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Foggia, anche la figlia del ministro Padoan alla protesta dei braccianti africani contro il caporalato

La rete "Campagne in lotta" sotto la Prefettura in occasione della visita del ministro Andrea Orlando che poi si è recato in visita al Ghetto di Rignano Garganico dove vivono duemila lavoratori stagionali
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C’era anche Veronica Padoan, figlia del ministro dell’Economia, sotto la Prefettura di Foggia, per protestare assieme ad una rappresentanza di una quindicina di braccianti africani sfruttati dai caporali nei campi pugliesi. La protesta è stata organizzata dal Comitato lavoratori delle campagne e dalla rete “Campagna in lotta” in occasione del vertice sul caporalato, alla presenza del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

I manifestanti, che hanno voluto denunciare “la condizione gravissima in cui versano i lavoratori delle campagne”, chiedono “la regolarizzazione di tutte le persone che lavorano nelle campagne, a partire dai documenti e dai contratti di lavoro”. Veronica Padoan da tempo segue personalmente le vicende del cosiddetto ‘ghetto’ di Rignano Garganico, una vera e propria di baraccopoli in campagna che ospita oltre duemila braccianti stagionali extracomunitari. “La questione del gran Ghetto di Rignano – ha detto Veronica Padoan – preme pesantemente sulla Regione Puglia perché ha delle responsabilità oggettive e riceve notevoli pressioni che giungono direttamente dall’Unione Europea“. Poi ha sottolineato: “Ci troviamo di fronte ad uno dei complessi abitativi più grandi, ma come questo in Italia ci sono altri ghetti. Il giochino di catalizzare tutta l’attenzione sui ghetti lascia il tempo che trova. E’ dal 2014 che la giunta Vendola aveva millantato di smantellarlo, il problema non sono queste comunità. Il problema  è che se non si organizza effettivamente il lavoro nei campi è inutile parlare di smantellare i ghetti. La questione abitativa è presente anche nei contratti provinciali e nazionali”.

Terminato il vertice, il ministro Orlando ha visitato a sorpresa il “ghetto”, affidando poi a Facebook un commento su quanto visto nell’area (che si trova a circa quaranta chilometri da Foggia): “Una città fantasma. Una non città. Eppure migliaia di uomini e donne danno vita alle porte di Foggia a una comunità di lavoratori sfruttati. Schiavi ricattati dai caporali. È qualcosa di inaccettabile. È da questo luogo che penso sia più giusto ribadire l’impegno del governo ad approvare nel più breve tempo possibile la nuova legge contro il caporalato”.

Una serie di foto postate sul profilo facebook del ministro documenta la situazione in quella che è una baraccopoli, con i migranti costretti a prendere l’acqua da grosse cisterne. Nell’area, uno sterrato fangoso, si addensa un’enorme quantità di oggetti abbandonati di ogni genere: reti, materassi, mobili, sedie, sdraio e poi vecchie auto, vecchie roulotte

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