L’avviso di garanzia che rimane segreto fino all’eventuale rinvio a giudizio. E poco importa se nel frattempo la persona indagata in segreto viene magari eletta grazie a voti inconsapevoli. È in questo modo che intende combattere la cosiddetta “gogna mediatica” Stefano Graziano, consigliere campano del Pd, indagato e poi archiviato per concorso esterno in associazione camorristica. L’esponente dem ha infatti proposto di istituire l’avviso di garanzia top secret al tavolo giudiziario del Lingotto a Torino, dove è in corso la convention del Pd. “Serve una legge perché qui avvenga come in Inghilterra: l’avviso di garanzia rimane segreto e lo si rende pubblico solo quando c’è il rinvio a giudizio. È un meccanismo che serve a rendere tranquilli sia i magistrati che indagano e sia l’indagato”, ha detto il consigliere casertano, protagonista di una vicenda giudiziaria citata più volte da Matteo Renzi.
Graziano, infatti, era stato indagato per concorso esterno in associazione camorristica nell’aprile del 2016, alla vigilia delle amministrative, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli che aveva portato all’arresto per presunte tangenti dell’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro. La vicenda fece molto scalpore, ma a settembre, la procura Antimafia chiese e ottenne dal gip di Napoli l’archiviazione per l’accusa di concorso esterno, mentre a febbraio è caduta anche l’indagine per corruzione elettorale. “In quei dieci mesi – racconta Graziano – ho vissuto un dramma personale, mia moglie ha perso il latte quando mia figlia aveva cinque mesi. L’avviso di garanzia è un avviso di garanzia dell’indagato, non può diventare una gogna mediatica“. In realtà, però, il consigliere dem dimentica di sottolineare un passaggio fondamentale: dell’indagine a suo carico, infatti, si ebbe notizia solo dopo le perquisizioni dei carabinieri che entrarono non solo nelle sue abitazioni private di Roma e Teverola, in provincia di Caserta, ma anche nel suo ufficio all’interno del consiglio regionale campano. Insomma anche se l’avviso di garanzia fosse stato segreto, dell’inchiesta su Graziano si sarebbe comunque avuta notizia. A meno di non vietare alla stampa di raccontare un evidente fatto d’interesse pubblico, come nel caso della perquisizione effettuata dagli investigatori negli uffici del consiglio regionale campano.
Ed è anche per questo motivo che la proposta di rendere segreto l’avviso di garanzia non viene condivisa da Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro. “Intervenire sull’avviso di garanzia, secretandolo, è una scorciatoia: per evitare la gogna mediatica, ci sono altre modifiche da fare. La prima riguarda la stesura delle ordinanze di custodia cautelare e le informative, che non devono contenere nulla che non sia strettamente legato col reato e nulla che abbia a che fare con la vita privata delle persone”, ha detto il magistrato, che tra l’altro fu indicato da Matteo Renzi come ministro della Giustizia, prima che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si opponesse alla nomina. “Si devono evitare provvedimenti che intervengono solo su singoli punti – continua Gratteri – per cui ogni volta che c’è un problema si cambia la norma: quando c’è un problema con l’avviso di garanzia si chiede un intervento su questo aspetto, quando si prescrive un processo importante si chiede a gran voce di modificare la prescrizione. Così non va. Alla giustizia, quando la politica avrà la voglia e la libertà di farlo, serve invece, e innanzitutto, un intervento complessivo e strutturale che informatizzi i passaggi e abbatta tempi e costi“.
Nonostante la stroncatura del procuratore calabrese, però, la proposta di Graziano sembra avere parecchi fan nel Pd. “Io sono per difendermi nel processo, non dal processo: è l’opposto rispetto alla impostazione berlusconiana”, commenta sempre Graziano. “Vale anche per il caso Consip?”, gli chiedono i cronisti. “Vale per tutte le indagini. Non solo per il mio caso”, ha detto l’esponente dem. L’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione ha coinvolto fino a questo momento anche il ministro Luca Lotti e Tiziano Renzi, padre dell’ex premier ed ex segretario del Pd. Se la proposta di Graziano fosse già diventata legge, oggi non sapremmo che l’attuale ministro dello Sport con delega all’editoria è indagato per rivelazione di segreto. Gli esempi, però, potrebbero essere decine.
