Confindustria ha giocato con il Sole 24 Ore e si è bruciata. Le perdite dell’editrice mangiano anche il patrimonio dell’associazione, generando il malumore dei soci e il rischio di nuove defezioni, sulla falsariga di quanto accadde con Fiat nel 2011. Proprio ora che l’associazione degli industriali si è impegnata a “valutare positivamente” la partecipazione al necessario aumento di capitale dell’editrice già al centro di un’inchiesta della procura milanese che ipotizza il falso in bilancio. Ma Confindustria non ha in pancia la cassa necessaria per effettuare l’operazione e davanti a sé ha solo due ipotesi di lavoro: liquidare asset in portafoglio oppure aumentare le quote degli associati che nel 2015 hanno registrato un nuovo calo, di 645mila euro, a 37,62 milioni. In entrambi i casi, però, dovrà accusare il colpo in bilancio della svalutazione della quota del Sole (67,5%), detenuta attualmente al costo di 1,47 euro per azione per un totale di oltre 132 milioni di euro, oltre il 330% in più del valore – 0,34 euro – che attualmente la Borsa attribuisce alle azioni quotate dell’editrice.
Vendere quel che c’è di vendibile nel patrimonio di Confindustria sarebbe in teoria la strada più facile, ma non sufficiente a coprire l’aumento di capitale che, secondo le cifre circolate nei giorni scorsi, potrebbe costare tra i 60 e i 100 milioni, anche se non manca chi parla addirittura di 250 milioni. L’associazione ha un patrimonio che il bilancio 2015 valuta 290 milioni, tuttavia alla somma vanno sottratti i 132 milioni attribuiti alla partecipazione nel Sole, per altro destinata a una drastica svalutazione. Resta quindi un patrimonio netto di 158 milioni, ma bisogna vedere cosa ci può essere di liquidabile. Di quantificabile con sicurezza, stando sempre all’ultimo bilancio, c’è la cassa che ammonta a 15 milioni di euro oltre a 34,62 milioni liquidità investita in obbligazioni, titoli di Stato e polizze che potrebbero essere rapidamente venduti. Nella migliore delle ipotesi quindi mancherebbero comunque all’appello almeno una quindicina di milioni. E per salvare il salvabile, secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbe allo studio un convertendo che permetterebbe a Confindustria di rinviare di qualche anno il problema.
Il tutto per evitare di batter cassa presso le associazioni locali. Operazione per altro tutta in salita, vista la risicatissima maggioranza con cui Vincenzo Boccia è stato eletto ai vertici dell’associazione la scorsa primavera, complice il sostegno dell’uscente Giorgio Squinzi che dopo lo strappo sul Sole è venuto a mancare. Non a caso la stampa di settore nel finesettimana ha descritto un Boccia in forte difficoltà che sta facendo il giro delle associazioni locali per chiedere il necessario sostegno economico all’aumento di capitale del quotidiano senza ottenere grandi successi. Senza contare che anche in caso di esito positivo la questua rischierebbe di rivelarsi un’arma a doppio taglio dato che comporta una nuova ondata di malumori tra gli industriali, soprattutto in un momento economico così delicato dove tante aziende stentano a ripartire e a far quadrare i conti. Gli imprenditori si chiedono soprattutto se il Sole 24 Ore non rischi di essere un pozzo senza fondo: una volta terminato l’aumento di capitale, chi potrebbe infatti assicurare che l’azienda sarà in grado di decollare?
La questione non è peregrina, tanto che nei giorni scorsi è stata posta anche dai giornalisti del Sole che domenica 6 novembre hanno pubblicato un elenco di 10 domande all’editore sulla falsariga di quanto emerso dal verbale del consiglio generale di Confindustria del 12 ottobre svelato dal Fatto Quotidiano lo scorso 3 novembre. La risposta è attesa per l’assemblea dell’editrice del prossimo 14 novembre (il 21 in seconda). Resta il fatto che Emma Marcegaglia nel corso della stessa riunione ha messo sul piatto un piano tagli lacrime e sangue con un drastico taglio degli oltre 1200 dipendenti dell’editrice. L’operazione però, oltre che di dubbia utilità, non è affatto facile perché passa per i licenziamenti collettivi e necessita di sostegno politico per far scattare ammortizzatori sociali di cui, tra l’altro, l’azienda ha già ampiamente beneficiato in passato per abbattere il costo del lavoro. Tuttavia gli industriali restano scettici. Sanno bene che una cosa è la ristrutturazione con i tagli dei costi e ben altra è il rilancio che passa per gli investimenti e i progetti di sviluppo. Con il rischio che il ridimensionamento sia solo l’ennesima fase intermedia che porta scarsi risultati. Senza contare che sullo sfondo da anni si discute dell’eliminazione del vincolo obbligatorio della pubblicità economico-finanziaria su giornali nazionali per bandi pubblici e comunicazioni sociali di aziende quotate. Ipotesi che, con l’avvento di un nuovo scenario politico, potrebbe diventare realtà mettendo in ginocchio la fragile economia del Sole e dell’intera stampa nazionale.
