Per poter verificare meriti e demeriti dei vari sistemi di organizzazione didattica, classi di livello comprese, gli studenti dovrebbero essere assegnati in modo casuale all’uno o all’altro. Ma ciò significherebbe ignorare legittime preferenze individuali. Progetti pilota per superare le difficoltà.
di Giorgio Brunello e Maria De Paola* (Fonte: lavoce.info)
Percorsi scolastici diversi: come e quando
Una circolare ministeriale dell’11 dicembre 2015 in cui si invitavano i presidi a utilizzare schemi didattici flessibili e a considerare la possibilità di organizzare il lavoro per “gruppi di livello”, ha dato il via a un dibattito sul rischio di creare le “classi dei bravi e degli asini”. Anche se l’obiettivo non era quello di rivoluzionare il sistema di formazione delle classi, la polemica che ne è nata pone l’accento su una questione importante: quella degli effetti prodotti sui risultati scolastici dalla differenziazione delle attività formative per competenze raggiunte (o per curricula).
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Molti sistemi scolastici prevedono che, a un certo punto della loro carriera, gli studenti siano incanalati in percorsi diversi. Negli Usa, ma anche in Inghilterra, la suddivisione avviene soprattutto rispetto all’abilità degli studenti; vi sono così classi frequentate dai più bravi e classi frequentate dai meno bravi. In altri paesi, tra cui la maggioranza di quelli europei, la suddivisone è tra scuole che adottano diversi curricula: quelli generalisti, che preparano all’università, e altri professionalizzanti. In alcuni paesi, ad esempio in Germania, gli studenti vengono selezionati in base ai loro risultati, mentre in Italia il suggerimento degli insegnanti non è vincolante e la scelta è lasciata agli studenti e alle famiglie.
La suddivisione per livelli di abilità presenta sia vantaggi che svantaggi. Predisporre classi più omogenee permette di utilizzare tecniche pedagogiche più appropriate, in grado di rispondere ai bisogni di gruppi omogenei di studenti e di sviluppare i contenuti più adeguati. Permette anche di utilizzare classi di dimensioni differenti in base alle esigenze degli studenti. D’altra parte, però, impedisce l’interazione sociale tra individui con caratteristiche diverse e ciò può produrre effetti negativi non solo dal punto di vista dell’integrazione sociale, ma anche in termini di apprendimento perché gli studenti ricevono importanti input dagli insegnanti, ma anche dai propri compagni, scambiando informazioni e fornendo (o ricevendo) supporto nelle attività di apprendimento. Rilevante è anche l’età in cui avviene la divisione in gruppi. Se è troppo precoce, è facile che l’assegnazione venga influenzata da variabili di contesto e non rispecchi le effettive capacità degli studenti.
Uno studio dell’Ocse mostra che i bambini con background socio-economico più povero sono sovra-rappresentati nei gruppi di bassa abilità. E poiché l’età di ingresso a scuola influenza il rendimento scolastico, è facile che nei gruppi a elevata abilità vi siano soprattutto bambini più maturi (come si è riscontrato nel Regno Unito). Ciò può avere effetti persistenti sui processi di apprendimento e sulle scelte formative e impedire che ciascuno sviluppi le proprie potenzialità.
Ci possono essere anche effetti negativi sulla mobilità sociale: nei paesi in cui gli studenti vengono precocemente suddivisi in percorsi diversi si osserva un maggior impatto del background socio-economico della famiglia di origine sui risultati degli studenti, ad esempio in termini di probabilità di abbandono o probabilità di conseguire una laurea.
La situazione in Italia
L’Italia, pur adottando un sistema in cui gli studenti non sono suddivisi per abilità e che introduce la divisione per curricula più tardi che in Germania o in Olanda, non sembra avere risultati confortanti né per efficienza né per equità.
Siamo tra i paesi con i peggiori risultati nei test standardizzati internazionali e tra quelli in cui le scelte e gli esiti formativi sono fortemente influenzati dalle condizioni economiche e sociali delle famiglie di provenienza. Nei test Pisa presentiamo una percentuale di studenti eccellenti inferiore del 50 per cento alla media Ocse e la probabilità di frequentare un liceo e in seguito l’università è fortemente influenzata dal titolo di studio dei genitori.
