Notizie. Senza troppi aggettivi. Le home page dei maggiori organi di informazione tedeschi seguono l’attacco al mercatino di Natale a Berlino con aggiornamenti costanti. Ma senza titoli urlati. Quasi solo e semplicemente fatti, almeno quelli che si sanno, con pochi punti esclamativi e, piuttosto, di domanda. Tipo l’edizione online di Focus, il settimanale alternativo allo storico Spiegel, che si chiede se le reti ARD e ZDF, il primo e il secondo canale pubblico, abbiano fallito l’obiettivo di tenere informata l’opinione pubblica. Viene loro imputato di aver interrotto la programmazione ordinaria molto più tardi rispetto ai più agili canali privati. Un titolo viene riservato agli “sciacalli”: “’Sono i morti di merkel!’ Pretzell, esponente della AfD, sciocca con un tweet disgustoso”.

“La BKA (la polizia criminale federale, ndr) si mostra allarmata”, titola Spiegel. E poi riserva un altro passaggio alla Polizia che “non crede alla colpevolezza del fermato”, cioè il giovane rifugiato pakistano bloccato ieri nei pressi della Colonna della Vittoria un’ora dopo l’attentato. Roland Nelles, a capo della redazione online della capitale, firma l’editoriale “Quello che ci rende forti”, in cui spiega come mai come in questo momento sia importante mantenere la “mente fredda”. “Chi, come i cinici della AfD, vuole sfruttare la situazione per animare le persone contro le persone, fa il gioco dei terroristi”.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung è ancora più “asettica”: “Il fermato non è probabilmente l’autore (dell’attentato, ndr)”. In un commento affidato a Jasper von Altenbockum,il redattore che si occupa di politica interna, si legge di una “pericolosa criminalizzazione della politica di Angela Merkel sui profughi”. La AfD, sui grandi giornali, non trova sponde. E non li trova nemmeno in televisione, dove i commentatori condannano le uscite del movimento, soprattutto perché ancora non sono chiare dinamica, protagonisti e movente.

La Sueddeutsche Zeitung apre con “Procura federale generale: ‘Colpevolezza del fermato in dubbio’”. E più sotto torna sullo stesso tema: “Improvvisamente dubbi sul successo delle indagini”. Il quotidiano bavarese è generalmente tra i più “critici”, ma senza pregiudizi. Due dei suoi redattori, Bastian Obermayer e Frederik Obermaier, sono stati i protagonisti del caso “Panama Papers” che ha scosso il mondo: il misterioso John Doe aveva chiamato proprio quel giornale.

“Indaghiamo in tutte le direzioni”, è l’ultimo aggiornamento di Die Zeit, altro grande quotidiano nazionale. Die Welt ha un’impaginazione più orizzontale: “Polizia di Berlino: ‘Abbiamo l’uomo sbagliato’”, “L’autista del Tir potrebbe aver disattivato la frenata di emergenza”, “L’IS aveva dato indicazioni precise su come compiere un attentato con il camion” e “Attentatore a piede libero? La Polizia chiede indicazioni”. L’edizione online del popolare tabloid Bild Zeitung sceglie una composizione simile a quella dell’edizione cartacea, con i titoli sopra le foto: accanto alla cancelliera con gli occhi chiusi, che ha visitato il mercatino del dramma nel pomeriggio, si legge “Sono triste”. E più in basso: “Probabilmente più attentatori”.

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