Intanto i contorni del cavaliere bianco sullo sfondo restano sbiaditi. La possibilità di un matrimonio riparatore con il Corriere della Sera ormai nelle mani di Urbano Cairo è tramontata. L’avvento di una cordata di non meglio precisati imprenditori o investitori istituzionali interessati a rilevare una quota dell’editrice direttamente dalle mani di Confindustria, è osteggiata da alcuni, auspicata da altri e accettata come inevitabile da altri ancora. Tutta da capire, poi, la posizione della Luiss ventilata nei giorni febbrili dell’emersione del buco di bilancio del Sole e del violento scontro tra i consiglieri dell’editrice. Pur essendo stata smentita, l’ipotesi affonda le sue radici nell’intricato rapporto che unisce Confindustria all’università romana presieduta da Emma Marcegaglia, confermata nell’incarico lo scorso 22 luglio dallo stesso Boccia, e retta da Paola Severino, sostenuta dal direttore generale di Confindustria Manuela Panucci. Confindustria è socia infatti di ALUISS, Associazione per la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, nel cui consiglio Boccia ha appena innestato il suo uomo di fiducia, l’editore napoletano Diego Guida. La ALUISS è il finanziatore dell’università romana che è anche sostenuta dagli Amici della Luiss, in cui non si muove foglia senza il benestare del costruttore editore Francesco Gaetano Caltagirone ed in cui è indirettamente presente anche il comune di Roma attraverso la partecipata Acea. Non secondario, poi, il peso nell’ateneo del banchiere editore Luigi Abete, che è anche storico consigliere del Sole 24 Ore tra i partecipanti di spicco al burrascoso cda di fine settembre.
Nel 1998 Confindustria, attraverso la partecipata Aedificatio, ha pensato bene di donare un immobile alla ALUISS che è stato offerto all’università in comodato d’uso gratuito insieme alla prestigiosa sede di via Pola a Roma. Tuttavia la ALUISS non naviga in buona acque e ha archiviato il 2014 con una perdita da 596mila euro. “Il patrimonio netto dell’associazione è, alla stessa data, di euro 17.894.996 milioni”, spiega il bilancio 2015 di Confindustria rammentando i dettagli dell’operazione immobiliare “ai fini di una corretta valutazione delle disponibilità di Confindustria”. E poi aggiunge che “in caso di scioglimento dell’Associazione, lo statuto prevede che i beni siano devoluti secondo le determinazioni che l’Assemblea riterrà di adottare”. Excusatio non petita, insomma, per ricordare che, in casi estremi, i due immobili torneranno nella disponibilità in toto o in parte di Confindustria. Senza peraltro nulla aggiungere sull’attuale situazione di bilancio di ALUISS relativamente a eventuali debiti o perdite pregresse, argomenti di indubbio interesse per una “corretta valutazione” della situazione di Confindustria.
La partita sul Sole è quindi politica prima ancora che finanziaria. E ha un impatto non indifferente sugli scheletri nell’armadio di Confindustria. Qualunque siano state le riflessioni attorno ad ALUISS, resta il fatto che, se Boccia sollecitasse un aiuto della Marcegaglia, sarebbe poi per lui difficile avallare in assemblea eventuali richieste di azioni di responsabilità e conseguenti risarcimenti per la gestione del Sole 24 Ore, che prima del tandem Squinzi-Benedini era in mano all’attuale presidente dell’Eni. E magari anche per quella di Confindustria, che sulla base della valutazione fatta da un “esperto indipendente” ha mantenuto nel 2015 la valutazione della partecipazione del Sole 24 Ore a “132.595 milioni che risulta superiore di oltre € 74.095 milioni rispetto alla quotazione di Borsa al 31 dicembre 2015 e di € 74.100 milioni rispetto alla quota corrispondente di patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2015”. Ha deciso cioè di posticipare la decisione sull’allineamento del valore della quota ai prezzi di mercato, che nel caso di una società invece che di una associazione, sarebbe obbligatorio.