Secondo alcuni studi (Ferrer-Esteban, 2011, Agasisti e Falzetti, 2013), poi, le nostre scuole praticano informalmente una segregazione per classi in base al background socio-economico (soprattutto nel Sud).
Introdurre un certo grado di flessibilità nei curricula (consentendo agli studenti di aggiungere materie a scelta, ad esempio matematica avanzata), soprattutto nelle scuole medie e superiori, potrebbe essere perciò una buona scelta per valorizzare le eccellenze.
Più complesso è invece stabilire se l’organizzazione della didattica per livelli di abilità possa produrre benefici. L’evidenza empirica citata dai media (ad esempio Corriere della Sera) non è del tutto attendibile poiché per poter comprendere gli effetti dei diversi sistemi bisognerebbe potervi assegnare casualmente gli studenti. Nella realtà, tuttavia, le famiglie e gli studenti selezionano la scuola in base alle sue caratteristiche – spesso non osservate dall’analista – e al metodo che utilizza per assegnare gli studenti alle classi. Ciò complica l’individuazione di effetti causali. Ad esempio, se gli studenti più abili scelgono la scuola che organizza l’attività didattica per livelli e quelli meno abili la scuola che utilizza classi miste, la differenza osservata nei risultati scolastici può dipendere sia dall’efficacia dei due sistemi didattici che dalla selezione degli studenti in base alle abilità.
Un modo per affrontare il problema è di condurre un esperimento in cui l’allocazione degli studenti alle scuole che utilizzano i due sistemi è artificialmente frutto del caso. Poiché vi è una legittima resistenza a ignorare le preferenze individuali e ad assegnare casualmente gli studenti, di questi esperimenti ne sono stati condotti pochi. Uno è offerto da Esther Duflo, Pascaline Dupas e Michael Kremer: mostrano come in Kenia la suddivisione per livelli di abilità produca un effetto benefico sui risultati scolastici, anche degli studenti meno bravi.
Esiti opposti sono stati riscontrati in un esperimento condotto in California (Julian Betts): la suddivisione per abilità ha un effetto negativo sui risultati medi degli studenti: si ha un beneficio per quelli più bravi, che però viene più che compensato dal costo subito da quelli meno bravi. I risultati divergenti possono dipendere anche da differenze nel contesto economico e sociale: un esperimento è stato realizzato in Kenia e l’altro negli Stati Uniti.
Nel nostro paese manca evidenza di questo tipo e perciò la discussione tende a diventare ideologica. Si potrebbe tentare con progetti pilota al fine di avere un quadro informativo adeguato a valutare costi e benefici della scelta.
*Maria De Paola ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia presso l’Università la Sapienza di Roma. E’ professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza dell’Università della Calabria. Si occupa prevalentemente di Economia del lavoro e dell’istruzione, Discriminazione di genere, Political Economy e valutazione di politiche pubbliche.
Lavoce.info
Watchdog della politica economica italiana
Scuola - 30 Gennaio 2016
Scuola, classi di livello: promosse o bocciate?
Per poter verificare meriti e demeriti dei vari sistemi di organizzazione didattica, classi di livello comprese, gli studenti dovrebbero essere assegnati in modo casuale all’uno o all’altro. Ma ciò significherebbe ignorare legittime preferenze individuali. Progetti pilota per superare le difficoltà.
di Giorgio Brunello e Maria De Paola* (Fonte: lavoce.info)
Percorsi scolastici diversi: come e quando
Una circolare ministeriale dell’11 dicembre 2015 in cui si invitavano i presidi a utilizzare schemi didattici flessibili e a considerare la possibilità di organizzare il lavoro per “gruppi di livello”, ha dato il via a un dibattito sul rischio di creare le “classi dei bravi e degli asini”. Anche se l’obiettivo non era quello di rivoluzionare il sistema di formazione delle classi, la polemica che ne è nata pone l’accento su una questione importante: quella degli effetti prodotti sui risultati scolastici dalla differenziazione delle attività formative per competenze raggiunte (o per curricula).
