Dopo anni di cassa integrazione, promesse, e progetti industriali naufragati, i 160 dipendenti dell’Alfa Romeo di Arese (Milano) dovranno trasferirsi a Mirafiori, lo stabilimento Fiat di Torino. O così o il licenziamento, nessuna alternativa. Per dire no ad una soluzione che li costringerebbe a percorrere 350 chilometri al giorno, e per chiedere di essere ricollocati nell’area milanese, oggi un centinaio tra lavoratori e delegati FIOM ha presidiato il palazzo di Regione Lombardia. “Chi ha famiglia non può andare tutti i giorni a Torino – si arrabbia Patrizia, in azienda da 21 anni e madre di due figli – inoltre, con milleduecento euro al mese sarebbe un salasso”. L’area che ospita lo stabilimento doveva trasformarsi in un polo d’eccellenza dove costruire vetture ecologiche, prototipi di auto elettriche. “Poi non se n’è fatto più nulla – spiegano alcuni – ed è solo una delle tante promesse fatte da Fiat e da Regione Lombardia”. Durante la mattinata, una delegazione di rappresentanti sindacali è stata accolta dall’ufficio di presidenza della Regione, con la promessa di riportare la Fiat al tavolo delle trattative. “Abbiamo chiesto che la Lombardia utilizzi le risorse che dice di avere per prolungare la cassa integrazione di altri nove mesi – racconta Maria Sciancati, segretario generale della Fiom milanese – e che nel frattempo si attivi un piano concreto di ricollocazione dei lavoratori nell’area di Milano” di Franz Baraggino
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Alfa di Arese, il ricatto di Mirafiori
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