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C’è un appuntamento cui gli appassionati di musica celtica non possono proprio mancare: si tratta del Montelago Celtic Festival, che si svolerà dal 6 all’8 agosto presso l’Altopiano di Colfiorito (Macerata). Per chi non lo sapesse, La festa fantastica della terra di mezzo è diventato negli anni il secondo appuntamento per ordine di importanza dedicato al mondo celtico dopo il Festival di Lorient in Bretagna. L’essere invitato a questo evento (sebbene non sappia se potrò parteciparvi) mi ha fatto tornare alla mente riflessioni alle quali mi ero dedicato qualche anno fa, risvegliando in me, l’antica passione per questo universo culturale.

MLCF (2)Credo che seguire questa manifestazione e questo tipo di musica in generale, sia estremamente interessante per un musicologo da molti punti di vista. Provo ad accennarne alcuni. In primo luogo, questo genere musicale sembra costituire (forse per fortuna) una delle grandi distrazioni dell’industria musicale. Si tratta di un genere molto popolare anche in Italia, coltivatissimo dai giovani e con una efflorescenza di band che, per lo meno dal punto di vista numerico, ha pochi rivali in altri ambiti musicali. Ma tutto questo, come dire, sottotraccia. Chiunque decida di recarsi al Festival di Montelago o in altre riunioni simili, non potrà che essere colpito dalla stupefacente trasversalità di questa musica. Guardandosi intorno, è difficile non notare l’eterogeneità culturale e generazionale del pubblico che affolla questo tipo di eventi. È una musica che appassiona marginali, alternativi, metallari, nerd, persone colte, giovani di sinistra e di destra. Sotto questo aspetto, ripeto, si tratta di un fenomeno quasi unico. Basta frequentare le feste di uno dei locali romani che ospitano abitualmente serate dedicate a questo universo musicale (ad esempio il Gerbillo Furioso fra i tanti) per notare che, come avviene anche in Bretagna, Scozia e Irlanda, il pubblico va dai bambini accompagnati dalla mamma, fino a persone chiaramente anziane, passando per giovani e adulti di ogni età. Credo che occorrerebbe studiare questo fenomeno, così come quello dei numerosi giovani che si dedicano con entusiasmo e passione allo studio degli strumenti musicali tipici (o compatibili) con questo tipo di musica: arpa celtica, flauto, violino, cornamusa, percussioni di vario tipo, ecc.

Da qualche anno a questa parte però, credo che ci troviamo di fronte ad un ulteriore motivo di interesse, ovvero la nascita di un genere nuovo. Spero di non dare un dispiacere agli appassionati di musica celtica se richiamo l’attenzione sul fatto che, da un punto di vista prettamente musicologico, la musica celtica (che in fondo racchiude folklori diversi) è in realtà un genere ibrido, se non addirittura nuovo. In che senso? Quella che ascoltiamo da più di vent’anni a questa parte, è una musica che sicuramente ha assorbito le sonorità, gli umori, i toni, direi quasi la filosofia della musica celtica tradizionale, ma che in realtà si è diversificata in molti sottogeneri diversi. Si va dalle reminiscenze classicheggianti di un artista come Rémi Chauvet, in arte Myrdhin, alle rielaborazioni celtic rock dei Wolfstone, passando per il celtic jazz dell’arpista e violoncellista Christine Hanson e per il folk metal di gruppi come Amorphis, Eluveitie, Turisas… Molto belle anche le rielaborazioni orchestrali del grande Vaughan Williams o l’ottima colonna sonora del film ‘Braveheart’ composta da James Horner.

Immagino che il grande pubblico, conosca quasi esclusivamente Loreena Mckennitt la quale ad esempio, in particolare nelle sue ultime opere, ha assorbito strutturalmente nella sua musica, sonorità e modalità espressive tipiche della musica orientale. Lo stesso Alan Stivell, al quale si deve, almeno in Francia, la rinascita dell’arpa celtica, ha recentemente ampliato il suo stile affidandosi a raffinate sonorità jazz. Ben vengano dunque occasioni come quella del Montelago Celtic Festival, in cui una musica così popolare, ma al tempo stesso trascurata dai media, può sprigionare la sua energia vitale.

Non pochi anni fa, ebbi modo di scrivere sulla rivista Ideazione alcune mie osservazioni nell’articolo Il postmoderno ha un cuore celtico. In tutta franchezza non so se oggi, a distanza di tanti anni, sottoscriverei tutto quello che è contenuto in quell’articolo. Di una cosa però, continuo ad essere certo, vale a dire che il fascino esercitato da questo tipo di musica è misteriosamente intenso; misteriosamente perché qualunque musicista sa bene che da un punto di vista strettamente formale, ci troviamo di fronte ad una musica relativamente semplice, la quale a dispetto, o forse proprio in virtù della sua semplicità, riesce ad affascinare un pubblico numeroso, ma silenzioso…

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