18.21 – A Zawiyah 200 morti
Sarebbero più di duecento le persone rimaste uccise nella furiosa battaglia in corso da ieri tra insorti e lealisti per il controllo di al-Zawiyah, strategica città situata poche decine di chilometri a sud-ovest di Tripoli: lo hanno reso noto fonti mediche locali, citate dall’emittente televisiva satellitare ‘al-Jazira’. Un anonimo ufficiale delle forze fedeli a Muammar Gheddafi alla stessa televisione pan-araba, che ha sede nel Qatar, ha dichiarato che i ribelli assediati “non hanno via di scampo”. Diversi testimoni oculari hanno confermato all’inviato speciale di ‘al-Jazira’, Alaa al-Zawi, che i militari governativi e i mercenari loro alleati hanno giustiziato in pubblico parecchi feriti, il cui numero sembra ormai incalcolabile. Il giornalista ha anche riferito che i miliziani dell’opposizione sarebbero riusciti a catturare due soldati lealisti e altrettanti mercenari originari dell’Africa sub-sahariana; è però tra le file dei rivoltosi che si registrano le maggiori perdite, tra cui vanno peraltro computati molti semplici civili. Un altro giornalista, Lofti Mohammed, dal canto suo ha riferito che i ribelli sarebbero riusciti a respingere un assalto nel centro cittadino sferrato simultaneamente da non meno di 25 mezzi corazzati, quattro dei quali sarebbero stati abbandonati nel corso della ritirata perché inservibili.
17.59 – Onu: “Sono oltre 191.000 i profughi in fuga”
Sono oltre 191.000 i profughi fuggiti dalle violenze in Libia . “191.748 persone, principalmente lavoratori immigrati, hanno lasciato la Libia fino a questo momento”, ha dichiarato l’Ufficio di coordinamento degli Affari umanitari dell’Onu (Ocha) in un rapporto, citando i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Fino a giovedì, 104.275 persone si sono rifugiate in Tunisia, 85.000 hanno raggiunto l’Egitto e 4.000 sono entrate in Algeria, ha precisato l’Ocha nel rapporto.
17.28 – Zawiyah, colpita moschea con centinaia di civili dentro
Dopo aver aperto il fuoco sulle abitazioni, i carri armati delle forze lealiste che hanno invaso le strade di Zawiyah avrebbero preso a “bombardare una moschea con centinaia di civili che avevano cercato rifugio all’interno”: lo ha denunciato Abu Aqeel, un abitante della strategica cittadina, situata appena 40 chilometri a ovest di Tripoli. Raggiunto telefonicamente, l’uomo ha aggiunto: “Non possiamo correre in loro soccorso, perché il bombardamento è troppo intenso”. Fonti mediche locali nel frattempo hanno precisato che sarebbero almeno trenta le persone rimaste uccise soltanto nel corso dei combattimenti della mattinata di oggi, cui poi è seguita l’ennesima offensiva dei governativi, tuttora in corso.
17.06 – Jet Gheddafi intercattato da Awac Nato vicino a Malta
L’aereo privato di Muammar Gheddafi – un Dassault Falcon DA-900 con sigla 5A-DCN – è stato notato dagli aerei-spia Awac della Nato che pattugliano in questi giorni i cieli tra Malta, Lampedusa e Linosa. Secondo quanto l’Ansa ha appreso, l’aereo libico rientrava a Tripoli proveniente da Amman in Giordania. Il pilota del jet, che è sembrato voler quasi ‘sfidare’ l’Awac, non ha attivato alcun contatto radio ma ha provocato immediatamente un’allerta Nato. Il pilota dell’Awac ha chiamato la torre di controllo di La Valletta chiedendo informazioni sul velivolo che si trovava a circa 84 miglia di distanza da loro. Il jet di Gheddafi, che domenica scorsa aveva già sorvolato lo spazio aereo maltese mentre rientrava da Minsk in Bielorussia, è stato oggi rintracciato ad Amman, in Giordania. Non si sa chi ci fosse a bordo del velivolo. L’aereo è atterrato nell’aeroporto di Mitica, vicino a Tripoli, cioè la pista privata del Rais libico.
16.44 – I ribelli abbattono due elicotteri ad est di Sirte
I ribelli che continuano ad avanzare verso la città libica di Sirte hanno abbattuto oggi due elicotteri militari a circa 40 chilometri dalla città considerata come la roccaforte di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce l’inviato dalla tv araba ‘al-Jazeera’, il primo elicottero è stato abbattuto nella zona di Ras Lanuf, conquistata ieri dai ribelli, e il secondo nella zona di Bani Jawad, sempre nel golfo di Sirte.
16.28 – Generale egiziano: “Gheddafi possiede armi chimiche”
“E’ certo che Muammar Gheddafi possegga armi chimiche. Sappiamo che ha dai 150 ai 250 ordigni di tipo chimico molto potenti”. Lo afferma il generale a riposo egiziano ed esperto di questioni militari, Sameh Seif al-Yazal.
