Con uno scarto di ventidue voti (314 no e 292 sì) la Camera ha respinto la mozione di sfiducia contro il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Presenti in aula 608 deuputati, 606 i votanti, due gli astenuti. Alla lettura del risultato da parte di Maurizio Lupi in veste di Presidente della Camera, dai banchi della maggioranza si è alzato un applauso come già durante il discorso del ministro prima delle operazioni di voto. Ma certo se il risultato salva il ministro sottolinea come la maggioranza sia inchiodata al 14 dicembre: i 314 voti incassati alla fiducia al governo infatti sono gli stessi di oggi, con buona pace con il tanto sbandierato Gruppo dei responsabili.

Bondi aveva sottolineato come le mozioni di sfiducia di cui il Parlamento discute sono “espressione di un imbarbarimento della vita politica nel nostro paese, ma spero che il dibattito possa essere utile per parlare finalmente del ruolo della cultura per lo sviluppo economico e civile”.

Rivolgendosi all’aula il ministro ha accusato l’opposizione di voler “tentare di dare l’ennesima spallata al governo e in questa ansia che vi divora le persone per voi non hanno nessuna importanza: ma questo cinismo della politica è miope. Lo ricordo soprattutto ai tanti cattolici del Partito Democratico – ha aggiunto Bondi rivolgendosi alle opposizioni – Non ho capito le ragioni per cui chiedete le mie dimissioni anzi per cui presentate una mozione di sfiducia personale. La mia colpa principale sarebbe di essere stato remissivo se non condiscendente con i tagli alla cultura di Tremonti. E’ la prima volta che una mozione di sfiducia individuale riguarda responsabilita’ politiche e collegiali. Ma io non ho mai scaricato la responsabilità di quello che è avvenuto su altri, tanto meno sul ministro dell’Economia. Mi sono impegnato non solo a chiedere più soldi per la cultura, ma a fare le riforme. Capisco che questa parola è assente dal vostro vocabolario. Voi pensate che i problemi si risolvano con più soldi dallo Stato io credo che servano invece le riforme”.

A questo punto è arrivato l’attacco ai ministri dei Beni Culturali precedenti: “Non mi sono accorto degli straordinari risultati che avrebbero raggiunto i miei predecessori Veltroni, Melandri e Rutelli, se non quelli di concedere finanziamenti a registi tanto adulati quanto poco apprezzati dal pubblico. Tra il ’96 e il 2000 sono stati erogati 266 milioni di euro” a produzioni cinematografiche, “a fronte di incassi per 43 milioni di euro”. Quindi secondo Bondi, “a dare il colpo mortale alla cultura è stata la sinistra. Nel 2007, la Finanziaria del governo Prodi ha stabilito che i proventi dei musei non fossero più assegnati al ministero dei Beni Culturali, ma al Tesoro per poi poter essere riassegnati per il 50% in meno. Questo ha portato ad un taglio di 150 milioni di euro. Rutelli era vicepremier – ha continuato – dov’era allora? Dov’erano allora gli uomini di cultura e perché non hanno fatto sentire la loro voce?”.

”E’ verissimo che l’Italia spende meno degli altri paesi europei, e questo è uno scandalo – ha ammesso il ministro -. Ma è colpa mia se l’Italia investe di meno nella cultura? E’ colpa del governo? No, è una responsabilità delle classi dirigenti del paese che hanno sottovalutato il ruolo che la cultura può avere”. Ma, secondo il ministro “è altrettanto vero che spendiamo male. E addirittura non siamo in grado di spendere le risorse che abbiamo. Dal 2002 ad oggi c’erano nelle casse di Pompei circa 50 milioni di euro da poter spendere. I soli biglietti rendono 22 milioni di euro. Ma vi rendete conto di cosa si potrebbe fare con questi soldi?”.

Bondi ha poi parlato della riforma da lui proposta sugli Enti lirici. “Io ho cercato di salvare la lirica dal tracollo – ha continuato Bondi -. Si dice che è in ginocchio per colpa mia, ma nel 2010 spettatori e incassi sono aumentati di circa il 50%. Non credo che si può parlare di crisi del settore”. Bondi ha poi rivendicato di aver “portato a compimento gli incentivi a favore dell’industria cinematografica proposti dal governo del centrosinistra e ho ottenuto il rifinanziamento per altri sei mesi”.

”Ho rivendicato i meriti e ho ammesso i miei demeriti. Vi chiedo soltanto di valutarli con obiettività senza animosità politica e di decidere di conseguenza”. Così il ministro della cultura Sandro Bondi ha concluso il suo intervento sulla mozione di sfiducia che lo riguarda.

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