Molti sistemi scolastici prevedono che, a un certo punto della loro carriera, gli studenti siano incanalati in percorsi diversi. Negli Usa, ma anche in Inghilterra, la suddivisione avviene soprattutto rispetto all’abilità degli studenti; vi sono così classi frequentate dai più bravi e classi frequentate dai meno bravi. In altri paesi, tra cui la maggioranza di quelli europei, la suddivisone è tra scuole che adottano diversi curricula: quelli generalisti, che preparano all’università, e altri professionalizzanti. In alcuni paesi, ad esempio in Germania, gli studenti vengono selezionati in base ai loro risultati, mentre in Italia il suggerimento degli insegnanti non è vincolante e la scelta è lasciata agli studenti e alle famiglie.
La suddivisione per livelli di abilità presenta sia vantaggi che svantaggi. Predisporre classi più omogenee permette di utilizzare tecniche pedagogiche più appropriate, in grado di rispondere ai bisogni di gruppi omogenei di studenti e di sviluppare i contenuti più adeguati. Permette anche di utilizzare classi di dimensioni differenti in base alle esigenze degli studenti. D’altra parte, però, impedisce l’interazione sociale tra individui con caratteristiche diverse e ciò può produrre effetti negativi non solo dal punto di vista dell’integrazione sociale, ma anche in termini di apprendimento perché gli studenti ricevono importanti input dagli insegnanti, ma anche dai propri compagni, scambiando informazioni e fornendo (o ricevendo) supporto nelle attività di apprendimento. Rilevante è anche l’età in cui avviene la divisione in gruppi. Se è troppo precoce, è facile che l’assegnazione venga influenzata da variabili di contesto e non rispecchi le effettive capacità degli studenti.
Uno studio dell’Ocse mostra che i bambini con background socio-economico più povero sono sovra-rappresentati nei gruppi di bassa abilità. E poiché l’età di ingresso a scuola influenza il rendimento scolastico, è facile che nei gruppi a elevata abilità vi siano soprattutto bambini più maturi (come si è riscontrato nel Regno Unito). Ciò può avere effetti persistenti sui processi di apprendimento e sulle scelte formative e impedire che ciascuno sviluppi le proprie potenzialità.
Ci possono essere anche effetti negativi sulla mobilità sociale: nei paesi in cui gli studenti vengono precocemente suddivisi in percorsi diversi si osserva un maggior impatto del background socio-economico della famiglia di origine sui risultati degli studenti, ad esempio in termini di probabilità di abbandono o probabilità di conseguire una laurea.
La situazione in Italia
L’Italia, pur adottando un sistema in cui gli studenti non sono suddivisi per abilità e che introduce la divisione per curricula più tardi che in Germania o in Olanda, non sembra avere risultati confortanti né per efficienza né per equità.
Siamo tra i paesi con i peggiori risultati nei test standardizzati internazionali e tra quelli in cui le scelte e gli esiti formativi sono fortemente influenzati dalle condizioni economiche e sociali delle famiglie di provenienza. Nei test Pisa presentiamo una percentuale di studenti eccellenti inferiore del 50 per cento alla media Ocse e la probabilità di frequentare un liceo e in seguito l’università è fortemente influenzata dal titolo di studio dei genitori.
Secondo alcuni studi (Ferrer-Esteban, 2011, Agasisti e Falzetti, 2013), poi, le nostre scuole praticano informalmente una segregazione per classi in base al background socio-economico (soprattutto nel Sud).
Introdurre un certo grado di flessibilità nei curricula (consentendo agli studenti di aggiungere materie a scelta, ad esempio matematica avanzata), soprattutto nelle scuole medie e superiori, potrebbe essere perciò una buona scelta per valorizzare le eccellenze.
Più complesso è invece stabilire se l’organizzazione della didattica per livelli di abilità possa produrre benefici. L’evidenza empirica citata dai media (ad esempio Corriere della Sera) non è del tutto attendibile poiché per poter comprendere gli effetti dei diversi sistemi bisognerebbe potervi assegnare casualmente gli studenti. Nella realtà, tuttavia, le famiglie e gli studenti selezionano la scuola in base alle sue caratteristiche – spesso non osservate dall’analista – e al metodo che utilizza per assegnare gli studenti alle classi. Ciò complica l’individuazione di effetti causali. Ad esempio, se gli studenti più abili scelgono la scuola che organizza l’attività didattica per livelli e quelli meno abili la scuola che utilizza classi miste, la differenza osservata nei risultati scolastici può dipendere sia dall’efficacia dei due sistemi didattici che dalla selezione degli studenti in base alle abilità.
