di Stato, lo ha fatto più volte", ha accusato il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov. "Nessun presidente tollererebbe questo tipo di trattamento. Questa reazione è quindi del tutto comprensibile", ha detto. Volodymyr Zelensky aveva affermato che il presidente americano viveva in uno "spazio di disinformazione" russo dopo che Donald Trump aveva accusato l’Ucraina di essere responsabile del conflitto innescato da Mosca il 24 febbraio 2022.
Tel Aviv, 23 feb. (Adnkronos) - La deputata democratica israeliana Naama Lazimi sostiene che il figlio del primo ministro Benjamin Netanyahu sia stato “esiliato” all’estero dopo aver picchiato il padre. La parlamentare dell'opposizione ha rilasciato questa dichiarazione durante una riunione della Commissione Finanze della Knesset, mentre poneva domande sul finanziamento della visita di di Sara Netanyahu negli Stati Uniti e sui costi annuali della sicurezza per Yair Netanyahu, che vive a Miami.
"Vorrei chiedere se questa cifra è ancora in bilancio e se c'è ancora l'intenzione di finanziare la permanenza di Yair Netanyahu perché ha colpito il primo ministro ed è stato costretto ad andare all'estero perché ha danneggiato un simbolo del governo", ha domandato la parlamentare.
Il partito Likud di Netanyahu ha risposto che le affermazioni della Lazimi sono "una menzogna spregevole, un nuovo punto basso verso il fondo della fogna della sinistra", aggiungendo che chiunque ripeterà tale affermazione verrà citato in giudizio. "Naama Lazimi dovrebbe essere privata della sua immunità e del suo stipendio, così come chiunque ripeta questa spregevole menzogna verrà querelato".
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il dialogo tra due presidenti davvero straordinari è promettente. È importante che nulla ostacoli l'attuazione della loro volontà politica". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa Dmitri Peskov in un'intervista alla televisione, parlando della fermezza degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e sulle dichiarazioni ostili di Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.