Nel Pdl la paura non fa novanta, fa quarantanove. Per cento. Letizia Moratti è condannata al ballottaggio. Lo dicono i sondaggi della fedelissima Alessandra Ghisleri. Mancano uno, due punti percentuali, ballano tra i 15 e i 20 mila voti. E per ottenerli il premier – che a Milano ha messo sul piatto la tenuta del governo – ha deciso di giocarsi il tutto per tutto. La maratona elettorale per Silvio Berlusconi, infatti, non si è chiusa venerdì sera, come quella di tutti gli altri candidati. E’ invece proseguita sabato e, con tutta probabilità, andrà avanti anche oggi (quando il premier si presenterà al seggio per votare) per poi toccare il culmine domani, quando Berlusconi entrerà in tribunale nelle vesti d’imputato. Un primo assaggio di quanto accadrà nelle prossime ore si è già avuto ieri pomeriggio quando Piazza Duomo è stata invasa dai tifosi che festeggiavano lo scudetto dei rossoneri. Il presidente del Consiglio, all’ultimo momento ha deciso di evitare il bagno di folla (e le polemiche). Ma al suo posto è apparso il candidato Roberto Lassini, l’uomo dei manifesti “fuori le Br dalle procure”, accompagnato da Tiziana Maiolo. Entrambi sul pullman che apriva la strada a quello con i giocatori del Milan in festa. “Berlusconi non c’entra niente”, ha detto ovviamente Lassini, “mi sono imbucato”.
Lunedì mattina, invece, a urne ancora aperte (si vota fino alle 15), il Cavaliere sarà a palazzo di Giustizia per l’udienza del processo Mills nei panni di imputato (per corruzione). È la quinta volta in poche settimane che Berlusconi arriva in Procura e finora ha trasformato le udienze in show mediatici, l’ingresso in palco, dove improvvisare comizi politici. L’unica certezza è che non cercherà i voti dei magistrati.
Ma tutto è possibile. Del resto anche ieri ha ripetuto che a Milano si deve vincere subito per “dare forza” all’esecutivo. Mentre Moratti corteggiava il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. In un confronto televisivo il sindaco uscente ha proposto a Mattia Calise di aiutarla, in caso di vittoria, partecipando a un gruppo di under 25 (Guarda il video). Il 20enne ha risposto ironico: “Noi siamo il futuro, in effetti lei potrebbe entrare in un gruppo di lavoro over 60”. Il sindaco ha sorriso, mostrandosi cortese: “Sembra un ragazzo per bene”, ha detto sfuggendo.
Ed è partita verso il tour de force dell’ultima giornata di campagna elettorale. Chiusa venerdì da una conferenza stampa con Giulio Tremonti, incontro pubblico con Ignazio La Russa, aperitivo con concerto organizzato dal Pdl in una via del centro e poi il comizio con Umberto Bossi. Qui l’intoppo. Il senatur aveva garantito la sua presenza per le 18.30. Puntuale Moratti è arrivata, ha temporeggiato, ha parlato dal palco e poi chiuso gridando “viva Milano”. Dei duecento leghisti presenti nessuno ha applaudito. Ed allora ha obbedito alla richiesta di Salvini di aggiungere “viva la Lega, viva Bossi” e le prime file hanno reagito (guarda il video di Franz Baraggino). Ma il capo del Carroccio è arrivato soltanto dopo. Se l’è riportata sul palco, l’ha baciata. Poche parole. Se non per ribadire che “noi stiamo con Berlusconi solo perché ci dà i voti per fare le riforme”. Punto. Mentre Moratti si è lasciata sfuggire un “non ho paura del ballottaggio, sono serena” che tradotto nel linguaggio berlusconiano significa ammissione di debolezza, nervosismo, paura. L’ordine infatti è quello di mostrarsi sicuri del successo al primo turno, di darlo per scontato, certo, acquisito. “Vincerà grazie a noi”, dice Mario Borghezio. “Ha bisogno di uno due punti percentuali, noi contiamo di fare un bel botto qui a Milano, vogliamo almeno una decina di consiglieri (oggi la Lega ne ha solo uno in Comune: Matteo Salvini) e non dico che puntiamo a commissariare la Moratti ma quasi”, afferma. E Bossi, poco dopo, conferma: “Se vince lo fa grazie a noi. Il vicesindaco leghista? È il minimo”. E storce il naso sull’attacco della Moratti a Pisapia.