15.52 – Zawiyah, carri armati sparano sulle abitazioni e sulla folla
La battaglia per al-Zawiyah è alla fase finale. Carri armati delle forze fedeli a Muammar Gheddafi sono entrati all’interno della cittadina, che situata a 40 chilometri a ovest da Tripoli, è da giorni in mano ai ribelli. I carri armati hanno aperto il fuoco contro le abitazioni dei civili. Ieri il regime aveva rivendicato la presa di Zawiyah, salvo poi dover riconoscere, seppure tra ammissioni anonime e smentite, che rimanevano “sacche di resistenza”. L’agglomerato urbano resta nel frattempo circondato dalle truppe governative.
La situazione è sempre più drammatica. “Ci sono carri armati dappertutto, e stanno aprendo il fuoco sulle case”, ha denunciato uno degli abitanti della cittadina, raggiunto telefonicamente da Bengasi, roccaforte dell’insurrezione. “Ne ho appena visti sette accelerare sotto alle mie finestre, e il bombardamento prosegue senza sosta. Pregate per noi”, ha mormorato l’uomo, prima che la linea cadesse di colpo. Un altro testimone oculare, un medico, al telefono ha raccontato di essere “intrappolato in mezzo al fuoco” delle artiglierie. Secondo il sito on-line almanaralink.com, vicino agli insorti, a Zawiyah sarebbero almeno quaranta i mezzi corazzati penetrati nel centro, e sparerebbero incessantemente sui civili.
15.20 Secondo fonti mediche 30 morti ad al-Zawiyah
E’ di 30 morti il bilancio delle vittime degli scontri iniziati ieri e proseguiti oggi nellacittà di al-Zawiyah, in Tripolitania. Lo riferiscono fonti medichelocali, citate dalla tv araba ‘al-Jazeera’. Secondo fonti dei ribelli il bilancio è invece di 70 morti e 300 feriti.
14.53 – Oltre 30 morti nel deposito di armi a Bengasi esploso ieri
E’ di almeno 32 morti, forse 34, il bilancio ancora provvisorio della duplice esplosione che ieri sera ha distrutto il deposito di armi presso la base militare di Rajma, alle periferia di Bengasi, uno dei piu’ grandi della Cirenaica: lo hanno riferito fonti ospedaliere. La zona si trova saldamente nelle mani degli insorti, e in un primo momento era stato ipotizzato un bombardamento del deposito da parte delle forze fedeli al regime di Muammar Gheddafi. Notizia smentita oggi dalla Bbc, che citando fonti dell’ospedale, parla di esplosione accidentale.
12.43 – I ribelli avanzano verso Sirte
I ribelli libici della Cirenaica stanno proseguendo la loro avanzata verso la città di Sirte, considerata una roccaforte di Muammar Gheddafi. Dopo aver conquistato ieri, in seguito a una lunga battaglia, la città costiera di Ras Lanuf, nel golfo della Sirte, sono arrivati questa mattina nella zona di Wadi al-Ahmar. Secondo la tv araba ‘al-Jazeera’, i ribelli si stanno concentrando in questa zona, che dista solo 30 chilometri da Sirte, per affrontare le brigate di Gheddafi presenti nell’area.
10.56 – Ieri sparatoria nel covo di Gheddafi a Tripoli
Una violenta sparatoria è stata sentita ieri all’interno della caserma di Bab al-Aziziya, considerata il quartier generale di Muammar Gheddafi e della sua famiglia, a Tripoli. Secondo quanto riporta il quotidiano arabo ‘al-Sharq al-Awsat’, la sparatoria è durata una ventina di minuti ed è stata molto intensa. Fonti locali sostengono che al conflitto a fuoco hanno preso parte alcuni miliziani africani che hanno ottenuto la cittadinanza libica. Tre ufficiali libici sarebbero morti. Al momento non si conosce l’identità delle vittime della sparatoria, ma da ieri non si hanno più notizie del generale Abdullah al-Senoussi, capo dei servizi segreti militari, che potrebbe essere stato ucciso nella sparatoria. Sempre lo stesso giornale sostiene che nel conflitto non sarebbero stati coinvolti i figli del colonnello, che ieri erano impegnati a guidare le brigate che difendono la città, mentre fonti locali sostengono che la figlia di Gheddafi, Aisha, avrebbe tentato effettivamente nelle scorse settimane di espatriare, ma non avrebbe trovato nessun Paese disposto ad ospitarla.
9.51 – Ras Lanouf, almeno 8 morti nei combattimenti di ieri
Almeno otto persone sono morte e altre 21 sono rimaste ferite nella città libica di Ras Lanouf, strategica cittadina petrolifera sul mare nell’est della Libia, dove ieri si sono verificati violenti combattimenti fra ribelli e forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo dicono fonti ospedaliere dalla vicina Ajdabiya. Sulla sorte di Ras Lanouf ieri le notizie erano contraddittorie: ieri gli insorti hanno proclamato di aver conquistato la cittadina, smentiti però subito dal viceministro degli esteri, Khaled Kaaim, secondo il quale le forze governative ne mantenevano saldamente il controllo.