Politica
Lingotto, la proposta di Graziano: “Avviso di garanzia sia segreto”. Politici indagati? Per i renziani non si deve sapere
Al Lingotto la proposta del consigliere campano, indagato e poi archiviato per concorso esterno in associazione camorristica. "L’avviso di garanzia - ha detto - non può diventare una gogna mediatica". Ma dell'inchiesta a suo carico si ebbe notizia solo dopo le perquisizioni dei carabinieri nel suo ufficio all'interno del consiglio regionale campano. Gratteri: "Scorciatoia, servono altre modifiche"
L’avviso di garanzia che rimane segreto fino all’eventuale rinvio a giudizio. E poco importa se nel frattempo la persona indagata in segreto viene magari eletta grazie a voti inconsapevoli. È in questo modo che intende combattere la cosiddetta “gogna mediatica” Stefano Graziano, consigliere campano del Pd, indagato e poi archiviato per concorso esterno in associazione camorristica. L’esponente dem ha infatti proposto di istituire l’avviso di garanzia top secret al tavolo giudiziario del Lingotto a Torino, dove è in corso la convention del Pd. “Serve una legge perché qui avvenga come in Inghilterra: l’avviso di garanzia rimane segreto e lo si rende pubblico solo quando c’è il rinvio a giudizio. È un meccanismo che serve a rendere tranquilli sia i magistrati che indagano e sia l’indagato”, ha detto il consigliere casertano, protagonista di una vicenda giudiziaria citata più volte da Matteo Renzi.
Graziano, infatti, era stato indagato per concorso esterno in associazione camorristica nell’aprile del 2016, alla vigilia delle amministrative, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli che aveva portato all’arresto per presunte tangenti dell’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro. La vicenda fece molto scalpore, ma a settembre, la procura Antimafia chiese e ottenne dal gip di Napoli l’archiviazione per l’accusa di concorso esterno, mentre a febbraio è caduta anche l’indagine per corruzione elettorale. “In quei dieci mesi – racconta Graziano – ho vissuto un dramma personale, mia moglie ha perso il latte quando mia figlia aveva cinque mesi. L’avviso di garanzia è un avviso di garanzia dell’indagato, non può diventare una gogna mediatica“. In realtà, però, il consigliere dem dimentica di sottolineare un passaggio fondamentale: dell’indagine a suo carico, infatti, si ebbe notizia solo dopo le perquisizioni dei carabinieri che entrarono non solo nelle sue abitazioni private di Roma e Teverola, in provincia di Caserta, ma anche nel suo ufficio all’interno del consiglio regionale campano. Insomma anche se l’avviso di garanzia fosse stato segreto, dell’inchiesta su Graziano si sarebbe comunque avuta notizia. A meno di non vietare alla stampa di raccontare un evidente fatto d’interesse pubblico, come nel caso della perquisizione effettuata dagli investigatori negli uffici del consiglio regionale campano.
Ed è anche per questo motivo che la proposta di rendere segreto l’avviso di garanzia non viene condivisa da Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro. “Intervenire sull’avviso di garanzia, secretandolo, è una scorciatoia: per evitare la gogna mediatica, ci sono altre modifiche da fare. La prima riguarda la stesura delle ordinanze di custodia cautelare e le informative, che non devono contenere nulla che non sia strettamente legato col reato e nulla che abbia a che fare con la vita privata delle persone”, ha detto il magistrato, che tra l’altro fu indicato da Matteo Renzi come ministro della Giustizia, prima che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si opponesse alla nomina. “Si devono evitare provvedimenti che intervengono solo su singoli punti – continua Gratteri – per cui ogni volta che c’è un problema si cambia la norma: quando c’è un problema con l’avviso di garanzia si chiede un intervento su questo aspetto, quando si prescrive un processo importante si chiede a gran voce di modificare la prescrizione. Così non va. Alla giustizia, quando la politica avrà la voglia e la libertà di farlo, serve invece, e innanzitutto, un intervento complessivo e strutturale che informatizzi i passaggi e abbatta tempi e costi“.
