Milano, 5 ott. (Adnkronos) - Si è tenuta questa mattina al 66°Salone Nautico Internazionale la XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, organizzata da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas. La conferenza ha visto la partecipazione dei principali rappresentanti della filiera dell’Economia del Mare: Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare; Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica; Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria; Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana; Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, con le conclusioni del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Il Ministro del Turismo, che ha preso nota delle diverse problematiche evidenziate dai rappresentanti della filiera dell’Economia del Mare, nel suo intervento ha sottolineato l'importanza strategica del settore nautico e del turismo marittimo per il Paese. “Per l’Italia il mare è una vocazione. Con oltre 8 mila chilometri di coste, non è soltanto una straordinaria risorsa naturale, ma una vera infrastruttura economica e una componente fondamentale dell’economia del turismo. La nautica è un settore competitivo, caratterizzato dalla presenza di tante aziende e grandi industrie, capace di generare ricchezza, occupazione e importanti ricadute sui territori. Per questo dobbiamo costruire un sistema integrato, nel quale mare, nautica e territori diventino parte di un’unica grande esperienza italiana. La sfida è fare dell’Italia una destinazione sempre più competitiva dal mare, investendo in qualità dell’accoglienza, innovazione, sostenibilità, infrastrutture, accessibilità e digitalizzazione, ma anche lavorando per norme più semplici e meno burocrazia. Sono qui anche in modalità di ascolto: molte delle richieste avanzate dai rappresentanti di questo mondo mi sembrano semplici e lapalissiane e mi adopererò per capire come mai non riescano a essere realizzate. Il turismo nautico va valorizzato come leva strategica per distribuire i flussi turistici in tutta Italia e durante tutto l’anno. In questo percorso, l’America’s Cup rappresenta un’occasione impagabile per il nostro Paese e una grande vetrina internazionale. Il nostro compito è trasformare sempre di più la nostra bellezza in ricchezza, anche economica”.
Dalla Conferenza è emersa infatti la necessità di superare una lettura settoriale del mare e riconoscerne il ruolo trasversale nella crescita del Paese. L’Economia del Mare vale 224,9 miliardi di euro, l’11,4% del PIL italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. Un settore ad alto effetto moltiplicatore: per ogni euro prodotto direttamente, se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.
Nella sua introduzione il Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, Mario Zanetti, ha evidenziato che ''Per noi il turismo è industria, perché crea valore attraverso una pluralità di filiere e genera ricadute sempre più importanti per il Paese. L’economia del mare vale oggi oltre 224 miliardi di euro, coinvolge più di 1,1 milioni di addetti e oltre 250mila imprese. Al suo interno, il turismo costiero e la crocieristica rappresentano leve strategiche: nel 2026 i porti italiani movimenteranno oltre 15 milioni di crocieristi, con quasi 6.000 approdi in 60 porti, generando circa 18 miliardi di euro di valore. La sfida è trasformare questa crescita in una strategia industriale di lungo periodo, puntando su destagionalizzazione, digitalizzazione, competitività e nuove competenze. Turismo e mare sono una grande opportunità: dobbiamo lavorare insieme perché questo potenziale diventi crescita, occupazione e valore duraturo per il Paese''.
''Il mare, per l’Italia, è industria, economia, lavoro, turismo, infrastruttura. È futuro. E soprattutto è filiera – ha sottolineato il Presidente di Federturismo Confindustria, Massimo Caputi –. La sfida non è soltanto portare più turisti sulle nostre coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori. Il mare deve diventare una porta d’accesso a un sistema turistico più ampio, capace di collegare porti e città, nautica e ospitalità, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, coste ed entroterra''.
Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana ha sottolineato l’importanza di azioni congiunte: ''Fare squadra e parlare con un’unica voce è la vera forza del sistema. Le sinergie tra istituzioni, imprese e associazioni permettono di raccogliere idee condivise e trasformarle in proposte concrete per chi deve prendere le decisioni. L’economia del mare rappresenta un esempio straordinario di questa capacità di fare rete: coinvolge imprese, occupazione e territori e può contribuire anche a ridurre gli squilibri territoriali tra Nord e Sud. Dobbiamo continuare a creare connessioni e una rete di accoglienza capace di valorizzare le nostre eccellenze, dal turismo all’agroalimentare, dall’artigianato al settore alberghiero. Solo insieme possiamo trasformare queste sinergie in opportunità concrete per il Paese''.
Per accompagnare questa trasformazione, è emersa l’esigenza di una politica industriale per il mare, fondata su investimenti, infrastrutture, semplificazione, innovazione e competenze, insieme a politiche turistiche orientate alla destagionalizzazione e alla diversificazione dell’offerta. In questo scenario, la nautica si conferma uno dei comparti con maggiore capacità di generare valore lungo la filiera, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati.