Lo scontro sul Sole 24 Ore che ha già spezzato l’asse Boccia-Squinzi, rischia quindi di incrinare anche quello con la Marcegaglia compromettendo definitivamente il flebile accordo che ha portato all’elezione dell’imprenditore campano. Per non parlare degli ingenti danni economici e di immagine che rischiano di gravare sull’associazione degli imprenditori italiani che, lungi dall’essere un piccolo club, è a tutti gli effetti un’impresa con ben 253 dipendenti contando anche collaboratori e partecipate al 100%, dal costo complessivo di più di 20 milioni di euro l’anno e aprendo ad un piano di ristrutturazione e taglio costi ben più ampio da quello appena varato da Boccia.
Lobby
Confindustria ha giocato con il Sole e si è bruciata. Le perdite del quotidiano mangiano il patrimonio dell’associazione
La partita sul quotidiano è politica prima ancora che finanziaria. E ha un impatto non indifferente sugli scheletri nell’armadio del club degli imprenditori. Il possibile ruolo della Luiss di Emma Marcegaglia e di Francesco Gaetano Caltagirone
Confindustria ha giocato con il Sole 24 Ore e si è bruciata. Le perdite dell’editrice mangiano anche il patrimonio dell’associazione, generando il malumore dei soci e il rischio di nuove defezioni, sulla falsariga di quanto accadde con Fiat nel 2011. Proprio ora che l’associazione degli industriali si è impegnata a “valutare positivamente” la partecipazione al necessario aumento di capitale dell’editrice già al centro di un’inchiesta della procura milanese che ipotizza il falso in bilancio. Ma Confindustria non ha in pancia la cassa necessaria per effettuare l’operazione e davanti a sé ha solo due ipotesi di lavoro: liquidare asset in portafoglio oppure aumentare le quote degli associati che nel 2015 hanno registrato un nuovo calo, di 645mila euro, a 37,62 milioni. In entrambi i casi, però, dovrà accusare il colpo in bilancio della svalutazione della quota del Sole (67,5%), detenuta attualmente al costo di 1,47 euro per azione per un totale di oltre 132 milioni di euro, oltre il 330% in più del valore – 0,34 euro – che attualmente la Borsa attribuisce alle azioni quotate dell’editrice.
Vendere quel che c’è di vendibile nel patrimonio di Confindustria sarebbe in teoria la strada più facile, ma non sufficiente a coprire l’aumento di capitale che, secondo le cifre circolate nei giorni scorsi, potrebbe costare tra i 60 e i 100 milioni, anche se non manca chi parla addirittura di 250 milioni. L’associazione ha un patrimonio che il bilancio 2015 valuta 290 milioni, tuttavia alla somma vanno sottratti i 132 milioni attribuiti alla partecipazione nel Sole, per altro destinata a una drastica svalutazione. Resta quindi un patrimonio netto di 158 milioni, ma bisogna vedere cosa ci può essere di liquidabile. Di quantificabile con sicurezza, stando sempre all’ultimo bilancio, c’è la cassa che ammonta a 15 milioni di euro oltre a 34,62 milioni liquidità investita in obbligazioni, titoli di Stato e polizze che potrebbero essere rapidamente venduti. Nella migliore delle ipotesi quindi mancherebbero comunque all’appello almeno una quindicina di milioni. E per salvare il salvabile, secondo indiscrezioni di stampa, ci sarebbe allo studio un convertendo che permetterebbe a Confindustria di rinviare di qualche anno il problema.
Il tutto per evitare di batter cassa presso le associazioni locali. Operazione per altro tutta in salita, vista la risicatissima maggioranza con cui Vincenzo Boccia è stato eletto ai vertici dell’associazione la scorsa primavera, complice il sostegno dell’uscente Giorgio Squinzi che dopo lo strappo sul Sole è venuto a mancare. Non a caso la stampa di settore nel finesettimana ha descritto un Boccia in forte difficoltà che sta facendo il giro delle associazioni locali per chiedere il necessario sostegno economico all’aumento di capitale del quotidiano senza ottenere grandi successi. Senza contare che anche in caso di esito positivo la questua rischierebbe di rivelarsi un’arma a doppio taglio dato che comporta una nuova ondata di malumori tra gli industriali, soprattutto in un momento economico così delicato dove tante aziende stentano a ripartire e a far quadrare i conti. Gli imprenditori si chiedono soprattutto se il Sole 24 Ore non rischi di essere un pozzo senza fondo: una volta terminato l’aumento di capitale, chi potrebbe infatti assicurare che l’azienda sarà in grado di decollare?