Nonostante la stroncatura del procuratore calabrese, però, la proposta di Graziano sembra avere parecchi fan nel Pd. “Io sono per difendermi nel processo, non dal processo: è l’opposto rispetto alla impostazione berlusconiana”, commenta sempre Graziano. “Vale anche per il caso Consip?”, gli chiedono i cronisti. “Vale per tutte le indagini. Non solo per il mio caso”, ha detto l’esponente dem. L’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione ha coinvolto fino a questo momento anche il ministro Luca Lotti e Tiziano Renzi, padre dell’ex premier ed ex segretario del Pd. Se la proposta di Graziano fosse già diventata legge, oggi non sapremmo che l’attuale ministro dello Sport con delega all’editoria è indagato per rivelazione di segreto. Gli esempi, però, potrebbero essere decine.
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Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il dialogo tra due presidenti davvero straordinari è promettente. È importante che nulla ostacoli l'attuazione della loro volontà politica". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa Dmitri Peskov in un'intervista alla televisione, parlando della fermezza degli Stati Uniti nei confronti di Kiev e sulle dichiarazioni ostili di Trump nei confronti del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - Resterà per sempre il cantante di "Bandiera gialla", canzone simbolo della musica leggera degli anni '60: Gianni Pettenati è morto nella sua casa di Albenga (Savona) all'età di 79 anni. L'annuncio della scomparsa, avvenuta nella notte, è stato dato con un post sui social dalla figlia Maria Laura: "Nella propria casa, come voleva lui, con i suoi affetti vicino, con l'amore dei suoi figli Maria Laura, Samuela e Gianlorenzo e l'adorato gatto Cipria, dopo una lunga ed estenuante malattia, ci ha lasciato papà. Non abbiamo mai smesso di amarti. Ti abbracciamo forte. Le esequie si terranno in forma strettamente riservata".
Nato a Piacenza il 29 ottobre 1945, Gianni Pettenati debutta nel 1965, vincendo il Festival di Bellaria ed entra a far parte del gruppo degli Juniors e nel 1966, accompagnato dallo stesso gruppo, incide il suo primo 45 giri, una cover di "Like a Rolling Stone" di Bob Dylan intitolata "Come una pietra che rotola", seguita da quello che rimane il suo maggiore successo "Bandiera gialla", versione italiana di "The pied piper" incisa lo stesso anno da Patty Pravo (in lingua originale, come lato B del singolo "Ragazzo Triste" per la promozione del locale Piper Club di Roma, diventando il brano simbolo della famosa discoteca), diventata un evergreen, immancabile quando si gioca al karaoke o nelle serate revival nelle discoteche e nelle feste. Il 45 giri successivo, nuovamente con gli Juniors, è "Il superuomo" (cover di "Sunshine superman" di Donovan), mentre sul lato B del disco compare "Puoi farmi piangere" (cover di "I put a spell on you" di Screamin' Jay Hawkins, incisa con l'arrangiamento della versione di Alan Price), con il testo italiano di Mogol. Sempre nel 1967 Pettenati partecipa al Festival di Sanremo con "La rivoluzione", a Un disco per l'estate con "Io credo in te", al Cantagiro con "Un cavallo e una testa" (scritta da Paolo Conte) e a Scala Reale sul Canale Nazionale della Rai in squadra con il vincitore di quell'anno, Claudio Villa, e con Iva Zanicchi, battendo Gianni Morandi, Sandie Shaw e Dino.