Mondo
Gheddafi lancia i tank contro la città di Zawiyah
18.21 – A Zawiyah 200 morti
Sarebbero più di duecento le persone rimaste uccise nella furiosa battaglia in corso da ieri tra insorti e lealisti per il controllo di al-Zawiyah, strategica città situata poche decine di chilometri a sud-ovest di Tripoli: lo hanno reso noto fonti mediche locali, citate dall’emittente televisiva satellitare ‘al-Jazira’. Un anonimo ufficiale delle forze fedeli a Muammar Gheddafi alla stessa televisione pan-araba, che ha sede nel Qatar, ha dichiarato che i ribelli assediati “non hanno via di scampo”. Diversi testimoni oculari hanno confermato all’inviato speciale di ‘al-Jazira’, Alaa al-Zawi, che i militari governativi e i mercenari loro alleati hanno giustiziato in pubblico parecchi feriti, il cui numero sembra ormai incalcolabile. Il giornalista ha anche riferito che i miliziani dell’opposizione sarebbero riusciti a catturare due soldati lealisti e altrettanti mercenari originari dell’Africa sub-sahariana; è però tra le file dei rivoltosi che si registrano le maggiori perdite, tra cui vanno peraltro computati molti semplici civili. Un altro giornalista, Lofti Mohammed, dal canto suo ha riferito che i ribelli sarebbero riusciti a respingere un assalto nel centro cittadino sferrato simultaneamente da non meno di 25 mezzi corazzati, quattro dei quali sarebbero stati abbandonati nel corso della ritirata perché inservibili.
17.59 – Onu: “Sono oltre 191.000 i profughi in fuga”
Sono oltre 191.000 i profughi fuggiti dalle violenze in Libia . “191.748 persone, principalmente lavoratori immigrati, hanno lasciato la Libia fino a questo momento”, ha dichiarato l’Ufficio di coordinamento degli Affari umanitari dell’Onu (Ocha) in un rapporto, citando i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Fino a giovedì, 104.275 persone si sono rifugiate in Tunisia, 85.000 hanno raggiunto l’Egitto e 4.000 sono entrate in Algeria, ha precisato l’Ocha nel rapporto.
17.28 – Zawiyah, colpita moschea con centinaia di civili dentro
Dopo aver aperto il fuoco sulle abitazioni, i carri armati delle forze lealiste che hanno invaso le strade di Zawiyah avrebbero preso a “bombardare una moschea con centinaia di civili che avevano cercato rifugio all’interno”: lo ha denunciato Abu Aqeel, un abitante della strategica cittadina, situata appena 40 chilometri a ovest di Tripoli. Raggiunto telefonicamente, l’uomo ha aggiunto: “Non possiamo correre in loro soccorso, perché il bombardamento è troppo intenso”. Fonti mediche locali nel frattempo hanno precisato che sarebbero almeno trenta le persone rimaste uccise soltanto nel corso dei combattimenti della mattinata di oggi, cui poi è seguita l’ennesima offensiva dei governativi, tuttora in corso.
17.06 – Jet Gheddafi intercattato da Awac Nato vicino a Malta
L’aereo privato di Muammar Gheddafi – un Dassault Falcon DA-900 con sigla 5A-DCN – è stato notato dagli aerei-spia Awac della Nato che pattugliano in questi giorni i cieli tra Malta, Lampedusa e Linosa. Secondo quanto l’Ansa ha appreso, l’aereo libico rientrava a Tripoli proveniente da Amman in Giordania. Il pilota del jet, che è sembrato voler quasi ‘sfidare’ l’Awac, non ha attivato alcun contatto radio ma ha provocato immediatamente un’allerta Nato. Il pilota dell’Awac ha chiamato la torre di controllo di La Valletta chiedendo informazioni sul velivolo che si trovava a circa 84 miglia di distanza da loro. Il jet di Gheddafi, che domenica scorsa aveva già sorvolato lo spazio aereo maltese mentre rientrava da Minsk in Bielorussia, è stato oggi rintracciato ad Amman, in Giordania. Non si sa chi ci fosse a bordo del velivolo. L’aereo è atterrato nell’aeroporto di Mitica, vicino a Tripoli, cioè la pista privata del Rais libico.
16.44 – I ribelli abbattono due elicotteri ad est di Sirte
I ribelli che continuano ad avanzare verso la città libica di Sirte hanno abbattuto oggi due elicotteri militari a circa 40 chilometri dalla città considerata come la roccaforte di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riferisce l’inviato dalla tv araba ‘al-Jazeera’, il primo elicottero è stato abbattuto nella zona di Ras Lanuf, conquistata ieri dai ribelli, e il secondo nella zona di Bani Jawad, sempre nel golfo di Sirte.
16.28 – Generale egiziano: “Gheddafi possiede armi chimiche”
“E’ certo che Muammar Gheddafi possegga armi chimiche. Sappiamo che ha dai 150 ai 250 ordigni di tipo chimico molto potenti”. Lo afferma il generale a riposo egiziano ed esperto di questioni militari, Sameh Seif al-Yazal.