Lui non parla. Lo fa Salvini: “Non ci interessa chi frequentava, pensiamo al futuro”. Mentre Borghezio si dice convinto che “alzare i toni non è servito a nulla, non porterà nessun voto in più, semmai ne fa perdere qualcuno”. La Lega deve ancora decidere però se sperare in una vittoria al primo turno o andare al ballottaggio per far pesare ulteriormente il proprio sostegno. “Siamo noi che ci siamo alleati con lei non viceversa, sia chiaro” puntualizza Salvini. Che seppur milanista domani molto probabilmente non parteciperà alla festa rossonera. Il Carroccio, del resto, non condivide i toni esasperati di Berlusconi ma nessuno dice niente perché gli uomini della Lega sono convinti che più il premier sfida il Colle e non rispetta le regole elettorali e più voti moderati si sposteranno nelle urne a favore del partito di Bossi. Moderati e di mediazione, i nuovi toni del senatur.
Gli stessi scelti da Giuliano Pisapia. Il candidato sindaco del centrosinistra venerdì sera ha chiuso la sua campagna elettorale con un concerto di Roberto Vecchioni in piazza del Duomo. Ha parlato poco. Citando Martin Luther King con la “feroce urgenza dell’adesso” per motivare la sua decisione di candidarsi. Ha ricordato il sindaco Greppi che, appena finita la guerra, decise di far ripartire Milano dalla ricostruzione di un luogo simbolico, La Scala. E ripetuto le parole del Cardinaln Martini come paradigma di un modello attivo di vera sicurezza sociale: “Chi non è figlio della casa dei diritti non può essere figlio della casa dei doveri”.
Poi la polemica con gli avversari e un appello a fare attenzione ai seggi: “Hanno paura. Dalla Moratti mi aspetto le scuse, solo dopo ritirerò la querela”. Pisapia ha poi espresso riconoscenza a Napolitano, “per il ruolo di garanzia e di stimolo che sta svolgendo da anni affinché il confronto politico si ispiri ai valori della Costituzione”. Insomma, niente slogan, zero nervosismo, nessuna paura e la certezza di andare al secondo turno. Che, per dirla con Pierluigi Bersani, “è già una vittoria”. Nel linguaggio berlusconiano, invece, significa sconfitta. Al quarantanove per cento.
da Il Fatto Quotidiano del 14 maggio 2011
Aggiornato in redazione alle 1.43 del 15 maggio 2011
Politica
Milano, la fifa nera
Berlusconi si attacca al Milan
Moratti ferma al 49 per cento. Premier pronto a violare il silenzio elettorale con la scusa dello scudetto. Allarme di Pisapia: attenzione alle schede. Il sindaco costretta a corteggiare i grillini e a gridare dal palco: "Viva Bossi". Lo sfidante: "Hanno paura"
Lunedì mattina, invece, a urne ancora aperte (si vota fino alle 15), il Cavaliere sarà a palazzo di Giustizia per l’udienza del processo Mills nei panni di imputato (per corruzione). È la quinta volta in poche settimane che Berlusconi arriva in Procura e finora ha trasformato le udienze in show mediatici, l’ingresso in palco, dove improvvisare comizi politici. L’unica certezza è che non cercherà i voti dei magistrati.
Ma tutto è possibile. Del resto anche ieri ha ripetuto che a Milano si deve vincere subito per “dare forza” all’esecutivo. Mentre Moratti corteggiava il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. In un confronto televisivo il sindaco uscente ha proposto a Mattia Calise di aiutarla, in caso di vittoria, partecipando a un gruppo di under 25 (Guarda il video). Il 20enne ha risposto ironico: “Noi siamo il futuro, in effetti lei potrebbe entrare in un gruppo di lavoro over 60”. Il sindaco ha sorriso, mostrandosi cortese: “Sembra un ragazzo per bene”, ha detto sfuggendo.
Ed è partita verso il tour de force dell’ultima giornata di campagna elettorale. Chiusa venerdì da una conferenza stampa con Giulio Tremonti, incontro pubblico con Ignazio La Russa, aperitivo con concerto organizzato dal Pdl in una via del centro e poi il comizio con Umberto Bossi. Qui l’intoppo. Il senatur aveva garantito la sua presenza per le 18.30. Puntuale Moratti è arrivata, ha temporeggiato, ha parlato dal palco e poi chiuso gridando “viva Milano”. Dei duecento leghisti presenti nessuno ha applaudito. Ed allora ha obbedito alla richiesta di Salvini di aggiungere “viva la Lega, viva Bossi” e le prime file hanno reagito (guarda il video di Franz Baraggino). Ma il capo del Carroccio è arrivato soltanto dopo. Se l’è riportata sul palco, l’ha baciata. Poche parole. Se non per ribadire che “noi stiamo con Berlusconi solo perché ci dà i voti per fare le riforme”. Punto. Mentre Moratti si è lasciata sfuggire un “non ho paura del ballottaggio, sono serena” che tradotto nel linguaggio berlusconiano significa ammissione di debolezza, nervosismo, paura. L’ordine infatti è quello di mostrarsi sicuri del successo al primo turno, di darlo per scontato, certo, acquisito. “Vincerà grazie a noi”, dice Mario Borghezio. “Ha bisogno di uno due punti percentuali, noi contiamo di fare un bel botto qui a Milano, vogliamo almeno una decina di consiglieri (oggi la Lega ne ha solo uno in Comune: Matteo Salvini) e non dico che puntiamo a commissariare la Moratti ma quasi”, afferma. E Bossi, poco dopo, conferma: “Se vince lo fa grazie a noi. Il vicesindaco leghista? È il minimo”. E storce il naso sull’attacco della Moratti a Pisapia.