La questione non è peregrina, tanto che nei giorni scorsi è stata posta anche dai giornalisti del Sole che domenica 6 novembre hanno pubblicato un elenco di 10 domande all’editore sulla falsariga di quanto emerso dal verbale del consiglio generale di Confindustria del 12 ottobre svelato dal Fatto Quotidiano lo scorso 3 novembre. La risposta è attesa per l’assemblea dell’editrice del prossimo 14 novembre (il 21 in seconda). Resta il fatto che Emma Marcegaglia nel corso della stessa riunione ha messo sul piatto un piano tagli lacrime e sangue con un drastico taglio degli oltre 1200 dipendenti dell’editrice. L’operazione però, oltre che di dubbia utilità, non è affatto facile perché passa per i licenziamenti collettivi e necessita di sostegno politico per far scattare ammortizzatori sociali di cui, tra l’altro, l’azienda ha già ampiamente beneficiato in passato per abbattere il costo del lavoro. Tuttavia gli industriali restano scettici. Sanno bene che una cosa è la ristrutturazione con i tagli dei costi e ben altra è il rilancio che passa per gli investimenti e i progetti di sviluppo. Con il rischio che il ridimensionamento sia solo l’ennesima fase intermedia che porta scarsi risultati. Senza contare che sullo sfondo da anni si discute dell’eliminazione del vincolo obbligatorio della pubblicità economico-finanziaria su giornali nazionali per bandi pubblici e comunicazioni sociali di aziende quotate. Ipotesi che, con l’avvento di un nuovo scenario politico, potrebbe diventare realtà mettendo in ginocchio la fragile economia del Sole e dell’intera stampa nazionale.
Intanto i contorni del cavaliere bianco sullo sfondo restano sbiaditi. La possibilità di un matrimonio riparatore con il Corriere della Sera ormai nelle mani di Urbano Cairo è tramontata. L’avvento di una cordata di non meglio precisati imprenditori o investitori istituzionali interessati a rilevare una quota dell’editrice direttamente dalle mani di Confindustria, è osteggiata da alcuni, auspicata da altri e accettata come inevitabile da altri ancora. Tutta da capire, poi, la posizione della Luiss ventilata nei giorni febbrili dell’emersione del buco di bilancio del Sole e del violento scontro tra i consiglieri dell’editrice. Pur essendo stata smentita, l’ipotesi affonda le sue radici nell’intricato rapporto che unisce Confindustria all’università romana presieduta da Emma Marcegaglia, confermata nell’incarico lo scorso 22 luglio dallo stesso Boccia, e retta da Paola Severino, sostenuta dal direttore generale di Confindustria Manuela Panucci. Confindustria è socia infatti di ALUISS, Associazione per la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, nel cui consiglio Boccia ha appena innestato il suo uomo di fiducia, l’editore napoletano Diego Guida. La ALUISS è il finanziatore dell’università romana che è anche sostenuta dagli Amici della Luiss, in cui non si muove foglia senza il benestare del costruttore editore Francesco Gaetano Caltagirone ed in cui è indirettamente presente anche il comune di Roma attraverso la partecipata Acea. Non secondario, poi, il peso nell’ateneo del banchiere editore Luigi Abete, che è anche storico consigliere del Sole 24 Ore tra i partecipanti di spicco al burrascoso cda di fine settembre.
Nel 1998 Confindustria, attraverso la partecipata Aedificatio, ha pensato bene di donare un immobile alla ALUISS che è stato offerto all’università in comodato d’uso gratuito insieme alla prestigiosa sede di via Pola a Roma. Tuttavia la ALUISS non naviga in buona acque e ha archiviato il 2014 con una perdita da 596mila euro. “Il patrimonio netto dell’associazione è, alla stessa data, di euro 17.894.996 milioni”, spiega il bilancio 2015 di Confindustria rammentando i dettagli dell’operazione immobiliare “ai fini di una corretta valutazione delle disponibilità di Confindustria”. E poi aggiunge che “in caso di scioglimento dell’Associazione, lo statuto prevede che i beni siano devoluti secondo le determinazioni che l’Assemblea riterrà di adottare”. Excusatio non petita, insomma, per ricordare che, in casi estremi, i due immobili torneranno nella disponibilità in toto o in parte di Confindustria. Senza peraltro nulla aggiungere sull’attuale situazione di bilancio di ALUISS relativamente a eventuali debiti o perdite pregresse, argomenti di indubbio interesse per una “corretta valutazione” della situazione di Confindustria.