15.52 – Zawiyah, carri armati sparano sulle abitazioni e sulla folla
La battaglia per al-Zawiyah è alla fase finale. Carri armati delle forze fedeli a Muammar Gheddafi sono entrati all’interno della cittadina, che situata a 40 chilometri a ovest da Tripoli, è da giorni in mano ai ribelli. I carri armati hanno aperto il fuoco contro le abitazioni dei civili. Ieri il regime aveva rivendicato la presa di Zawiyah, salvo poi dover riconoscere, seppure tra ammissioni anonime e smentite, che rimanevano “sacche di resistenza”. L’agglomerato urbano resta nel frattempo circondato dalle truppe governative.
La situazione è sempre più drammatica. “Ci sono carri armati dappertutto, e stanno aprendo il fuoco sulle case”, ha denunciato uno degli abitanti della cittadina, raggiunto telefonicamente da Bengasi, roccaforte dell’insurrezione. “Ne ho appena visti sette accelerare sotto alle mie finestre, e il bombardamento prosegue senza sosta. Pregate per noi”, ha mormorato l’uomo, prima che la linea cadesse di colpo. Un altro testimone oculare, un medico, al telefono ha raccontato di essere “intrappolato in mezzo al fuoco” delle artiglierie. Secondo il sito on-line almanaralink.com, vicino agli insorti, a Zawiyah sarebbero almeno quaranta i mezzi corazzati penetrati nel centro, e sparerebbero incessantemente sui civili.
15.20 Secondo fonti mediche 30 morti ad al-Zawiyah
E’ di 30 morti il bilancio delle vittime degli scontri iniziati ieri e proseguiti oggi nellacittà di al-Zawiyah, in Tripolitania. Lo riferiscono fonti medichelocali, citate dalla tv araba ‘al-Jazeera’. Secondo fonti dei ribelli il bilancio è invece di 70 morti e 300 feriti.
14.53 – Oltre 30 morti nel deposito di armi a Bengasi esploso ieri
E’ di almeno 32 morti, forse 34, il bilancio ancora provvisorio della duplice esplosione che ieri sera ha distrutto il deposito di armi presso la base militare di Rajma, alle periferia di Bengasi, uno dei piu’ grandi della Cirenaica: lo hanno riferito fonti ospedaliere. La zona si trova saldamente nelle mani degli insorti, e in un primo momento era stato ipotizzato un bombardamento del deposito da parte delle forze fedeli al regime di Muammar Gheddafi. Notizia smentita oggi dalla Bbc, che citando fonti dell’ospedale, parla di esplosione accidentale.
12.43 – I ribelli avanzano verso Sirte
I ribelli libici della Cirenaica stanno proseguendo la loro avanzata verso la città di Sirte, considerata una roccaforte di Muammar Gheddafi. Dopo aver conquistato ieri, in seguito a una lunga battaglia, la città costiera di Ras Lanuf, nel golfo della Sirte, sono arrivati questa mattina nella zona di Wadi al-Ahmar. Secondo la tv araba ‘al-Jazeera’, i ribelli si stanno concentrando in questa zona, che dista solo 30 chilometri da Sirte, per affrontare le brigate di Gheddafi presenti nell’area.
10.56 – Ieri sparatoria nel covo di Gheddafi a Tripoli
Una violenta sparatoria è stata sentita ieri all’interno della caserma di Bab al-Aziziya, considerata il quartier generale di Muammar Gheddafi e della sua famiglia, a Tripoli. Secondo quanto riporta il quotidiano arabo ‘al-Sharq al-Awsat’, la sparatoria è durata una ventina di minuti ed è stata molto intensa. Fonti locali sostengono che al conflitto a fuoco hanno preso parte alcuni miliziani africani che hanno ottenuto la cittadinanza libica. Tre ufficiali libici sarebbero morti. Al momento non si conosce l’identità delle vittime della sparatoria, ma da ieri non si hanno più notizie del generale Abdullah al-Senoussi, capo dei servizi segreti militari, che potrebbe essere stato ucciso nella sparatoria. Sempre lo stesso giornale sostiene che nel conflitto non sarebbero stati coinvolti i figli del colonnello, che ieri erano impegnati a guidare le brigate che difendono la città, mentre fonti locali sostengono che la figlia di Gheddafi, Aisha, avrebbe tentato effettivamente nelle scorse settimane di espatriare, ma non avrebbe trovato nessun Paese disposto ad ospitarla.
9.51 – Ras Lanouf, almeno 8 morti nei combattimenti di ieri
Almeno otto persone sono morte e altre 21 sono rimaste ferite nella città libica di Ras Lanouf, strategica cittadina petrolifera sul mare nell’est della Libia, dove ieri si sono verificati violenti combattimenti fra ribelli e forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo dicono fonti ospedaliere dalla vicina Ajdabiya. Sulla sorte di Ras Lanouf ieri le notizie erano contraddittorie: ieri gli insorti hanno proclamato di aver conquistato la cittadina, smentiti però subito dal viceministro degli esteri, Khaled Kaaim, secondo il quale le forze governative ne mantenevano saldamente il controllo.
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Roma,13 mar. (Adnkronos) - Il Commissario Straordinario dell'AdSP Mtcs Pino Musolino ha partecipato al panel organizzato nell'ambito della fiera Letexpo di Alis a Verona sulle tematiche della logistica, dei trasporti e della sostenibilità, dove questa mattina sono intervenuti anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro con delega ai porti Edoardo Rixi.