Lui non parla. Lo fa Salvini: “Non ci interessa chi frequentava, pensiamo al futuro”. Mentre Borghezio si dice convinto che “alzare i toni non è servito a nulla, non porterà nessun voto in più, semmai ne fa perdere qualcuno”. La Lega deve ancora decidere però se sperare in una vittoria al primo turno o andare al ballottaggio per far pesare ulteriormente il proprio sostegno. “Siamo noi che ci siamo alleati con lei non viceversa, sia chiaro” puntualizza Salvini. Che seppur milanista domani molto probabilmente non parteciperà alla festa rossonera. Il Carroccio, del resto, non condivide i toni esasperati di Berlusconi ma nessuno dice niente perché gli uomini della Lega sono convinti che più il premier sfida il Colle e non rispetta le regole elettorali e più voti moderati si sposteranno nelle urne a favore del partito di Bossi. Moderati e di mediazione, i nuovi toni del senatur.
Gli stessi scelti da Giuliano Pisapia. Il candidato sindaco del centrosinistra venerdì sera ha chiuso la sua campagna elettorale con un concerto di Roberto Vecchioni in piazza del Duomo. Ha parlato poco. Citando Martin Luther King con la “feroce urgenza dell’adesso” per motivare la sua decisione di candidarsi. Ha ricordato il sindaco Greppi che, appena finita la guerra, decise di far ripartire Milano dalla ricostruzione di un luogo simbolico, La Scala. E ripetuto le parole del Cardinaln Martini come paradigma di un modello attivo di vera sicurezza sociale: “Chi non è figlio della casa dei diritti non può essere figlio della casa dei doveri”.
Poi la polemica con gli avversari e un appello a fare attenzione ai seggi: “Hanno paura. Dalla Moratti mi aspetto le scuse, solo dopo ritirerò la querela”. Pisapia ha poi espresso riconoscenza a Napolitano, “per il ruolo di garanzia e di stimolo che sta svolgendo da anni affinché il confronto politico si ispiri ai valori della Costituzione”. Insomma, niente slogan, zero nervosismo, nessuna paura e la certezza di andare al secondo turno. Che, per dirla con Pierluigi Bersani, “è già una vittoria”. Nel linguaggio berlusconiano, invece, significa sconfitta. Al quarantanove per cento.
da Il Fatto Quotidiano del 14 maggio 2011
Aggiornato in redazione alle 1.43 del 15 maggio 2011
Lady Etruria
di Davide Vecchi 11.4€ Acquista su AmazonArticolo Precedente
Latina, il premier chiude la campagna elettorale tra i saluti romani
Articolo Successivo
Napoli, Berlusconi cede alle pressioni
degli abusivi: “Stop alle ruspe”
Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione
Cronaca
Le condizioni di Papa Francesco si sono aggravate: “Crisi respiratoria e anemia, sono state necessarie trasfusioni e ossigeno”. I medici: “Prognosi riservata”
Politica
Meloni: “Ucraina combatte contro un brutale aggressore. Con Trump raggiungeremo una pace giusta”
Politica
Renzi a Miami da Trump all’evento del fondo saudita. Calenda: “Mi vergogno di averlo fatto eleggere”
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - “Tante bugie, in linea con la propaganda di Meloni. Il suo è il governo delle insicurezze. Sicurezza energetica? Falso. Ha fatto aumentare le bollette, rendendo le famiglie italiane meno sicure e più povere. Sicurezza alimentare? Falso". Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Con il suo negazionismo climatico favorisce la crisi dell’agricoltura e il dominio delle grandi multinazionali. Libertà di parola? Falso. Difende il vice di Trump, Vance, che vuole la libertà di diffondere bugie attraverso i social, strumenti nelle mani dei potenti miliardari americani. Difende la democrazia? Falso. È lei che vuole demolire gli organi costituzionali per diventare una e trina: Dio, Patria e Legge. I conservatori del mondo vogliono costruire il nuovo totalitarismo mondiale grazie al potere economico, tecnologico e militare di cui dispongono per trasformare la democrazia in un sottoprodotto commerciale della loro attività”.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Le parole di Meloni sull’Ucraina sono state nette e chiare in un contesto molto difficile. Le va riconosciuto". Così il segretario di Azione, Carlo Calenda, da Odessa.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Amiamo le nostre nazioni. Vogliamo confini sicuri. Preserviamo aziende e cittadini dalla follia della sinistra verde. Difendiamo la famiglia e la vita. Lottiamo contro il wokeismo. Proteggiamo il nostro sacro diritto alla fede e alla libertà di parola. E siamo dalla parte del buon senso. Quindi, in definitiva, la nostra lotta è dura. Ma la scelta è semplice. Ci arrenderemo al declino o combatteremo per invertirlo?". Lo ha detto Giorgia Meloni al Cpac.
