La Slovenia approva i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Passa al parlamento di Lubiana un emendamento che equipara le nozze omosessuali a quelli eterosessuali che diventano così per legge “l’unione tra due persone indipendentemente dal loro sesso”. Con questa nuova legge, le coppie gay slovene acquisiscono tutti i diritti e doveri di quelle eterosessuali, compresa la possibilità di adottare dei bambini. La Slovenia diventa così il tredicesimo Paese europeo a dire sì ai matrimoni omosessuali. 51 i voti favorevoli (28 contrari) alla proposta della sinistra unita, che adesso deve essere cofirmata dal Presidente della Repubblica. Una legge fortemente osteggiata dal centrodestra – secondo il quale la nuova norma “minaccia la famiglia tradizionale” – e da circa duemila persone che hanno manifestato di fronte al parlamento chiedendo una consultazione referendaria. Intanto la Slovenia diventa il primo Paese dell’ex blocco comunista ad approvare una simile legislazione. Un fatto non da poco se si considera che le vicine Croazia e Ungheria hanno divieti costituzionali sui matrimoni omosessuali.

Fatto sta che Lubiana conferma il trend europeo che negli ultimi anni ha visto ben 12 Paesi (non solo appartenenti all’Ue) dire sì ai matrimoni tra coppie omosessuali: Belgio (2003), Spagna (2005), Norvegia, Svezia (2009), Portogallo, Islanda (2010), Danimarca (2012), Francia (2013), Gran Bretagna (2014), Lussemburgo (2015). L’ultima in ordine cronologico è stata la Finlandia, che a fine 2014 ha approvato la legge sui matrimoni gay – in Finlandia la registrazione delle unioni tra persone dello stesso sesso era possibile già dal 2002 – che adesso entrerà in vigore a partire dal marzo 2017. A Helsinki la nuova legge era partita addirittura da un’iniziativa popolare e aveva incassato subito il sostegno del primo ministro liberal-conservatore Alexander Stubb, che l’aveva definita “una questione di diritti umani, parità di genere e uguaglianza”.

Il prossimo Paese ad approvare i matrimoni gay potrebbe essere la cattolicissima Irlanda, dove il prossimo maggio è previsto un referendum per testare l’opinione popolare sulla questione – nel 2014 Londra lo ha autorizzato in Inghilterra, Scozia, Galles ma non in Irlanda del Nord. Gli ultimi sondaggi danno il 76 per cento della popolazione a favore, ma, secondo Tiernan Brady, direttore del Gay and Lesbian Equality Network (GLESN), la questione è tutta aperta vista anche la forte influenza che hanno sul Paese – e la sua economia – gli Stati Uniti, contrari a questo tipo di matrimoni. In Europa la situazione sui diritti delle coppie omosessuali è piuttosto variegata. Secondo ILGA-Europe, associazione internazionale impegnata sui diritti delle persone LGBT, ad oggi i Paesi che prevedono una qualche forma di unione di fatto legale tra coppie omosessuali sono Austria, Repubblica Ceca, Finlandia (da marzo 2017 il matrimonio), Germania, Ungheria, Irlanda, Liechtenstein, Malta, Paesi Bassi, Svizzera e Gran Bretagna. Più controversa la questione delle adozioni congiunta di bambini da parte di persone dello stesso sesso, ad oggi permessa solo in Belgio, Danimarca, Francia, Islanda, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna.

Piatta la situazione dell’Italia. Il Rainbow Map aggiornato al maggio 2014 – ovvero la panoramica dell’associazione ILGA-Europe sullo stato di diritto delle persone omosessuali in Europa che considera variabili come le unioni, le adozioni, la libertà di espressione e i casi di violenza – l’Italia riceve un punteggio di 25 su 100, meno di Bulgaria (30) e Romania (28) e leggermente meglio di Paesi come la Moldavia (17) e Georgia (26). Maglia nera è la Russia di Putin (6).

Twitter: @AlessioPisano

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