Un “non rispondo” ci può stare. Una sorta di “Daspo” per i giornalisti che mercoledì si sono presentati a Piale, la frazione di Villa San Giovanni dove si stava commemorando l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, è francamente troppo. Arriva il ministro dell’Interno Marco Minniti e ai giornalisti è stato vietato non solo fare domande ma anche solo pensare di avvicinarsi a una distanza tale da essere sentiti dall’esponente del governo Gentiloni.
Quella di mercoledì, alla fine, è stata una cerimonia per pochi intimi. O meglio per alcuni. A un certo punto, sembrava quasi che l’unica preoccupazione degli agenti di polizia in servizio alla commemorazione del 26esimo anniversario della morte del magistrato calabrese, fosse quella di allontanare i giornalisti e le telecamere. I più fortunati sono finiti in mezzo agli alberi in una balconata lontana che ha richiesto gli straordinari agli zoom dei vari cameramen presenti. Impensabile tentare di ascoltare le parole di chi è intervenuto o quelle del “blindatissimo” ministro del Partito democratico.
“Ordini dall’alto”, hanno riferito gli agenti della polizia. E più in alto di tutti, nella scala gerarchica del ministero dell’Interno, c’è proprio Minniti. Regolarmente invitati, con tanto di mail da parte di un’agenzia di comunicazione alla quale è stato affidato l’annuncio dell’evento, ai cronisti che si sono lamentati del trattamento ricevuto è stato risposto: “Vi sono ragioni di sicurezza per cui l’area deve essere bonificata”.
Chi pensava ci fosse un attentato in corso o motivi che mettevano a rischio la vita delle persone fortunatamente si è sbagliato. I problemi di sicurezza, evidentemente, avevano la forma del tesserino dell’ordine dei giornalisti e per questo alla stessa cerimonia off-limits per la stampa hanno partecipato un centinaio di persone, tra politici, forze dell’ordine, esponenti della Regione, sindaci, assessori comunali e magistrati. Tutti a pochissimi metri dal ministro Marco Minniti, tranne i giornalisti, qualche esponente di Libera e un testimone di giustizia che, dopo aver parcheggiato l’autoblindata con cui è arrivato a Piale, si è accorto di non essere nell’elenco delle “autorità” ed è rimasto sulla balconata a guardare da lontano. Anche ad alcuni cittadini della zona è stato impedito di assistere alla cerimonia avvenuta nel punto esatto dove nel 1991 è stato ammazzato il magistrato Scopelliti che avrebbe dovuto rappresentare in Cassazione l’accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra.
Un omicidio del quale si è discusso anche recentemente sulle pagine di cronaca dei giornali locali e nazionali dopo l’operazione ‘Ndrangheta stragista, secondo la quale non è escluso che dietro il delitto ci possa essere stato un accordo tra la mafia siciliana e le cosche calabresi. Argomenti che, dopo il ricordo dell’uomo Antonino Scopelliti, potevano essere oggetto di domande a Minniti il quale avrebbe potuto rispondere anche su altri temi di carattere nazionale se gli “ordini dall’alto”, o romani a questo punto, non avessero trattato i giornalisti quasi come dei “disturbatori” non graditi.
Carlo Parisi, il segretario generale aggiunto dell’Fnsi, ha definito l’episodio “spiacevole”. “Una brutta pagina – ha sottolineato l’esponente del sindacato dei giornalisti – che dovrebbe indurre seriamente a riflettere sia gli organizzatori di queste iniziative, sia chi è deputato a garantire la sicurezza: il nemico non è certo il giornalista e, soprattutto, senza il lavoro dei giornalisti (che va rispettato da tutti) nessuno avrebbe probabilmente neppure saputo che il 9 agosto 2017 a Piale di Villa San Giovanni un ministro della Repubblica e una pletora di deputati, amministratori, politici, magistrati, forze dell’ordine e chi più ne ha ne metta, ha celebrato il 26° della scomparsa di un magistrato che ha pagato con la vita il coraggio di combattere la ’ndrangheta. Una guerra che il giudice Scopelliti ha combattuto con i fatti e non con le passerelle”.