"Lasceremo che la nostra civiltà svanisca? O ci alzeremo e la difenderemo? Lasceremo ai nostri figli un mondo più debole o più forte? Vorremo che le nuove generazioni si vergognino delle loro radici? O recupereremo la consapevolezza e l'orgoglio di chi siamo e glielo insegneremo? Ho fatto la mia scelta molto tempo fa e combatto ogni giorno per onorarla. E so che non sono solo in questa battaglia, che siete tutti al mio fianco, che siamo tutti uniti. E credetemi, questo fa tutta la differenza", ha concluso.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Quando la libertà è a rischio, l'unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge. Ecco perché i conservatori continuano a crescere e stanno diventando sempre più influenti nella politica europea. Ed ecco perché la sinistra è nervosa. E con la vittoria di Trump, la loro irritazione si è trasformata in isteria". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
"Non solo perché i conservatori stanno vincendo, ma perché ora i conservatori stanno collaborando a livello globale. Quando Bill Clinton e Tony Blair crearono una rete liberale di sinistra globale negli anni '90, furono definiti statisti. Oggi, quando Trump, Meloni, Milei o forse Modi parlano, vengono definiti una minaccia per la democrazia. Questo è il doppio standard della sinistra, ma ci siamo abituati. E la buona notizia è che le persone non credono più alle loro bugie".
"Nonostante tutto il fango che ci gettano addosso. I cittadini continuano a votarci semplicemente perché le persone non sono ingenue come le considera l'ultimo. Votano per noi perché difendiamo la libertà", ha ribadito.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "La sinistra radicale vuole cancellare la nostra storia, minare la nostra identità, dividerci per nazionalità, per genere, per ideologia. Ma non saremo divisi perché siamo forti solo quando siamo insieme. E se l'Occidente non può esistere senza l'America, o meglio le Americhe, pensando ai tanti patrioti che lottano per la libertà in America Centrale e Meridionale, allora non può esistere nemmeno senza l'Europa". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni al Cpac.
Roma, 22 feb. (Adnkronos) - "Il Cpac ha capito prima di molti altri che la battaglia politica e culturale per i valori conservatori non è solo una battaglia americana, è una battaglia occidentale. Perché, amici miei, credo ancora nell'Occidente non solo come spazio geografico, ma come civiltà. Una civiltà nata dalla fusione di filosofia greca, diritto romano e valori cristiani. Una civiltà costruita e difesa nei secoli attraverso il genio, l'energia e i sacrifici di molti". Lo ha detto la premier Giorgia Meloni alla conferenza dei conservatori a Washington.
"La mia domanda per voi è: questa civiltà può ancora difendere i principi e i valori che la definiscono? Può ancora essere orgogliosa di sé stessa e consapevole del suo ruolo? Penso di sì. Quindi dobbiamo dirlo forte e chiaro a coloro che attaccano l'Occidente dall'esterno e a coloro che lo sabotano dall'interno con il virus della cultura della cancellazione e dell'ideologia woke. Dobbiamo dire loro che non ci vergogneremo mai di chi siamo", ha scandito.
"Affermiamo la nostra identità. Affermiamo la nostra identità e lavoriamo per rafforzarla. Perché senza un'identità radicata, non possiamo essere di nuovo grandi", ha concluso la Meloni.
(Adnkronos) - "Il nostro governo - ha detto Meloni - sta lavorando instancabilmente per ripristinare il legittimo posto dell'Italia sulla scena internazionale. Stiamo riformando, modernizzando e rivendicando il nostro ruolo di leader globale".
"Puntiamo a costruire un'Italia che stupisca ancora una volta il mondo. Lasciate che ve lo dica, lo stiamo dimostrando. La macchina della propaganda mainstream prevedeva che un governo conservatore avrebbe isolato l'Italia, cancellandola dalla mappa del mondo, allontanando gli investitori e sopprimendo le libertà fondamentali. Si sbagliavano", ha rivendicato ancora la premier.
"La loro narrazione era falsa. La realtà è che l'Italia sta prosperando. L'occupazione è a livelli record, la nostra economia sta crescendo, la nostra politica fiscale è tornata in carreggiata e il flusso di immigrazione illegale è diminuito del 60% nell'ultimo anno. E, cosa più importante, stiamo espandendo la libertà in ogni aspetto della vita degli italiani", ha concluso.