Nel 1968 insieme ad Antoine entra in finale al festival di Sanremo con "La tramontana", brano molto fortunato che il cantante piacentino ha sempre riproposto nei suoi concerti. Seguono altri successi come "Caldo caldo", "Cin cin", "I tuoi capricci" e collaborazioni artistiche con diversi autori della canzone italiana. Critico musicale, Pettenati è autore di diversi libri sulla storia della musica leggera italiana tra cui "Quelli eran giorni - 30 anni di canzoni italiane" (Ricordi, con Red Ronnie); "Gli anni '60 in America" (Edizioni Virgilio); "Mina come sono" (Edizioni Virgilio); "Io Renato Zero" (Edizioni Virgilio); "Alice se ne va" (Edizioni Asefi). Nel 2018 era stata concessa a Pettenati la legge Bacchelli che prevede un assegno vitalizio di 24mila euro annui a favore di cittadini illustri, con meriti in diversi campi, che versino in stato di particolare necessità. (di Paolo Martini)
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti della polizia municipale.
Mosca, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - "Il destino ha voluto così, Dio ha voluto così, se così posso dire. Una missione tanto difficile quanto onorevole - difendere la Russia - è stata posta sulle nostre e vostre spalle unite". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin ai soldati che hanno combattuto in Ucraina, durante una cerimonia organizzata al Cremlino in occasione della Giornata dei Difensori della Patria.
Kiev, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha invocato l'unità degli Stati Uniti e dell'Europa per giungere a una "pace duratura", alla vigilia del terzo anniversario dell'invasione russa e sulla scia della svolta favorevole a Mosca presa da Donald Trump.
"Dobbiamo fare del nostro meglio per una pace duratura e giusta per l'Ucraina. Ciò è possibile con l'unità di tutti i partner: ci vuole la forza di tutta l'Europa, la forza dell'America, la forza di tutti coloro che vogliono una pace duratura", ha scritto Zelensky su Telegram.
Parigi, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Tre persone, oltre al presunto autore, sono state arrestate per l'attacco mortale di ieri a Mulhouse, nell'est della Francia. Lo ha reso noto la Procura nazionale antiterrorismo. Il principale sospettato, nato in Algeria 37 anni fa, è stato arrestato poco dopo l'aggressione con coltello che ha ucciso un portoghese di 69 anni e ferito almeno tre agenti di polizia municipale.
Beirut, 23 feb. (Adnkronos/Afp) - Decine di migliaia di persone si sono radunate per partecipare ai funerali di Hassan Nasrallah, in uno stadio alla periferia di Beirut. Molte le bandiere di Hezbollah e i ritratti del leader assassinato che ha guidato il movimento libanese, sostenuto dall'Iran, per oltre tre decenni. Uomini, donne e bambini provenienti dal Libano e da altri luoghi hanno camminato a piedi nel freddo pungente per raggiungere il luogo della cerimonia, ritardata per motivi di sicurezza dopo la morte di Nasrallah avvenuta in un massiccio attacco israeliano al bastione di Hezbollah a Beirut sud a settembre.
Mentre la folla si radunava, i media statali libanesi hanno riferito di attacchi israeliani in alcune zone del Libano meridionale, tra cui una località a circa 20 chilometri dal confine. L'esercito israeliano ha affermato di aver colpito nel Libano meridionale "diversi lanciarazzi che rappresentavano una minaccia imminente per i civili israeliani". Ritratti giganti di Nasrallah e di Hashem Safieddine (il successore designato di Nasrallah, ucciso in un altro attacco aereo israeliano prima che potesse assumere l'incarico) sono stati affissi sui muri e sui ponti nella parte sud di Beirut. Uno è stata appeso anche sopra un palco eretto sul campo del gremito Camille Chamoun Sports City Stadium, alla periferia della capitale, dove si svolgeranno i funerali dei due leader.
Lo stadio ha una capienza di circa 50mila persone, ma gli organizzatori di Hezbollah hanno installato decine di migliaia di posti a sedere extra sul campo e all'esterno, dove i partecipanti potranno seguire la cerimonia su uno schermo gigante. Hezbollah ha invitato alla cerimonia alti funzionari libanesi, alla presenza del presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Quest'ultimo, in un discorso da Beirut, ha descritto i leader assassinati come "due eroi della resistenza" e ha giurato che "il cammino della resistenza continuerà".