"Partecipare ad un evento come quello organizzato da Alis e da Guido Grimaldi - ha sottolineato il Commissario Musolino- che è diventato un punto di riferimento della logistica e della sostenibilità in Italia e non solo, per parlare di tematiche della portualità e di un settore così strategico per il nostro paese è sempre molto stimolante".
"Bisogna ragionare- ha concluso Pino Musolino - sui cambiamenti che oggi lo shipping sta affrontando per essere pronti a cogliere le opportunità che il settore marittimo ci sta offrendo, soprattutto nella transizione ecologica e nelle nuove tecnologie, per essere competitivi non solo nei nostri scali italiani ma anche nei porti europei e mondiali".
(Adnkronos) - Acer for Education conferma la sua partecipazione a Fiera Didacta 2025, l'evento di riferimento per l'innovazione nel settore scolastico, che si terrà dal 12 al 14 marzo presso la Fortezza da Basso a Firenze. In questa occasione, Acer presenterà le sue più recenti soluzioni tecnologiche progettate per trasformare la didattica e preparare gli studenti alle professioni del futuro.
“La scuola è al centro di un’importante rivoluzione digitale e richiede tecnologie sempre più all'avanguardia per supportare la didattica. Acer, leader del settore, si impegna costantemente per offrire soluzioni innovative, in grado di soddisfare le esigenze di entrambi docenti e studenti,” afferma Alessandro Barbesta, Head of Sales Commercial & Education, Acer Italia. "Crediamo infatti che la tecnologia sia un alleato indispensabile per l’innovazione didattica e possa supportare appieno i docenti nel creare esperienze di apprendimento coinvolgenti e idonee a preparare gli studenti alle professioni del futuro”.
Durante i tre giorni dell'evento, Acer offrirà agli operatori del mondo scolastico un ricco programma di workshop. Questi incontri, tenuti da esperti del settore, mostreranno in modo pratico e interattivo come le tecnologie digitali possano affiancare efficacemente le modalità didattiche tradizionali. L'obiettivo è fornire al personale scolastico gli strumenti necessari per integrare le nuove tecnologie nei processi educativi, migliorando l'esperienza di apprendimento degli studenti.
Acer collaborerà con partner come Google for Education e Microsoft Education per presentare soluzioni integrate che facilitino l'apprendimento collaborativo e l'accesso alle risorse educative digitali. Saranno inoltre presentati dispositivi progettati per l'ambiente scolastico, caratterizzati da durabilità, sicurezza e facilità d'uso, per supportare al meglio le esigenze delle istituzioni educative.
Antonella Arpa, aka Himorta, nota creator a livello internazionale e con un passato da insegnante, mostrerà in modo pratico come la gamification possa rendere le lezioni più interattive e il videogioco diventare un prezioso strumento per apprendere competenze trasversali, come il team-working e il problem-solving. Verrà analizzata anche l’importanza cruciale delle materie STEM nel mondo di oggi, con un'attenzione particolare allo studio computazionale e alle sue applicazioni pratiche.
Le “Maestre a Cubetti”, spiegheranno come integrare la tecnologia in classe per un apprendimento dinamico e innovativo. Con il supporto dei dispositivi Acer Chromebook Plus e del gioco Minecraft, le insegnanti mostreranno come potenziare la didattica per competenze attraverso il game-based learning, migliorando l’esperienza di apprendimento e guidando i ragazzi nella realizzazione fattiva di progetti concreti.
Fabio De Nunzio, Presidente dell’Associazione Bullismo No Grazie, e Maurizio Siracusa, Ethical Hacker e componente del Direttivo di Bullismo No Grazie, offriranno un’analisi delle implicazioni psicologiche e sociali del fenomeno del bullismo, fornendo indicazioni concrete e strategie efficaci per promuovere un ambiente scolastico più sicuro e inclusivo. Un focus particolare sarà dedicato all'educazione dei ragazzi ad un uso consapevole e sicuro della tecnologia e al coinvolgimento di genitori e docenti in una rete di prevenzione attiva.
Francesco Bocci, psicoterapeuta e fondatore di Video Game Therapy, Marcello Sarini, ricercatore di Informatica al Dipartimento di Psicologia dell'Università Bicocca di Milano, e Elena Del Fante, psicologa digitale e del gaming, assegnista di Ricerca Milano-Bicocca e Founder di Play Better, analizzeranno come il videogioco, oltre ad essere uno strumento di apprendimento, rappresenti anche una grande opportunità per innovare la didattica. Il gioco di gruppo offre, infatti, un grande potenziale per stimolare le soft skill, come il problem solving, che sono fondamentali per il successo degli studenti.
Lo stand Acer sarà al Padiglione Spadolini, piano inferiore, K44.
Roma, 13 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Il ciclo 'Career connections' di UniMarconi ha visto ieri un appuntamento dedicato a esplorare le opportunità e le strategie professionali di una realtà d’eccellenza: Kpmg. Career connections, organizzato da UniMarconi in collaborazione con aziende leader, è un programma che propone eventi bimestrali dedicati alle tendenze del mercato, alla formazione su competenze specifiche e al networking professionale.