Un modo per affrontare il problema è di condurre un esperimento in cui l’allocazione degli studenti alle scuole che utilizzano i due sistemi è artificialmente frutto del caso. Poiché vi è una legittima resistenza a ignorare le preferenze individuali e ad assegnare casualmente gli studenti, di questi esperimenti ne sono stati condotti pochi. Uno è offerto da Esther Duflo, Pascaline Dupas e Michael Kremer: mostrano come in Kenia la suddivisione per livelli di abilità produca un effetto benefico sui risultati scolastici, anche degli studenti meno bravi.
Esiti opposti sono stati riscontrati in un esperimento condotto in California (Julian Betts): la suddivisione per abilità ha un effetto negativo sui risultati medi degli studenti: si ha un beneficio per quelli più bravi, che però viene più che compensato dal costo subito da quelli meno bravi. I risultati divergenti possono dipendere anche da differenze nel contesto economico e sociale: un esperimento è stato realizzato in Kenia e l’altro negli Stati Uniti.
Nel nostro paese manca evidenza di questo tipo e perciò la discussione tende a diventare ideologica. Si potrebbe tentare con progetti pilota al fine di avere un quadro informativo adeguato a valutare costi e benefici della scelta.
*Maria De Paola ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia presso l’Università la Sapienza di Roma. E’ professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza dell’Università della Calabria. Si occupa prevalentemente di Economia del lavoro e dell’istruzione, Discriminazione di genere, Political Economy e valutazione di politiche pubbliche.
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Trump mette alla porta Zelensky: incontro finito dopo venti minuti. “Giochi con la terza guerra mondiale. Torna quando sei pronto per la pace” | Testo integrale
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Meloni: “Vertice Usa-Ue-alleati per parlare di sfide come l’Ucraina”. Salvini: “Forza Trump”. Da Tusk a Macron, i leader europei con Kiev
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La rottura – Zelensky chiede agli Usa garanzie di sicurezza per Kiev: salta l’accordo sulle materie prime
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Roma, 28 feb. (Adnkronos) - “Dopo quanto di inaudito è accaduto oggi nello studio ovale della Casa Bianca e il trattamento profondamente ingiusto riservato da Trump e Vance nei confronti del Presidente Zelensky, occorre che la Ue e l’Italia, con misura ma con assoluta fermezza, ribadiscano il sostegno pieno e leale all’Ucraina che si difende dall’aggressione putiniana". Lo afferma il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova.
"Se Trump abdica al ruolo americano di difesa della democrazia e della libertà di una paese sovrano e democratico, forse pensando che l’Ucraina sia lontana dai confini americani, l’Europa non può sottrarsi. Ne va del nostro futuro, del futuro della nostra sovranità. A questo punto, però, la presidente Meloni non potrà sottrarsi dal confronto con il Parlamento per chiarire qual è la posizione del suo governo, visto che sostiene giustamente la resistenza ucraina, ma che contemporaneamente cerca di coltivare un rapporto privilegiato con Trump”.
Milano, 28 feb. (Adnkronos) - La denuncia presentata dalla difesa di Fares Bouzidi - l'amico alla guida dello scooter su cui è morto Ramy Elgaml - ha come conseguenza (come atto dovuto) l'apertura di un fascicolo 'parallelo' in procura a Milano che vede come indagati i due carabinieri alla guida dell'auto protagonista dell'inseguimento dello scorso 24 novembre lungo le strade del centro di Milano.
Da quanto si apprende il militare alla guida è indagato di lesioni e falso, solo di falso deve rispondere il collega che viaggiava sulla stessa gazzella. Entrambi hanno firmato il verbale in cui hanno dichiarato che non c'è stato nessun urto tra l'auto di servizio e lo scooter.
