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Banca Mps, chiusa inchiesta su falso in bilancio: “Occultato buco di 300 milioni”

L’avviso è stato notificato all'ex presidente Giuseppe Mussari, all'ex direttore generale Antonio Vigni, all'ex responsabile dell’area Finanza Gianluca Baldassarri e a due manager della banca d'affari Nomura. Secondo l'accusa, la ristrutturazione del debito effettuata dall'istituto attraverso il derivato Alexandria ha permesso di abbellire i conti
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La Procura di Milano ha chiuso le indagini nei riguardi degli ex dirigenti della Banca Monte dei Paschi di Siena, accusati di falso in bilancio e manipolazione del mercato in relazione al bilancio 2009 dell’istituto, approvato nel 2010. Secondo l’accusa, sono state occultate perdite per oltre 300 milioni di euro non evidenziate nel conto economico del bilancio di Mps chiuso al 31 dicembre 2009. L’avviso è stato notificato all’ex presidente Giuseppe Mussari, all’ex direttore generale Antonio Vigni e all’ex responsabile dell’area Finanza Gianluca Baldassarri, oltre che a Sadeq Sayeed, ex amministratore delegato della banca d’affari Nomura International, Raffaele Ricci, responsabile delle vendite per l’Europa e il Medio Oriente di Nomura, alla stessa Banca Monte dei Paschi e a Nomura.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e dai pm Giordano Baggio, Mauro Clerici e Stefano Civardi, è quella sull’operazione di finanza strutturata realizzata per ridefinire i termini del derivato Alexandria attraverso un contratto stipulato tra Mps e Nomura. Secondo gli inquirenti Mussari, Vigni, Baldassarri, Sayeed e Ricci “agendo in concorso quanto meno tra di loro, con l’intenzione di ingannare i soci e il pubblico ed al fine di conseguire per sé e per gli altri un ingiusto profitto“, omettevano o falsificavano le informazioni contabili della banca creando a Mps “un danno patrimoniale di rilevante entità”.

Lo scorso ottobre Mussari, Vigni e Baldassarri erano stati condannati dal tribunale di Siena a tre anni e sei mesi, con cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per ostacolo in concorso all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza proprio in relazione al contratto stipulato con la banca giapponese e, in particolare, al suo occultamento.

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