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Kabul, attacco kamikaze: almeno 30 morti e 320 feriti. Talebani rivendicano: ‘Offensiva per mullah Omar’

Esplosione di un'autobomba nella zona residenziale Puli Mahmood Khan di Kabul, non lontano dal ministero della Difesa. L'attacco è stato rivendicato nell'ambito dell'offensiva di primavera
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Un camion bomba che esplode vicino a una sede delle forze di sicurezza e un altro miliziano che, a terra, apre il fuoco sugli agenti afghani. L’attentato avvenuto alle 8 e 50 ora locale a Kabul ha causato almeno 30 vittime e 320 feriti ed è stato rivendicato dai talebani, che esattamente una settimana fa hanno lanciato l’annuale offensiva di primavera in ricordo del mullah Omar, morto nel 2013 in Pakistan. “Almeno quindici uomini (delle unità di protezione, ndr) sono rimasti uccisi”, ha detto un funzionario della Direzione nazionale della sicurezza (Nds), mentre il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, ha scritto su Twitter che l’attacco ha causato “molti danni al governo” e che “dopo la prima esplosione, alcuni mujahidin sono entrati nella sede della Direzione, hanno combattuto e hanno inferto pesanti perdite al nemico”.

L’offensiva per il mullah Omar – E’ scattata alle 5 del mattino locali (le 2.30 in Italia) del 12 aprile e si tiene in onore del mullah Omar, il defunto leader talebano, sotto la cui leadership – hanno sottolineato gli insorti – “venne pacificato il 95% del territorio della nostra nazione da malvagità, corruzione e oppressione“. Ad annunciarlo era stato il consiglio direttivo degli insorti con una nota pubblicata sul sito Islamic Emirate of Afghanistan.

“Con l’avvento della primavera è di nuovo tempo per noi di rinnovare la nostra determinazione al jihad”, prosegue la nota dei miliziani, nella quale si chiarisce che l’obiettivo dei Talebani è la “sconfitta incondizionata e il ritiro degli invasori stranieri e dei loro servitori interni” dall’Afghanistan. La nuova offensiva annuale dei Talebani – hanno sostenuto gli insorti – vedrà “attacchi su larga scala contro le posizioni dei nemici nel Paese”, ma anche operazioni di “martirio” e omicidi dei “comandanti nemici nei centri urbani“. Lo scopo è “far impantanare il nemico in una guerra di attrito che abbassi il morale degli invasori stranieri e delle loro milizie armate”.

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