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La Svizzera non vuole essere ancora più neutrale: al referendum il No vince con il 70,2%

L'iniziativa della destra conservatrice puntava a vietare sanzioni se non nell'ambito Onu e a limitare la cooperazione con la Nato. Governo e Parlamento erano contrari
La Svizzera non vuole essere ancora più neutrale: al referendum il No vince con il 70,2%
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I cittadini svizzeri hanno nettamente respinto la proposta di rafforzare la neutralità della Confederazione attraverso una modifica costituzionale. Stando ai risultati definitivi del referendum, pubblicati dai media elvetici, il No ha vinto con il 70,2%, mentre il Si si è fermato al 29,8%. I votanti sono stati il 47,1%, Il quesito, promosso Unione democratica di centro (Udc/Svp), il principale partito della destra elvetica, proponeva un netto irrigidimento della neutralità della Svizzera e avrebbe messo a rischio l’applicazione delle sanzioni europee e occidentali contro la Russia.

Radicata nella storia svizzera da secoli, la neutralità del Paese è iscritta nella Costituzione federale dal 1848; essa comporta che la Confederazione si astenga dal prendere posizione nei conflitti tra Stati terzi. Tuttavia, l’adozione da parte della Svizzera delle sanzioni dell’Unione europea contro Mosca in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, così come il suo primo mandato come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (nel 2023 e 2024), hanno posto la questione della neutralità al centro del dibattito.

L’approvazione della misura, definita “filorussa” da alcuni oppositori, avrebbe impedito al governo di cooperare con qualsiasi alleanza – come ha fatto con la Nato per tre decenni, anche attraverso esercitazioni congiunte – salvo in caso di minaccia. I sostenitori sostenevano che l’impegno della Svizzera a favore della neutralità dovesse essere riaffermato e difeso alla luce di ogni conflitto, e affermavano che il governo si sia avvicinato “pericolosamente” all’Ue e all’Alleanza atlantica in modi che minacciano la sicurezza della Svizzera e la sua indipendenza d’azione. Gli oppositori, tra cui il governo federale e il Parlamento, sostenevano che la Costituzione conceda già all’esecutivo il margine di manovra necessario per tutelare gli interessi nazionali.

Sulla definizione di neutralità svizzera si confrontavano due visioni: i sostenitori di una neutralità flessibile difendono la possibilità per la Confederazione di adattare la propria politica alle circostanze. È proprio questa logica che ha portato la Svizzera a collaborare con la Nato, pur senza farne parte. La neutralità “è sempre stata gestita con un certo margine di manovra”, ha dichiarato di recente alla radio pubblica svizzera il ministro degli Esteri elvetico, Ignazio Cassis. “Neutralità non significa che la Svizzera guardi altrove quando si verifica una violazione delle regole internazionali”, ha affermato inoltre durante la campagna elettorale.

La Svizzera votava oggi anche sull’iniziativa sull’alimentazione. Il quesito promosso dall’ambientalista Franziska Herren e dalla sua associazione Acqua pulita per tutti chiedeva in particolare che la Confederazione miri a un grado di autosufficienza alimentare di almeno il 70% entro dieci anni. Anche in questo caso il No ha vinto in maniera schiacciante, con il 72,5%.

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