Sul sito giornalistitalia.it, Parisi segue la regola del “parlare alla suocera perché la nuora intenda”. Lo fa anche questa volta tentando di mantenere una sorta di galateo istituzionale che ai giornalisti in più di un’occasione, a Reggio Calabria, è stato negato davanti esponenti del governo “insofferenti” alle telecamere e soprattutto a quelle dotate di microfono. “Siamo, comunque, certi – conclude il segretario dell’Fnsi – che il ministro Marco Minniti dell’episodio sia inconsapevole e, probabilmente, non se ne sia neppure accorto. Come siamo certi che sarà lui il primo a fare in modo che episodi del genere non abbiano più a verificarsi”.
Media & Regime
Reggio Calabria, giornalisti allontanati dalla cerimonia di commemorazione con Minniti: niente domande al ministro
Gli operatori dei media, alcuni esponenti di Libera e un testimone di giustizia costretti a seguire a distanza la cerimonia per il 26esimo anniversario della morte del magistrato Antonino Scopelliti. La spiegazione: "Ragioni di sicurezza, area da bonificare". La Fnsi: "Una brutta pagina, il nemico non è il giornalista"
Un “non rispondo” ci può stare. Una sorta di “Daspo” per i giornalisti che mercoledì si sono presentati a Piale, la frazione di Villa San Giovanni dove si stava commemorando l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, è francamente troppo. Arriva il ministro dell’Interno Marco Minniti e ai giornalisti è stato vietato non solo fare domande ma anche solo pensare di avvicinarsi a una distanza tale da essere sentiti dall’esponente del governo Gentiloni.
Quella di mercoledì, alla fine, è stata una cerimonia per pochi intimi. O meglio per alcuni. A un certo punto, sembrava quasi che l’unica preoccupazione degli agenti di polizia in servizio alla commemorazione del 26esimo anniversario della morte del magistrato calabrese, fosse quella di allontanare i giornalisti e le telecamere. I più fortunati sono finiti in mezzo agli alberi in una balconata lontana che ha richiesto gli straordinari agli zoom dei vari cameramen presenti. Impensabile tentare di ascoltare le parole di chi è intervenuto o quelle del “blindatissimo” ministro del Partito democratico.
“Ordini dall’alto”, hanno riferito gli agenti della polizia. E più in alto di tutti, nella scala gerarchica del ministero dell’Interno, c’è proprio Minniti. Regolarmente invitati, con tanto di mail da parte di un’agenzia di comunicazione alla quale è stato affidato l’annuncio dell’evento, ai cronisti che si sono lamentati del trattamento ricevuto è stato risposto: “Vi sono ragioni di sicurezza per cui l’area deve essere bonificata”.
Chi pensava ci fosse un attentato in corso o motivi che mettevano a rischio la vita delle persone fortunatamente si è sbagliato. I problemi di sicurezza, evidentemente, avevano la forma del tesserino dell’ordine dei giornalisti e per questo alla stessa cerimonia off-limits per la stampa hanno partecipato un centinaio di persone, tra politici, forze dell’ordine, esponenti della Regione, sindaci, assessori comunali e magistrati. Tutti a pochissimi metri dal ministro Marco Minniti, tranne i giornalisti, qualche esponente di Libera e un testimone di giustizia che, dopo aver parcheggiato l’autoblindata con cui è arrivato a Piale, si è accorto di non essere nell’elenco delle “autorità” ed è rimasto sulla balconata a guardare da lontano. Anche ad alcuni cittadini della zona è stato impedito di assistere alla cerimonia avvenuta nel punto esatto dove nel 1991 è stato ammazzato il magistrato Scopelliti che avrebbe dovuto rappresentare in Cassazione l’accusa nel maxiprocesso a Cosa Nostra.
