In questi giorni di metà luglio 2015 si sente parlare spesso di “Caronte”. E non solo per lo storico passaggio radente della sonda Nasa New Horizons vicino Plutone,  di cui Caronte è il satellite più grande. Il nome del nocchiere dantesco che traghettava le anime dei morti verso gli inferi, è diventato famoso in queste ore anche perché scelto per indicare l’ondata di caldo che sta investendo il nostro Paese, con temperature che toccano i 40 gradi.

Ma quali sono le ragioni di questo caldo insopportabile che, secondo lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del centro medico Santagostino di Milano, “può generare violenza, con effetti negativi su fisico e psiche”? Lo abbiamo chiesto a Federico Grazzini, meteorologo dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) dell’Emilia Romagna.

L’Italia è nella morsa di Caronte

Come meteorologo non condivido questa moda di scegliere nomi evocativi, sulla falsariga di ciò che accade negli Usa per i cicloni. Rischia, infatti, solo di creare confusione e allarme. Detto questo, la situazione che stiamo vivendo è anomala

I nostri mari hanno raggiunto temperature caraibiche, sfiorando anche i 30 gradi: cosa sta accadendo?
Si sta verificando uno spostamento verso il Nord Europa di alte pressioni subtropicali, che in passato erano limitate al Mediterraneo, e arrivavano solo a lambire l’Italia. Le temperature sono di 5-6 gradi sopra la media stagionale.

Qualcuno potrebbe obiettare: è estate, normale che faccia caldo..
Il dato che deve fare riflettere non è tanto il cosiddetto record delle temperature, per utilizzare un’espressione spesso abusata in questi giorni. Non è il record in sé che conta. Un record che, tra l’altro, al momento non c’è, visto che negli anni scorsi si sono toccate anche temperature più elevate. Il dato interessante è un altro: la durata prolungata di queste temperature così elevate. Se, infatti, per un giorno si raggiunge un picco di caldo, questo rientra nella normale variabilità meteo. Quando, invece, come sta avvenendo in questo mese di luglio, le temperature restano alte quasi per una ventina di giorni, allora siamo di fronte a un fenomeno importante e anomalo.

Un fenomeno nuovo alle nostre latitudini?
Purtroppo no: è un trend che si va ripetendo dal 2000. Dovremo abituarci sempre di più a fare i conti con queste estati calde.

Tutta colpa dei mutamenti del clima?
È ancora presto per dirlo, ma le simulazioni di cambiamenti climatici ci dicono che esiste un trend inconfutabile di aumento delle temperature, soprattutto d’estate. E che questo fenomeno si ripeterà sempre più frequentemente in futuro.

Quali sono le conseguenze nell’immediato?
Uno degli primi effetti è rappresentato dallo stato di magra del Po, come dimostra l’ultimo bollettino di previsione per il bacino del fiume, realizzato dall’Arpa Emilia Romagna e dall’Autorità di bacino del Po. La portata del fiume dovrebbe, infatti, essere di 1000 metri cubi al secondo, ma è intorno ai 400. E continua a diminuire. La navigazione è stata vietata, e il fenomeno riguarda un po’ tutto il corso del fiume. Ma la zona più critica è la foce.

Perché proprio il delta del fiume?
Se la portata dovesse scendere al di sotto dei 300m3/s potrebbe verificarsi l’ingresso di acqua marina nel Po, che potrebbe spingersi lungo il corso del fiume fino a una profondità di 20-30 km, con la conseguente salinizzazione delle aree coltivate. Per questo stiamo monitorando attentamente la situazione.

Nel weekend è, intanto, attesa una nuova impennata delle temperature…
A soffrire di più saranno i grandi centri urbani, quelli con maggiore densità abitativa. Negli ultimi anni, infatti, si è costruito troppo e tutto questo cemento non aiuta. Anzi, peggiora la situazione. Il cemento, infatti, trattiene il calore. Che si accumula negli edifici, lasciando le città calde anche la notte.

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