Nelle questioni legate al cambiamento climatico la donna dovrebbe essere uno dei punti di riferimento per ogni discorso, a causa della sua importanza nella società e della sua maggiore vulnerabilità. Nel dibattito internazionale, al contrario, la rappresentanza femminile non è proporzionata ai rischi cui le donne sono esposte in caso di disastri ambientali. Nel contesto dell’imminente COP22 di Marrakech, è importante presentare il lavoro di quante, diplomatiche o attiviste locali, si stanno distinguendo nel campo della giustizia climatica.

di Chiara Soletti

Patricia Espinosa, 58 anni, diplomatica messicana, è il nuovo Segretario Esecutivo della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (Unfccc), il trattato ogni anno al centro dei lavori della cosiddetta Conferenza delle Parti, tenutasi nel 2015 a Parigi (Cop 21) e prevista per il prossimo novembre a Marrakech, in Marocco (Cop 22). Il 18 maggio 2016 il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha nominato Espinosa in sostituzione della costaricana Christiana Figueres, che ha rinunciato all’incarico dopo due mandati coronati dal raggiungimento dall’accordo di Parigi, il primo con una reale adesione a livello globale.

È significativo che questa carica sia stata ancora una volta assegnata a una donna e in particolare a una diplomatica del Centro America, a testimonianza del ruolo d’avanguardia dell’America Latina sui temi ambientali, ricordando soprattutto nel 2009 la proposta del presidente boliviano Morales per l’istituzione di un tribunale di giustizia climatica all’interno del sistema Onu.

Nel 1996 Espinosa si è fatta conoscere dall’opinione pubblica mondiale per il ruolo determinante avuto nella messa a punto della cosiddetta Piattaforma di Azione di Pechino, atto conclusivo della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne organizzata dalle Nazioni Unite. Altro passaggio determinante della sua carriera diplomatica è stata la nomina a Presidente della Cop 16, tenutasi a Cancun nel 2010, carica spettante per convenzione a un rappresentante del paese ospitante e in questo caso più che giustificata dai suoi precedenti nel campo dell’ambiente e dei diritti umani.

L’elezione di Espinosa al segretariato della Cop 22 rappresenta un’ottima notizia per i sostenitori della giustizia climatica: promotrice instancabile del multilateralismo come mezzo per lo sviluppo, è una delle personalità di maggiore influenza nel dibattito internazionale sul cambiamento climatico. La posizione di Espinosa si basa sul principio della condivisione della responsabilità climatica. Questo presuppone la collaborazione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, ciascuno in modo commisurato al proprio ruolo, nel sostenere le azioni necessarie per ovviare ai cambiamenti climatici. Partendo dal principio del libero accesso alle risorse finanziarie e tecnologiche necessarie per giungere a questo risultato. In altre parole, la giustizia climatica va considerata come parte integrante di ogni modello di sviluppo sostenibile per via delle sue fondamentali implicazioni in materia di diritti umani.

Dal 2013 Espinosa ricopre inoltre un ruolo consultivo nell’ambito del Climate Justice Dialogue, iniziativa del World Resources Institute, una tra le massime istituzioni non governative nel campo della ricerca su ambiente e sviluppo, e del Mary Robinson Foundation – Climate Justice, specificamente dedito all’advocacy ambientale e umanitaria. Il comitato consultivo del progetto è formato da 23 leader internazionali impegnati nella lotta al cambiamento climatico su diversi fronti, dalla scienza alla politica: accademici, imprenditori e personalità pubbliche. La loro esperienza e influenza viene messa disposizione del progetto per promuovere ad ogni livello i principi legati alla giustizia climatica.

Espinosa è tra le personalità di maggior spicco nel comitato e ha avuto un ruolo determinante nella stesura della Dichiarazione sulla Giustizia Climatica, documento che richiama i leader mondiali ad entrare in azione e gettare le basi per un futuro più equo.

Tornando all’ormai prossima Cop 22 di Marrakech, c’è molta aspettativa da parte della società civile di vedere un sostanziale passo avanti rispetto ai risultati già significativi di Parigi. Ad alimentare le migliori speranze è il fatto che il nuovo segretario generale Unfccc, ovvero la personalità che si pone come garante della diplomazia climatica nel lungo periodo, sia Patricia Espinosa, una donna di indiscutibile spessore umano e di così provata dedizione alla causa della giustizia climatica.

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