La procura - dopo la relazione cinematica che dovrà ricostruire le fasi dell'incidente attesa per la prossima settimana - dovrà quindi decidere quale strada percorrere: l'altro fascicolo vede indagati per omicidio stradale Fares e il carabiniere alla guida, una tesi (in contrasto con il fascicolo sulle lesioni) che ipotizza una responsabilità del ventiduenne nell'incidente avvenuto in zona Corvetto, all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Conosco bene la questione dell’energia nucleare, molti giornalisti mi stanno incalzando per avere un parere critico sul ddl approvato dal Consiglio dei ministri questa mattina. Ho sempre detto e pensato che nessuno può porre limiti alla ricerca sul nucleare sostenibile e questo provvedimento la garantisce. Sarà secondo me più difficile giungere al micro nucleare da fissione che più razionalmente alla fusione, che invece risolve più problemi di quanti ne crei. Ma non possiamo dare noi il verdetto, staremo a vedere cosa ci riserverà la scienza". E' quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia.
"Il ddl è gravido di vincoli di sicurezza, è un testo completo e molto rispettoso della salute dei cittadini, cita perfino il rispetto dell’art. 9 della Costituzione sulla tutela del paesaggio. Se fosse stato applicato per parchi fotovoltaici ed eolici oggi non produrremmo un solo kw da queste fonti. Tutti auspichiamo che ci sia una strada possibile per avere energia pulita, sovrana, rinnovabile, programmabile, immediatamente disponibile, ad alto potenziale e a basso costo. E non è un sogno. Questa energia esiste ed è l’idroelettrico".
"Da un lato negoziando in Europa, per espungere la messa a gara della gestione dei nostri bacini idrici primari dalle condizionalità del Pnrr volute da Draghi, dall’altro recuperando almeno il 35% dell’acqua piovana (siamo al 4%), investendo sulla manutenzione dei grandi bacini idrici, sulla riattivazione di quelli dismessi nonché sullo sviluppo di un micro idroelettrico a conduzione forzata che appare molto più concreto e tempestivo degli Smr. L’acqua è pragmaticamente il presente, da cui possiamo trarre il 40% del nostro fabbisogno di energia prodotta, risorsa italiana e pulita con cui alimentare anche l’industria pesante, superando il gas e invertendo la tendenza. Sul futuro si vedrà, senza pregiudizi".
Roma, 28 feb. (Adnkronos/Labitalia) - Btm 2025 si conclude con una conferma del successo della manifestazione, che ha ribadito la sua centralità nel panorama turistico nazionale. Oltre 500 gli espositori, inclusi comuni, associazioni di categoria e aziende dei vari segmenti, su 16mila metri quadrati di area espositiva, la partecipazione di 80 buyer nazionali e internazionali, più di 100 eventi e 400 relatori hanno animato tre giorni intensi di incontri, approfondimenti e opportunità di business che hanno visto 49.950 ingressi alla Fiera del Levante di Bari, con numeri in leggero aumento rispetto al 2024.
Il tema di questa edizione, 'Il viaggio nel viaggio', ha riscosso grande interesse, portando alla luce nuove prospettive sul concetto stesso di viaggio e sulle trasformazioni che stanno investendo il settore. Mary Rossi, responsabile eventi Btm, ha sottolineato il valore di questa riflessione: "Da Btm 2025 ci portiamo a casa tante interessanti riflessioni. Uno degli aspetti chiave che volevamo far emergere con il tema 'Il viaggio nel viaggio' è il percorso verso la destinazione scelta, perché crediamo che sia proprio il cammino a generare emozioni, sensazioni e pensieri che ci fanno crescere. Abbiamo affrontato il tema in molteplici declinazioni, spingendoci anche oltre i confini terrestri con il turismo spaziale. Btm è stata un’occasione di confronto che ha arricchito operatori e professionisti con nuovi strumenti da applicare nel loro lavoro".
L’edizione 2025 ha messo al centro argomenti chiave come digitalizzazione, sostenibilità, intelligenza artificiale, turismo esperienziale, extralberghiero e wedding tourism. Tra i momenti più apprezzati, i panel su smart destination, big data per il turismo, nuove strategie di marketing e il ruolo della narrazione nella scelta delle destinazioni. Numerosi gli interventi istituzionali e dei principali protagonisti del settore. Il ministro del Turismo, Daniela Santanché, ha aperto la manifestazione con un intervento in streaming sulle strategie nazionali per la crescita del turismo, sottolineando l’importanza dell’innovazione e della sostenibilità per il futuro del settore. Tra i tanti interventi, l’onorevole Gianluca Caramanna, il senatore Gianmarco Centinaio, la presidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli, Alessandro Callari, Regional Manager di Booking.com, Antonio Laveneziana,Territory Manager Italy di Airbnb, Valentina Sumini, Architetta dello spazio e Roberta Milano, marketing strategist.