La partita sul Sole è quindi politica prima ancora che finanziaria. E ha un impatto non indifferente sugli scheletri nell’armadio di Confindustria. Qualunque siano state le riflessioni attorno ad ALUISS, resta il fatto che, se Boccia sollecitasse un aiuto della Marcegaglia, sarebbe poi per lui difficile avallare in assemblea eventuali richieste di azioni di responsabilità e conseguenti risarcimenti per la gestione del Sole 24 Ore, che prima del tandem Squinzi-Benedini era in mano all’attuale presidente dell’Eni. E magari anche per quella di Confindustria, che sulla base della valutazione fatta da un “esperto indipendente” ha mantenuto nel 2015 la valutazione della partecipazione del Sole 24 Ore a “132.595 milioni che risulta superiore di oltre € 74.095 milioni rispetto alla quotazione di Borsa al 31 dicembre 2015 e di € 74.100 milioni rispetto alla quota corrispondente di patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2015”. Ha deciso cioè di posticipare la decisione sull’allineamento del valore della quota ai prezzi di mercato, che nel caso di una società invece che di una associazione, sarebbe obbligatorio.
Lo scontro sul Sole 24 Ore che ha già spezzato l’asse Boccia-Squinzi, rischia quindi di incrinare anche quello con la Marcegaglia compromettendo definitivamente il flebile accordo che ha portato all’elezione dell’imprenditore campano. Per non parlare degli ingenti danni economici e di immagine che rischiano di gravare sull’associazione degli imprenditori italiani che, lungi dall’essere un piccolo club, è a tutti gli effetti un’impresa con ben 253 dipendenti contando anche collaboratori e partecipate al 100%, dal costo complessivo di più di 20 milioni di euro l’anno e aprendo ad un piano di ristrutturazione e taglio costi ben più ampio da quello appena varato da Boccia.
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Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti di polizia municipale.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Decine di migliaia di persone si sono radunate per partecipare ai funerali di Hassan Nasrallah, in uno stadio alla periferia di Beirut. Molte le bandiere di Hezbollah e i ritratti del leader assassinato che ha guidato il movimento libanese, sostenuto dall'Iran, per oltre tre decenni. Uomini, donne e bambini provenienti dal Libano e da altri luoghi hanno camminato a piedi nel freddo pungente per raggiungere il luogo della cerimonia, ritardata per motivi di sicurezza dopo la morte di Nasrallah avvenuta in un massiccio attacco israeliano al bastione di Hezbollah a Beirut sud a settembre.
Mentre la folla si radunava, i media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in alcune zone del Libano meridionale, tra cui una località a circa 20 chilometri dal confine. L'esercito israeliano ha affermato di aver colpito nel Libano meridionale "diversi lanciarazzi che rappresentavano una minaccia imminente per i civili israeliani". Ritratti giganti di Nasrallah e di Hashem Safieddine (il successore designato di Nasrallah, ucciso in un altro attacco aereo israeliano prima che potesse assumere l'incarico) sono stati affissi sui muri e sui ponti nella parte sud di Beirut. Uno è stata appeso anche sopra un palco eretto sul campo del gremito Camille Chamoun Sports City Stadium, alla periferia della capitale, dove si svolgeranno i funerali dei due leader.
Lo stadio ha una capienza di circa 50mila persone, ma gli organizzatori di Hezbollah hanno installato decine di migliaia di posti a sedere extra sul campo e all'esterno, dove i partecipanti potranno seguire la cerimonia su uno schermo gigante. Hezbollah ha invitato alla cerimonia alti funzionari libanesi, alla presenza del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Quest'ultimo, in un discorso da Beirut, ha descritto i leader assassinati come "due eroi della resistenza" e ha giurato che "il cammino della resistenza continuerà".
Beirut, 23 feb. (Adnkronos) - La rete libanese affiliata a Hezbollah Al-Mayadeen ha riferito che Israele ha effettuato un attacco aereo nell'area di Al-Hermel, nella regione della Bekaa, nel Libano orientale.