L'evento ha appunto visto come protagonista Kpmg, leader mondiale nella consulenza e nell’analisi forense, per vedere come stia rivoluzionando il modo di affrontare le sfide del mercato del lavoro. Hanno partecipato Tommaso Saso, direttore marketing e relazioni esterne UniMarconi, Daniele Ianniello, associate partner Kpmg forensic services, e Leonardo Primangeli, studente di economia UniMarconi.
"Con il progetto 'Career connections' - ha spiegato Tommaso Saso, direttore marketing e relazioni esterne UniMarconi - l'Università Guglielmo Marconi crea un ponte strategico tra il mondo accademico e il mondo professionale. Una delle missioni della nostra università è dare agli studenti una solida conoscenza tecnica ma anche creare la possibilità di una visione strategica e relazionale".
"Il nostro obiettivo - ha sottolineato Daniele Ianniello, associate partner Kpmg forensic services- è presentare agli studenti i servizi di Kpmg, in particolare il settore del Forensic, una boutique che si occupa di prevenire, identificare e rispondere ai rischi di frode".
"Questi incontri - ha commentato lo studente Leonardo Primangeli, studente di economia UniMarconi - sono fondamentali per lo studente, sono una grande opportunità, perché permettono di entrare in contatto con esperti di una delle big four nel campo della consulenza, un'esperienza che molti di noi considerano un traguardo".
Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Aspettare, ponderare. Giorgia Meloni non avrebbe ancora deciso se partecipare o meno alla video-call dei 'volenterosi', convocata per sabato dal Regno Unito. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiamato di nuovo a raccolta i leader di quei Paesi pronti a fornire il loro supporto per assicurare la pace in Ucraina, dopo un possibile accordo di tregua con la Russia. Ma la partecipazione dell'Italia all'incontro da remoto, si apprende da fonti di governo, non è ancora confermata e la presidente del Consiglio starebbe riflettendo sul da farsi.
Il problema di fondo, viene spiegato, è essenzialmente uno: il governo italiano è fortemente contrario all'invio di truppe al fronte in Ucraina; dunque, se la riunione di Londra rientra nell'ambito di un invio di uomini, "noi non partecipiamo", il refrain che arriva da Palazzo Chigi. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda la riunione dei Capi di Stato maggiore europei svoltasi martedì a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron: "In quel caso non eravamo parte del gruppo dei cosiddetti 'volenterosi', siamo andati lì come osservatori". Le diplomazie restano comunque in contatto.
Meloni è al lavoro sul discorso che dovrà pronunciare alle Camere la prossima settimana prima del Consiglio europeo del 20-21 marzo: un passaggio impegnativo, sul quale i partiti della maggioranza sono chiamati a compattarsi dopo aver votato in maniera difforme a Strasburgo. Gli europarlamentari di Fratelli d'Italia hanno dato il loro sì alla risoluzione sul Libro bianco sulla difesa, che sollecita i 27 Paesi dell'Ue ad agire con urgenza per garantire la sicurezza del Continente, accogliendo le conclusioni del Consiglio europeo sul riarmo.
Tuttavia, la delegazione di Fdi si è astenuta sulla risoluzione riguardante l'Ucraina dopo aver richiesto, senza successo, un rinvio del voto. Secondo Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr, il testo non avrebbe tenuto conto dell'accordo raggiunto a Gedda tra Stati Uniti e Ucraina per un possibile cessate il fuoco, rischiando così di "scatenare l'odio verso Donald Trump e gli Usa, anziché aiutare l'Ucraina".
Il nostro "non è stato un doppio voto", dice all'Adnkronos un membro dell'esecutivo in quota Fratelli d'Italia: "La posizione è chiara: se approvi un testo troppo anti-Usa, come fai poi a farti mediatore con gli Usa?". Sulla stessa risoluzione per l'Ucraina, la Lega ha votato contro mentre Forza Italia si è espressa a favore.
Anche da Palazzo Chigi sottolineano come il testo della risoluzione sull'Ucraina fosse troppo sbilanciato 'contro' gli Stati Uniti: Fratelli d'Italia a Strasburgo - il ragionamento che trapela dai piani alti del governo - ha sempre votato a favore della libertà e della sicurezza dell'Ucraina, ma questa volta il testo della risoluzione "era molto più 'accusatorio' verso l'amministrazione Usa" rispetto ad altre volte. Fratelli d'Italia non avrebbe mai votato contro quella risoluzione: "Ma non potevamo nemmeno votare a favore tout court", spiegano.
Sull'astensione, come confermato poi da Procaccini, ha inciso la notizia arrivata dall'Arabia Saudita ieri sera sulla proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni in Ucraina e la ripresa dell'assistenza americana a Kiev: "Non ci stiamo smarcando da nulla, quello di Fratelli d'Italia non era un voto contro l'Ucraina", il concetto che viene ribadito. Il voto a macchia di leopardo del centrodestra, ad ogni modo, non impensierisce Palazzo Chigi: in questo momento - si sottolinea - c'è un problema internazionale ben più ampio e la maggioranza di governo ha dimostrato che nei momenti importanti "è sempre uscita unita e compatta".