“I dati che abbiamo presentato ieri al Salone Nautico Internazionale con la prima edizione dello studio Yachting Tourism and Economic Contribution, realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, ci permettono di misurare in modo organico l’impatto economico del turismo nautico in Italia: 5,7 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi generati dalla spesa turistica a terra. È la dimostrazione concreta che la nautica è un potente attivatore di altre filiere dell’economia italiana. La sfida ora è aumentare la capacità del Paese di intercettare e trattenere questo valore, attraverso infrastrutture adeguate, servizi qualificati e una maggiore integrazione tra porti e territori. Il turismo nautico deve entrare a pieno titolo nelle politiche industriali e turistiche nazionali: trasformare gli approdi in porte di accesso ai territori significa generare crescita, occupazione e valore diffuso per il Paese”, ha dichiarato Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica.
''La portualità turistica italiana si conferma solida – ha sottolineato il Presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio –. Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, la domanda di ormeggi stanziali cresce mediamente del 2,9%, mentre aumentano la presenza dei superyacht e il transito delle grandi unità internazionali, soprattutto legate al charter. Crescono anche rimessaggio, refitting, alaggio e varo, sostenuti dall’aumento della dimensione media delle imbarcazioni e dalla vivacità del mercato dell’usato. Per il 2027 prevediamo una stabilizzazione della domanda di ormeggi stanziali, ma una persistente vivacità dei transiti legati al charter e ai superyacht internazionali. Per consolidare questa crescita abbiamo però assolutamente bisogno dell’aggiornamento della legge speciale per i porti turistici (Dpr 509/97) e della classificazione catastale in E1 delle strutture per la nautica''. La Conferenza ha quindi rilanciato la necessità di sviluppare una vera politica industriale del mare, capace di costruire interconnessioni tra le diverse filiere, di mettere a sistema competenze, investimenti e infrastrutture e fare in modo che il valore generato dalle attività marittime rimanga sui territori.
Al tempo dei romani scorrazzavano sull’isola galline selvatiche – da cui, secondo gli antichi, il nome – poi diventò rifugio di Papi e sede di una potentissima abbazia. Privatizzata nell’Ottocento, rifugio dei nazisti nel Novecento, infine proprietà di nove famiglie di facoltosi liguri e piemontesi. Ora Gallinara, l’unica vera isola della Liguria, cambia di nuovo proprietà. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è stata acquistata per oltre 10 milioni di euro da un magnate nato in Ucraina, residente nel Principato di Montecarlo ma con la nazionalità a Grenada, Stato insulare delle Piccole Antille.
Il nuovo proprietario dell’isola si chiama Olexandr Boguslayev, ha 42 anni, e ha comprato l’isola attraverso le “Gallinette“, la società di Montecarlo che ha materialmente effettuato l’acquisto. In più, Boguslayev è proprietario di diverse altre società immobiliari in Costa Azzurra. Suo padre, Vyacheslav Boguslayev, è un politico e industriale ucraino di 81 anni, nonché guida della Motor Sich, storica azienda fornitrice dell’aviazione russa e tra i più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri. La vendita da 10 milioni di euro è stata finalizzata dai nove gruppi familiari piemontesi e liguri che l’hanno posseduta in comproprietà per oltre 40 anni.
A causa dei vincoli paesaggistici, essendo parte della Riserva Naturale Regionale, sull’isola di Gallinara non si può costruire. Nell’unica villa presente sull’isola vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi proprietari e l’approdo è vietato ai turisti. Ora, grazie al lavoro di un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, Boguslayev è riuscito a far maturare l’acquisto e dal 17 luglio, segnando un nuovo capitolo della complicata e tortuosa storia dell’isola a forma di tartaruga, nel Santuario marino dei Cetacei. L’atto è sottoposto a prelazione da parte di Stato, Regione e Comune e sarà perfezionato nei prossimi mesi.
Alta 87 metri, lunga 470 e larga 450, l’isola della Gallinara è inaccessibile ai turisti.Secondo Catone e Varrone, si chiama così perché anticamente abitata solo da galline selvatiche. Nel corso del Medioevo divenne prima rifugio di San Martino di Tours, nel quarto secolo dopo Cristo, quindi di papa Alessandro III, in fuga da Federico Barbarossa nel 1162. Divenuta un territorio del Vaticano, divenne sede di un’abbazia affidata ai monaci benedettini, che conobbe il suo apice d’influenza tra il VIII e il XIV secolo. Solo alla metà dell’800 l’isola venne, infine, privatizzata, e passò in proprietà al banchiere di Imperia Leonardo Gastaldi. Nella seconda guerra mondiale fu usata come insediamento da un battaglione della Wehrmacht che scavò numerose gallerie e grotte per nascondere le armi. Nel 1960 venne quindi acquistata dall’industriale genovese Riccardo Diana, che ci condusse acqua ed elettricità, trasformò l’unico approdo tra le rocce in un porto e fece costruire Villa Diana. Una ventina d’anni dopo la proprietà passò di nuovo di mano in quanto venne rilevata da un gruppo di nove famiglie facoltose della Liguria e del Piemonte. A causa dei vincoli imposti sulla costruzione, dall’unica villa presente sull’isola, fatta costruire poco prima, vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi padroni.