Tra le novità più apprezzate di questa edizione, il focus sul turismo extralberghiero, che ha visto una grande partecipazione da parte di operatori e property manager, e il T-Trade, ampliato con un’area business dedicata al turismo organizzato e alle destinazioni internazionali che ha visto ampia vivacità durante i tre giorni grazie alla presenza di espositori di spicco come Msc Crociere, Azemar, Croazia, Malta, Polonia, Seychelles, Visit Brussels e Repubblica Ceca. Confermata l’ottima accoglienza per le sezioni Btm Gusto, che ha valorizzato il turismo enogastronomico, e Btm Say Yes, dedicato al wedding tourism, con un proprio programma buyer. Grande fermento anche per l’Apulia Tourism Investment, che ha ospitato il Forum della Tornanza, un momento di confronto sulle nuove opportunità di investimento e sviluppo per il turismo in Puglia.
Nevio D’Arpa, Ceo & founder di Btm, ha espresso soddisfazione per il successo dell’evento e ha voluto ringraziare le istituzioni: "Un plauso particolare va all’assessore al Turismo, Gianfranco Lopane, per il supporto che ha dato alla manifestazione e per la visione strategica sul futuro del turismo in Puglia. La differenza che rende Btm unica è il nostro investimento nei contenuti: qui non ci limitiamo a mettere in mostra prodotti e destinazioni, ma costruiamo un dibattito di qualità che aiuta gli operatori a comprendere e anticipare i cambiamenti del settore. Il Comitato scientifico di Btm ha lavorato con grande attenzione per costruire un programma ricco di spunti e soluzioni. I numeri ci vedono in una leggera ma costante crescita, segno che il format funziona e che BtmM continua a rappresentare un punto di riferimento per il turismo del Sud Italia".
Gaetano Frulli, presidente della Fiera del Levante, ha sottolineato il valore strategico dell’evento: "La grande partecipazione e l’alta qualità degli operatori presenti hanno ribadito l’importanza di questa manifestazione".
L’assessore al turismo di Regione Puglia, Gianfranco Lopane, ha aggiunto: “I progressi fatti da Btm negli anni sono sotto gli occhi di tutti, già oggi è uno dei più importanti eventi fieristici del turismo e ci auguriamo che questa crescita prosegua in futuro per il bene del turismo e della Puglia”
Luca Scandale, direttore generale di Pugliapromozione, ha evidenziato il valore della collaborazione tra pubblico e privato per lo sviluppo turistico della regione: "La proficua sinergia tra gli operatori del turismo realizzata a Btm, in collaborazione con il Buy Puglia Meet & Connect a cura di Pugliapromozione, rappresenta una solida base per la crescita qualitativa del turismo in Puglia. E per questo motivo la collaborazione tra pubblico e privato resta essenziale".
Dopo il successo di questa edizione, l’organizzazione di Btm è già al lavoro per l’edizione 2026, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’evento e offrire nuovi spunti di riflessione sul turismo del futuro.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - “Nello studio ovale è andata in scena la rappresentazione plastica del bullismo diplomatico con cui la nuova amministrazione americana intenderebbe governare il mondo. Trump bullizza e umilia Zelensky e attraverso di lui il popolo ucraino che da tre anni resiste alla violenta aggressione russa, difendendo i confini e con essi i valori dell’Europa. Cosa ne pensa Meloni dell’atteggiamento indegno del suo amico Trump verso Zelensky? La premier condannerà l’atteggiamento del presidente americano o fuggirà anche stavolta facendo finta di nulla?”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
Roma, 28 feb. (Adnkronos) - "Bulli che aggrediscono nello studio ovale, davanti alla stampa, un leader coraggioso che guida un popolo che difende la sua libertà dall’aggressione di un dittatore assassino. A questo sono ridotti gli Usa oggi. I leader europei dovrebbero mostrare meno compiacenza e più forza. I bulli si affrontano così. #StandWithUkraine oggi e sempre". Lo scrive Carlo Calenda.