Roma, 28 mar. (Adnkronos Salute) - In Italia 8 giovani oncologi su 10 sono colpiti dalla sindrome di burnout. Eccessivi carichi di lavoro, troppo tempo da dedicare ad aspetti burocratici invece che alla pratica clinica, difficoltà nel comunicare con pazienti e i caregiver sono alcune delle cause principali. Il burnout in ambito lavorativo, che si manifesta soprattutto con ansia, irritabilità, demotivazione, senso di frustrazione e di fallimento e riduzione dell'autostima, è un problema che gli oncologi under 40 italiani condividono con i colleghi coetanei europei e che può compromettere la qualità dell'assistenza. Una delle azioni da mettere in campo per contrastare il fenomeno è rappresentato dalla formazione, che rientra tra le priorità dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Lo testimoniano gli 'Aiom Games', 3 appuntamenti ideati e realizzati dalla società scientifica per mettere in luce i giovani camici bianchi attraverso approfondimenti e dibattiti. Questi eventi interattivi, organizzati sotto forma di quiz, hanno visto la partecipazione di clinici da tutta Italia. L'ultimo appuntamento si svolge oggi a Roma e il progetto è presentato in conferenza stampa.
"Il 53% dei soci Aiom ha meno di 40 anni - spiega Francesco Perrone, presidente nazionale dell'associazione - La nostra società scientifica valorizza i giovani e li supporta nel percorso di formazione. Il burnout interessa sempre più la nostra professione. In Europa, 1 oncologo su 3 di ogni fascia d'età è colpito almeno una volta nella carriera da questa forma di disagio psicologico. I giovani medici, anche per la minore esperienza nel gestire le esigenze dei pazienti oncologici, sono più esposti al rischio di sviluppare questi disturbi. Come stabilito nelle 11 raccomandazioni contro il burnout della 'Task Force Resilience' della Società europea di oncologia medica, è fondamentale investire nella loro formazione. Da qui il nostro impegno nel promuovere e sostenere momenti di approfondimento scientifico creati ad hoc per gli under 40. Aiom Games è un format innovativo che rappresenta un'occasione di apprendimento in un contesto stimolante, con esercitazioni pratiche su diagnosi e terapia oncologica, role playing e dibattiti".
Ai 'vincitori' è offerta la partecipazione al Congresso Esmo (European Society for Medical Oncology), che si terrà a ottobre a Berlino. I 3 eventi Aiom Games sono realizzati con il contribuito non condizionato di AstraZeneca. Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuovi casi di tumore. Grazie ai progressi nelle cure e ai programmi di prevenzione, è costante l'incremento del numero di persone che vivono dopo la diagnosi: 3,7 milioni nel 2024.
"Nonostante le difficoltà organizzative, i nostri giovani oncologi sono clinici brillanti e appassionati e dimostrano grandi abilità e competenze sia nell'assistenza che nella ricerca - sottolinea Perrone - L'oncologia italiana è tra le migliori al mondo, come dimostrano le percentuali di sopravvivenza e guarigione. Ma anche nel nostro Paese vanno affrontate le situazioni critiche, che possono favorire il burnout e peggiorare la qualità delle cure. Da un lato assistiamo all'incremento della domanda di assistenza perché aumenta il numero di pazienti che vivono dopo la diagnosi di cancro, dall'altro lato la crescita strutturale del Servizio sanitario nazionale non è proporzionata in termini di luoghi e personale dedicato alle cure. Mancano posti letto e clinici. E non possiamo permetterci di perdere l'attuale forza lavoro, che può essere una delle conseguenze del burnout. La scarsità di specialisti sta diventando una vera emergenza e interessa anche l’oncologia".
"Il rischio di logoramento per i professionisti che ogni giorno curano i pazienti oncologici è elevato e il burnout non deve essere sottovalutato, perché ha un impatto negativo sul nostro lavoro - afferma Angela Toss, coordinatrice del Working Group Aiom Giovani - Eccessivi livelli di stress possono spingere molti studenti di Medicina a scegliere altre specializzazioni. Oggi oltre la metà del tempo di una visita ambulatoriale oncologica è dedicato a documenti, procedure e controlli amministrativi, cioè al cosiddetto tempo burocratico, che sottrae spazio all'assistenza. Ed è dimostrato che l'aumento del carico amministrativo è correlato all'esacerbazione del burnout. La pressione associata al lavoro cresce anche per il rapido avanzamento delle conoscenze nel nostro campo".
In questo senso, prosegue Toss, Aiom "da sempre sostiene la formazione e l'aggiornamento dei giovani oncologi, che sono sensibili anche agli aspetti etici e sociali della professione. La società scientifica, con il contributo fondamentale del Working Group Aiom Giovani, sta infatti riservando particolare attenzione ai gruppi di pazienti che, per vari motivi, incontrano difficoltà nell'accesso alle cure oncologiche. E' il caso delle persone transgender, degli immigrati, dei detenuti e delle popolazioni che vivono in zone di guerra. Il numero dei giovani oncologi di Aiom è in costante incremento e sono molto attivi anche sui social network. Ad esempio, sono operativi su Instagram e Facebook gruppi esclusivamente dedicati e rivolti agli oncologi under 40, che possono scambiarsi esperienze, lavori scientifici e approfondimenti. L'obiettivo è condividere nel più breve tempo possibile le ultime novità della ricerca e confrontarsi sugli aspetti organizzativi che permettano di crescere professionalmente, a tutto vantaggio del paziente e della qualità dell'assistenza".
I 3 appuntamenti di Aiom Games sono stati dedicati al cancro del polmone, sarcomi, tumori ereditari della mammella, carcinomi gastrici e ginecologici, neoplasie prostatiche, epatocarcinoma e tumori delle vie biliari.
"Sono patologie in cui l'innovazione in oncologia ha determinato significativi progressi - rimarca Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom - Nel caso delle forme ereditarie di carcinoma mammario ed ovarico sono oggi disponibili test genetici di ultima generazione di grande precisione. In questo modo è possibile programmare strategie di prevenzione per tutte le donne portatrici di alcune mutazioni genetiche e, al tempo stesso, selezionare terapie più efficaci. Nei tumori del fegato l'immunoterapia ha prodotto evidenze scientifiche importanti nel miglioramento della sopravvivenza. Lo stesso è avvenuto nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, dove l'immunoncologia può essere utilizzata anche in combinazione con la chemioterapia. Più in generale nuove classi di farmaci, trattamenti innovativi, terapie integrate, medicina di precisione e nuovi strumenti diagnostici sono diventati realtà nel nostro lavoro quotidiano".
"La ricerca - conclude Perrone - deve proseguire a 360 gradi, individuando strategie diagnostiche e terapeutiche sempre più personalizzate per il singolo paziente. I giovani oncologi possono e devono avere un ruolo importante, grazie alla forte propensione al lavoro di squadra e a creare network. E, all'interno della nostra associazione, possono sempre contare sull’aiuto e sostegno dei colleghi più esperti".