Almeno per ora, non sembrerebbe all'orizzonte un vertice con Meloni e gli altri leader della maggioranza, Antonio Tajani e Matteo Salvini (anche se i tre ogni settimana si incontrano per fare il punto della situazione su tutti i dossier). Sempre da palazzo Chigi viene evidenziata la "piena sintonia" tra Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che rispondendo alla Camera all'interrogazione del Movimento 5 Stelle sul piano di riarmo approvato oggi dall'Unione europea ha ribadito che i finanziamenti per la difesa non andranno a discapito di sanità e servizi pubblici, rimarcando il suo no a spese per il riarmo che rialzino in modo oneroso il debito pubblico con rischi anche per la stabilità della zona euro. (di Antonio Atte)
Mosca, 13 mar. (Adnkronos) - Ordigni camuffati da profumi, inviati per posta a militari russi impegnati dell'operazione in Ucraina e a dipendenti del governo di Mosca. Pronti a esplodere una volta aperti. Questo il piano che, secondo quanto ha reso noto il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb), è stato sventato impedendo una serie di attacchi. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Ria Novosti spiegando che ''un agente di Kiev è stato arrestato'' a Pervouralsk.
Secondo l'Fsb, i "servizi speciali ucraini" avevano pianificato di inviare ordigni esplosivi in pacchi per posta. "L'Fsb russo ha impedito una serie di atti di sabotaggio e terroristici pianificati dai servizi speciali ucraini contro i militari del ministero della Difesa russo che partecipano all'operazione militare speciale, nonché contro i dipendenti pubblici che forniscono assistenza alle unità militari nella zona dell'operazione militare speciale", ovvero in Ucraina, si legge nella nota.
Cinque pacchi, contenenti ordigni esplosivi artigianali camuffati da profumi, sono stati trovati all'aeroporto di Chelyabinsk durante l'ispezione dei pacchi postali, prosegue il comunicato dei servizi russi. Gli artificieri dell'Fsb li hanno disinnescati. I dispositivi erano pronti a esplodere una volta aperti, precisa la nota.
Il cittadino ucraino arrestato a Pervouralsk ha inviato questi pacchi al personale militare e funzionari governativi a Mosca, Voronezh, Krasnodar Krai e nell'oblast di Saratov, ha notato l'Fsb. Lo scorso anno, proseguono i servizi russi, il sospettato sarebbe stato incaricato dal suo supervisore di raccogliere informazioni sul personale militare russo a Engels e sui dipendenti delle imprese di difesa a Ekaterinburg. E' stato aperto un procedimento penale nei suoi confronti per ''acquisizione, stoccaggio, trasporto illegali di sostanze e dispositivi esplosivi".
Roma, 13 mar. (Adnkronos/Labitalia) - Possiamo considerare il welfare aziendale come parte integrante della strategia collettiva delle imprese? E in che modo è possibile coniugare sostenibilità, digitalizzazione e welfare? Questi interrogativi saranno al centro della terza edizione del Welfare day 2025, l’evento organizzato da Comunicazione Italiana in collaborazione con Pluxee Italia, azienda leader nei benefit e nel coinvolgimento dei dipendenti, in programma oggi, giovedì 13 marzo, a Roma, presso il Palazzo dell’Informazione.
L’iniziativa rappresenta un'importante occasione di confronto per il mondo corporate, offrendo nuovi insight, dati e ricerche di Pluxee sulle soluzioni di welfare aziendale e il loro impatto sulla produttività e sul benessere dei lavoratori. Durante l’evento verrà commentato il nesso tra benessere, felicità e imprese, scoprendo come oggi non sia possibile scindere i primi due elementi dalla vita professionale e lavorativa. Ciò che favorisce la felicità sul luogo di lavoro si rivela fondamentale sia per l’attrattività delle aziende nel mercato del lavoro si per la retention dei talenti, orientando le scelte strategiche dei responsabili delle risorse umane e non solo.
Questo non può che coniugarsi con il welfare aziendale, il quale oggi ha delle caratteristiche ben precise e si affianca con la sostenibilità sociale. Nel corso dei vari Talk Show, si mostrerà come il welfare debba essere considerato un elemento vitale dell'operatività di un'azienda. Attraverso la partecipazione di esperti del settore e manager aziendali verranno esplorate le ultime tendenze e best practice per integrare il welfare nelle strategie aziendali, favorendo una crescita sostenibile e digitale.
Benefit e iniziative di sostegno al dipendente generano benessere tra la popolazione, contribuendo a rendere sostenibile il lavoro. Diffusi all'interno di tutte le funzioni aziendali, accrescono la felicità e la produttività, generando un ciclo virtuoso che rafforza il coinvolgimento dei dipendenti, migliorando la reputazione aziendale e garantendo una crescita sostenibile nel lungo periodo. Uno degli obiettivi sarà rispondere alla domanda: come si può creare e mantenere un ecosistema aziendale orientato alla soddisfazione delle persone? Lungi dal costituire un semplice accessorio del salario, il pacchetto di benefici che l'azienda mette a disposizione dei lavoratori - prestazioni sanitarie, sostegno alla genitorialità - deve essere sempre più in grado di incontrare le esigenze di questi ultimi.
