Vi racconto come sono andate le cose, perché io stesso ancora non ci credo. Anzi, ancora non mi capacito. Dopo la puntata di “Annozero” sui ragazzi delle gru, a cui eravamo ospiti, a “In onda” abbiamo ricevuto – tra le tante – una lettera, bella, commovente e incredibile. E’ una donna, a scriverci, si chiama Nadia. E’ marocchina, ha un regolare permesso di soggiorno, lavora da anni come baby sitter, a Bologna. Paga le tasse in questo paese.

Ma Nadia ha anche una figlia. Che ha tre anni. E che in questo momento per le istituzioni italiane è una apolide “clandestina”. Avrebbe diritto alla regolarizzazione. Ma il nostro Stato se la prende comoda, come sempre capita con gli stranieri extracomunitari: ovvero, i senzadiritti appesi ai codicilli della burocrazia, i cittadini di serie B. La risposta alla richiesta di cittadinanza potrebbe arrivare oggi, domani, tra un anno o forse mai. Cosa cambia per la bimba di Nadia? Tutto. Ad esempio le è stata ritirata la tessera sanitaria. Può andare in un pronto soccorso, come tutti i clandestini (che però devono sperare di non trovare uno di quei medici spia che la Lega avrebbe voluto istituzionalizzare). Ma non può avere un pediatria del servizio pubblico nazionale, e – addirittura – non può ricevere le normali vaccinazioni. La chiamiamo in studio a raccontare la sua storia, e quello che succede con una legge che lei definisce (giustamente) “schifosa”. Con lei invitiamo anche il viceministro Roberto Castelli, leghista doc. Vorrei che vi rivedeste questo video, che riascoltaste (increduli come lo siamo stati noi) la spietatezza che un politico dei nuovi tempi può avere verso una madre: “Signora, esca dall’illegalità!

Signora, lei non si permetta di offendere il parlamento! Signora, se io fossi all’estero non mi sognerei mai di far diventare mio figlio marocchino!”. Già, perché secondo Castelli non solo è tutto normale, ma anche tutto giusto: “Volete venire a comandare a casa nostraaaa!!!”. Non solo è giusto l’accanimento contro gli stranieri clandestini – spiega Castelli – ma anche contro quelli regolari, come Nadia: “Noi parlate sempre di diritti. Noi della Lega, vorremmo che cominciaste sempre dai doveri”.

Di più. Secondo il viceministro leghista, Nadia non conosce bene la sua situazione, si sbaglia o mente: “Tutto quello che lei dice non è vero. Guardi, se lei fosse a Milano l’accompagnerei, così le fare capire che quel che dice non è possibile”. Ovviamente ho detto a Castelli che se è disposto a prendere quell’impegno davvero, lo faccio seguire da uno troupe. Ma la questione è un’altra. Se sei straniero, in questo paese, non devi rompere troppo i coglioni. Se non hai diritti devi sparire. Se li hai, invece, devi sapere che non puoi pretendere di vederli riconosciuti. Sono diritti nonariamente concessi, diritti di serie B, anche loro. Così, rivedendo quell’incredibile scambio di insulti in diretta, in cui Nadia non si è fatta intimidire, mi sono reso conto che almeno una cosa giusta l’avevo detta, incorrendo nelle ire del viceministro: “Castelli, Nadia è marocchina. Ma – per suo sfortuna – non è la nipote di Mubarak”. Curioso che per il governo che dovrebbe avere a cuore le famiglie una madre regolare sia un soggetto meno raccomandabile di una escort clandestina.


collaborazione di Gisella Ruccia

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