Un omicidio del quale si è discusso anche recentemente sulle pagine di cronaca dei giornali locali e nazionali dopo l’operazione ‘Ndrangheta stragista, secondo la quale non è escluso che dietro il delitto ci possa essere stato un accordo tra la mafia siciliana e le cosche calabresi. Argomenti che, dopo il ricordo dell’uomo Antonino Scopelliti, potevano essere oggetto di domande a Minniti il quale avrebbe potuto rispondere anche su altri temi di carattere nazionale se gli “ordini dall’alto”, o romani a questo punto, non avessero trattato i giornalisti quasi come dei “disturbatori” non graditi.
Carlo Parisi, il segretario generale aggiunto dell’Fnsi, ha definito l’episodio “spiacevole”. “Una brutta pagina – ha sottolineato l’esponente del sindacato dei giornalisti – che dovrebbe indurre seriamente a riflettere sia gli organizzatori di queste iniziative, sia chi è deputato a garantire la sicurezza: il nemico non è certo il giornalista e, soprattutto, senza il lavoro dei giornalisti (che va rispettato da tutti) nessuno avrebbe probabilmente neppure saputo che il 9 agosto 2017 a Piale di Villa San Giovanni un ministro della Repubblica e una pletora di deputati, amministratori, politici, magistrati, forze dell’ordine e chi più ne ha ne metta, ha celebrato il 26° della scomparsa di un magistrato che ha pagato con la vita il coraggio di combattere la ’ndrangheta. Una guerra che il giudice Scopelliti ha combattuto con i fatti e non con le passerelle”.
Sul sito giornalistitalia.it, Parisi segue la regola del “parlare alla suocera perché la nuora intenda”. Lo fa anche questa volta tentando di mantenere una sorta di galateo istituzionale che ai giornalisti in più di un’occasione, a Reggio Calabria, è stato negato davanti esponenti del governo “insofferenti” alle telecamere e soprattutto a quelle dotate di microfono. “Siamo, comunque, certi – conclude il segretario dell’Fnsi – che il ministro Marco Minniti dell’episodio sia inconsapevole e, probabilmente, non se ne sia neppure accorto. Come siamo certi che sarà lui il primo a fare in modo che episodi del genere non abbiano più a verificarsi”.
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Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "I continui rinvii del governo Meloni sembravano indirizzati a portare a compimento qualcosa di più della semplice propaganda, ma invece si va verso il nulla. Tre miliardi rispetto alla marea di aumenti sulle bollette sono davvero poca cosa, quasi una presa in giro. Milioni di cittadini stanno subendo rincari di quasi il 40%, migliaia di aziende rischiano la chiusura e altrettanti lavoratori il proprio posto. Ma d'altronde sbagliamo noi a stupirci. Per il governo Meloni il modello d'imprenditoria è quello della ministra Santanchè. Sbaglia chi si spacca la schiena come i cittadini che cercano di far quadrare i conti a fine mese o le imprese che fanno di tutto per stare sul mercato. Per Giorgia Meloni la cosa migliore è cercare qualche santo in paradiso o, meglio ancora, qualche amicizia che conti". Così in una nota Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - "Ci sono modalità diverse con le quali ci si rapporta a Trump. Credo che la presidente Meloni senta la responsabilità di essere un ponte fra l'Europa e l'America dati i suoi buoni rapporti con Trump". Lo ha detto l'eurodeputata di Fi, Letizia Moratti, a Otto e mezzo su La7.
"Sul tema dei dazi, credo che Trump sia uno shock per l'Europa, uno stimolo positivo perché l'Ue può mettere in atto le riforme richieste nel rapporto Draghi e Letta che chiedono un'Europa più competitiva, più favorevole agli investimenti, con una transizione energetica sostenibile e quindi in grado di sostenere il welfare."
"Siamo alleati storici degli Usa - continua Moratti - e in questo momento dobbiamo avere la consapevolezza di dover comunque avere a che fare con un presidente eletto ed anche amato dai cittadini americani. L'Europa non può permettersi di non avere un dialogo con Trump. Sono moderata e liberale e il suo stile non mi appartiene ma nell'ambito del mio ruolo di parlamentare europea credo sia dovere rispondergli con fermezza e immediatezza ma cercando sempre il dialogo che porta vantaggi reciproci, come ha detto oggi la presidente Metsola."
