Il debutto de “Ilfattoquotidiano.it” coincide con una ventata di ottimismo politico e civile.

Il riferimento è al famigerato disegno di legge contro le intercettazioni.

Berlusconi la sua “ guerra santa” non la vincerà. C’è un giudice a Strasburgo (la Corte europea dei diritti dell’uomo) e ci sono i giudici “ comunisti” della Corte Costituzionale. Che possono solo bocciare questa legge bavaglio che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini.

Opera di una maggioranza che invoca come un mantra “Sicurezza, sicurezza”. Cinicamente.

Il premier non vincerà la guerra, ma forse neppure la battaglia in Parlamento.

Consapevole di essere sempre più solo (i finiani e pure “ l’alleato sicuro” Bossi lo frenano), ha dovuto dire pubblicamente che sì, la Camera può apportare delle modifiche.

Questa settimana vedremo quali e – soprattutto – se saranno sostanziali.

Perché quelle approvate a palazzo Madama hanno persino peggiorato un testo, già da buttare via, passato l’anno scorso a Montecitorio con la fiducia. Secondo l’ultima versione, ora al vaglio della Camera, i giornalisti potranno pubblicare opinabili riassunti di atti processuali, mai delle intercettazioni, se non dopo anni. Il pm deve restare anonimo. Vietate le riprese e le registrazioni dei processi se solo una parte si oppone, a meno che la Corte d’Appello competente non le autorizzi per motivi eccezionali.

Ma questi problemi la stampa potrebbe non averli perché il rischio concreto è che non ci sarà nulla da scrivere. La legge è una ferita mortale per le indagini. Le intercettazioni saranno quasi impossibili nonostante abbiano consentito in tutti questi anni di identificare mafiosi insospettabili, loro complici, corrotti, e altri tipi di criminali.

Ma le indagini che coinvolgono direttamente il premier, quelle che riguardano esponenti di governo e della maggioranza, devono essere fermate.

Ci saranno gravi conseguenze anche per le inchieste di mafia, nonostante i  ministri Alfano e Maroni dicano che non cambierà nulla.

Il deterrente più forte contro la stampa non sono le ammende e il carcere per i giornalisti. Sono le maxi multe agli editori, che vorranno evitare di rischiare il fallimento. E infatti il cavaliere su questo punto non vuole cedere di un millimetro.

Accadrà, che in nome del rischio d’impresa, gli editori decideranno cosa pubblicare, mentre adesso – in base alle norme contrattuali – è solo il direttore che ha questo potere. Siccome la legge si applica ai procedimenti in corso, non potranno più essere pubblicate neppure le intercettazioni già finite sui giornali. Così come i pm che hanno registrazioni in atto, per proseguirle, dovranno adeguarsi alle nuove regole.

Per gli editori dei libri c’è un’altra spada di damocle. Insieme agli autori dovranno pubblicare a pagamento su non più di 2 quotidiani nazionali le rettifiche inviate da chi si è ritenuto offeso, anche se scrive balle. E senza diritto di replica.

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