All’interno del Welfare day 2025, questi argomenti saranno discussi con Anna Maria Mazzini e Tommaso Palermo, rispettivamente country marketing e product director e managing director diPluxee Italia, con il contributo chief hr officer e hr manager di aziende come Atac, Fater, Fendi, Philip Morris International, Procter & Gamble, Tim e molte altre.
Roma, 12 mar. (Adnkronos) - Aspettare, ponderare. Giorgia Meloni non avrebbe ancora deciso se partecipare o meno alla video-call dei 'volenterosi', convocata per sabato dal Regno Unito. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha chiamato di nuovo a raccolta i leader di quei Paesi pronti a fornire il loro supporto per assicurare la pace in Ucraina, dopo un possibile accordo di tregua con la Russia. Ma la partecipazione dell'Italia all'incontro da remoto, si apprende da fonti di governo, non è ancora confermata e la presidente del Consiglio starebbe riflettendo sul da farsi.
Il problema di fondo, viene spiegato, è essenzialmente uno: il governo italiano è fortemente contrario all'invio di truppe al fronte in Ucraina; dunque, se la riunione di Londra rientra nell'ambito di un invio di uomini, "noi non partecipiamo", il refrain che arriva da Palazzo Chigi. Diverso è invece il discorso per quanto riguarda la riunione dei Capi di Stato maggiore europei svoltasi martedì a Parigi con il presidente francese Emmanuel Macron: "In quel caso non eravamo parte del gruppo dei cosiddetti 'volenterosi', siamo andati lì come osservatori". Le diplomazie restano comunque in contatto.
Meloni è al lavoro sul discorso che dovrà pronunciare alle Camere la prossima settimana prima del Consiglio europeo del 20-21 marzo: un passaggio impegnativo, sul quale i partiti della maggioranza sono chiamati a compattarsi dopo aver votato in maniera difforme a Strasburgo. Gli europarlamentari di Fratelli d'Italia hanno dato il loro sì alla risoluzione sul Libro bianco sulla difesa, che sollecita i 27 Paesi dell'Ue ad agire con urgenza per garantire la sicurezza del Continente, accogliendo le conclusioni del Consiglio europeo sul riarmo.
Tuttavia, la delegazione di Fdi si è astenuta sulla risoluzione riguardante l'Ucraina dopo aver richiesto, senza successo, un rinvio del voto. Secondo Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo Ecr, il testo non avrebbe tenuto conto dell'accordo raggiunto a Gedda tra Stati Uniti e Ucraina per un possibile cessate il fuoco, rischiando così di "scatenare l'odio verso Donald Trump e gli Usa, anziché aiutare l'Ucraina".
Il nostro "non è stato un doppio voto", dice all'Adnkronos un membro dell'esecutivo in quota Fratelli d'Italia: "La posizione è chiara: se approvi un testo troppo anti-Usa, come fai poi a farti mediatore con gli Usa?". Sulla stessa risoluzione per l'Ucraina, la Lega ha votato contro mentre Forza Italia si è espressa a favore.
Anche da Palazzo Chigi sottolineano come il testo della risoluzione sull'Ucraina fosse troppo sbilanciato 'contro' gli Stati Uniti: Fratelli d'Italia a Strasburgo - il ragionamento che trapela dai piani alti del governo - ha sempre votato a favore della libertà e della sicurezza dell'Ucraina, ma questa volta il testo della risoluzione "era molto più 'accusatorio' verso l'amministrazione Usa" rispetto ad altre volte. Fratelli d'Italia non avrebbe mai votato contro quella risoluzione: "Ma non potevamo nemmeno votare a favore tout court", spiegano.
Sull'astensione, come confermato poi da Procaccini, ha inciso la notizia arrivata dall'Arabia Saudita ieri sera sulla proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni in Ucraina e la ripresa dell'assistenza americana a Kiev: "Non ci stiamo smarcando da nulla, quello di Fratelli d'Italia non era un voto contro l'Ucraina", il concetto che viene ribadito. Il voto a macchia di leopardo del centrodestra, ad ogni modo, non impensierisce Palazzo Chigi: in questo momento - si sottolinea - c'è un problema internazionale ben più ampio e la maggioranza di governo ha dimostrato che nei momenti importanti "è sempre uscita unita e compatta".
Almeno per ora, non sembrerebbe all'orizzonte un vertice con Meloni e gli altri leader della maggioranza, Antonio Tajani e Matteo Salvini (anche se i tre ogni settimana si incontrano per fare il punto della situazione su tutti i dossier). Sempre da palazzo Chigi viene evidenziata la "piena sintonia" tra Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che rispondendo alla Camera all'interrogazione del Movimento 5 Stelle sul piano di riarmo approvato oggi dall'Unione europea ha ribadito che i finanziamenti per la difesa non andranno a discapito di sanità e servizi pubblici, rimarcando il suo no a spese per il riarmo che rialzino in modo oneroso il debito pubblico con rischi anche per la stabilità della zona euro. (di Antonio Atte)