Un clamoroso flop la sperimentazione della Gelmini per premiare gli insegnanti migliori: dopo Napoli, Torino, e Cagliari anche Milano boccia la proposta del ministro di riconoscere un premio consistente in una “quattordicesima” straordinaria di stipendio. A chi e come? A una quota comunque limitatissima di docenti (ad esempio 500 su oltre 100 mila in Lombardia) e attraverso un meccanismo tanto assurdo da indispettire praticamente l’intera categoria.

La scelta dei superdocenti sarebbe stata affidata infatti a una commissione creata scuola per scuola e formata dal dirigente scolastico, da due docenti e dal presidente del consiglio di istituto. Quest’ultimo peraltro senza voto. Come si è detto già le scuole di alcune grandi città scelte a campione per avviare la sperimentazione avevano bocciato in massa la proposta. Per recuperare la situazione il ministro aveva coinvolto quindi anche Milano dove il direttore regionale Giuseppe Colosio aveva convocato tutti i presidi della metropoli per convincerli a coinvolgere le proprie scuole ad aderire alla proposta della Gelmini. Tempo fino al 7 febbraio, ma già ora si fa il primo bilancio.

Secondo la Cgil scuola fino all’altro giorno 58 scuole su 60 avevano già detto di no. A grandissima maggioranza, e spesso all’unanimità, a differenza delle due favorevoli dove si era ottenuto il risultato con uno o due voti in più. Premiare gli insegnanti che lavorano di più e meglio è un principio ormai largamente accettato nelle scuole, ma non così. Basti pensare al fatto che a scegliere i superdocenti avrebbero dovuto essere anche due insegnanti scelti per il credito che godono tra i colleghi. Quindi anche loro possibili vincitori del premio, ma automaticamente esclusi da ogni vantaggio appunto perché commissari. Insomma un vero non senso che dimostra come Maria Stella Gelmini continui a sventolare la bandiera del merito a ogni piè sospinto, ma che di fatto non riesce a fare una mossa accettabile per riconoscerlo.

E che voto si meriterebbe allora per questa proposta? Le risposte delle scuole sono inequivocabili: zero, o quasi. Ma forse non se ne accorge nemmeno. Impegnata com’è a diffondere quasi ogni giorno del comunicati stampa targati Miur non per parlare di scuole e dei suoi problemi, ma per difendere il suo capo e i suoi colleghi di governo sotto tito delle polemiche di questi tempi.

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