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Nel momento in cui Donald Trump "fa saltare l'ordine internazionale basato sul multilateralismo" e "mette a rischio l'unità europea", è importante non far mancare "il nostro sostegno all'Ucraina" parallelamente ai negoziati che "non potranno coinvolgere Europa e Ucraina". Così Alessandro Alfieri, coordinatore di Energia Popolare, alla Direzione del Pd.
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Il giorno in cui Eni annuncia un utile di 14,3 miliardi di euro, la maggioranza presenta un decreto truffa che non affronta la vera questione di come ridurre il peso delle bollette. Il Governo Meloni per aiutare veramente le famiglie italiane avrebbe dovuto tassare gli extraprofitti, rivedere la decisione di trasferire 4,5 milioni di famiglie dal mercato tutelato a quello libero, e puntare sulle rinnovabili invece che sul gas". Così Angelo Bonelli, Co-Portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
"La realtà dei fatti resta una sola: il governo di Giorgia Meloni ha favorito i grandi colossi energetici, che hanno accumulato extraprofitti per oltre 60 miliardi di euro, mentre le famiglie italiane hanno visto raddoppiare le bollette e molte sono costrette a non riscaldarsi per paura di non poterle pagare".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - “Benissimo il governo sulle bollette: previsti tre miliardi che andranno a sostegno di imprese e almeno 8 milioni di famiglie. Dalle parole ai fatti”. Così Armando Siri, Consigliere per le politiche economiche del Vicepremier Matteo Salvini e coordinatore dipartimenti Lega.
Roma, 27 feb (Adnkronos) - "Alcune veloci considerazioni a partire dalle cose che credo vadano meglio precisate. La prima: non siamo stati e non siamo di fronte a postura bellicista dell’Europa. Non è mai stata l’Ue a voler fare o a voler continuare la guerra e non è nemmeno vero che la mancanza di iniziative di pace siano dipese da una mancanza di volontà politica della ue. È stato Putin a rifiutare sempre ogni dialogo, quel dialogo che oggi riconosce a Trump perché lo legittima come suo alleato", Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.
"Occorre spingere con forza per un’autonomia strategica e politica dell’Europa, iniziando subito il percorso di cooperazione sulla difesa perché non saranno le buone intenzioni a rendere forte l’Unione Europea ma la capacità di imporsi e esercitare deterrenza, non escludendo nessuna opzione che sarà necessario adottare e che sarà stabilita in quadro di solidarietà europea".
"Per noi, democratici e europei, è il tempo di decidere - aggiunge Picierno- se essere solo un pezzetto di un Risiko in cui altri tirano i dadi o se essere un continente libero e forte. E va chiarito tanto ai nemici della democrazia quanto ai nostri alleati, senza perdere altro tempo e senza cincischiare noi: l’unica lotta che definisce il nostro tempo e il campo della politica, oggi, è quella dell’europeismo e in difesa delle democrazie liberali e delle libertà dei popoli".
"Siamo noi tutti in questo campo? Pensiamo ad un'alternativa alla destra che parta da questo campo? A me onestamente non è ancora chiaro. Sarei felice di essere smentita, ovviamente. Ma servono parole chiare che vanno pronunciate senza più giocare a nascondino. Crediamo tutti in un’Europa competitiva, con attori strategici del mercato più grandi e forti, un’Europa pronta ad affrontare le crisi internazionali sul piano politico e militare? Perchè questa è l’Europa che serve al mondo e agli europei. Non domani, oggi".
Roma, 27 feb. (Adnkronos) - Giorgia Meloni, "nell’incontro di Parigi c’era in ritardo e di malavoglia. Intanto partecipa con trasporto e passione agli incontri della destra mondiale che considera l’Europa un incidente della storia. A Kyiv alle celebrazioni per il terzo anno della resistenza, non c’era proprio. A dir il vero ero sola proprio come italiana, ma con tanti colleghi progressisti e socialisti, c’era il mondo libero, i leader e parlamentari progressisti consapevoli della sfida che abbiamo di fronte e che il tempo di agire è ora". Lo ha detto la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno, alla Direzione del Pd.