L’ex premier in pole per il Copasir: è l’uomo giusto?

Siamo sicuri che Massimo D’Alema sia l’uomo giusto per subentrare a Rutelli alla presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti? Alcuni trascorsi del suo passato prossimo e remoto farebbero pensare il contrario.

Missili da Picconatore. Nel novembre 1991 D’Alema è numero 2 del Pds subito sotto il fondatore Achille Occhetto. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in due interviste a Federico Orlando sul Giornale di Montanelli, chiama in causa il partito (che ha appena chiesto il suo impeachment) a proposito di strane visite di agenti cecoslovacchi a Botteghe Oscure.
Poi parla di presunte operazioni finanziarie fra Kgb e Pds: "Venimmo a sapere che il Kgb sottraeva fondi alle autorità sovietiche per trasferirli in Occidente. Ho temuto che il nuovo Pds potesse cadere nel gioco (magari per trascinamento dei vecchi tempi, quando il Pci riceveva finanziamenti dall’Est)… Ho mandato a chiamare il ‘freddo D’Alema’. Mi ha detto che avevano preso contatto con le autorità sovietiche. L’impressione è che D’Alema avesse tenuto all’oscuro Occhetto. E poi dicono che sono io che ho i dossier… Voglio sapere chi ha proposto a D’Alema o a chi per lui illeciti trasferimenti di soldi dall’Urss; perché l’on.D’Alema non ha informato di questo i servizi di sicurezza italiani e la magistratura". D’Alema replica a muso duro: “Sono stato un ragazzotto a fidarmi di Cossiga. Ma non è riuscito a spaventarci. Ha convocato al Quirinale i capi dei servizi segreti. Il governo chiarisce il rapporto tra presidente e servizi e l’uso degli apparati a fini di lotta politica e personale”. Nel bailamme di quei giorni convulsi, il caso finisce nel dimenticatoio. Ma per un paio d’anni rallenta la carriera di Max. Il quale poi diventerà amicone di Cossiga, grande sponsor del suo governo nel 1998.

Il virus dei Pollari. Nel 2006 scoppiano gli scandali che travolgono il Sismi di Niccolò Pollari, indagato per il sequestro di Abu Omar e per le schedature di politici di centrosinistra (fra cui i dalemiani Violante, Visco e Bargone, ma non il leader), giornalisti e pm. D’Alema, vicepremier e ministro degli Esteri del governo Prodi-2, partecipa a tutte le riunioni ristrette per decidere la riforma dei servizi e riesce a non dire mai una parola sulle responsabilità di Pollari. Ma Cossiga, altro protettore del generale, non è ancora soddisfatto e il 10 luglio lo richiama all’ordine: "D’Alema mi disse ‘Pollari non si tocca’. Però quando poi ha incontrato Pollari ha allargato le braccia e non lo ha neppure salutato". Due giorni dopo D’Alema dichiara: "Conosco e stimo il gen. Pollari da molti anni e credo che lui abbia considerazione per la mia persona in ragione della cooperazione istituzionale che abbiamo avuto in passato. Non mi risulta che il Sismi abbia avuto una politica di violare i diritti umani. Mi pare una sciocchezza". Il 20 novembre Pollari è avvicendato al Sismi, ma D’Alema ne loda "l’efficienza" e auspica "giudizi equilibrati per salvaguardare strutture composte da servitori dello Stato che hanno pagato con la vita". Quando poi la querelle fra governo e giudici finisce alla Consulta, rivendica "il dovere di difendere il segreto di Stato, importante per la sicurezza dei cittadini".

Da Telecom al fondo Quercia. Indagando sullo spionaggio illegale della Security Telecom guidata da Giuliano Tavaroli, la Procura di Milano scopre migliaia di dossier che finivano in parte sulla scrivania di Pollari. Il numero 2 del Sismi, Marco Mancini, intimo di Tavaroli, confida ai pm di aver ricevuto nel 2003 un fascicolo della Security su presunti conti esteri legati ai Ds e dice di averli mostrati al dalemiano Nicola Latorre (che smentisce tutto) su suggerimento di Pollari. Impossibile, per ora, accertare se le notizie del dossier siano vere o false: si tratta di estratti conto di banche estere riferibili al presunto fiduciario di un importante leader Ds e di documenti sull’Oak Fund, un fondo delle Cayman socio di Bell, la holding lussemburghese creata dal finanziere Emilio Gnutti per dare la scalata a Telecom con Consorte e Colaninno (i famosi "capitani coraggiosi" benedetti da D’Alema). Max & C. han sempre querelato chiunque facesse cenno alla faccenda: curiosamente però, non appena uscì la notizia del sequestro dei dossier Telecom, destra e sinistra s’affrettarono a varare un decreto che ne ordinava l’immediata distruzione prim’ancora di sapere che cosa contenevano.

Chat line Unipol. Intanto D’Alema finisce nei guai per i suoi rapporti con Consorte. Il 14 luglio 2005, in piena scalata Unipol alla Bnl, telefona all’amico assicuratore alle 9.46 del mattino: "Io poi ti devo dire una cosa…ah…se tu trovi un secondo…direttamente…Volevo dirti…delle prudenze che devi avere. Forse… ti è arrivata la voce, diciamo… Devo farti l’elenco… delle prudenze che devi avere… sì, delle comunicazioni". Nell’ordinanza con cui chiede invano al Parlamento di autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni, il gip Forleo spiega: "È evidente che la ‘prudenza delle comunicazioni’ non può che essere riferita a notizie avute in ordine a possibili, anzi a probabili intercettazioni in corso…verosimilmente alludendo alla notizia in quel periodo circolata negli ambienti in questione – delle operazioni di intercettazione innescate dagli inquirenti". Per quelle telefonate la Procura di Milano non ha potuto indagare D’Alema, protetto dall’immunità europea. Chissà se il processo Unipol che si apre a Milano il 1° febbraio riuscirà ad appurare chi lo informò delle intercettazioni sul cellulare di Consorte. Ma, di quella fuga di notizie, potrebbe sempre occuparsi il Copasir.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 dicembre

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