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Reggio Emilia, commissione Antimafia: “Qui ‘ndrangheta pronta a usare armi”

I parlamentari si sono riuniti a Reggio Emilia per fare il punto della situazione sull'inchiesta Aemilia che nei giorni scorsi ha portato all'arresto di 117 persone
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Cinque ore di audizioni per la Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia che ha fatto tappa a Reggio Emilia (per poi spostarsi a Modena) per fare il punto sull’inchiesta della Dda di Bologna e sull’espansione della criminalità organizzata in questa regione. “La ‘Ndrangheta al nord non è meno pericolosa che al sud” ha detto il senatore Pd, Franco Mirabelli, nel corso della conferenza stampa. “Dalle relazioni è emerso che sono in grado di sparare, hanno arsenali, pistole, armi. Non lo fanno perché in questo momento non gli serve”. Preoccupazione confermata anche dalla presidente, la senatrice Pd Rosy Bindi, che però ha escluso, sulla base delle indagini, un coinvolgimento delle cooperative. “Al momento non emergono illeciti. Non siamo di fronte a una situazione come quella romana”. E poi ha aggiunto: “Per molti aspetti ancora più inquietanti ci è stato riferito che il quadro non è stato ancora completamente definito e avrà ancora ulteriori sviluppi”. E ha concluso: “Le relazioni in questa commissione ci hanno confermato quello di cui aveva già contezza, ovvero della presenza della ‘Ndrangheta al Nord. Dobbiamo però riconoscere che l’inchiesta Aemilia ha portato alla luce aspetti ancora più inquientanti”.

'Ndrangheta in Emilia, Commissione anti-mafia: "Presto altri sviluppi"
di Giulia Zaccariello
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A parlare al termine della audizioni, il prefetto di Reggio Emilia, le forze dell’ordine, il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso con il sostituto procuratore Marco Mescolini. “L’operazione non è ancora finita, ci hanno spiegato i procuratori – ha continuato Bindi – ma è tuttora in corso e non è esclusa una seconda parte”. Parlando delle misure interdittive per le aziende a rischio di infiltrazione nella ricostruzione post sisma, ha aggiunto che “le white list sono uno strumento utile, sebbene le indagini abbiano dimostrato che è stato aggirato – ha spiegato Rosy Bindi – Stiamo lavorando per una modifica della legislazione, perché le interdittive antimafia sono uno strumento statico, mentre la lotta alla mafia ha bisogno di film, a volte anche di una sceneggiatura vera e propria”.

La Bindi ha poi ribadito che “le interdittive non bloccano l’economia, come è stato spesso detto, è la mafia che la blocca”. Tuttavia, l’obiettivo dei nuovi provvedimenti sarebbe quello di introdurre una nuova metodologia: affiancare le aziende a rischio infiltrazione prima di togliere loro gli appalti, in modo da portare avanti le opere e preservare i lavoratori. “La mafia al nord punta sugli appalti, non tanto quelli pubblici, come al sud dove rappresentano una delle poche fonti di reddito, ma sull’economia privata – ha spiegato ancora Bindi – Occorre permettere alle forze dell’ordine di fare più controlli sui cantieri privati e questo non per interferire nel libero mercato, ma per evitare le infiltrazioni”.

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